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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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«Abbiamo visitato diciannove di queste residenze, sorella,» disse Aviendha piano, avvicinandosi a lei finché le loro spalle non si toccarono «e includendo questi abbiamo radunato duecentocinque ragazzi troppo giovani per essere stati in battaglia e vecchi che avrebbero dovuto riporre la lancia molto tempo fa. Non l’ho chiesto prima. Tu conosci la tua gente e le vostre usanze. Vale il tempo che vi stai dedicando?»

«Oh, sì, sorella.» Elayne mantenne la propria voce altrettanto bassa, in modo che l’ex soldato storpio e i servitori non potessero udire. Le persone migliori potevano diventare testarde come muli se si rendevano conto che volevi che si comportassero in un certo modo. In particolare se avessero capito che l’aiuto che avevano raccolto e offerto con tante difficoltà, e che tu avevi accettato, non era affatto quello che ti aspettavi. «A quest’ora, ognuno in quel villaggio lungo il fiume sa che sono qui, e ne sono al corrente anche metà delle fattorie nel raggio di diverse miglia. Entro mezzogiorno anche l’altra metà lo saprà, e per domani il villaggio successivo e altre fattorie. Le notizie viaggiano lente in inverno, specialmente in questo paese. Loro sanno che io ho presentato la mia rivendicazione al trono, tuttavia se domani lo ottengo oppure muoio, potrebbero non venirlo a sapere prima di metà dell’estate, forse addirittura fino a primavera. Ma oggi sanno che Elayne Trakand è viva e che ha visitato la residenza in abiti di seta e gioielli, e ha radunato uomini sotto il suo stendardo. La gente a venti miglia da qui affermerà di avermi visto e di avermi toccato la mano. Poche persone possono dire cose del genere senza parlare in favore di chi asseriscono di aver visto, e quando parli in favore di qualcuno, convinci te stesso a sostenerlo. Ci sono donne e uomini in diciannove posti in tutto l’Andor che parlano di come hanno visto l’erede al trono solo la scorsa settimana, e ogni giorno l’area che queste parole coprono si spande come una macchia d’inchiostro.

Se avessi tempo, visiterei ogni villaggio nell’Andor. Non farebbe la minima differenza per quello che succederà a Caemlyn, ma può farla del tutto dopo che avrò vinto.» Non avrebbe ammesso che potesse esistere un’altra possibilità oltre alla vittoria. Specialmente non sapendo chi avrebbe preso il trono se lei avesse fallito. «Molte delle regine della nostra storia hanno passato i primi anni del loro regno a raccogliere il sostegno della gente, Aviendha, e alcune non l’hanno mai fatto, ma stanno giungendo tempi più duri di questi. Può darsi che tra meno di un anno avrò bisogno del sostegno di ogni Andorano. Non posso aspettare di aver ottenuto il trono. Stanno giungendo tempi più duri, e io devo essere pronta. L’Andor dev’essere pronto, e io devo fare in modo che lo sia» concluse con fermezza.

Sorridendo, Aviendha toccò la guancia di Elayne. «Penso che imparerò molto su come essere una Sapiente da te.»

Elayne arrossì dall’imbarazzo, sentendosi mortificata per questo. Si sentiva le gote in fiamme! Forse i cambiamenti di umore erano peggiori delle coccole. Per la Luce, aveva davanti a sé mesi di tutto questo! Non per la prima volta, dentro di sé trovò un seme di risentimento verso Rand. Lui le aveva fatto questo – d’accordo, lei lo aveva aiutato... istigato a farlo, in effetti, ma non era questo il punto – lui le aveva fatto questo e se n’era andato con un sorrisetto compiaciuto sulla faccia. Dubitava che quel sorriso fosse stato davvero di compiacimento, ma riusciva a immaginarselo con fin troppa facilità. Che fosse lui a passare da intontito a piagnucoloso ogni ora e vediamo quanto gli sarebbe piaciuto! Non riesco a pensare con chiarezza, riflette con irritazione. Anche questa era colpa sua!

Gli stallieri reputarono infine che il suo Cuore di fuoco e Siswai fossero abbastanza docili da essere montati da delle lady, e Aviendha salì in sella dall’apposito blocco di pietra con molta più grazia di quella che aveva mostrato un tempo, sistemando le sue ingombranti gonne non divise per coprire quanto più possibile le gambe avvolte nelle calze. Credeva ancora che le sue stesse gambe fossero superiori a qualsiasi cavallo, tuttavia era diventata una cavallerizza passabile. Anche se aveva una certa tendenza a sembrare sorpresa quando il cavallo faceva quello che lei voleva. Cuore di fuoco cercò di saltellare non appena Elayne gli fu in groppa, ma lei lo trattenne per le redini con abilità e in modo un po’ più brusco di quanto avrebbe fatto di solito. I suoi umori altalenanti l’avevano spinta a un improvviso senso di terrore per Rand, e se lei non era in grado di garantire la sua sicurezza, c’era almeno un altro maschio a portata di mano che poteva assicurarsi che facesse esattamente quello che doveva.

Sei delle sue guardie del corpo fecero strada lungo la via che si allontanava dalla residenza a passo lento, tutto ciò che la neve alta consentiva, col resto che seguiva lei e Aviendha in colonne ordinate, l’ultima donna a cavallo della fila che conduceva gli animali da carico. Gli uomini del luogo si trascinarono dietro in modo scomposto con la loro bestia da soma, una creatura dal pelo lungo a cui erano stati legati tutt’intorno pentole, rozzi fagotti e perfino mezza dozzina di polli vivi. Alcune acclamazioni li salutarono mentre cavalcavano per il villaggio dai tetti di paglia e poi sul ponte di pietra che attraversava un sinuoso torrente congelato, alte grida di: «Elayne del giglio!» e «Trakand!

Trakand!» e «Viva Matherin!» Ma lei vide una donna che piangeva contro il petto del marito, e lacrime rigavano anche il volto di lui, e un’altra donna in piedi che dava le spalle ai cavalieri e teneva la testa bassa, rifiutandosi perfino di guardare. Elayne sperò che avrebbe rimandato presto i loro figli a casa. A Caemlyn ci sarebbe stato poco da combattere, a meno che lei non prendesse una grossa cantonata, ma qualche schermaglia ci sarebbe stata e, una volta che la Corona di Rose fosse stata sua, ci sarebbero state presto delle battaglie. A sud si trovavano i Seanchan, e a nord Myrddraal e Trolloc attendevano di sciamare per Tarmon Gai’don. L’Andor avrebbe visto il sangue dei suoi figli nei giorni a venire. Che fosse folgorata, non avrebbe pianto!

Oltre il ponte la strada si inclinò di nuovo verso l’alto, una salita ripida fra pini, abeti ed ericacee, ma non dovettero procedere più di un miglio fino al prato montano che cercavano. La neve che riluceva sotto il sole di metà mattina recava ancora le impronte di zoccoli provenienti dal punto in cui un passaggio aveva lasciato un profondo solco nel terreno imbiancato. Avrebbe potuto posizionarlo più vicino alla residenza, ma esisteva sempre il rischio che qualcuno si trovasse nel punto in cui il passaggio si apriva.

Il bagliore di saidar circondò Aviendha mentre cavalcavano nel prato. Era stata lei a creare il passaggio per venire qui dalla loro ultima tappa ieri pomeriggio, una residenza cento miglia a nord, perciò avrebbe intessuto anche il passaggio per tornare a Caemlyn; ma la vista della sorella che luccicava per il potere rese Elayne taciturna. Chiunque creasse i passaggi per lasciare Caemlyn finiva sempre per fare tutti gli altri finché non tornavano, dato che memorizzava il terreno in ogni posto che il passaggio toccava, ma in ognuno dei loro cinque viaggi Aviendha aveva chiesto di creare quel primo passaggio. Forse voleva semplicemente esercitarsi, come sosteneva, anche se Elayne non aveva certo più pratica di lei, ma le era venuta in mente un’altra possibilità. Forse Aviendha voleva impedirle di incanalare, almeno in flussi di considerevole entità. Perché era incinta. Il flusso che le aveva rese sorelle della stessa madre non avrebbe potuto essere usato se una di loro si fosse trovata in stato interessante, poiché il bimbo non ancora nato sarebbe entrato nel legame, qualcosa per cui avrebbe potuto non disporre della forza per sopravvivere, ma certo una delle Aes Sedai a palazzo l’avrebbe informata se bisognava astenersi dall’incanalare durante la gravidanza. D’altro canto, erano pochissime le Aes Sedai che rimanevano incinte. Poteva darsi che non lo sapessero. Elayne era consapevole che c’erano molte cose di cui le Aes Sedai erano all’oscuro, per quanto potessero voler far credere altrimenti al resto del mondo – lei stessa aveva approfittato di quella credenza, di tanto in tanto – ma sembrava molto strano che potessero ignorare qualcosa di così importante per molte donne. Era come se un uccello sapesse mangiare ogni seme e granaglia tranne l’orzo, quindi si supponeva che lo sapesse, ma se non sapeva come mangiare l’orzo cos’altro ancora poteva ignorare? Le Sapienti avevano figli, però, e non avevano detto nulla riguardo...

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