Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
La sua stampella produsse un tonfo ritmico mentre percorreva la sala, e lui riuscì a profondersi in un inchino credibile malgrado essa, includendo Aviendha in quel gesto. Al principio era rimasto sorpreso da lei, ma era stupefacente quanto era stato rapido a capire l’amicizia che le legava, e anche se poteva non fidarsi del tutto di una Aiel, voleva dire che la accettava. Non si poteva chiedere tutto.
«Gli uomini stanno legando i tuoi bagagli sugli animali da soma, mia regina, e la tua scorta è pronta.» Lui era uno di quelli che si rifiutavano di chiamarla in qualunque modo diverso da ‘mia regina’ o ‘maestà’, ma una punta di dubbio si fece strada nella sua voce alla menzione della sua scorta. Si affrettò a dissimularla con un colpo di tosse e proseguì. «Gli uomini che stiamo mandando con te sono i cavalieri migliori che ho potuto fornire. Giovani uomini, perlopiù, e qualcuno più esperto, ma tutti loro sanno da che parte sta la punta di un’alabarda. Vorrei che la residenza potesse offrirti di più, ma come ho spiegato, quando lord Aedmun ha udito che c’erano altri a rivendicare quello che è tuo di diritto, ha deciso di non attendere la primavera, ha radunato i suoi armigeri ed è partito per Caemlyn. Abbiamo avuto un paio di forti nevicate da allora, ma a quest’ora potrebbe essere a metà strada, se ha avuto fortuna sui passi.» Il suo sguardo denotava convinzione, ma sapeva meglio di lei che, se fossero incappati nella cattiva sorte, Aedmun e i suoi armigeri potevano essere morti su quei passi.
«Matherin ha sempre avuto fiducia in Trakand,» gli disse Elayne «e confido che l’avrà sempre. Tengo in gran conto la lealtà di lord Aedmun, mastro Kos, e la tua.»
Non aveva insultato Matherin e lui promettendo di rammentarsene oppure offrendo ricompense, tuttavia l’ampio sorriso di mastro Ros fece intendere che lei gli aveva già dato tutto il compenso che desiderava. Matherin avrebbe ricevuto delle ricompense, se fossero state meritate, ma non potevano essere usate come mercé di scambio come se stesse offrendo di comprare un cavallo.
Procedendo sulla sua stampella con ritmici tonfi, mastro Ros le indicò la porta con un inchino e con un altro la indirizzò verso l’ampio pianerottolo di granito dove dei servitori che indossavano giacche pesanti attendevano nel freddo pungente con una coppa della staffa di caldo vino speziato che lei rifiutò con un borbottio. Finché non avesse avuto l’opportunità di abituarsi all’aria tagliente, preferiva usare entrambe le mani per tenere chiuso il mantello. Aviendha probabilmente avrebbe trovato un sistema per impedirglielo comunque. Lei prese una coppa dopo essersi avvolta il suo scialle attorno alla testa e alle spalle, l’unica concessione che fece al gelido mattino. Lei stava ignorando il freddo, ovviamente. Era stata Elayne a insegnarle come fare. Elayne provò di nuovo a scacciar via il freddo e, con sua sorpresa, esso si affievolì. Non del tutto – si sentiva ancora infreddolita – ma era meglio che congelare.
Il cielo era limpido, il sole se ne stava splendente sopra le montagne, ma nuvole temporalesche si sarebbero potute addensare sopra i picchi circostanti in ogni momento. Sarebbe stato meglio raggiungere la loro prima destinazione oggi il più in fretta possibile. Sfortunatamente Cuore di fuoco, il suo alto castrone nero, si stava dimostrando all’altezza del suo nome, impennandosi ed emettendo sbuffi dalle froge come se non avesse mai portato delle briglie prima, e la giumenta grigia di Aviendha dalle zampe lunghe e dal collo arcuato si era messa in testa di imitarlo, saltellando nella neve profonda fino al ginocchio e andando ovunque tranne dove lo stalliere cercava di condurla. Era un animale più focoso di come Elayne l’avrebbe scelto per sua sorella, tuttavia Aviendha stessa aveva insistito dopo aver appreso il nome della giumenta. ‘Siswai’ voleva dire lancia, nella Lingua Antica. Gli stallieri parevano donne capaci, ma sembravano pensare di dover calmare gli animali prima di consegnarli. Elayne riuscì a trattenersi dall’apostrofarle facendo notare che lei aveva domato Cuore di fuoco prima che loro l’avessero mai visto.
La sua scorta era già in sella, per evitare di stare nella neve: poco più di venti cavalieri nelle giubbe rosse col collare bianco e splendenti corazze brunite ed elmi della guardia della regina. Il dubbio di mastro Ros poteva essere spiegato dal fatto che le giubbe dei cavalieri erano di seta, così come le loro brache rosse con la striscia bianca su ogni gamba, e per via del pallido merletto che portavano al collo e ai polsini. Di certo apparivano più cerimoniosi che efficaci. O forse si trattava del fatto che erano tutte donne. Le donne erano insolite in lavori che richiedevano l’uso delle armi, a parte qualche occasionale guardia per un mercante o una rara donna che capitava in un esercito in tempo di guerra; ed Elayne non aveva mai udito di un gruppo di soldati esclusivamente femminile prima di crearne uno. Tranne le Fanciulle, ovviamente, ma quelle erano aiel ed era tutto un altro discorso. Sperava che la gente le avrebbe considerate una semplice ostentazione da parte sua, e più che altro ornamentali con tutta quella seta e i merletti. Gli uomini tendevano a sottovalutare una donna che portava delle armi finché non si trovavano ad affrontarla, e perfino la maggior parte delle altre donne erano inclini a considerarla una sciocca senza cervello. Le guardie del corpo di solito cercavano di apparire così feroci che nessuno avrebbe osato cercare di superarle, ma i suoi nemici avrebbero semplicemente trovato un nuovo modo per attaccare se lei avesse mantenuto l’intera guardia della regina attorno a sé spalla a spalla. Il suo scopo era una scorta che gli avversari non avrebbero preso in seria considerazione finché non fosse stato troppo tardi per pentirsene. Aveva intenzione di rendere le loro uniformi più elaborate, in parte per alimentare quelle concezioni erronee e in parte per appagare l’orgoglio delle donne come soldati distinguibili dagli altri, ma lei stessa non aveva dubbi. Ciascuna di loro, dalle guardie dei mercanti ai Cercatori del Corno, era stata scelta con attenzione per capacità, esperienza e coraggio. Elayne era pronta a mettere la sua vita nelle loro mani. Lo aveva già fatto.
Una donna scarna che portava due galloni dorati da tenente sulla spalla del suo mantello rosso salutò Elayne con un braccio contro il petto, e il suo castrone roano gettò all’indietro la testa, facendo tintinnare flebilmente i campanellini argentei fra la sua criniera, come se anche lui stesse salutando. «Siamo pronte, mia signora, e la zona è libera.»
Caseille Raskovni era una di quelle che avevano lavorato come guardia per dei mercanti e il suo accento arafelliano non era quello di una donna istruita, ma la sua voce era sbrigativa e seria. Usava l’appellativo appropriato e l’avrebbe fatto finché Elayne non fosse stata incoronata, ciononostante era pronta a combattere per ottenere quella corona per lei. Pochi, pochissimi, uomini o donne, si arruolavano nella guardia della regina in questi giorni a meno che non fossero preparati a ciò. «Anche gli uomini che mastro Ros ci ha fornito sono pronti. Tanto pronti quanto potranno esserlo mai.» Schiarendosi la gola, l’uomo spostò la sua gruccia e prese a esaminare la neve di fronte ai suoi stivali. Elayne poté capire cosa aveva voluto dire Caseille. Mastro Ros aveva racimolato undici uomini dalla residenza da mandare a Caemlyn e li aveva equipaggiati con alabarde, spade corte e i pezzi di armatura che era riuscito a trovare, nove elmi antichi senza celata e sette pettorali con ammaccature che li rendevano vulnerabili. Le loro cavalcature non erano male, anche se irsute con i loro manti invernali, ma perfino intabarrati com’erano i loro cavalieri in pesanti mantelli, lei era in grado di vedere che era improbabile che otto di loro avessero bisogno di radersi più di una volta a settimana. Gli uomini che mastro Ros aveva descritto come esperti avevano facce rugose e mani ossute, e probabilmente fra tutti non facevano un’intera chiostra di denti. Non aveva mentito o cercato di tirarsi indietro: Aedmun di certo aveva radunato con sé tutti gli uomini abili della zona e li aveva equipaggiati col meglio che aveva. Era stata la stessa storia ovunque. Apparentemente un gran numero di uomini forti e in salute era sparpagliato per tutto l’Andor cercando di raggiungerla a Caemlyn. Ed era probabile che nessuno di loro avrebbe raggiunto la città finché non fosse stato tutto deciso. Avrebbe potuto cercare ogni giorno senza trovare un singolo manipolo. Comunque, i componenti di questo piccolo drappello tenevano le alabarde come se sapessero in che modo usarle. D’altro canto non era una cosa difficile standosene seduti su una sella immobili con l’impugnatura dell’alabarda infilata nella propria staffa. Anche lei ci sarebbe potuta riuscire.