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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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«Miei signori», intervenne infine, nel corso di una breve pausa del flusso di suggerimenti e di obiezioni, «anche se la verità delle mie affermazioni dovesse essere provata, non una, ma una dozzina di volte, non si tratta comunque di una questione tanto grave da provocare la caduta di un grande uomo… Certo non è cosa paragonabile al tradimento di Lord dy Lutez.»

«Che non è mai stato provato, neppure a quell’epoca», mormorò dy Yarrin.

«Come si classifica la gravità o l’importanza di qualcosa?» intervenne Palli. «Non credo che gli Dei interpretino la grandezza o la gravità come facciamo noi uomini e, per quanto mi riguarda, trovo che distruggere con noncuranza la vita di un uomo sia più ripugnante che farlo di proposito.»

Cazaril si appoggiò con maggior forza al tavolo, cercando di non crollare proprio in quel momento; Palli aveva insistito perché la sua voce venisse ascoltata in consiglio… Ebbene, sarebbe stata una voce che invitava alla cautela. «Signori, scegliere il Santo Generale rientra senza dubbio nelle vostre prerogative, ed è possibile che Orico accetti il vostro candidato, se gli faciliterete le cose. Sfidare il Cancelliere di Chalion, nonché il Santo Generale di un Ordine confratello, significa spingervi al di là dei vostri limiti, ed è mia convinta opinione che Orico non si lascerà mai persuadere ad appoggiarvi in questo. Di conseguenza, vi sconsiglio dal tentare.»

«O tutto o nulla», protestò uno dei presenti.

«Non sopporteremo mai un altro Dondo», rincarò qualcun altro.

Dy Yarrin sollevò una mano, troncando sul nascere quella marea di commenti. «Lord Cazaril, vi ringrazio per la vostra testimonianza e per la vostra opinione», disse, invitando così i confratelli a distinguere nettamente le due cose. «Ora però dobbiamo portare avanti questo conclave in privato.»

Palli spinse indietro lo sgabello e si alzò per accompagnare fuori Cazaril, recuperando i due fratelli dy Gura nel corridoio. Poi, però, una volta giunti alle porte della Casa, Cazaril rimase sorpreso, perché Palli e la sua piccola scorta continuavano a seguirlo. «Non dovresti tornare al consiglio?» domandò, mentre uscivano in strada.

«Provvederà dy Yarrin a ragguagliarmi, al mio ritorno. Ho intenzione di scortarti sano e salvo fino allo Zangre, perché non ho dimenticato la fine del povero Ser dy Sanda.»

Nell’attraversare la Piazza del Tempio, Cazaril si lanciò un’occhiata alle spalle, in direzione dei due giovani ufficiali che li seguivano a un passo di distanza e, rendendosi conto che quella scorta armata era per lui, decise di non lamentarsi. «Chi sarà il candidato alla carica di Santo Generale che presenterete a Orico? Dy Yarrin?»

«La mia scelta ricadrebbe su di lui», ammise Palli.

«In effetti, sembra avere una posizione d’autorità in seno al vostro consiglio. Ha qualche interesse personale a ottenere la carica?»

«Può darsi, però ha intenzione, qualora venga eletto, di trasmettere il titolo di Provincar della Yarrin al figlio maggiore e di dedicarsi interamente al nostro Ordine.»

«Ah! Se gli Dei volessero che Martou dy Jironal facesse lo stesso con l’Ordine del Figlio.»

«Già. Riveste una tale quantità di cariche che c’è da chiedersi come faccia ad assolvere bene a tanti doveri.»

I quattro si avviarono lungo la collina, percorrendo le strade cittadine e scavalcando con cautela i canali di scolo centrali, puliti a causa delle piogge recenti. Ben presto, le strette vie occupate dalle botteghe cedettero il posto a piazze più ampie, circondate da case eleganti. Nello scorgere la massa incombente di Palazzo Jironal, Cazaril si trovò di nuovo a riflettere sul Cancelliere, chiedendosi quale tratto positivo del carattere di Martou dy Jironal fosse stato corrotto dalla maledizione, posto che essa avesse davvero l’effetto di distorcere le virtù personali. Forse era l’amore per la famiglia, tramutato in diffidenza nei confronti di chiunque non apparteneva a essa… O magari era la fiducia eccessiva concessa a Dondo, cosa che senza dubbio si stava trasformando in una debolezza e in uno strumento di rovina.

«Sai… spero che prevalgano i pareri più cauti e moderati», commentò d’un tratto.

«La vita di corte ti sta trasformando in un diplomatico», ribatté Palli, con una smorfia.

«Non so proprio da che parte cominciare a spiegarti in cosa mi sta trasformando la vita di corte…» accennò a replicare Cazaril, con un cupo sorriso. In quel mentre, uno dei corvi di Fonsa scese in picchiata verso di lui dal tetto di una casa vicina, lanciandosi verso la sua testa con roche strida. Cazaril lanciò un grido e si abbassò di scatto. L’uccello quasi precipitò ai suoi piedi e prese a saltellare sulla pavimentazione, gracchiando e agitando le ali, subito seguito da altri due, uno dei quali andò ad atterrare sul suo braccio proteso, stridendo e affondando gli artigli per mantenersi in equilibrio. «Dannazione a questi uccelli!» imprecò Cazaril. Ultimamente aveva creduto che essi avessero perso ogni interesse nei suoi confronti… Invece stavano ricominciando le loro imbarazzanti dimostrazioni di entusiasmo.

«Per i cinque Dei», esclamò Palli, che si era ritratto d’un balzo con una risata, indicando al di sopra dei tetti. «Qualcosa li ha messi in agitazione! Guardate, sono tutti in volo sopra lo Zangre, e girano in cerchio!»

Sollevando una mano a ripararsi gli occhi, Ferda dy Gura guardò nella direzione indicata da Palli, scorgendo un lontano vorticare di sagome nere, simili a foglie sollevate da un ciclone, che salivano e scendevano; accanto a lui, suo fratello Foix si premette le mani sulle orecchie, assordato dalle strida dei corvi che continuavano a saltellare intorno ai loro piedi.

«E sono anche rumorosi!» gridò, al di sopra di quel fragore.

Allora Cazaril si rese conto che i corvi non erano affascinati da lui, ma isterici per qualche ignoto motivo, e sentì il cuore che gli si gelava nel petto. «C’è qualcosa che non va», disse. «Venite con me!»

Non essendo nelle condizioni migliori per una corsa in salita, aveva ormai la mano premuta contro il fianco dolorante quando finalmente si avvicinarono alle stalle esterne dello Zangre, coi corvi che gli volavano intorno alla testa, come se gli facessero da scorta. Sotto il persistente stridere dei corvi si scorgevano adesso grida umane, e ciò indusse Palli e i suoi cugini a correre più in fretta.

Uno stalliere che indossava il tabarro reale proprio degli addetti al serraglio stava camminando con passo barcollante davanti alle porte aperte del serraglio stesso, col sangue che gli colava lungo il volto, e due delle guardie baociane di Teidez, riconoscibili per la livrea verde e nera, erano piazzate davanti all’ingresso con la spada sguainata, tenendo a bada tre guardie del castello, paratesi davanti a loro, la spada in pugno, ma esitando ad attaccare. I corvi però non avevano simili remore e continuavano a scendere in picchiata, tentando di colpire con gli artigli e col becco i due baociani che, imprecando, li tenevano lontani con la spada; due fagotti di penne nere giacevano già sull’acciottolato, uno ormai immobile, l’altro che sussultava ancora.

«Nel nome del Bastardo, cosa sta succedendo qui?» ruggì Cazaril, avanzando a grandi passi verso il serraglio. «Come osate uccidere i corvi sacri?»

«State indietro, Lord Cazaril!» ingiunse uno dei due baociani, puntandogli contro la spada. «Non potete passare! Abbiamo ordini precisi del Royse.»

Le labbra ritratte sui denti in una maschera di furia, Cazaril spinse da parte la spada col braccio avvolto nel mantello e scattò in avanti, strappando l’arma dalla mano della guardia. «Dammela, razza di stolto!» ringhiò, scagliando l’arma sull’acciottolato, nella direzione in cui si trovavano le guardie dello Zangre e Palli, il quale aveva estratto la spada, in preda al panico nel vedere l’amico lanciarsi disarmato nella mischia. Tintinnando rumorosamente, la spada continuò a scivolare sull’acciottolato, ruotando su se stessa, sinché Foix non la bloccò, piazzandovi sopra un piede calzato di stivale e guardandosi intorno, come a sfidare chiunque intendesse recuperarla.

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