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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Appoggiandosi alla zappa, si perse sognando a occhi aperti di guarire le ferite di Galad, ricevute cadendo da cavallo — non per colpa sua naturalmente; era un cavallerizzo meraviglioso — con lui che la sollevava sulla sella facendola accomodare davanti a sé, dichiarando che voleva essere il suo Custode — avrebbe scelto l’Ajah Verde, naturalmente e...

«Sahra Covenry?»

Sahra sobbalzò sentendo quella voce severa, ma non era la signora Elward. Fece la miglior riverenza possibile, con le gonne sollevate. «Buongiorno, Aes Sedai. Sei venuta per riportarmi alla Torre?»

L’Aes Sedai si avvicinò, senza curarsi della gonna sulla terra del campo di ortaggi. Malgrado il caldo estivo del mattino indossava un mantello, con il cappuccio calato per mantenere il viso in ombra. «Proprio prima che tu lasciassi la Torre hai accompagnato una donna dall’Amyrlin Seat. Una donna che si faceva chiamare Elmindreda.»

«Sì, Aes Sedai» rispose Sahra, con un tono leggermente interrogativo. Non le piaceva il modo in cui l’Aes Sedai aveva parlato, quasi avesse lasciato la Torre per sempre.

«Dimmi tutto quello che hai sentito o visto, ragazza, dal momento in cui hai iniziato a occuparti della donna. Tutto.»

«Ma non ho sentito nulla, Aes Sedai. La Custode mi ha mandata via non appena...» Il dolore la percorse e lei affondò le dita nella terra, inarcando la schiena; lo spasmo durò solo un momento, ma sembrò eterno. Lottando per respirare, si accorse di avere la guancia schiacciata a terra e le dita ancora tremanti affondate nel suolo. Non ricordava di essere caduta. Poteva vedere il cesto della biancheria della signora Elward capovolto vicino alla fattoria di pietra, i panni umidi sparpagliati a mucchi. Intontita, pensò che fosse strano; Moria Elward non avrebbe mai lasciato il bucato a quel modo.

«Tutto, ragazza» ripeté l’Aes Sedai freddamente. Adesso stava in piedi e torreggiava su Sahra, non facendo alcuna mossa per aiutarla. Le aveva fatto male; non doveva essere così, in teoria. «Ogni persona con cui questa Elmindreda ha parlato, ogni parola che ha pronunciato, ogni sfumatura ed espressione.»

«Ha parlato con lord Gawyn, Aes Sedai» singhiozzò Sahra ancora in terra. «Questo è tutto quello che so, Aes Sedai. Tutto.» Incominciò a piangere in modo incalzante, sapendo che non era abbastanza per soddisfare questa donna. Aveva ragione. Non smise di gridare per molto tempo, e quando l’Aes Sedai se ne andò non c’era alcun suono attorno alla fattoria se non il chiocciare delle galline. Nemmeno un respiro.

18

Nelle Vie

Abbottonandosi la giubba Perrin fece una pausa, guardò l’ascia ancora agganciata al muro dove l’aveva lasciata fin da quando l’aveva staccata dalla porta. Non gli piaceva l’idea di portarsi nuovamente l’arma appresso, ma sciolse la cintura dal gancio e se la mise attorno alla vita. Il martello lo aveva legato alle bisacce da sella già molto piene. Sistemandosi le bisacce e la coperta arrotolata sopra le spalle, prese dall’angolo la faretra e l’arco lungo con il laccio sciolto.

Il sole nascente lasciava entrare calore e luce dalla stretta finestra. Il letto disfatto era l’unica prova che qualcuno fosse stato in quella stanza, che aveva già perso l’essenza della sua presenza; sembrava anche che sapesse di vuoto, malgrado il suo odore sulle lenzuola. Perrin non restava mai a lungo in un posto per concedere a quella sensazione di prevalere sulla prontezza ad andare via. Mai abbastanza a lungo da mettere radici, da fare del posto in cui si trovava un qualsiasi tipo di casa. Be’, adesso sto andando a casa, si disse.

Voltando le spalle alla stanza ormai vuota, uscì.

Gaul si alzò con destrezza da dove era rimasto accucciato, contro il muro sotto un arazzo che rappresentava uomini a cavallo a caccia di leoni. Aveva tutte le sue armi e due fiasche di cuoio piene d’acqua, una coperta arrotolata e un pentolino appesi accanto alla custodia di cuoio lavorato dell’arco a tracolla. Era da solo.

«Gli altri?» chiese Perrin. Gaul scosse il capo.

«Troppo lontano dalla terra delle Tre Piegature. Ti avevo avvisato che poteva succedere, Perrin. Queste vostre terre sono troppo umide; è come respirare l’acqua. Ci sono troppe persone ammassate. Hanno visto più luoghi strani di quanti volevano.»

«Capisco» rispose Perrin, anche se capiva meglio che non ci sarebbe stato alcun salvataggio alla fine, o una banda di Aiel per cacciare i Manti Bianchi fuori dai Fiumi Gemelli. Tenne la delusione per sé. Era un duro colpo dopo aver pensato che fosse riuscito a sfuggire al suo destino, ma non poteva sostenere di non essersi preparato per l’alternativa. Non aveva senso piangere quando il ferro si spaccava; dovevi solo forgiarlo di nuovo. «Hai avuto problemi a fare quanto ti avevo chiesto?»

«Nessuno. Ho detto a un Tarenese di portare ogni cosa che volevi al cancello del Muro del Drago e di non parlarne con nessuno. Si incontreranno lì, ma penseranno che gli oggetti siano per Gaul. Il cancello del Muro del Drago. Verrebbe da pensare che la Dorsale del Mondo sia appena sopra l’orizzonte, invece che a oltre cento leghe di distanza.» L’Aiel esitò. «La ragazza e l’Ogier non stanno facendo un segreto dei loro preparativi, Perrin. Faile ha cercato il menestrello e ha detto a tutti che voleva viaggiare nelle Vie.»

Grattandosi la barba Perrin respirò profondamente, quasi ringhiando. «Se fa in modo che Moiraine mi scopra, giuro che non sarà in grado di sedersi per una settimana.»

«È molto brava con quei pugnali» osservò Gaul con un tono di voce neutro.

«Non abbastanza. Non se mi fa scoprire.» Perrin esitò. Nessuna compagnia degli Aiel. La forca ancora aspettava. «Gaul, se dovesse accadermi qualcosa, se te lo dovessi chiedere, porta via Faile. Potrebbe non voler andare via, ma fallo in ogni caso. Fa’ che lasci sana e salva i Fiumi Gemelli. Me lo prometti?»

«Farò quello che posso, Perrin. Per il debito di sangue che ho con te, lo farò.» Gaul sembrava dubbioso, ma Perrin non credeva che i pugnali di Faile sarebbero bastati a fermarlo.

Usarono il più possibile i passaggi posteriori, e scale strette costruite per i servitori. Perrin pensò che era un peccato che i Tarenesi non avessero costruito anche corridoi privati per i servitori. Ma videro comunque poca gente in quelli con le lampade dorate e le decorazioni appese, e nessun nobile.

Perrin fece un commento in proposito, e Gaul rispose: «Rand al’Thor ha convocato tutti nel Cuore della Pietra.»

Perrin grugnì, ma sperava che Moiraine fosse fra i convocati. Si chiese se non fosse il modo di Rand per aiutarlo a sfuggirle. Qualunque fosse la ragione, era decisamente contento di poterne trarre vantaggio.

Lasciarono l’ultima rampa delle scale strette per accedere al pianterreno della Pietra, dove corridoi cavernosi larghi come strade portavano tutti verso i cancelli esterni. Qui non c’erano arazzi, ma lampade di ferro nere su supporti di ferro brunito, fissati in alto sulle pareti per illuminare i passaggi privi di finestre, e un pavimento lastricato con ampie, rozze pietre in grado di sopportare la consunzione degli zoccoli dei cavalli. Perrin aumentò il passo fino alla corsa. Le stalle erano in vista davanti a lui, in fondo al grande tunnel, l’ampio cancello del Muro del Drago era aperto alle spalle di un gruppo di difensori che facevano la guardia. Moiraine ormai non poteva intercettarli, nemmeno con la fortuna del Tenebroso.

La porta spalancata della stalla era un arco ampio almeno quindici passi.

Perrin fece un passo e si fermò.

L’aria era pesante dell’odore di paglia e fieno, rafforzato da quello di grano e avena, pelle e letame. Stalle piene di pregiati cavalli Tarenesi, tenuti in gran considerazione ovunque, allineati lungo le pareti, più altri allineati sull’ampio pavimento. Dozzine di stallieri erano al lavoro, preparando le pelli e strigliando, eliminando il letame, aggiustando laddove era necessario. Senza fermarsi, lanciavano occhiate nel punto in cui Faile e Loial aspettavano in piedi, calzati di stivali e pronti per viaggiare. Accanto a loro c’erano Bain e Chiad, attrezzate come Gaul di armi e coperte, borracce e pentolino.

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