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READ-E-BOOK » Фэнтези » L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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«Questa faccenda della metà non mi piace. Il mondo si aspetta che io prenda decisioni valide senza avere informazioni, salvo poi attribuire gli errori che commetto alla mia verginità, come se essa fosse la causa della mia ignoranza. L’ignoranza non è stupidità, ma può benissimo diventarlo, e a me non piace sentirmi stupida», dichiarò risolutamente Iselle.

Cazaril chinò il capo in un silenzioso gesto di scusa. Al pensiero di ciò che stava per perdere, gli salirono le lacrime agli occhi. Se aveva taciuto tanto a lungo non era stato per proteggere la verginale innocenza di Iselle o di Betriz, e neppure per timore di essere arrestato… No, lo aveva fatto per paura di perdere la beatitudine che gli derivava dalla loro stima, temendo l’orrore di apparire disgustoso ai loro occhi. Avanti, vigliacco, parla e falla finita, s’ingiunse. «Ho saputo per la prima volta dell’esistenza della maledizione la notte successiva alla morte di Dondo. A parlarmene è stato lo stalliere Umegat… che non è affatto uno stalliere, ma un Divino del Bastardo. Era altresì il santo che ospitava il miracolo del serraglio creato per Orico.»

«Oh…» mormorò Betriz, sgranando gli occhi. «Mi era simpatico. Come sta?»

«Male», rispose Cazaril, con un gesto che indicava un equilibrio precario. «È ancora privo di sensi, ma la cosa peggiore…» Esitando, deglutì, consapevole di essere arrivato al punto cruciale del discorso. «La cosa peggiore è che ha smesso di risplendere.»

«Ha smesso di risplendere?» ripeté Iselle, interdetta. «Non mi ero mai accorta che emanasse luce.»

«Sì, lo so, voi non potete vederlo. C’è una cosa che non vi ho detto, riguardo all’assassinio di Dondo… Sono stato io a sacrificare il corvo e il ratto, e a pregare il Bastardo per la morte di Dondo.»

«Ah! Lo avevo sospettato!» esclamò Betriz, sedendosi più eretta sulla sua sedia.

«Sì, ma… ciò che non sapete è che il miracolo mi è stato concesso. Quella notte, nella Torre di Fonsa, io dovevo morire, però sono intervenute le preghiere di qualcun altro… credo quelle di Iselle», precisò, accennando col capo in direzione della Royesse.

«Ho pregato la Figlia perché mi salvasse da Dondo», ammise Iselle, portandosi una mano al seno.

«Voi avete pregato… e la Figlia ha risparmiato me», ribatté Cazaril. «A quanto pare, però, non mi ha risparmiato da Dondo. Avete visto come, durante il funerale, tutti gli Dei abbiano rifiutato di prendere in consegna la sua anima?»

«Sì. In questo modo lui è stato escluso, condannato, intrappolato in questo mondo», annuì Iselle. «Metà della corte ha temuto che il suo spirito circolasse a Cardegoss, e si è munita di ogni sorta di talismani per proteggersi.»

«È a Cardegoss, certo… ma non è libero. La maggior parte degli spettri è vincolata al luogo della morte, mentre lui è vincolato alla persona che lo ha ucciso. Avete presente il mio tumore?» Cazaril chiuse gli occhi perché non sopportava di vedere l’espressione inorridita delle due dame. «Non è un tumore o, per meglio dire, non è soltanto un tumore: l’anima di Dondo è intrappolata dentro di me, pare insieme col demone della morte che, se non altro, è del tutto silenzioso. Dondo invece non vuole stare zitto, e di notte mi inveisce contro.» Riaprì gli occhi, senza però alzare lo sguardo. «Tutta questa… attività divina mi ha fornito una sorta di seconda vista. Umegat ne è dotato, come pure una piccola santa della Madre, che vive in città. E adesso la possiedo anch’io. Umegat risplende di un chiarore bianco, Madre Clara emette una tenue luce verde; quanto a me, entrambi mi hanno detto che la mia luce è prevalentemente bianca e azzurra, di un’intensità abbagliante.» Si costrinse a incontrare lo sguardo di Iselle. «Inoltre adesso posso vedere il manifestarsi della maledizione di Orico, che mi appare come un’ombra scura. Ascoltatemi bene, Iselle, perché ritengo che questa sia una cosa importante, ignorata perfino da Sara: l’ombra non grava soltanto su Orico, ma anche su di voi e su Teidez. A quanto pare, tutti i discendenti di Fonsa sono avvolti da questo miasma nero.»

«In un certo modo, ha senso che sia così», si limitò ad affermare Iselle, dopo una breve pausa di silenzio, rimanendo seduta.

Consapevole che Betriz lo stava guardando, Cazaril si sentì d’un tratto simile a un mostro, pur sapendo benissimo, a causa della tensione costante della sua cintura, che il tumore non era aumentato. Piegandosi leggermente su se stesso, le rivolse un incerto sorriso.

«Ma come potete liberarvi di questo… spettro?» domandò Betriz, scandendo le parole.

«Ecco… Da quello che ho capito, se dovessi essere ucciso, la mia anima perderebbe il suo ancoraggio all’interno del corpo e il demone della morte sarebbe libero di finire il suo compito… almeno credo. Ma ho paura che il demone possa ingannarmi o tradirmi per spingermi incontro alla morte, se gli sarà possibile, perché sembra alquanto determinato e vuole tornare a casa. D’altro canto, se la mano della Signora dovesse aprirsi, il demone sarà libero d’impossessarsi della mia anima e di portarla comunque via insieme con quella di Dondo», concluse, decidendo che non era il caso di affliggere le due dame anche con la teoria di Rojeras.

«No, Lord Caz, non avete capito. Io voglio sapere come potete liberarvi di questa cosa senza morire», precisò Betriz.

«Anche a me piacerebbe saperlo», sospirò Cazaril, costringendosi con uno sforzo a raddrizzare la schiena e a sfoggiare un sorriso più convincente. «Comunque non ha importanza. Ho ceduto spontaneamente la mia vita per ottenere la morte di Dondo, e ho ricevuto quello che avevo chiesto: il pagamento del mio debito è stato soltanto rinviato, non annullato. A quanto pare, la Signora mi sta tenendo in vita a causa di qualche servigio che devo rendere, ed è solo per questo che non mi sono ancora ucciso per il disgusto.»

«Io però non ho nessuna intenzione di licenziarvi dal mio servizio, Cazaril. Avete capito?» disse Iselle, protendendosi in avanti.

«Ah!» commentò soltanto Cazaril e il suo sorriso si fece più spontaneo.

«Già», rincarò Betriz. «E non potete nemmeno aspettarvi che si diventi schizzinose e ci si mostri disgustate soltanto perché siete… abitato. Voglio dire, noi tutti ci aspettiamo di condividere un giorno il nostro corpo, e questo non ci rende orribili, giusto?» S’interruppe, accorgendosi di dove la stava portando quella metafora.

«Sì, ma condividerlo con Dondo?» ribatté in tono mite Cazaril, la cui mente già da tempo si stava ritraendo proprio da un’analogia di quel genere. «Voi due lo avete entrambe escluso dalla vostra capacità di tolleranza.» In realtà, rifletté, ogni uomo che aveva ucciso era rimasto impresso nella sua memoria e, in qualche modo, era ancora dentro di lui.

«Cazaril… lui non può uscire, vero?» esclamò Iselle, allarmata, sollevando una mano alle labbra.

«Prego costantemente la Signora perché non possa farlo», rispose Cazaril. «L’idea che si possa infiltrare nella mia mente è… È l’aspetto peggiore di questa situazione, peggiore perfino di… No, non importa. Un momento, questo mi ricorda che devo mettervi in guardia dagli spettri.» E ripeté ciò che l’Arcidivino gli aveva detto in merito alla necessità che il suo corpo venisse bruciato prima del tramonto, e perché lo si dovesse fare. Fu una confidenza che gli diede uno strano senso di sollievo. Le due donne si mostrarono atterrite ma attente. Cazaril comprese che si poteva fidare di loro a quel riguardo e si sentì assalire dalla vergogna al pensiero di essersi fidato del loro coraggio soltanto in quel frangente. «Ascoltatemi bene, Royesse», continuò. «La maledizione del Generale Dorato ha seguito la progenie di Fonsa, ma anche Sara è oppressa dall’ombra, e io e Umegat siamo entrambi convinti che ne sia stata contagiata col matrimonio.»

«Senza dubbio esso ha reso la sua vita piuttosto infelice», convenne Iselle.

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