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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Sono loro la ragione per cui mi hai detto che avresti solamente provato?» chiese Perrin con calma.

Gaul si strinse nelle spalle. «Farò quello che potrò, ma resteranno dalla sua parte. Chiad è una Goshien.»

«Il clan di appartenenza fa differenza?»

«Il suo clan e il mio sono da sempre in antagonismo, Perrin, e io non sono una sua sorella di lancia. Forse il giuramento d’acqua potrebbe essere sufficiente. Non farò danzare le lance con lei a meno che non si offra.»

Perrin scosse il capo. Strana gente. Cos’era un giuramento d’acqua? Ciò che disse però fu: «Perché sono con lei?»

«Bain ha detto che desideravano vedere altre parti della vostra terra, ma credo che sia la discussione fra te e Faile ad affascinarle. A loro piace Faile, e quando hanno sentito parlare del viaggio hanno deciso di andare con lei invece che con te.»

«Be’, finché la terranno fuori dai guai.» Fu sorpreso quando Gaul buttò indietro la testa e scoppiò a ridere. Si grattò preoccupato la barba.

Loial gli andò incontro, le lunghe sopracciglia abbassate ansiosamente. Le tasche della giubba erano rigonfie, come sempre quando viaggiava, con la forma squadrata dei libri. Almeno il suo zoppicare era migliorato. «Faile sta diventando impaziente, Perrin. Credo che potrebbe chiedere in qualsiasi momento di voler andare via. Ti prego, sbrigati. Non potresti nemmeno trovare la Porta delle Vie senza di me. Non che dovresti provarci, naturalmente. Voi umani mi fate sobbalzare così tanto che riesco appena a trovarmi la testa. Ti prego, sbrigati.»

«Non lo lascerò» gridò Faile. «Nemmeno se è ancora troppo ostinato e stupido per chiedere un semplice favore. Ma può ancora seguirmi come un cucciolo che si è perduto. Prometto che gli gratterò le orecchie e mi prenderò cura di lui.» Le donne aiel si piegarono in due dalle risate.

Gaul si raddrizzò di colpo scalciando in alto, due o più passi al di sopra del pavimento, e mentre si voltava estrasse una delle lance. «Vi seguiremo come gatti selvatici in appostamento,» gridò «come lupi in caccia.» Atterrò senza problemi, con leggerezza. Loial lo fissava stupito.

Bain d’altro canto si sistemava pigramente i corti capelli fiammeggianti con le dita. «Una bella pelle di lupo fra le coperte nella mia fortezza» si rivolse a Chiad con la voce annoiata. «I lupi si prendono facilmente.»

Un ruggito sgorgò dalla gola di Perrin, attirando l’attenzione di entrambe le donne. Per un momento Bain sembrò sull’orlo di aggiungere altro, ma guardò cupa gli occhi gialli di Perrin e rimase in silenzio, non spaventata ma di colpo circospetta.

«Questo cucciolo non è ancora ben addestrato» confidò Faile alle due donne aiel.

Perrin si rifiutò di guardarla. Invece si incamminò verso il recinto dove era custodito il suo stallone marrone, alto come uno qualsiasi degli animali tarenesi ma con le spalle e i fianchi più pesanti. Mandando via gli stallieri, mise le briglie a Stepper e lo guidò fuori. Gli stallieri lo avevano fatto camminare, ma era stato chiuso a lungo da indurlo a scalciare fra i passi rapidi che avevano indotto Perrin a dargli quel nome. Perrin lo tranquillizzò con la sicura confidenza di un uomo che aveva ferrato molti cavalli. Non fu affatto un problema sistemare la sella dall’alto pomello dell’arcione e legarvi dietro le bisacce e la coperta arrotolata.

Gaul guardava inespressivo. Non avrebbe montato un cavallo a meno che non avesse dovuto, e in quel caso non un passo in più del necessario. Nessuno degli Aiel avrebbe voluto. Perrin non ne capiva il motivo. Orgoglio forse, per la loro capacità di coprire correndo lunghe distanze. Gli Aiel lo facevano sembrare più di quello, ma sospettava che nessuno di loro sarebbe stato in grado di fornire una spiegazione.

Anche il cavallo da soma naturalmente andava preparato, ma fu fatto velocemente, visto che tutto ciò che aveva ordinato Gaul era pronto in pile ordinate. Cibo e fiasche d’acqua. Avena e grano per i cavalli. Niente di tutto ciò sarebbe stato disponibile nelle Vie, per esempio medicine per i cavalli in caso di necessità, acciarini di riserva e cose simili.

La maggior parte dello spazio nelle ceste di vimini era occupato da fiasche di cuoio come quelle che usavano gli Aiel per l’acqua, solamente più larghe e piene d’olio. Una volta che le lanterne fissate su lunghi pali furono sistemate in cima a tutto, ebbero finito.

Infilando l’arco sciolto nel sottopancia, salì in sella a Stepper tenendo in mano le briglie dell’animale da soma.

Quindi dovette attendere, furioso.

Loial era già a cavallo, un grosso animale dagli zoccoli pelosi, molto più alto di qualsiasi altro, eppure sembrava un cavallino in confronto alle lunghe gambe dell’Ogier che penzolavano. C’era stato un tempo in cui in cui l’Ogier era altrettanto riluttante a cavalcare quanto gli Aiel, ma adesso si sentiva a casa in groppa al cavallo. Fu Faile a prendersela comoda, esaminando il suo animale come se non avesse mai visto la lucida giumenta nera prima di quel momento, anche se Perrin sapeva che aveva controllato la cavalla prima di comperarla, poco dopo esser giunti alla Pietra. Il cavallo, di nome Rondine, era un bell’animale di un allevamento tarenese, dai fianchi slanciati e il collo arcuato, bizzoso, all’aspetto veloce e resistente, anche se era ferrato troppo leggermente per i gusti di Perrin. Quei ferri non sarebbero durati. Fu un altro sforzo per lui trovare un posto, qualunque Faile pensava che dovesse essere.

Quando Faile finalmente salì a cavallo, con la stretta gonna separata, si avvicinò a Perrin. Cavalcava bene, cavallo e donna si muovevano come una cosa sola. «Perché non puoi chiedere, Perrin?» mormorò. «Hai cercato di tenermi lontana da qualcosa a cui appartengo, per cui adesso devi chiedere. Come può una cosa tanto semplice essere così difficile?»

La Pietra rintoccò come una campana mostruosa, il pavimento della stalla si sollevò e il soffitto tremò sul punto di crollare. Anche Stepper saltò, nitrendo e agitando la testa; tutto ciò che poté fare fu rimanere in sella. Gli stallieri si rialzarono dal pavimento dove erano caduti e corsero disperatamente a tranquillizzare i cavalli recalcitranti che gridavano, cercando di saltare fuori dai recinti. Loial era attaccato al collo del suo grosso cavallo, ma Faile stava seduta su Rondine con la stessa sicurezza con cui la giumenta scalciava e nitriva.

Rand. Perrin sapeva che si trattava di lui. Il magnetismo del ta’veren lo attirava, due vortici in un getto di acqua unico che si attiravano l’un l’altro. Tossendo per la polvere che si era alzata, scosse il capo più forte che poteva, sforzandosi di non smontare da cavallo e correre indietro nella Pietra. «Cavalchiamo!» gridò quando i tremiti scossero nuovamente la fortezza. «Adesso, Loial! Adesso!»

Faile sembrò non trovare alcuna ragione per ritardare ulteriormente e guidò la giumenta fuori dalle stalle. Accanto all’alto cavallo di Loial c’erano i due cavalli da soma; andavano tutti al galoppo prima di raggiungere il cancello del Muro del Drago. I difensori lanciarono loro un’occhiata e si sparpagliarono, alcuni ancora carponi; era loro dovere tenere la gente fuori dalla Pietra, ma non avevano ordini di trattenere queste persone all’interno. Non che sarebbero stati in grado di pensare abbastanza lucidamente per farlo senza aver ricevuto ordini precisi, non con quei tremori che si stavano placando e la Pietra che ancora gemeva sopra di loro.

Perrin li seguì a breve distanza con i suoi cavalli da soma, desiderando che l’animale dell’Ogier potesse correre più veloce, desiderando di poterselo lasciare alle spalle e superare il risucchio che cercava di trascinarlo indietro, che attirava un ta’veren verso un altro ta’veren. Galopparono insieme per le strade di Tear, verso il sole nascente, rallentando a malapena per evitare carri e carrozze. Uomini dalle giubbe aderenti e donne con i grembiuli a strati, ancora scossi dal sisma, li fissavano sbalorditi, a volte spostandosi appena dalla traiettoria.

Vicino alle mura della città interna il lastricato cedette la via alla terra, scarpe e giubbe furono sostituiti da piedi nudi e toraci scoperti su pantaloni a sbuffo legati in vita da ampie fusciacche. La gente qui non li evitava con minore enfasi, poiché Perrin non aveva intenzione di far rallentare Stepper fino a quando non si fossero trovati oltre le mura esterne, oltre le semplici case di pietra e negozi raggruppati, fuori dalla città vera e propria, in una campagna di fattorie sparpagliate e boschetti, oltre il richiamo del ta’veren. Solo allora, respirando pesantemente quasi come il cavallo schiumante, tirò le redini di Stepper per ridurlo al passo.

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