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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
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L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]

Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:

Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione è press’a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un’isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l’uomo del ‘700, che si industria come può, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell’uomo «scientifico» qual era concepito nella seconda metà dell’800, l’uomo che domina ormai la natura in virtù di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un’isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson è un uomo comune, un marinaio, ed è solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo dì fronte a una vera e propria équipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith…
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Nondimeno, la presenza di quel mammifero marino preoccupava i coloni e irritava soprattutto Pencroff, distraendolo dal suo lavoro. Egli era giunto a desiderar di prendere quella balena, come un bambino desidera un oggetto che gli viene negato. La notte la sognava a voce alta, e certamente, se avesse avuto la possibilità di assalirla, se la lancia fosse stata in grado di tenere il mare, non avrebbe esitato a farlo.

Ma quello che i coloni non potevano fare, lo fece il caso per essi; e il 3 maggio le grida di Nab dalla finestra della cucina annunciarono che la balena era incagliata sulla spiaggia dell’isola.

Harbert e Gedeon Spilett, che stavano partendo per la caccia, abbandonarono il fucile. Pencroff gettò la scure, Cyrus Smith e Nab raggiunsero i loro compagni e tutti si diressero rapidamente verso il luogo dell’arenamento.

L’incaglio era avvenuto sulla spiaggia della punta del Relitto, a tre miglia da GraniteHouse e durante l’alta marea. Era, dunque, probabile che il cetaceo non potesse liberarsi facilmente. In ogni caso, bisognava affrettarsi, allo scopo di potere, all’occorrenza, tagliargli la ritirata. Corsero tutti con picconi e spiedi ferrati, passarono il ponte del Mercy, ridiscesero la riva destra del fiume, presero per il greto, e in meno di venti minuti i coloni erano presso l’enorme animale, su cui pullulava già una quantità d’uccelli.

«Che mostro!» esclamò Nab.

L’espressione era giusta, poiché si trattava di una balena australe, lunga ottanta piedi, un gigante della specie, che non doveva pesare meno di centocinquantamila libbre!

Eppure il mostro, così arenato, non si muoveva e non cercava, dibattendosi, di rimettersi a galla, mentre la marea era ancora alta.

I coloni ebbero tosto la spiegazione di quell’immobilità quando, con la bassa marea, ebbero fatto il giro dell’animale.

Era morto, e un rampone usciva dal suo fianco sinistro.

«Ci sono, dunque, delle baleniere nei nostri paraggi?» disse subito Gedeon Spilett.

«Perché?» chiese il marinaio.

«Perché ecco qui un rampone…»

«Eh, signor Spilett, quello non prova nulla» rispose Pencroff. «Si son viste delle balene fare migliaia di miglia con un rampone nel fianco, e non ci sarebbe da meravigliarsi se questa fosse stata colpita nell’Atlantico del nord e fosse venuta a morire nel sud del Pacifico!»

«Però…» disse Gedeon Spilett, che non si sentiva soddisfatto dall’affermazione di Pencroff.

«Sì, è possibilissimo» rispose Cyrus Smith; «ma esaminiamo questo rampone. Probabilmente, secondo un’usanza abbastanza diffusa, i balenieri vi hanno inciso il nome della loro nave.»

Infatti, Pencroff, avendo strappato il rampone dal fianco dell’animale, vi

lesse:

MariaStella, Vineyard.

«Una nave del Vineyard! Una nave del mio paese!» esclamò. «La MariaStella! Una bella baleniera, in fede mia! Io la conosco bene! Ah, amici miei, un bastimento del Vineyard, una baleniera del Vineyard! (Nota: Porto dello Stato di New York. Fine nota)

E il. marinaio, brandendo il rampone, ripeteva non senza emozione quel nome che gli toccava il cuore, il nome del suo paese natale!

Ma siccome non si poteva aspettare che la MariaStella venisse a reclamare l’animale da essa ramponato, fu deciso di procedere allo squartamento prima che si operasse la decomposizione. Gli uccelli predatori, che da alcuni giorni spiavano quella ricca preda, volevano senza indugio prenderne possesso e bisognò allontanarli a fucilate.

La balena era una femmina, e le sue mammelle fornirono una grande quantità di latte che, secondo l’opinione del naturalista Dieffenbach, poteva passare per latte di mucca; e infatti, esso non ne differisce né per il gusto, né per la colorazione, né per la densità.

Pencroff aveva servito un tempo su una nave baleniera e poté quindi dirigere metodicamente l’operazione dello smembramento, operazione abbastanza antipatica, che durò tre giorni, ma davanti alla quale nessuno dei coloni si scoraggiò, nemmeno Gedeon Spilett, che, a detta del marinaio, avrebbe finito per diventare «un ottimo naufrago».

Il lardo, tagliato a fette parallele dello spessore di due piedi e mezzo, poi diviso in pezzi di più di mille libbre ciascuno, venne liquefatto in grandi vasi di terracotta, portati sul luogo stesso dello squartamento, poiché non si voleva appestare gli accessi dell’altipiano di Bellavista; in questa fusione perdette circa un terzo del suo peso. Ma ce n’era a profusione: la lingua da sola diede seimila libbre d’olio e il labbro inferiore quattromila. Oltre a questo grasso, che doveva assicurare per lungo tempo la provvista di stearina e di glicerina, c’erano anche i fanoni, che a GraniteHouse avrebbero trovato, indubbiamente, utile impiego, benché non vi si adoperassero né busti né ombrelli. La parte superiore della bocca del cetaceo era, infatti, fornita, ai due lati, di ottocento lame cornee, elasticissime, di struttura fibrosa, e affilate agli orli come due grandi pettini, i cui denti, lunghi sei piedi, servono a trattenere le migliaia d’animaletti, di piccoli pesci e di molluschi di cui la balena si nutre.

Finita l’operazione, con gran soddisfazione degli operatori, i resti dell’animale furono abbandonati agli uccelli, che ne avrebbero fatto sparire sino le ultime vestigia; e a GraniteHouse i lavori quotidiani vennero ripresi.

Tuttavia, prima di rientrare al cantiere di costruzione, Cyrus Smith ebbe l’idea di fabbricare certi ordigni, che eccitarono vivamente la curiosità dei suoi compagni. Prese una dozzina di stecche di balena, che tagliò in sei parti uguali e rese aguzze all’estremità.

«E questo, signor Cyrus» domandò Harbert, quando l’operazione fu terminata «questo servirà?…»

«Ad ammazzare i lupi, le volpi e anche i giaguari» rispose l’ingegnere.

«Adesso?»

«No, quest’inverno, quando avremo del ghiaccio a nostra disposizione.»

«Non capisco…» disse Harbert.

«Comprenderai subito, ragazzo mio» rispose l’ingegnere. «Quest’ordigno non l’ho inventato io, ed è frequentemente adoperato dai cacciatori aleutini dell’America Russa. I fanoni che vedete, amici, quando verrà il gelo io li curverò, li bagnerò d’acqua, finché siano interamente coperti da uno strato di ghiaccio, che manterrà la loro curvatura, e li spargerò sulla neve, dopo averli prima avvolti in uno strato di grasso. Ora, che cosa succederà se un animale affamato inghiotte una di queste esche? Il calore del suo stomaco fonderà il ghiaccio e la stecca di balena, stendendosi, lo bucherà con le sue punte aguzze.»

«Ecco una trovata ingegnosa!» disse Pencroff,

«E che risparmierà la polvere e le palle» aggiunse Cyrus Smith.

«È meglio delle trappole!» osservò Nab.

«Aspettiamo, dunque, l’inverno!»

«Aspettiamo l’inverno.»

Intanto, la costruzione dell’imbarcazione progrediva e verso la fine del mese essa aveva già metà del fasciame. Si poteva già intravedere che le sue forme sarebbero state eccellenti per tenere il mare.

Pencroff lavorava con un ardore senza pari, e ci voleva la sua robusta natura per resistere a quelle fatiche; ma i suoi compagni gli preparavano in segreto una ricompensa; e il 31 maggio egli doveva provare una delle più grandi gioie della sua vita.

Quel giorno, infatti, alla fine del pranzo, nel momento in cui stava per abbandonare la tavola, Pencroff sentì una mano appoggiarsi sulla sua spalla.

Era Gedeon Spilett, che gli disse:

«Un momento, mastro Pencroff, non dovete andarvene così! E la frutta la dimenticate?»

«Grazie, signor Spilett,» rispose il marinaio «io torno al lavoro.»

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