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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Le orecchie di Loial erano rigide per l’emozione. Faile si umettava le labbra e passava lo sguardo dall’Ogier a Perrin, con il viso sbiancato. «Che cosa è successo? Quello era... lui?»

«Non lo so» mentì Perrin. Devo andare, Rand. Lo sai. Mi hai guardato in faccia quando te l’ho detto, e mi hai risposto che dovevo fare quel che ritenevo fosse la cosa giusta, pensò.

«Dove sono Bain e Chiad?» chiese Faile. «Ci metteranno un’ora adesso per raggiungerci. Vorrei che cavalcassero. Mi sono offerta di comperare loro dei cavalli e mi sono sembrate offese. Be’, dopo questo dobbiamo comunque farli camminare, per lasciare che si riprendano.»

Perrin si trattenne dal risponderle che non ne sapeva poi così tanto sugli Aiel. Poteva scorgere le mura della città alle loro spalle e la Pietra che si elevava dietro di esse come una montagna. Vedeva anche la sagoma sinuosa della bandiera che garriva sopra la fortezza e gli uccelli che le roteavano attorno; nessuno degli altri avrebbe potuto. Non fu affatto difficile vedere tre persone che correvano verso di loro con lunghe falcate che divoravano la distanza e fluivano con attenzione mascherando il passo. Non credeva di poter correre così velocemente, non così a lungo, ma gli Aiel dovevano aver mantenuto quella velocità fin da quando avevano lasciato la Pietra per essere così vicini.

«Non dovremo aspettare così a lungo» osservò Perrin.

Faile guardò indietro verso la città. «Sono loro? Ne sei certo?» Di colpo lo sguardo si spostò su di lui per un momento, sfidandolo a rispondere. Rivolgergli una domanda era stato come ammettere che facesse parte del gruppo. «Si vanta molto della vista» disse poi a Loial «ma la memoria non è altrettanto buona. A volte credo che si dimentichi di accendere la candela quando è sera, se non glielo rammento. Immagino che avrà visto qualche povera famiglia che fugge da quello che ha creduto un terremoto, non pensi?»

Loial cambiò posizione a disagio sulla sella sospirando pesantemente, e borbottò qualcosa circa gli umani che Perrin dubitava fosse un complimento. Faile naturalmente non vi fece caso.

Pochi minuti dopo, Faile fissò Perrin mentre i tre Aiel si avvicinarono abbastanza da permetterle di riconoscerli, ma non disse nulla. Con quell’umore non era disposta ad ammettere che Perrin avesse avuto ragione su qualcosa, anche se avesse detto che il cielo era azzurro. Gli Aiel non avevano nemmeno il fiatone quando rallentarono per fermarsi accanto ai cavalli.

«Peccato che sia stata una corsa breve» Bain condivise un sorriso con Chiad ed entrambe guardano Gaul maliziosamente.

«Altrimenti avremmo potuto battere questo Cane di Pietra» aggiunse Chiad come per concludere la frase dell’altra donna. «Questo è il motivo per cui i Cani di Pietra giurano che non si ritireranno mai. Ossa e teste di pietra li rendono troppo pesanti per correre.»

Gaul non si offese, anche se Perrin notò che si era fermato in un punto da dove poteva tenere d’occhio Chiad. «Sai perché le Fanciulle vengono spesso impiegate come esploratrici, Perrin? Perché possono correre lontano. E questo per paura che qualcuno voglia sposarle. Una Fanciulla correrebbe centinaia di chilometri per evitarlo.»

«Una reazione molto saggia» rispose Faile causticamente. «Avete bisogno di riposare?» chiese alle donne aiel, e sembrò sorpresa quando rifiutarono. Si rivolse poi a Loial. «Sei pronto a proseguire? Bene. Trovami questa Porta delle Vie, Loial. Ci siamo fermati qui troppo a lungo. Se lasci che un cucciolo abbandonato ti stia vicino per troppo tempo incomincerà a credere che ti prenderai cura di lui, e non va bene.»

«Faile,» protestò Loial «non stai esagerando adesso con questa storia?»

«La porterò avanti finché devo, Loial. La Porta delle Vie?»

Con le orecchie abbassate Loial respirò pesantemente e fece nuovamente girare il cavallo verso est. Perrin lasciò che lui e Faile avanzassero di una dozzina di passi prima di seguirlo assieme a Gaul. Doveva attenersi alle regole, ma lo avrebbe fatto bene quanto lei.

Le fattorie, piccoli spazi ammucchiati con abitazioni in pietra rozza che Perrin non avrebbe usato neanche per custodire le bestie, diventavano sempre più rade man mano che si allontanavano e i boschetti più piccoli, fino a quando non vi furono più fattorie o boschetti, ma solo una distesa collinosa di erba ondeggiante. Erba a perdita d’occhio, ininterrotta se non da macchie di cespugli sulla collina di tanto in tanto.

I cavalli punteggiavano i pendii verdi, a gruppi di una dozzina o a branchi di cento elementi, i famosi cavalli tarenesi. Grande o piccolo, ogni gruppo di cavalli era tenuto d’occhio da uno o due ragazzi a piedi nudi, che montavano a pelo. I ragazzi avevano delle fruste dal manico lungo che usavano per far stare i cavalli assieme, o per farli girare, facendole schioccare con mano esperta senza nemmeno sfiorare la pelle degli animali. Mantennero i cavalli ben lontano dagli estranei, addirittura facendoli arretrare, se necessario, ma osservarono il passaggio di questa insolita compagnia — due umani e un Ogier a cavallo, più tre di quei fieri Aiel che le storie narravano avessero conquistato la Pietra — con la sfrontata curiosità dei giovani.

Per Perrin fu una vista molto gradevole. Gli piacevano i cavalli. Parte del motivo per cui aveva chiesto di diventare apprendista di mastro Luhan era stato per avere la possibilità di lavorare con i cavalli, non che ce ne fossero così tanti a Emond’s Field, o così belli.

Non era lo stesso per Loial. L’Ogier cominciò a borbottare fra sé man mano che si inoltravano attraverso la collina erbosa, fino a quando non esplose in un profondo rombo. «Andato! Scomparso, e per cosa? Erba. Una volta qui c’era un boschetto ogier. Non abbiamo fatto grandi lavori qui, non paragonabili a quelli del Manetheren, o la città che chiamate Caemlyn, ma abbastanza da piantare un boschetto. Alberi di ogni tipo, da ogni terra e luogo. I Grandi Alberi, che si stagliavano per centinaia di spanne nel cielo. Tutti accuditi con cura, per ricordare alla mia gente gli stedding che avevano abbandonato per andare a costruire per gli uomini. Gli umani credono che noi teniamo in considerazione il lavoro della pietra, ma è una cosa marginale, imparata durante il Lungo Esilio, dopo la Frattura. Sono gli alberi che noi amiamo. Gli uomini considerano il Manetheren il più gran trionfo della mia gente, ma noi sappiamo che si trattava del boschetto. Adesso è andato. Come questo. Andato, e non crescerà più.»

Loial fissava le colline, nude se non per l’erba e i cavalli, con espressione severa, le orecchie tirate indietro attaccate alla testa. Odorava di... furia. La maggior parte delle storie li definiva pacifici, come i Girovaghi, ma alcune, poche, li chiamavano nemici implacabili. Perrin aveva visto Loial arrabbiato una sola volta prima d’ora. Forse lo era stato la notte scorsa, mentre difendeva quei bambini. Guardando il viso di Loial gli ritornò in mente un vecchio detto. ‘Fai arrabbiare un Ogier, e ti farà crollare una montagna sulla testa’. Tutti lo interpretavano nel senso che fosse impossibile farne arrabbiare uno. Perrin pensò che forse il significato poteva essere stato cambiato con il trascorrere degli anni. Forse all’inizio era stato, ‘fai arrabbiare un Ogier, e ti farai crollare la montagna sulla testa’. Difficile da fare, ma mortale in caso di successo. Non avrebbe voluto che Loial — il gentile, maldestro Loial con il grosso naso sempre sprofondato in un libro — si arrabbiasse con lui.

Fu Loial ad assumere la guida del gruppo una volta raggiunto il luogo del boschetto scomparso, modificando leggermente la rotta verso sud. Non c’erano punti di riferimento, ma era sicuro della direzione che stava seguendo, sicuro di ogni passo dei cavalli. Gli Ogier potevano percepire le Porte delle Vie, in qualche modo, trovarle con la stessa certezza con cui un’ape poteva trovare un alveare. Quando finalmente Loial smontò da cavallo, l’erba gli arrivava più o meno al ginocchio. Era visibile solamente un fitto gruppo di cespugli più alti degli altri, arbusti fronzuti alti come l’Ogier. Li sradicò quasi con rimpianto, ammonticchiandoli da un lato. «Forse i ragazzi con i cavalli potranno usarli come legna da ardere quando si seccheranno.»

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