L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
«Come mi piacerebbe vedere queste cose!» disse il marinaio.
«Sei nato troppo presto, Pencroff» gli ribatté Nab, che intervenne nella discussione con queste parole.
Tuttavia, non furono le parole di Nab a por fine alla conversazione, bensì i latrati di Top, che esplosero di nuovo con quell’intonazione strana di cui già l’ingegnere s’era preoccupato. Nello stesso tempo, Top ricominciava a girare intorno all’apertura del pozzo, situata all’estremità del corridoio interno.
«Che cos’ha, dunque, ancora, Top, per abbaiare così?» chiese Pencroff.
«E Jup, per grugnire in questo modo?» aggiunse Nab.
Infatti, la scimmia s’univa al cane nel dare segni indubbi d’agitazione; e, particolare strano, i due animali sembravano piuttosto inquieti che irritati.
«È evidente,» disse Gedeon Spilett «che questo pozzo è in comunicazione con il mare e che qualche animale marino viene di tanto in tanto a respirarvi nel fondo.»
«È evidente,» rispose il marinaio «e non c’è altra spiegazione possibile… Andiamo, Top, silenzio,» soggiunse Pencroff voltandosi verso il cane «e tu, Jup, in camera tua!»
La scimmia e il cane tacquero. Jup tornò a coricarsi, ma Top rimase nel salone e continuò a far sentire dei sordi brontolii per tutta la serata.
Nessuno accennò più all’incidente, che però aveva fatto rabbuiare la fronte dell’ingegnere.
Per tutto il resto del mese di luglio non fu che un alternarsi di pioggia e di freddo. La temperatura non si abbassò come durante l’inverno precedente e il suo minimo non oltrepassò gli otto gradi Fahrenheit (13°,53 centigradi sotto zero). Ma se l’inverno fu meno freddo, fu nondimeno più turbato dalle tempeste e dai colpi di vento. Si ebbero ancora violenti assalti del mare, che compromisero più d’una volta i Camini. C’era da credere che un maremoto, provocato da qualche perturbazione sottomarina, sollevasse quelle onde mostruose e le precipitasse sulla muraglia di GraniteHouse.
Quando i coloni, affacciati alle finestre, osservavano quelle enormi masse d’acqua che s’infrangevano sotto i loro occhi, non potevano che ammirare il magnifico spettacolo di quell’imponente furia dell’oceano. I flutti rimbalzavano in spuma abbagliante, la spiaggia intera scompariva sotto quella rabbiosa inondazione e il massiccio sembrava emergere dal mare stesso, i cui spruzzi s’elevavano a un’altezza di più di cento piedi.
Durante quelle tempeste era difficile, e pericoloso, anche, avventurarsi sulle strade dell’isola, poiché la caduta di alberi era frequente. Nondimeno i coloni non lasciarono mai passare una settimana senza recarsi a visitare il recinto. Fortunatamente, quel recinto, riparato dai contrafforti sudest del monte Franklin, non soffri molto delle violenze dell’uragano, che risparmiò i suoi alberi, le sue tettoie e la palizzata. Ma il pollaio, posto sull’altipiano di Bellavista e di conseguenza direttamente esposto ai colpi del vento di levante, subì danni notevoli. La piccionaia fu scoperchiata due volte e la cinta pure s’abbattè. Tutto si doveva rifare più solidamente, perché era chiaro che l’isola di Lincoln si trovava nei peggiori paraggi del Pacifico. Sembrava proprio ch’essa si trovasse al centro di vasti cicloni, che la sferzavano, come fa la frusta con la trottola. Solo che qui la trottola era immobile ed era la frusta che girava.
Durante la prima settimana d’agosto le raffiche si calmarono a poco a poco e l’atmosfera ricuperò una tranquillità che pareva avesse perduta per sempre. Con la calma, la temperatura s’abbassò, il freddo ridivenne acutissimo e la colonna del termometro cadde a otto gradi Fahrenheit sotto zero (22° centigradi al di sotto del ghiaccio).
Il 3 agosto un’escursione, progettata già da vari giorni, fu fatta nel sudest dell’isola, verso la palude delle tadorne. I cacciatori erano tentati da tutta la selvaggina acquatica che stabiliva colà i suoi quartieri d’inverno. Anatre selvatiche, beccaccini, anitrelle, codoni, arzavole, svassi vi abbondavano, e fu deciso che si sarebbe consacrato un giorno a una spedizione contro quei volatili.
Non solo Gedeon Spilett e Harbert, ma anche Pencroff e Nab parteciparono alla spedizione. Soltanto Cyrus Smith, prendendo a pretesto un lavoro qualunque, non si unì a loro e rimase a GraniteHouse.
I cacciatori presero, dunque, la strada di Porto Pallone per recarsi alla palude, dopo aver promesso d’esser di ritorno alla sera. Top e Jup li accompagnavano. Appena ebbero passato il ponte del Mercy, l’ingegnere lo rialzò e tornò indietro, con il pensiero di mettere in esecuzione un progetto per il quale voleva essere solo.
Ora, questo progetto consisteva nell’esplorare minuziosamente il pozzo interno, la cui apertura s’apriva a livello del corridoio di GraniteHouse e comunicava con il mare, poiché prima serviva di passaggio alle acque del lago.
Perché Top si aggirava così spesso intorno a quell’apertura? Perché emetteva si strani latrati, quando una specie d’inquietudine lo riconduceva verso il pozzo? Perché Jup s’univa a Top in una forma di comune ansietà? Quel pozzo aveva forse, altre diramazioni, oltre che la comunicazione verticale con il mare? Si ramificava forse verso altre parti dell’isola? Ecco quel che Cyrus Smith voleva sapere e, soprattutto, voleva essere solo a sapere. Aveva, dunque, deciso di tentare l’esplorazione del pozzo durante un’assenza dei compagni, e quel giorno, appunto, si presentava l’occasione di farla.
Era facile discendere sino in fondo al pozzo usando la scala di corda che non serviva più da quando era stato impiantato l’ascensore. La sua lunghezza era sufficiente. Così fece. Trascinò la scala fino a quel buco, dal diametro di circa sei piedi, e la lasciò svolgersi, dopo averne solidamente fissato l’estremità superiore. Poi, accesa una lanterna, presa una rivoltella e ficcatosi un coltellaccio nella cintura, cominciò a discendere i primi gradini.
Dappertutto la parete era piena, ma qua e là nella roccia esistevano alcune sporgenze, e servendosi di esse, sarebbe stato davvero possibile a un essere agile di salire fino all’apertura del pozzo.
Fu questa un’osservazione dell’ingegnere; ma, muovendo attentamente la. lanterna a illuminare quelle sporgenze, non trovò, alcuna impronta, alcuna rottura, che potesse far pensare a una scalata antica o recente. Cyrus Smith discese più in fondo, rischiarando tutti i punti della parete.
Non vide però nulla di sospetto. -
Quando l’ingegnere ebbe raggiunto gli ultimi pioli, trovò la superficie dell’acqua, perfettamente calma. Né a livello di essa, né in alcun’altra parte del pozzo si apriva alcun corridoio laterale che potesse ramificarsi all’interno del masso. La muraglia, che Cyrus Smith batté con il manico del coltello, suonava piena. Era un granito compatto, attraverso il quale nessun essere vivente poteva aprirsi un passaggio. Per arrivare in fondo al pozzo e sollevarsi poi sino alla sua apertura, bisognava necessariamente passare per quel canale, sempre sommerso, che lo metteva in comunicazione con il mare attraverso il sottosuolo roccioso del greto, e questo non era possibile che ad animali marini. Quanto alla località dove finiva il canale, in qual punto del litorale e a quale profondità sotto l’acqua, non si poteva immaginarlo.