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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
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L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]

Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:

Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione è press’a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un’isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l’uomo del ‘700, che si industria come può, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell’uomo «scientifico» qual era concepito nella seconda metà dell’800, l’uomo che domina ormai la natura in virtù di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un’isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson è un uomo comune, un marinaio, ed è solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo dì fronte a una vera e propria équipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith…
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Cyrus Smith, dunque, avendo terminata la sua esplorazione, risalì, ritirò la scala, ricoperse la bocca del pozzo e tornò pensieroso nel salone di GraniteHouse, dicendo fra sé:

«Non ho veduto niente; eppure qualcosa c’è!»

CAPITOLO XII

L’ATTREZZATURA DELL’IMBARCAZIONE «UN ATTACCO DI VOLPI» JUP FERITO «JUP CURATO» JUP GUARITO «LA COSTRUZIONE DELLA BARCA È FINITA» TRIONFO DI PENCROFF «IL «BONADVENTURE»«PRIMA PROVA A SUD DELL’ISOLA «UN DOCUMENTO INATTESO»

LA SERA stessa i cacciatori ritornarono, dopo una magnifica caccia; letteralmente carichi di selvaggina, portavano tutto quello che potevano portare quattro uomini. Top aveva una collana di codoni intorno al collo e Jup cinture di beccaccini intorno al corpo.

«Ecco, padrone,» gridò Nab «ecco di che occupare il nostro tempo. Conserve, pasticci, ne avremo una gradita provvista! Ma bisogna che qualcuno mi aiuti. Conto su di te, Pencroff.»

Il marinaio rispose:

«No, Nab. L’attrezzatura dell’imbarcazione mi chiama, e tu dovrai fare senza di me.»

«E voi, signor Harbert?»

«Io, Nab, debbo andare al recinto» rispose il ragazzo.

«Mi aiuterete, dunque, voi, signor Spilett?»

«Per farti un piacere, Nab,» rispose il giornalista «ma ti prevengo che se mi sveli le tue ricette, le pubblicherò.»

«Come vi piacerà, signor Spilett,» rispose Nab, «fate pure come vi piacerà!»

Ed ecco, l’indomani, Gedeon Spilett, divenuto aiutante di Nab, e installato nel suo laboratorio culinario. Ma prima l’ingegnere gli aveva fatto conoscere il risultato dell’esplorazione, da lui tentata il giorno innanzi, e a questo proposito il cronista condivise l’opinione di Cyrus Smith, che, cioè, sebbene egli non avesse trovato nulla, c’era pur sempre un segreto da scoprite!

Il freddo persistette ancora per una settimana, e i coloni non uscirono da GraniteHouse, se non per prodigare le necessarie cure al pollaio. La dimora era profumata dai buoni odori emananti dalle sapienti manipolazioni di Nab e del giornalista. Ma il prodotto della caccia nella palude non fu tutto trasformato in carne conservata, e siccome la selvaggina, con quel freddo intenso, si manteneva in perfetto stato, anatre selvatiche e altri volatili furono mangiati freschi e dichiarati superiori a tutte le altre bestie acquatiche del mondo conosciuto.

Durante quella settimana Pencroff, aiutato da Harbert, che maneggiava abilmente l’ago da velaio, lavorò con tanto ardore, che le vele dell’imbarcazione furono finite. Il cordame di canapa non mancava, grazie alla ritrovata attrezzatura del pallone. I cavi, il cordame della rete, tutto era ottimamente marinaro, e il marinaio ne trasse buon partito. Sugli orli delle vele furono cucite forti ralinghe, e rimaneva ancora di che fabbricare le drizze, le sartie, le scotte, ecc. Quanto ai bozzelli, seguendo i consigli di Pencroff e servendosi del tornio precedentemente installato, Cyrus Smith fabbricò tutti quelli che erano necessari. Accadde, quindi, che l’attrezzatura fosse pronta assai prima che il battello fosse finito. Pencroff preparò anche una bandiera azzurra, rossa e bianca; i colori erano stati forniti da piante coloranti, che abbondavano nell’isola. Solamente, alle trentasette stelle, rappresentanti i trentasette Stati dell’Unione, che risplendono nelle bandiere americane, il marinaio ne aveva aggiunto una trentottesima, la stella dello «Stato di Lincoln», poiché egli considerava la sua isola come già unita alla grande Repubblica.

«Eh!» diceva «è unita con il cuore, se non lo è ancora di fatto! Intanto, quella bandiera fu inalberata alla finestra centrale di GraniteHouse e i coloni la salutarono con tre evviva.»

Si avvicinava il termine della stagione fredda e sembrava che quel secondo inverno dovesse passare senza gravi incidenti, quando, nella notte dell’11 agosto, l’altipiano di Bellavista fu minacciato di completa devastazione.

Dopo una giornata molto attiva, i coloni dormivano profondamente, quando, verso le quattro di mattina, furono improvvisamente svegliati dai latrati di Top.

Il cane questa volta non abbaiava vicino alla bocca del pozzo, ma sulla soglia della porta, e vi si gettava contro come se avesse voluto sfondarla; Jup, dal canto suo, mandava grida acute.

«Ebbene, Top!» gridò Nab, che fu il primo a svegliarsi. Ma il cane seguitava ad abbaiare con maggior furore.

«Che cosa c’è, dunque?» domandò Cyrus Smith.

E tutti, vestiti in fretta e furia, si precipitarono verso le finestre della camera, aprendole.

Sotto i loro occhi si stendeva uno strato di neve, che appena appariva bianca in quella notte oscurissima. I coloni non videro niente, ma sentirono dei singolari latrati nell’ombra. Era evidente che la spiaggia era stata invasa da un certo numero d’animali, che non si potevano distinguere.

«Che cos’è?» esclamò Pencroff.

«Lupi, giaguari o scimmie!» rispose Nab.

«Diamine! Ma possono raggiungere facilmente l’altipiano!» disse il giornalista.

«E il pollaio,» gridò Harbert «e le nostre piantagioni?…»

«Per dove sono passati?» chiese Pencroff.

«Avranno varcato il ponticello del greto,» rispose l’ingegnere «che uno di noi avrà dimenticato di richiudere.»

«Infatti,» disse Spilett «ricordo di averlo lasciato aperto…»

«Un bell’affare avete fatto, signor Spilett!» esclamò il marinaio.

«Quel che è fatto è fatto» rispose Cyrus Smith. «Pensiamo adesso a quello che bisogna fare!»

Queste le domande e le risposte rapidamente scambiate fra Cyrus Smith e i suoi compagni. Intanto, era certo che il ponticello era stato varcato, che il greto era invaso da bestie e che queste, quali si fossero, potevano, risalendo la riva sinistra del Mercy, arrivare all’altipiano di Bellavista. Bisognava, dunque, superarle in sveltezza e all’occorrenza combatterle.

«Ma che bestie sono?» fu chiesto una seconda volta, in un momento in cui i latrati echeggiavano con maggior forza.

Quei latrati fecero trasalire Harbert, che si ricordò di averli già uditi durante la sua prima visita alle sorgenti del Creek Rosso.

«Sono di quella specie di volpi detti culpei» disse.

«Avanti!» gridò il marinaio.

E tutti, armatisi di scuri, carabine e rivoltelle, si precipitarono nell’ascensore e scesero sulla spiaggia.

Questi culpei sono bestie pericolose, quando sono in gran numero e irritate dalla fame. Ciò nonostante i coloni non esitarono a gettarsi in mezzo al branco, e le loro prime rivoltellate, lanciando rapidi bagliori nell’oscurità, fecero indietreggiare i primi assalitori.

Quel che importava prima di tutto era di impedire a quei predoni di spingersi sino all’altipiano di Bellavista, poiché le piantagioni e il pollaio sarebbero stati in loro balia e danni immensi, forse irreparabili, specialmente al campo di frumento, si sarebbero inevitabilmente verificati. Ma siccome l’invasione dell’altipiano non poteva effettuarsi che dalla riva sinistra del Mercy, bastava opporre alle volpi una barriera insormontabile sulla stretta porzione di sponda compresa tra il fiume e la muraglia di granito.

Questo fu compreso da tutti, e a un ordine di Cyrus Smith, raggiunsero il punto designato, mentre il branco di volpi si slanciava nel buio.

Cyrus Smith, Gedeon Spilett, Harbert, Pencroff e Nab si disposero, dunque, in modo da formare una linea invisibile. Top, con le formidabili mascelle aperte, precedeva i coloni seguito da Jup, armato d’un nodoso randello, che brandiva come una clava.

La notte era estremamente buia. Soltanto al bagliore degli spari, che dovevano andare tutti a segno, si scorgevano gli assalitori, che sembravano essere almeno un centinaio e i cui occhi brillavano come carboni ardenti.

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