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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Perché ho fatto impazzire due uomini con la mia bellezza e non riesco a prendere una decisione» rispose acida.

Gawyn rise mezzo amareggiato, quindi mascherò tutto con un sorriso. «Be’, almeno questo posso crederlo.» Rise e la accarezzò sotto il mento con un dito. «Sei una ragazza graziosa, Elmindreda. Una bella, furba piccola ragazza.»

Min serrò il pugno e cercò di colpirlo in un occhio, ma Gawyn arretrò, mentre lei inciampò nella gonna e cadde quasi.

«Maledetto bue, cervello di gallina di un uomo!» gridò Min.

«Quale grazia nei movimenti, Elmindreda» rise Gawyn. «Una voce così melodiosa, come un usignolo, o una colomba serale che tuba. Quale uomo non resterebbe con occhi sognanti alla vista di Elmindreda?» Il divertimento svanì e Gawyn fronteggiò la solennità della ragazza. «Se vieni a conoscenza di qualcosa, per favore, fammelo sapere. Per favore. Ti prego in ginocchio, Min.»

«Te lo dirò» rispose. Se potrò. Se sarà sicuro per loro. Luce, quanto odio questo posto. Perché non posso solamente tornarmene da Rand? pensò Min.

Lasciò Gawyn dov’era ed entrò nella Torre da sola, mantenendo gli occhi aperti alla ricerca di Aes Sedai o Ammesse che potessero chiederle perché si trovava al di sopra del pian terreno e dove stava andando. La notizia di Logain era troppo importante per aspettare fino al solito incontro con l’Amyrlin, apparentemente accidentale, verso il tardo pomeriggio. Almeno, questo andava dicendosi. L’impazienza minacciava di saltarle fuori dalla pelle.

Vide solamente alcune Aes Sedai che svoltavano un angolo davanti a lei per entrare in una stanza lontana. Nessuno si limitava semplicemente a entrare nello studio dell’Amyrlin Seat. Gli inservienti che incontrò, tutti affaccendati nei loro lavori, non le rivolsero domande, non la guardarono nemmeno due volte, porgendole solo qualche riverenza senza quasi fermarsi.

Aprendo la porta dello studio dell’Amyrlin, si era preparata una storiella in caso ci fosse qualcun’altra con Leane, ma l’anticamera era vuota. Si affrettò verso la porta interna e sporse il capo nella stanza. L’Amyrlin e la Custode degli Annali erano sedute ai lati opposti del tavolo di Siuan, coperto di piccole striscioline di carta. Voltarono le teste di scatto con degli sguardi che la inchiodarono.

«Cosa ci stai facendo qui?» chiese brusca l’Amyrlin. «In teoria dovresti essere una ragazzina sciocca che chiede rifugio, non una mia amica d’infanzia. Non ci dovrebbe essere contatto fra noi se non in modo estremamente casuale, di passaggio. Se necessario, chiederò a Laras di guardarti come una nutrice con una poppante. Credo si divertirebbe, ma dubito che sarebbe lo stesso per te.»

Min fu scossa dai brividi al solo pensiero. Improvvisamente il pensiero di Logain non le sembrava più così urgente; era difficile che quell’uomo potesse raggiungere una qualsiasi gloria nei giorni seguenti. Non era il vero motivo per cui si era recata nello studio però, solo una scusa, e non sarebbe tornata indietro adesso. Chiudendosi la porta alle spalle, raccontò quanto aveva visto e il significato. Ancora si sentiva a disagio nel farlo davanti a Leane.

Siuan scosse il capo stancamente. «Un’altra cosa di cui preoccuparsi. La fame a Cairhien. Una Sorella scomparsa a Tarabon. Le incursioni dei Trolloc che stanno di nuovo aumentando nelle Marche di Confine. Questo idiota che si fa chiamare il Profeta e alimenta i tumulti nel Ghealdan. Apparentemente predica che il Drago è Rinato in veste di un lord dello Shienar» osservò incredula. «Anche le piccole cose sono brutte. La guerra nell’Arad Doman ha interrotto i commerci con la Saldea e l’emergenza sta rendendo irrequieta Maradon. Tenobia potrebbe anche essere deposta come conseguenza. La sola buona notizia che ho sentito è che la Macchia si sta ritirando per qualche motivo. Due chilometri o più di verde oltre i confini circondati dalle pietre, senza un cenno di contaminazione o pestilenza, dalla Saldea allo Shienar. La prima volta a memoria d’uomo che accade un fatto simile. Ma immagino che le buone notizie vadano bilanciate con le cattive. Quando in una barca c’è un’infiltrazione, di certo ce ne sono altre. Vorrei solo che ci fosse un equilibrio. Leane, aumenta la guardia su Logain. Non vedo che problemi potrebbe causarci adesso, ma non voglio scoprirlo.» Rivolse quei penetranti occhi azzurri su Min. «Perché sei venuta quassù sventolando le ali come un gabbiano spaventato? Logain poteva aspettare. Difficilmente l’uomo troverà potere e gloria prima del tramonto.»

L’eco dei propri pensieri indusse Min a cambiare posizione a disagio. «Lo so» rispose. Le sopracciglia di Leane si sollevarono in segno di avviso, e Min aggiunse velocemente «Madre.» La Custode annuì in segno di approvazione. «Questo non spiega perché, bambina» ribatté Siuan.

Min si irrigidì. «Madre, nulla di ciò che ho visto fin dal primo giorno è stato molto importante. Sicuramente non ho visto nulla che ci indirizzi verso l’Ajah Nera.» Quel nome ancora le dava i brividi. «Ti ho detto tutto quello che so riguardo qualsiasi disastro voi Aes Sedai dovrete affrontare e tutto il resto è inutile.» Dovette fermarsi per deglutire, sotto quello sguardo penetrante. «Madre, non c’è ragione per cui non dovrei andare via, al contrario ci sono motivi per cui dovrei. Forse Rand potrebbe fare un buon uso delle mie capacità. Se ha preso la Pietra... Madre, potrebbe avere bisogno di me.» Quantomeno io ho bisogno di lui, che io sia folgorata per quanto sono sciocca! si disse. La Custode fremo visibilmente nel sentire il nome di Rand. Siuan invece sbuffò sonoramente. «Le tue visioni ci sono state molto utili. È importante sapere di Logain. Hai scoperto lo stalliere che rubava prima che i sospetti potessero ricadere su chiunque altro. E quella novizia con i capelli rosso fuoco che stava per restare incinta...! Sheriam ha risolto tutto — la ragazza non penserà agli uomini fino a quando non avrà finito l’addestramento — ma noi non lo avremmo scoperto fino a quando non sarebbe stato troppo tardi, senza di te. No, non puoi andare. Prima o poi le tue visioni mi forniranno una mappa verso l’Ajah Nera, e fino a quando non accadrà mi saranno comunque molto utili.»

Min sospirò, e non solo perché l’Amyrlin intendeva trattenerla. L’ultima volta che aveva visto la novizia dai capelli rossi, la ragazza stava sgattaiolando in una parte boscosa del territorio della Torre assieme a una guardia muscolosa. Si sarebbero sposati, probabilmente prima della fine dell’estate; Min lo aveva capito non appena li aveva visti insieme, anche se la Torre non lasciava mai andare una novizia finché non riteneva che fosse pronta, anche una che non poteva proseguire con l’addestramento. C’era una fattoria nel futuro di quella coppia, e uno stuolo di bambini, ma non aveva senso dirlo all’Amyrlin.

«Potresti almeno far sapere a Gawyn e Galad che Egwene e la loro sorella stanno bene, Madre?» Chiedere le seccava, come anche il tono di voce che le era venuto. Una bambina alla quale era stata negata una fetta di torta e che adesso pregava per avere un biscotto. «Almeno di’ loro qualcosa di diverso da quella ridicola storia della punizione in una fattoria.»

«Ti ho già spiegato che non ti riguarda. Non farmelo ripetere.»

«Non ti credono come non ti credo io» rispose Min prima che il sorriso asciutto dell’Amyrlin la facesse ammutolire. Non era un sorriso divertito. «Così mi suggerisci di cambiare la loro collocazione? Dopo che ho lasciato credere a tutti che si trovano in una fattoria? Supponi che l’unica reazione sarebbe qualche sopracciglio sollevato? Tutti accettano questa storia tranne quei due ragazzi. E tu. Be’, Coulin Gaidin dovrà farli lavorare ancora più sodo. I muscoli indolenziti e abbastanza sudore distolgono la mente della maggior parte degli uomini dai problemi. Anche quella delle donne. Fai ancora domande e vedrò se qualche giorno a strofinare pentole ti servirà. Meglio perdere i tuoi servigi per due o tre giorni che averti a ficcanasare dove non dovresti.»

«Non sai nemmeno se sono nei guai, vero? O Moiraine.» Ma non era a Moiraine che si riferiva.

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