L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
«Io sono Clara, Lord Cazaril.»
«Accolita Clara», riprese Cazaril, con un accenno d’inchino, «riuscite a scorgere… il bagliore di Umegat? Io non ho mai avuto modo di vederlo quando… Voglio dire, il bagliore scompare se si dorme o si è svenuti?»
«Gli Dei sono con noi quando dormiamo e quando vegliamo, Lord Cazaril», replicò Clara, scuotendo il capo. «Senza dubbio non ho una vista potente quanto la vostra, ma… Sì, il Bastardo ha ritratto la sua presenza dall’Erudito Umegat.»
«Oh, no», sussurrò Mendenal.
«Ne siete certa?» insistette Cazaril. «Non potrebbe trattarsi di un difetto della mia, e della vostra, seconda vista?»
«No», ribatté lei, sussultando leggermente. «Riesco a vedere la vostra luce con la massima chiarezza. L’ho scorta prima ancora che voi varcaste la porta, e adesso mi riesce quasi doloroso restare nella stessa stanza con voi.»
«Questo significa che il miracolo del serraglio è stato infranto?» domandò Mendenal ansiosamente, indicando lo stalliere svenuto. «Che adesso non abbiamo più nessun argine con cui frenare la nera marea della maledizione?»
«Umegat non ospita più il miracolo», replicò Clara, in tono esitante. «Tuttavia non posso sapere se il Bastardo lo ha trasferito presso la volontà di qualcun altro.»
«La sua, magari?» insistette Mendenal, girandosi a fissare Cazaril con aria speranzosa.
L’Accolita fissò Cazaril con espressione accigliata, sollevando una mano verso la fronte come per schermarsi gli occhi.
«Se sono una santa, come mi ha classificata l’Erudito Umegat, sono soltanto una piccola santa domestica. Infatti, se, nel corso degli anni, la tutela di Umegat non avesse acuito le mie percezioni, avrei continuato a credere di essere semplicemente dotata di una fortuna insolita nell’esercizio della mia professione.»
Suo malgrado, Cazaril non poté fare a meno di pensare che, da quando si era venuto a trovare nel labirinto intessuto dagli Dei, la fortuna non era certo stata l’aspetto più saliente delle sue esperienze.
«Peraltro, la Madre si protende per mio tramite solo di tanto in tanto, per poi passare oltre, mentre Lord Cazaril… risplende, fin dalla prima volta che l’ho visto, al funerale di Lord Dondo. Si tratta della luce bianca del Bastardo e del limpido chiarore azzurro della Signora della Primavera, presenti in contemporanea… La costante, vivente presenza di due Dei, è mescolata a un’altra cosa oscura che non riesco a distinguere, ma che Umegat era in grado di vedere con maggiore chiarezza. Se il Bastardo ha aggiunto dell’altro a quanto già c’era, io non sono in grado di stabilirlo.»
L’Arcidivino si toccò la fronte, le labbra, il ventre, l’inguine e il cuore, allargando le dita e fissando Cazaril con espressione quasi avida. «Due Dei… contemporaneamente presenti, in questa stanza!» sussurrò.
Cazaril s’incurvò leggermente in avanti e serrò i pugni, orribilmente consapevole della pressione esercitata contro la sua cintura dal gonfiore che si trovava sotto di essa. «Umegat non vi ha spiegato che cosa ho fatto a Lord Dondo?» domandò. «Avete parlato con Rojeras?»
«Sì, certo, Umegat mi ha informato, e ho parlato anche con Rojeras: è un brav’uomo, ma naturalmente non ha potuto comprendere…»
«Capisce meglio di voi. Io porto nel ventre morte e assassinio, un abominio che, per quanto ne so, sta forse assumendo una forma fisica accanto a quella psichica, generata da un demone e dallo spirito dannato di Dondo dy Jironal. Tutte le notti, lo spettro mi inveisce contro, con la voce di Dondo, usando il suo vocabolario più infimo… e da vivo Dondo aveva un modo di parlare decisamente ignobile. E questo abominio non ha via d’uscita, se non sventrandomi. Non è una cosa santa, è disgustoso!»
Di fronte a quella veemenza, Mendenal indietreggiò di un passo, interdetto.
«Inoltre faccio sogni orribili», proseguì Cazaril, stringendosi la testa fra le mani. «Ho intollerabili fitte di dolore al ventre e sono soggetto a crisi d’ira incontrollabile, tanto che comincio a temere che Dondo mi stia contagiando.»
«Oh, povero me», gemette Mendenal. «Non ne avevo idea, Lord Cazaril. Umegat mi ha detto soltanto che voi eravate un po’ nervoso e spaventato, e che era meglio lasciarvi a lui.»
«Nervoso e spaventato», ripeté Cazaril, con voce opaca. «A proposito, ho accennato agli spettri?» aggiunse. Il fatto che essi gli sembrassero la minore delle sue preoccupazioni doveva certo essere indice di… qualcosa.
«Gli spettri?» gli fece eco Mendenal, perplesso.
«Tutti gli spettri presenti allo Zangre mi seguono in giro per il castello e si raccolgono di notte intorno al mio letto.»
«Oh», sussurrò Mendenal, d’un tratto preoccupato. «Ah.»
«Ah?»
«Umegat non vi ha messo in guardia, riguardo agli spettri?» domandò l’Arcidivino.
«No… ha detto che non potevano recarmi danno.»
«Ecco, sì e no. Non possono recarvi danno finché siete vivo. Tuttavia, da ciò che ha spiegato Umegat, il miracolo operato dalla Signora ha ritardato il realizzarsi del miracolo del Bastardo, non lo ha annullato. Ne consegue che se… Ecco, se la Signora aprisse la sua mano, e il demone volasse via con la vostra anima e con quella di Dondo, questo lascerebbe il vostro corpo in uno stato di… vuoto teologico, una condizione pericolosa che non corrisponde alla morte naturale. A quel punto, gli spettri degli esclusi e dei dannati cercherebbero di… insediarsi in esso.»
«E mai capitato che ci riuscissero?» domandò Cazaril, dopo una pausa carica di tensione.
«Può accadere. Quand’ero ancora un giovane Divino, ho assistito a un caso del genere. Questi spettri degradati sono creature stupide e apatiche, ma, una volta che s’impossessano di un corpo, scacciarle può essere alquanto difficile. Vedete, il corpo in questione dev’essere bruciato… vivo non è certo il termine adatto, però si tratta di una scena davvero spiacevole, soprattutto se i parenti del morto non capiscono cosa sta succedendo, perché, ovviamente, il cadavere urla con la voce del defunto… Se dovesse succedere, per voi non sarebbe un problema, giacché ormai sareste altrove. Tuttavia potreste risparmiare ad altri una serie di dolorosi fastidi se vi accertaste di avere sempre accanto qualcuno consapevole della necessità di bruciare il vostro corpo prima del tramonto…» Mendenal tacque, assumendo un’aria contrita.
«Ringrazio Vostra Reverenza», commentò Cazaril, con esagerata cortesia. «Qualora dovessi incorrere nel remoto pericolo di godere di una notte di sonno tranquillo, aggiungerò questa spiegazione alla teoria di Rojeras, secondo cui il demone si starebbe costruendo un nuovo corpo all’interno del mio tumore, preparandosi a sbranarmi dall’interno. Suppongo comunque che non ci sia motivo per cui non possano accadere entrambe le cose, l’una dopo l’altra.»
«Mi dispiace, mio signore, ma ho pensato che doveste saperlo», replicò Mendenal, schiarendosi la gola.
«Sì… suppongo di sì», sospirò Cazaril, poi sollevò la testa, ricordando d’un tratto la scena verificatasi la notte precedente con dy Joal, e aggiunse: «È possibile… Supponiamo che la presa della Signora si allenti appena un poco… In quel caso, è possibile che l’anima di Dondo filtri nella mia?»
«Io non… Umegat saprebbe dirvelo», replicò Mendenal, inarcando le sopracciglia. «Oh, quanto vorrei che si svegliasse. Suppongo comunque che, per Dondo, quello sarebbe un modo più rapido per procurarsi un corpo, piuttosto che generarne uno all’interno di un tumore, in quanto si tratterebbe di un contenitore troppo piccolo», proseguì, abbozzando un gesto incerto.
«Non secondo Rojeras», commentò seccamente Cazaril.
«Ah, povero Rojeras», mormorò Mendenal, passandosi una mano sulla fronte. «Quando gli ho chiesto di voi, ha creduto che stessi manifestando un improvviso interesse per la sua specializzazione; gli ho lasciato questa convinzione, ma ho temuto che continuasse a parlare per metà della notte. Alla fine, ho dovuto promettergli di sovvenzionare le sue ricerche, pur di sottrarmi a una visita alla sua collezione.»