Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]

Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:

Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione è press’a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un’isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l’uomo del ‘700, che si industria come può, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell’uomo «scientifico» qual era concepito nella seconda metà dell’800, l’uomo che domina ormai la natura in virtù di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un’isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson è un uomo comune, un marinaio, ed è solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo dì fronte a una vera e propria équipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith…
1 ... 81 82 83 84 85 86 87 88 89 ... 159
Перейти на страницу:

«Bisogna che non passino!» esclamò Pencroff.

«Non passeranno!» rispose l’ingegnere.

Ma, se non passarono, non fu certo perché non l’avessero tentato. Le ultime file incalzavano le prime e fu una lotta incessante a colpi di rivoltella e di accetta. Numerosi cadaveri di culpei dovevano già essere sparsi al suolo, ma la turba non accennava a diminuire e si sarebbe detto che sempre nuovi rinforzi le giungessero attraverso il ponticello del greto.

In breve, i coloni furono costretti a lottare a corpo a corpo e non poterono evitare alcune ferite, fortunatamente leggere. Con una rivoltellata, Harbert aveva liberato Nab, sul cui dorso un culpeo stava per abbattersi come un gattopardo. Top si batteva con vero furore, saltando alla gola delle volpi e strangolandole senz’altro. Jup, armato del suo bastone, menava botte da orbi e invano si tentava di farlo retrocedere. Dotato indubbiamente d’una vista che gli permetteva di penetrare in quell’oscurità, era sempre ove più ferveva la mischia ed emetteva di tanto in tanto un fischio acuto, ch’era per lui il segno del massimo giubilo. A un certo punto, s’avanzò tanto, che al bagliore di una revolverata, lo si poté vedere circondato da cinque o sei grandi culpei, ai quali teneva testa con raro sangue freddo.

Ciò nonostante la lotta doveva finire con la vittoria dei coloni, ma solo dopo una resistenza di più di due ore! Le prime luci dell’alba determinarono certo la ritirata degli assalitori, che se la svignarono in direzione nord, in modo da ripassare il ponticello, che Nab corse immediatamente a rialzare.

Quando l’apparire del giorno ebbe sufficientemente illuminato il campo di battaglia, i coloni poterono contare una cinquantina di cadaveri sparsi sulla spiaggia.

«E Jup!» esclamò Pencroff «dov’è Jup?»

Jup era scomparso. Il suo amico Nab lo chiamò, e per la prima volta, Jup non rispose all’appello.

Tutti si misero a cercare Jup, temendo di doverlo contare fra i morti. Il luogo fu sgombrato dai cadaveri che imbrattavano la neve con il loro sangue e Jup venne ritrovato in mezzo a un vero e proprio cumulo di volpi, le cui mascelle fracassate e le cui reni spezzate testimoniavano ch’esse avevano avuto a che fare con il terribile randello dell’intrepido animale. Il povero Jup teneva ancora in mano il troncone del suo bastone rotto; privato della sua arma, era stato sopraffatto dal numero, e profonde ferite gli solcavano il petto.

«È vivo!» gridò Nab, chinandosi su di lui.

«E noi lo salveremo,» rispose il marinaio «lo cureremo come fosse uno di noi!»

Sembrava che Jup comprendesse, poiché piegò la testa sulla spalla di Pencroff, come per ringraziarlo. Il marinaio era ferito egli pure, ma le sue ferite, come quelle dei suoi compagni, erano insignificanti, giacché grazie alle loro armi da fuoco, avevano potuto quasi sempre tener gli assalitori a distanza. Non c’era, dunque, che l’orango in stato grave.

Jup, portato da Nab e Pencroff, fu condotto fino all’ascensore. Dalle labbra, gli usciva a stento un debolissimo gemito. Venne fatto risalire dolcemente a GraniteHouse. Là, fu deposto su di un materasso tolto a una delle cuccette e le sue ferite furono lavate con la massima cura. Non pareva che avessero toccato alcun organo vitale, ma Jup era molto indebolito per la perdita di sangue, e la febbre si manifestò abbastanza forte.

Dopo la medicazione, fu coricato, gli fu imposta una severa dieta, «proprio come a una persona umana», disse Nab, e gli fecero bere delle tazze di decotto rinfrescante, fatto con ingredienti forniti dalla farmacia vegetale di GraniteHouse.

Jup s’addormentò d’un sonno a tutta prima agitato; ma a poco a poco la sua respirazione divenne più regolare e lo si lasciò riposare nella maggior calma possibile. Di tanto in tanto Top, camminando, si può dire «sulla punta dei piedi», andava a trovare il suo amico e pareva approvare tutte le cure che gli venivano prodigate. Una mano di Jup pendeva fuori dal giaciglio e Top la leccava con aria contrita.

Quella stessa mattina i coloni procedettero al seppellimento delle volpi morte, che furono trascinate fino alla foresta del Far West e sotterrate profondamente.

Quell’attacco, che avrebbe potuto avere conseguenze assai gravi, fu una lezione per i coloni, e da allora in poi non si coricarono più, senza che uno di essi non si fosse assicurato che tutti i ponti erano alzati e che nessuna invasione era possibile.

Intanto Jup, dopo aver dato seriamente da temere durante alcuni giorni, reagì vigorosamente contro il male. La sua costituzione ebbe la meglio, la febbre diminuì a poco a poco, e Gedeon Spilett, ch’era anche un po’ medico, lo considerò presto come fuori pericolo. Il 16 agosto Jup cominciò a mangiare. Nab gli faceva dei buoni piattini zuccherati, che il malato assaporava con voluttà, giacché, se la brava bestia aveva un difettuccio, era proprio quello d’essere un tantino ghiotta, e Nab non aveva mai fatto niente per correggerla di quel difetto.

«Che cosa volete?» diceva a Gedeon Spilett, che qualche volta gli rimproverava di viziarlo «non ha altro piacere che quello della gola, questo povero Jup, e io sono troppo lieto di poter ricompensare così i suoi servigi!»

Dieci giorni dopo essersi messo a letto, e cioè il 21 agosto, mastro Jup si alzò. Le sue ferite s’erano cicatrizzate e si vide bene che non avrebbe tardato a ricuperare l’agilità e il vigore abituali. Come tutti i convalescenti, fu preso da una fame davvero insaziabile e il giornalista lo lasciò mangiare a suo piacimento, giacché si fidava di quell’istinto, che troppo spesso manca agli esseri ragionevoli e che doveva preservare l’orango da tutti gli eccessi. Nab gioiva vedendo ritornare l’appetito al suo allievo.

«Mangia» gli diceva «Jup mio, e non lasciarti mancar nulla! Hai versato il tuo sangue per noi e il meno ch’io possa fare è di aiutarti a rifarlo!»

Finalmente, il 25 agosto si udì la voce di Nab che chiamava i suoi compagni.

«Signor Cyrus, signor Gedeon, signor Harbert, Pencroff, venite, venite! I coloni, riuniti nel salone, si alzarono alla chiamata di Nab, che proveniva»

dalla camera riservata a Jup.

«Che cosa c’è?» chiese il giornalista.

«Guardate!» rispose Nab, scoppiando in una clamorosa risata. Che cosa videro i coloni? Mastro Jup che fumava tranquillamente, e

seriamente, accoccolato come un turco sulla porta di GraniteHouse!

«La mia pipa!» esclamò Pencroff. «Ha preso la mia pipa! Ah, mio bravo Jup, te la regalo. Fuma, amico mio, fuma!»

E Jup lanciava gravemente densi sbuffi di fumo, il che sembrava procurargli un godimento senza pari.

Cyrus Smith non si mostrò meravigliato del fatto e citò, anzi, parecchi esempi di scimmie addomesticate, alle quali l’uso del tabacco era divenuto familiare.

Fatto sta, che da quel giorno mastro Jup ebbe la sua pipa tutta per lui, l’expipa del marinaio, che fu appesa nella sua camera, vicino alla sua provvista di tabacco. Se la riempiva da sé, l’accendeva con un carbone ardente, e poi pareva il più felice dei quadrumani. Questa comunanza di gusti non fece che stringere maggiormente i già stretti legami d’amicizia, che univano la brava scimmia e l’onesto marinaio.

«Forse è un uomo» diceva alle volte Pencroff a Nab. «Ti meraviglieresti se un giorno si mettesse a parlare?»

«No, in fede mia» rispose Nab. «Mi meraviglio piuttosto che non parli, perché, dopo tutto, non gli manca che la parola.»

«Mi divertirebbe molto» disse il marinaio «se un bel giorno mi dicesse: «E se ci scambiassimo la pipa, Pencroff?»«

«Sì» rispondeva Nab. «Che disgrazia che sia muto dalla nascita! Con il mese di settembre l’inverno ebbe fine e i lavori ripresero.»

La costruzione della barca progredì rapidamente. Il fasciame era già stato completato, e furono sistemate internamente le ossature, in modo da collegare tutte le parti dello scafo con degli elementi resi flessibili con il vapore acqueo, e che si adattavano benissimo ai garbi e al loro piano.

1 ... 81 82 83 84 85 86 87 88 89 ... 159
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)