L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
Fermo sul primo gradino, su cui appoggiava lo stivale, c’era Palli. Era affiancato da due giovani che, sotto il grigio mantello da viaggio, indossavano la divisa azzurra e bianca dell’Ordine della Figlia. «Stavo appunto venendo a cercarti», disse Palli, aggrottando le sopracciglia scure. «Che ci fai, seduto sulla scala?»
«Mi stavo riposando un momento», rispose Cazaril, con un rapido sorriso per nascondere il suo malessere, poi si alzò, badando a tenere una mano appoggiata con noncuranza alla parete, per mantenere l’equilibrio, mentre domandava: «Cosa sta succedendo?»
«Sono venuto a cercarti nella speranza che avessi il tempo di fare una passeggiata con me fino al Tempio, per parlare con alcune persone riguardo a quella faccenda relativa a Gotorget», spiegò Palli.
«Così presto?»
«Dy Yarrin è arrivato la scorsa notte, e adesso il nostro numero è sufficiente a prendere decisioni valide e vincolanti. Considerato che anche dy Jironal è appena rientrato in città, è opportuno che decidiamo la linea d’azione da seguire senza ulteriori indugi.»
Annuendo, Cazaril decise che sarebbe andato in cerca di Orico non appena tornato a palazzo, poi lanciò un’occhiata ai due compagni di Palli e riportò lo sguardo su quest’ultimo, all’apparenza in attesa di una presentazione, ma in effetti per chiedere indirettamente se si trattasse di persone di cui ci si poteva fidare.
«Ah, già!» esclamò allegramente Palli. «Permettimi di presentarti i miei cugini, Ferda e Foix dy Gura, venuti qui con me da Palliar. Ferda è il luogotenente del mio comandante di cavalleria, mentre suo fratello Foix… Ecco, ci serviamo di lui per spostare carichi pesanti. Avanti, ragazzi, inchinatevi al Castillar.»
Il più basso e tozzo dei due ufficiali sfoggiò un sorriso imbarazzato, ma entrambi riuscirono a inchinarsi con grazia accettabile. Entrambi i fratelli somigliavano in modo vago a Palli, soprattutto nei tratti decisi della mascella e nei luminosi occhi marroni; Ferda era di media statura, col fisico snello e muscoloso di un cavaliere nato, come dimostravano le gambe già leggermente arcuate, mentre suo fratello era più massiccio e muscoloso. Davano l’impressione di sani, allegri e ingenui nobilotti di campagna, ed erano spaventosamente giovani… ma la vaga enfasi che Palli aveva dato al termine cugini aveva risposto in maniera indiretta alla domanda altrettanto indiretta di Cazaril.
Quando Cazaril e Palli oltrepassarono il portone dello Zangre e si addentrarono nelle vie di Cardegoss, i due fratelli s’incamminarono dietro di loro e, per quanto giovani, dimostrarono di essere attenti e sul chi vive, guardandosi costantemente intorno e badando a mantenere l’impugnatura della spada libera dall’impiccio del mantello e della sopravveste. Notando la loro accortezza, Cazaril fu lieto di constatare che Palli non circolava senza scorta per le vie di Cardegoss, neppure nella grigia luce invernale. Poco dopo passarono sotto le mura di pietra di Palazzo Jironal, ma, nonostante i timori di Cazaril, nessun bravaccio uscì dalle porte rinforzate in ferro. Ben presto arrivarono alla Piazza del Tempio senza fare incontri, a parte tre cameriere che rivolsero un sorriso agli uomini che portavano i colori dell’Ordine della Figlia e ridacchiarono tra loro nell’oltrepassarli… cosa che sembrò allarmare i fratelli dy Gura, i quali s’irrigidirono un poco.
L’insieme di edifici che costituiva la Casa della Figlia era cinto da un muro che correva lungo un intero lato della Piazza del Tempio, che aveva la forma di un pentagono. La porta principale era riservata alle donne e alle ragazze che costituivano la maggior parte dei Devoti, degli Accoliti e dei Divini dell’Ordine, mentre gli uomini dell’Ordine militare della Figlia avevano un ingresso separato, un edificio tutto per loro e stalle per i cavalli dei corrieri. I corridoi del quartier generale militare erano gelidi, nonostante una notevole quantità di candele accese e l’abbondanza di tappeti e di arazzi, intessuti e ricamati dalle pie dame di Chalion, che ne rivestivano i muri. Nell’entrare, Cazaril accennò ad avviarsi verso la sala principale, ma Palli lo trattenne e lo indirizzò prima verso un altro corridoio e poi lungo una scala.
«Non vi riunite nella Sala dei Lord Devoti?» domandò Cazaril, scoccandogli un’occhiata da sopra la spalla.
«Troppo fredda, troppo grande e troppo vuota», rispose Palli, scuotendo il capo. «Là dentro ci sentiamo esposti. Per questi dibattiti e per le deposizioni abbiamo scelto una camera dove non siamo troppo dispersi e non ci geliamo i piedi.»
Lasciati i fratelli dy Gura nel corridoio, a contemplare un arazzo a colori vivaci che raffigurava la leggenda della vergine e dell’otre d’acqua — con la vergine e la dea entrambe dotate di una figura estremamente voluttuosa -, Palli guidò Cazaril oltre un paio di guardie della Figlia, che li scrutarono e restituirono il saluto di Palli, quindi lo precedette oltre una porta i cui battenti doppi erano decorati con intagli raffiguranti un intreccio di viticci. La camera che si apriva al di là di essa ospitava un lungo tavolo e almeno due dozzine di uomini, che in quell’ambiente ristretto erano accalcati ma al caldo. E soprattutto, notò Cazaril, erano al riparo da orecchie indiscrete. L’ambiente era rischiarato da una notevole quantità di candele di cera che tenevano a bada la foschia invernale, insieme con la finestra di vetro colorato su cui spiccavano i fiori primaverili preferiti dalla Signora.
Gli altri Lord Devoti sedevano al tavolo con fare rigido: c’erano uomini giovani e altri più maturi, divise eleganti e costose o logore e sbiadite dal tempo… Il volto di tutti, però, era improntato alla stessa espressione grave e severa. In qualità di nobile di rango più elevato, il Provincar dy Yarrin sedeva a capo del lungo tavolo, sotto la finestra. Cazaril non poté non chiedersi quanti fossero spie, o quantomeno individui poco inclini alla riservatezza… Sì, le precauzioni per tenere segreto quel conclave erano adeguate, però quel gruppo era così vasto e diversificato… Signora, guidali sulla via della saggezza, pregò.
«Signori, vi presento il Castillar dy Cazaril», annunciò Palli, con un inchino. «È stato il mio comandante all’assedio di Gotorget, ed è qui giunto per testimoniare in vostra presenza.» Poi andò a occupare un seggio dall’altra parte del tavolo, lasciando Cazaril in piedi. Un altro Lord Devoto gli fece pronunciare il giuramento di dire la verità, nel nome della Dea, e Cazaril non ebbe difficoltà a recitarne le parole con sincerità e slancio, soprattutto nel dire: «Possano le sue mani sorreggermi e mai lasciarmi cadere».
Dy Yarrin si assunse l’onere d’interrogarlo. Era un uomo astuto e Palli lo aveva informato di tutto: impiegò dunque pochi minuti a ottenere da Cazaril il racconto di ciò che era successo dopo la caduta di Gotorget. Cazaril si attenne strettamente ai fatti, senza scendere nei dettagli, ma si accorse che alcuni ascoltatori non avevano davvero bisogno di delucidazioni. Dalla loro espressione corrucciata si capiva benissimo che avevano intuito molto di ciò che lui aveva preferito sottintendere. Ci fu comunque qualcuno che volle sapere perché esistesse una simile inimicizia tra lui e Lord Dondo e, per quanto riluttante, Cazaril fu costretto a raccontare come per poco non fosse stato decapitato nella tenda del Principe Olus. Era considerato sconveniente denigrare i morti — giacché essi non erano in grado di difendersi -, e, pur non essendo certo che questo valesse anche per Dondo, Cazaril badò a mantenere la narrazione il più succinta e scarna possibile. Nonostante questa precauzione, quando arrivò alla fine si ritrovò oppresso da un pericoloso senso di vertigine e dovette appoggiarsi al tavolo.
Seguì una breve discussione relativa al modo di ottenere prove che corroborassero le sue informazioni… Cazaril aveva ritenuto insormontabile quell’ostacolo, ma dy Yarrin non parve considerarlo tale. Del resto, Cazaril non aveva mai pensato di ottenere la testimonianza di roknari superstiti, o di agire tramite i capitoli dell’Ordine della Figlia che si trovavano oltre confine, nei principati.