L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Lì erano le Porte delle Vie.
Contro il fianco della collina assomigliavano più a un pezzo di muro grigio che a un cancello, o alla parete di un palazzo, decorato pesantemente con motivi floreali e viticci lavorati così finemente da sembrare quasi vivi come lo erano stati i cespugli. Erano state in questo luogo per almeno tremila anni, ma non una sola traccia di intemperie ne macchiava la superficie. Queste foglie potevano avvizzire con la prossima brezza.
Per un momento tutto il gruppo le fissò in silenzio, fino a quando Loial non fece un sospiro profondo e mise la mano su una delle foglie che era diversa da qualsiasi altra della Porta. La foglia a tre punte di Avendesora, il favoloso albero della vita. Fino al momento in cui l’enorme mano non la toccò, sembrò fare parte delle sculture come tutto il resto, ma venne via facilmente.
Faile esclamò e anche gli Aiel mormorarono. L’aria era satura di disagio; non si poteva dire da chi provenisse. Forse da tutti.
Le foglie di pietra sembrarono muoversi con una brezza invisibile, adesso; presero una tinta verde, di vita. Lentamente un taglio apparve nel mezzo, e le due metà della Porta si aprirono, rivelando non la collina, ma un opaco bagliore che rifletteva debolmente le loro immagini.
«Si dice che una volta» mormorò Loial «le Porte risplendessero come specchi, e che quelli che camminavano nelle Vie si muovessero nel sole e nel cielo. Ora è tutto andato. Come il boschetto.»
Estraendo velocemente una delle lanterne sui pali dal cavallo da soma, Perrin la accese. «Fa troppo caldo qua fuori» osservò. «Un po’ d’ombra non guasterebbe.» Spronò Stepper verso le Porte delle Vie. Gli sembrò di sentire Faile che esclamava nuovamente.
Lo stallone marrone recalcitrò avvicinandosi al proprio riflesso, ma Perrin lo fece avanzare. Lentamente, si rammentò. Doveva essere fatto lentamente. Il muso del cavallo toccò esitante l’immagine riflessa, quindi si fusero come se stesse passando in uno specchio. Perrin si avvicinò a se stesso, toccò... Un freddo gelido lo percorse, avviluppandolo per ogni centimetro; il tempo si deformò.
Il freddo svanì come una bolla scoppiata e si ritrovò nella nebbia di una infinita oscurità, la luce della lanterna era una polla compressa attorno a lui. Stepper e il cavallo da soma scalciarono nervosamente.
Gaul oltrepassò la porta con calma e cominciò a preparare un’altra lanterna. Alle sue spalle sembrava ci fosse un velo di vetro affumicato. Gli altri erano visibili, Loial che rimontava a cavallo, Faile che raccoglieva le redini, tutti che procedevano lentamente, muovendosi a malapena. Il tempo era diverso dentro le Vie.
«Faile è arrabbiata con te» osservò Gaul una volta che accese la lanterna. Non aggiunse molta altra luce. L’oscurità la beveva, l’assorbiva. «Sembra credere che tu abbia rotto una specie di accordo. Baia e Chiad... non farti trovare solo da loro. Intendono darti una lezione a causa di Faile, e non potrai sederti sul cavallo con tanta facilità, se riusciranno nel loro intento.»
«Non ho concordato nulla, Gaul. Faccio ciò che mi ha costretto a fare con l’inganno. Tra poco dovremo metterci a seguire Loial come vuole lei, ma intendo avere la guida fino a quando posso.» Indicò una spessa linea sotto gli zoccoli di Stepper. Spezzata e pesantemente bucata che li guidava avanti e svaniva nell’oscurità a pochi metri da loro. «Il percorso verso la prima guida. Dovremo attendere in quel punto che Loial la legga e decida quale ponte attraversare, ma Faile può seguirci fino a lì.»
«Ponte» mormorò Gaul pensieroso. «Conosco quella parola. C’è dell’acqua in questo posto?»
«No, non è esattamente quel tipo di ponte. Hanno lo stesso aspetto, simile, ma... forse Loial sarà in grado di fornirti delle spiegazioni.»
L’Aiel si grattò la testa. «Sai cosa stai facendo, Perrin?»
«No» ammise Perrin. «Ma non c’è ragione che Faile lo sappia.»
Gaul si mise a ridere. «È divertente essere così giovani, vero Perrin?»
Guardandolo accigliato, incerto se l’uomo stesse ridendo di lui, Perrin fece procedere Stepper, tirandosi appresso il cavallo da soma. La luce della lanterna non sarebbe stata visibile in questo posto a venti o trenta passi di distanza. Voleva essere del tutto fuori dalla visuale prima che entrasse Faile. Lascia che creda che abbia deciso di procedere senza di lei. Anche se si preoccupa per pochi minuti, finché non si accorgerà che sono vicino alla guida, avrà ricevuto quel che si merita.
19
Danzatore delle Onde
La carrozza laccata e splendente ondeggiò fino a fermarsi ai piedi del molo dietro a una pariglia di quattro cavalli grigi mentre il sole dorato era appena sopra l’orizzonte, quindi il dinoccolato conducente con i capelli scuri e la giubba a strisce nere e oro aprì lo sportello. Sul pannello non vi era alcun sigillo, naturalmente: i nobili tarenesi prestavano aiuto alle Aes Sedai solamente se costretti; non importa quanti sorrisi espansivi facevano, nessuno voleva il proprio nome o casata legato alla Torre.
Elayne scese senza attendere Nynaeve, sistemandosi il mantello di lino blu da viaggio; le strade del Maule erano solcate da carri e calessi, e le molle di cuoio della carrozza non erano molto buone. Una brezza che soffiava dal fiume Erinin sembrava fresca dopo il caldo della Pietra. Elayne non voleva mostrare le conseguenze della rozza cavalcata, ma una volta a terra non poté fare a meno di massaggiarsi la schiena. Almeno la pioggia della scorsa notte ha evitato che si alzasse la polvere, pensò. Sospettava che fosse stata intenzionalmente fornita loro una carrozza senza tendine .
A nord e a sud, da altri moli si estendevano camminamenti di pietra nel fiume. L’aria odorava di catrame e corda, pesce, spezie e olio di oliva, di cose innominabili che marcivano nell’acqua stagnante fra i moli e strani frutti giallo-verdi e lunghi in grossi caschi ammassati davanti al magazzino di pietra alle sue spalle. Malgrado fosse presto, gli uomini indossavano degli sparati di cuoio sulle spalle nude e si affrettavano ovunque, portando grossi fagotti, le schiene piegate, o che spingevano carriole piene di barili o di ceste. Nessun le rivolse più di un’occhiata imbronciata, abbassando immediatamente gli occhi scuri, i riccioli toccati a malincuore; la maggior parte nemmeno alzò la testa. Vedere una tal cosa la rattristò.
Questi nobili tarenesi hanno gestito malamente il loro popolo. Maltrattati era una parola più consona. Ad Andor si sarebbe aspettata sorrisi di accoglienza e parole rispettose di benvenuto, rivolle liberamente da uomini eretti che conoscevano il proprio valore come il suo. Era quasi abbastanza per far sì che si pentisse di essere andata via. Era stata educata al comando, un giorno avrebbe governato un popolo fiero e adesso sentiva l’urgenza di insegnare a questa gente un po’ di dignità. Ma quello era il lavoro di Rand, non il suo. E se non lo fa come si deve, gli dirò cosa ne penso. In modo considerevole, si disse. Almeno aveva iniziato, seguendo i suoi consigli. E doveva ammettere che Rand sapeva come trattare il suo popolo. Sarebbe stato interessante vedere il suo operato quando avrebbe fatto ritorno. Se quel momento arriverà, aggiunse mentalmente.
Una dozzina di imbarcazioni era chiaramente visibile da dove si trovava e altre dietro di queste, ma una, ormeggiata verso la fine del molo che aveva di fronte, con la prua affilata, le riempiva gli occhi. Il perlustratore del Popolo del Mare era lungo almeno cento passi, largo la metà del seguente battello in vista e con tre grandi alberi che torreggiavano a metà della nave, uno più corto sul ponte sollevato a poppa. Era già stata in precedenza su qualche imbarcazione, ma mai così grande e mai per mare. Già solo il nome dei proprietari della nave parlava di terre lontane e strani porti. Gli Atha’an Miere. Il Popolo del Mare. Le storie esotiche contenevano sempre il Popolo del Mare, a meno che non fossero sugli Aiel.