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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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«Sì, mamma» disse Elayne con voce sdolcinata. «No, mamma. Mi stavo domandando come Aedmun avesse messo le mani su una vendemmia tanto eccellente, mamma. È stato un peccato annacquarla. E ho bevuto il latte di capra prima di andare a letto.» Se c’era qualcosa che le dava il voltastomaco era il latte di capra! E pensare che un tempo le piaceva.

Aviendha piantò i pugni contro le anche: una tale personificazione dell’indignazione che Elayne non poté fare a meno di ridere. C’erano degli inconvenienti nell’essere incinta, che andavano dai bruschi cambi d’umore alla sensibilità nei suoi seni, fino all’essere sempre stanca, ma l’essere viziata era il peggiore, per certi versi. Tutti al Palazzo Reale sapevano che era incinta – e un po’ di gente l’aveva saputo ancor prima di lei, grazie alla vista di Min e al fatto che avesse la lingua troppo sciolta – e non pensava di essere stata vezzeggiata in tal modo nemmeno quando era stata in fasce. Tuttavia sopportava quella seccatura con tutta la cortesia di cui disponeva. Di solito ci riusciva. Stavano solo cercando di esserle utili. Elayne desiderava soltanto che tutte le donne che conosceva non credessero che la gravidanza l’aveva resa senza cervello. Quasi tutte le donne che conosceva. Quelle che non avevano mai avuto in grembo un bambino erano le peggiori.

Pensare al suo bambino. A volte desiderava che Min avesse detto se sarebbe stato un maschio o una femmina, o piuttosto che Aviendha o Birgitte fossero riuscite a ricordare quello che Min aveva detto esattamente; Min aveva sempre ragione, ma loro tre avevano tracannato un bel po’ di vino quella notte, e Min se n’era andata dal palazzo molto prima che Elayne stessa venisse a saperlo per chiederglielo. Pensare al bambino che cresceva dentro di lei le richiamava sempre alla mente Rand, proprio come pensare a lui la portava a ricordarsi del bambino. Uno seguiva l’altro con la stessa certezza che sul latte si forma la panna. Rand le mancava terribilmente, e tuttavia non poteva mancarle. Una parte di lui, la sensazione di lui, era sempre ancorata nel profondo della sua mente a meno che lei non camuffasse il legame, proprio accanto alla sua percezione di Birgitte, l’altra sua Custode. Il legame aveva i suoi limiti, comunque. Lui si trovava da qualche parte a ovest, tanto distante che lei poteva percepire poco più del fatto che era vivo. Nulla di più, in realtà, anche se credeva che, se lui fosse stato ferito gravemente, l’avrebbe saputo. Non era sicura di voler sapere cosa stava combinando. Era stato molto distante verso sud per parecchio tempo dopo averla lasciata, e ora, proprio stamattina, aveva Viaggiato verso ovest. In effetti era sconcertante percepirlo in una direzione e all’improvviso sentirlo in un’altra, ancora più distante. Forse era all’inseguimento di nemici, o forse stava fuggendo da loro, o un’altra fra mille possibilità. Sperò con forza che fosse stato qualcosa di innocuo a spingerlo a Viaggiare. Lui l’avrebbe lasciata fin troppo presto – gli uomini in grado di incanalare ne morivano sempre – ma lei voleva con tutte le sue forze che restasse in vita il più a lungo possibile.

«Sta bene» disse Aviendha come se potesse leggerle la mente. Anche loro potevano in un certo qual modo percepirsi a vicenda da quando si erano reciprocamente adottate come sorelle prime, ma questo non arrivava ai livelli del legame da Custode che loro due e Min condividevano con Rand. «Se permette che lo uccidano, gli taglierò le orecchie.»

Elayne batté le palpebre, poi rise di nuovo e, dopo averle lanciato un’occhiata sbigottita, Aviendha si unì a lei. Non era poi così divertente, tranne forse per un Aiel – il senso dell’umorismo di Aviendha era molto strano – ma Elayne non riusciva a smettere di ridere e Aviendha pareva altrettanto incapace di fermarsi. Tremanti di allegria, si abbracciarono a vicenda e continuarono. La vita era davvero strana. Se qualcuno pochi anni fa le avesse detto che avrebbe condiviso un uomo con un’altra donna – con altre due donne! – lei l’avrebbe preso per matto. La sola idea le sarebbe parsa indecente. Ma amava Aviendha tanto quanto Rand, solo in un modo diverso, e Aviendha amava Rand proprio come lei. Negare ciò significava negare Aviendha, e per lei sarebbe stato impossibile come uscire dalla propria pelle. Le donne aiel, sorelle o amiche intime, spesso sposavano lo stesso uomo, e di rado gli lasciavano voce in capitolo. Lei avrebbe sposato Rand, e così avrebbe fatto Aviendha, e così Min. Qualunque cosa chiunque avesse detto o pensato, questo era ciò che sarebbe accaduto, se lui fosse vissuto abbastanza a lungo.

All’improvviso ebbe paura che la sua risata stesse degenerando fino alle lacrime. Per favore, che la Luce non la facesse essere una di quelle donne che diventavano piagnucolose quando erano incinte. Era già abbastanza spiacevole non sapere se da un momento all’altro sarebbe stata malinconica o furiosa. Potevano passare ore nelle quali si sentiva perfettamente normale, ma poi ce n’erano altre in cui si sentiva come la palla di un bambino che rimbalzava giù per un’infinita rampa di scale. Stamattina le sembrava proprio di essere su quelle scale.

«Sta bene, e starà bene» le sussurrò Aviendha in tono fiero, come se intendesse assicurare la sua sopravvivenza uccidendo qualunque cosa lo minacciasse.

Con la punta delle dita Elayne asciugò una lacrima dalla guancia di sua sorella. «Sta bene, e starà bene» assentì piano. Ma non potevano eliminare saidin, e sarebbe stata la corruzione della metà maschile del Potere a ucciderlo.

Le lampade sopra di loro tremolarono quando una delle alte porte che davano all’esterno venne aperta, lasciando entrare un refolo d’aria ancora più fredda di quella nell’atrio, e loro si affrettarono a spostarsi un po’ più un là, limitandosi a tenersi per mano. Elayne compose il suo volto in una serena uniformità del tutto degna di una Aes Sedai. Non poteva permettere che qualcuno la vedesse cercare conforto in un abbraccio. A un governante, o a qualcuno che pretendeva di governare, non era permesso il minimo accenno di debolezza o di lacrime, non in pubblico. Circolavano già molte voci su di lei, sia buone che cattive. Era benevola o crudele, giusta o dispotica, generosa o avara, tutto stando a quale diceria si sentiva. Perlomeno i racconti si equilibravano fra loro, ma chiunque avesse potuto dire di aver visto l’erede al trono stretta nelle braccia della sua compagna avrebbe potuto aggiungere una maldicenza di paura a quel miscuglio, e se i suoi nemici avessero creduto che era spaventata, questo non avrebbe fatto che renderli più spavaldi. E più forti. La codardia era il genere di pettegolezzo che attecchiva come fango untuoso: non si poteva mai lavarlo via completamente. La storia narrava di donne che avevano perso la propria rivendicazione al trono del Leone per motivi ancor meno validi. Un governante doveva dimostrare di essere capace e anche la saggezza era un requisito auspicabile, anche se donne prive di entrambe quelle caratteristiche avevano conquistato il trono e in qualche modo se l’erano cavata, ma pochi avrebbero appoggiato una codarda, e lei non voleva persone del genere al suo fianco.

L’uomo che entrò, voltandosi per richiudere la massiccia porta dietro di sé, aveva una gamba sola e usava una stampella al posto dell’altra. Perfino con l’imbottitura di pelliccia, la manica della sua pesante giacca di lana era lisa per via della gruccia. Un ex soldato dalle spalle larghe, Fridwyn Ros, amministrava la tenuta di lord Aedmun, con l’aiuto di un grasso funzionario che aveva guardato l’erede al trono sbattendo le palpebre dalla costernazione, era rimasto a bocca aperta per qualcosa di simile allo stupore al vedere il suo anello col Gran Serpente e si era affrettato a tornare ai suoi registri con aria sollevata non appena si era reso conto che lei non si trovava lì per lui. Probabilmente aveva temuto un’imposta sui conti della residenza. Mastro Ros aveva fissato il suo anello con meraviglia, per esserne sicuro, ma aveva sorriso con piacere all’erede al trono e aveva detto di essere rammaricato di non poter più cavalcare assieme a lei con tale sincerità che, se fosse stato un bugiardo, avrebbe già defraudato Aedmun e il funzionario di tutto quello che possedevano. Elayne non temette che lui potesse diffondere delle voci sbagliate.

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