Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Non ho nulla da insegnarti sull’essere una Sapiente, Aviendha» disse con calma. «Sei già molto più saggia di me. Per non dire più coraggiosa e posata. Torniamo a Caemlyn.»
Aviendha arrossì leggermente a quella lode – poteva essere molto emotiva, a volte – ma non perse tempo ad aprire il passaggio: una vista rotante del cortile delle stalle nel Palazzo Reale che si ingrandì fino a un buco nell’aria e fece cadere della neve dal prato alle linde pietre del selciato come se trecento miglia di distanza non facessero alcuna differenza. La sensazione di Birgitte da qualche parte nel palazzo scaturì viva nella mente di Elayne. Birgitte aveva mal di testa e acidità di stomaco, condizioni non insolite di recente, ma si adattavano fin troppo bene all’umore di Elayne.
Devo lasciarlo a badare a sé stesso, pensò mentre cavalcava attraverso il passaggio. Per la Luce, quanto spesso l’aveva pensato? Non aveva importanza. Rand era l’amore del suo cuore e la gioia della sua vita, ma il suo dovere era l’Andor.
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Debiti
Il passaggio era posizionato in modo che Elayne sembrasse uscire da un buco nel muro contro la strada, in una piazza contrassegnata per sicurezza da barili di vino riempiti di sabbia posti sul selciato. Stranamente, non riusciva a percepire nemmeno una donna che stesse incanalando in tutto il palazzo, anche se ne ospitava più di centocinquanta con quella capacità. Alcune sarebbero state di stanza sulle mura esterne della città, naturalmente, troppo lontane da lei perché potesse avvertirle, a meno che non fossero collegate in un circolo, e poche altre si sarebbero trovate proprio fuori città; tuttavia c’era sempre qualcuna a palazzo che stava usando saidar, che fosse per costringere una delle sul’dam prigioniere a confessare di poter vedere i flussi dell’Unico Potere o semplicemente per lisciare le grinze dallo scialle senza scaldare un ferro. Non stamattina, però. L’arroganza delle Cercavento eguagliava spesso la peggior alterigia tipica di qualunque Aes Sedai, ma perfino quella doveva essere schiacciata da ciò che percepivano. Elayne pensava che, se fosse salita fino a un’alta finestra, sarebbe stata in grado di vedere i flussi di quell’enorme faro, a centinaia di leghe di distanza dalla loro posizione. Si sentiva come una formica che si fosse appena resa conto delle montagne, una formica che paragonava la Dorsale del Mondo alle colline per cui aveva sempre provato soggezione. Sì, perfino le Cercavento si sarebbero di sicuro fatte piccole di fronte a un evento del genere.
Sul lato orientale del palazzo e fiancheggiato a nord e a sud da stalle di pietra bianchissima alte due piani, il cortile delle Scuderie della regina ospitava per tradizione le carrozze e i cavalli personali della regina, e lei aveva esitato a usarlo prima che il Trono del Leone le fosse riconosciuto. I passi che conducevano al trono erano delicati come una qualunque danza di corte e, anche se quel ballo alle volte arrivava ad assomigliare a una rissa da taverna, bisognava comunque muoverli con grazia e precisione per ottenere il proprio obiettivo. Rivendicarne le prerogative prima della conferma era costato ad alcune donne la loro possibilità di governare. Alla fine, aveva deciso che questa non era una trasgressione che l’avrebbe marchiata di eccessivo orgoglio. Inoltre quel cortile era relativamente piccolo e non aveva altri usi. Qui c’erano meno persone da tenere alla larga dall’apertura di un passaggio. In effetti, quando entrò, il selciato era vuoto tranne per uno stalliere in giacca rossa che si trovava in piedi sulla soglia ad arco di una delle stalle, ma si voltò per gridare qualcosa all’interno e dozzine di inservienti si riversarono fuori mentre lei guidava Cuore di fuoco lontano dal riquadro contrassegnato. Dopotutto, sarebbe potuta tornare con un seguito di potenti lord e lady, o forse speravano semplicemente che sarebbe stato così.
Caseille condusse le donne della guardia attraverso il passaggio e ordinò alla maggior parte di loro di smontare e provvedere ai loro animali. Lei e un’altra mezza dozzina rimasero in sella, a sorvegliare la gente a piedi. Perfino qui non lasciava Elayne priva di protezione. Specialmente qui, dove era esposta a più pericoli che in ogni residenza che aveva visitato. Gli uomini di Matherin si aggirarono attorno, intralciando stallieri e guardie mentre osservavano a bocca aperta le balconate e i colonnati di pietra bianca che dominavano il cortile e le guglie e le cupole dorate visibili al di là. Sembrava far meno freddo qui rispetto alle montagne – rifiutare di farsi toccare da esso, per quanto ci riusciva al momento, non la rendeva del tutto inconsapevole – ma il respiro di tutti, uomini, donne e cavalli, si condensava in impalpabili nuvolette bianche. Anche l’odore di stereo di cavallo pareva forte, dopo l’aria pulita di montagna. Un bagno caldo davanti a un fuoco scoppiettante sarebbe stato gradito. Dopo avrebbe dovuto immergersi di nuovo nella questione di assicurarsi il trono, ma in questo momento tutto ciò che voleva era starsene a mollo per un po’. Un paio di stallieri corsero verso Cuore di fuoco. Uno prese le sue briglie con un’affrettata riverenza verso Elayne, più preoccupato di assicurarsi che l’alto castrone non causasse noie mentre lei smontava che non delle formalità, e un altro fece il proprio inchino e rimase piegato con le mani a formare una staffa per Elayne. Nessuno dei due rivolse più di un’occhiata al panorama di un prato montano coperto di neve dove di solito si vedeva un muro di pietra. Ormai il personale delle stalle era abituato ai passaggi. Elayne aveva sentito che si guadagnavano da bere gratis nelle taverne vantandosi di quanto spesso vedevano utilizzare il Potere e delle cose che si supponeva avessero osservato fare con esso. Elayne riusciva a immaginare come questi racconti sarebbero suonati una volta raggiunte le orecchie di Arymilla. Le piaceva davvero pensare a lei che si mordicchiava le unghie. Non appena mise piede sul selciato, un drappello di guardie apparve attorno a lei, con cappelli cremisi provvisti di piume bianche appiattite sulle ampie tese, e fusciacche cremisi orlate di merletto, ricamate con il Leone Bianco, di traverso sui loro lucenti pettorali. Caseille attese quel momento prima di portare il resto della scorta di Elayne alle stalle. I loro rimpiazzi erano altrettanto cauti, occhi che scrutavano in ogni direzione, mani che si libravano sopra le else delle spade, a eccezione di Deni, una donna corpulenta e dal volto schietto che portava un lungo randello borchiato d’ottone. Erano soltanto nove. Soltanto nove, pensò con amarezza Elayne. Ho bisogno soltanto di nove guardie perfino qui nel Palazzo Reale! Tuttavia ognuna di coloro che portava una spada era un’esperta. Le donne che seguivano l’arte della spada, come la definiva Caseille, dovevano essere capaci, altrimenti presto o tardi venivano uccise da qualche tizio il cui unico vantaggio era essere abbastanza forte da scaraventarle al suolo. Deni non possedeva alcuna abilità con la spada, ma i pochi uomini che si erano cimentati con il suo randello se n’erano pentiti. Malgrado la sua corporatura, Deni era molto veloce, e non aveva nessuna concezione del combattimento leale, o dell’allenamento, se era per quello.
Rasoria, la tarchiata sottotenente in carica, parve sollevata quando gli stallieri condussero via Cuore di fuoco. Se la sua scorta avesse potuto fare a modo suo, a nessuno tranne loro stesse sarebbe stato consentito di arrivare a portata di Elayne. Be’, forse non sarebbero arrivate a tanto, ma guardavano con sospetto quasi chiunque tranne Birgitte e Aviendha. Rasoria, una Tarenese malgrado i suoi occhi azzurri e i capelli biondi che portava tagliati corti, era fra le peggiori da quel punto di vista, e insisteva perfino per sorvegliare i cuochi mentre preparavano i pasti di Elayne e per far assaggiare ogni cosa prima che le fosse portata. Elayne non aveva protestato per quegli eccessi di zelo. Aver sperimentato una volta del vino drogato era più che sufficiente, perfino sapendo che sarebbe vissuta abbastanza almeno per portare alla luce suo figlio. Ma non fu la sfiducia delle guardie né quella necessità che le fece serrare le labbra. Fu Birgitte, che si faceva strada fra il cortile affollato, ma non verso di lei.