L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Me ne ricorderò» rispose dura Nynaeve. «Posso essere delicata.» Elayne sperava davvero che così fosse.
Le due donne del Popolo del Mare le aspettavano in cima alla scalinata — scala a pioli, si disse Elayne, anche se si trattava sempre di scale. Non capiva perché sulle navi gli oggetti comuni avevano altri nomi. Un pavimento era un pavimento, in un fienile, in una locanda o in un palazzo. Perché non su una nave? Una nuvola di profumo circondava le due donne, un odore leggermente muschiato che saliva dalla scatolina d’oro lavorato. I tatuaggi sulle loro mani erano stelle e uccelli marini circondati da ricci e creste stilizzate di onde marine.
Nynaeve inclinò il capo. «Mi chiamo Nynaeve al’Meara, Aes Sedai dell’Ajah Verde. Sto cercando la Maestra delle Vele di questa imbarcazione e un passaggio, se vuole la Luce. Questa è la mia compagna di viaggio e amica, Elayne Trakand, anche lei Aes Sedai dell’Ajah Verde. Che la Luce illumini voi e il vostro veliero e mandi i venti ad aumentare la sua velocità.» Era quasi esattamente il modo in cui Moiraine aveva detto loro di parlare. Non di Aes Sedai dell’Ajah Verde — Moiraine sembrava rassegnata a quel concetto più di chiunque altro e divertita dalla loro scelta dell’Ajah — ma il resto.
La donna più grande, con tocchi di grigio fra i capelli scuri e sottili rughe agli angoli dei larghi occhi marroni, chinò la testa altrettanto formalmente. Malgrado ciò sembrò squadrarle dalla testa ai piedi, specialmente il Gran Serpente che entrambe indossavano sulla mano destra. «Mi chiamo Coine din Jubai Vento Selvaggio, Maestra delle Vele del Danzatore delle Onde. Questa è Jorin din Jubai Ala Bianca, sorella di sangue e Cercavento del Danzatore delle Onde. Potrebbe esserci spazio disponibile, se vuole la Luce. Che la Luce vi illumini, e vi faccia giungere in salvo alla fine del viaggio.»
Era sorprendente che le due fossero sorelle. Elayne vedeva la somiglianza, ma Jorin sembrava molto più giovane. Sperava che avrebbero avuto a che fare con la Cercavento; entrambe le donne avevano le stesse riserve, ma qualcosa della Cercavento le ricordava Aviendha. Naturalmente era assurdo. Queste donne non erano più alte di lei, la carnagione non era diversa da quella delle donne aiel e la sola arma che entrambe avevano in vista era un grosso coltello infilato nella fusciacca che sembrava opera di un artigiano malgrado le incisioni e gli intarsi di fili d’oro sull’impugnatura. Ma Elayne non poteva fare a meno di sentire una similitudine di qualche tipo fra Jorin e Aviendha.
«Allora parliamo, Maestra delle Vele, se puoi» rispose Nynaeve, seguendo la formula di Moiraine «di viaggi per mare, porti e del dono di un passaggio.» Il Popolo del Mare non si faceva pagare il trasporto, secondo Moiraine; era un regalo, che veniva barattato con un dono dello stesso valore.
Coine distolse lo sguardo, quindi rivolse gli occhi a poppa verso la Pietra e la bandiera bianca che sventolava sopra di essa. «Parleremo nella mia cabina, Aes Sedai, se puoi.» Fece un cenno verso un boccaporto aperto alle spalle della strana ruota. «La mia nave vi dà il benvenuto e la grazia della Luce splenda su di voi finché non lascerete questi ponti.»
Un’altra scala stretta — una scalinata — guidò in basso in una stanza pulita, più larga e più alta di quanto Elayne si fosse aspettata dalla sua esperienza su imbarcazioni più piccole, con gli oblò lungo la poppa e le lampade dorate attaccate alle pareti. Quasi tutto sembrava essere stato costruito nella stanza tranne alcune casse laccate di diverse misure. Il letto era largo e basso, proprio sotto l’oblò della poppa, e un tavolino stretto circondato da poltrone si trovava nel centro della stanza.
Le cose non erano ammassate. Delle mappe arrotolate erano appoggiate sul tavolo, alcune sculture d’avorio che rappresentavano strani animali si trovavano su scaffali con le ringhierine e una mezza dozzina di spade con la lama snudata di diverse dimensioni, alcune che Elayne non aveva mai visto prima, erano appoggiate a ganci fissati alla parete. Uno strano gong squadrato lavorato insolitamente pendeva da una trave sopra il letto, mentre proprio prima dell’oblò di poppa, quasi avesse un posto d’onore, un elmetto era appoggiato su una testa di legno priva di lineamenti creata per quello scopo, un elmetto come la testa di qualche mostruoso insetto, laccata di rosso e verde, con una sottile piuma bianca da entrambi i lati, e rotto.
L’elmetto Elayne lo riconobbe. «Seanchan» esclamò prima di pensare. Nynaeve le rivolse uno sguardo irritato, meritatamente; erano rimaste d’accordo che sarebbe stato sensato e più realistico se Nynaeve, in quanto più grande, avesse preso il comando e svolto la maggior parte della conversazione. «Li conoscete?» chiese la Maestra delle Vele. «Naturalmente. Ci si aspetta che le Aes Sedai conoscano queste cose. Così lontano a est sentiamo decine di storie, ma le più vere sono vere solo la metà.»
Elayne sapeva di dover lasciare la conversazione a quel punto, ma la curiosità le solleticò la lingua. «Come sei venuta in possesso dell’elmetto? Se posso chiedere.»
«Il Danzatore delle onde si è imbattuto in un’imbarcazione seanchan lo scorso anno» rispose Coine. «Volevano prenderlo, ma io non volevo rinunciarci.» Si strinse leggermente nelle spalle. «Ho l’elmetto come ricordo e che il mare si prenda i Seanchan, che la Luce abbia pietà di tutti quelli che navigano. Non mi avvicinerò un’altra volta a un vascello con le vele a coste.»
«Siete state fortunate» rispose bruscamente Nynaeve. «I Seanchan tengono prigioniere le donne che possono incanalare e le usano come armi. Se ne avessero avuta una su quella nave, rimpiangereste anche di averla solamente vista.»
Elayne le fece una smorfia, anche se era ormai troppo tardi. Non riusciva a capire se le donne del Popolo del Mare erano offese dal tono di Nynaeve. La coppia mantenne la stessa espressione neutra, ma Elayne stava incominciando a realizzare che non mostravano molto sui visi, comunque non alle estranee.
«Parliamo del passaggio» proseguì Coine. «Se la Luce vuole, potremmo fermarci dove desiderate andare. Tutte le cose sono possibili, nella Luce. Sediamoci.»
Le sedie attorno al tavolo non scivolarono indietro; sedie e tavolo erano fissati al pavimento... ponte. Invece i braccioli erano basculanti e si aprivano come ali, quindi tornavano a posto una volta che ci si era seduti. Questa organizzazione sembrò confermare la peggiore previsione di Elayne su sollevamenti e rollii. Lei se la cavava molto bene, ma troppo rollio su un vascello fluviale aveva messo a soqquadro lo stomaco di Nynaeve. Nell’oceano doveva essere peggio che su un fiume, per quanto potesse essere selvaggio il vento, e peggio stava lo stomaco di Nynaeve, peggiore ne diveniva l’umore. Nynaeve che vomitava e, per giunta, in collera; c’erano poche cose più temibili, nell’esperienza di Elayne.
Lei e Nynaeve sedevano assieme a un lato del tavolo, con la Maestra delle Vele e la Cercavento alle estremità. All’inizio era sembrato strano, finché non si rese conto che in quel modo una delle due poteva studiare inosservata chiunque stesse parlando. Trattano sempre in questo modo con i passeggeri, o è perché siamo Aes Sedai? Be’, perché credono che lo siamo, si chiese. Era pura cautela pensare che tutto poteva non essere semplice come avevano sperato, con questa gente. Si augurava che Nynaeve ne stesse tenendo conto.
Elayne non aveva visto nessun ordine passare, ma una giovane donna slanciata, con un solo orecchino per parte, apparve con un vassoio dalle maniglie di ottone sul quale erano appoggiate una teiera e grosse tazze prive di manico, non di porcellana del Popolo del Mare, come ci si poteva aspettare, ma spesse terraglie. Più difficili da rompere con il maltempo, concluse tetra. Fu la giovane donna che attirò la sua attenzione, e quasi esclamò. Era nuda fino alla cintola, proprio come gli uomini sul ponte. Lei aveva nascosto bene lo stupore, pensava, ma Nynaeve tirò forte su con il naso.