Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]

Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:

Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione è press’a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un’isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l’uomo del ‘700, che si industria come può, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell’uomo «scientifico» qual era concepito nella seconda metà dell’800, l’uomo che domina ormai la natura in virtù di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un’isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson è un uomo comune, un marinaio, ed è solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo dì fronte a una vera e propria équipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith…
1 ... 72 73 74 75 76 77 78 79 80 ... 159
Перейти на страницу:

CAPITOLO IX

IL CATTIVO TEMPO «L’ASCENSORE IDRAULICO» FABBRICAZIONE DEL VETRO PER VETRATE E OGGETTI VARI «L’ALBERO DEL PANE» FREQUENTI VISITE AL RECINTO «AUMENTO DEL GREGGE» UNA DOMANDA DEL GIORNALISTA «LE COORDINATE ESATTE DELL’ISOLA DI LINCOLN» PROPOSTA DI PENCROFF

IL TEMPO cambiò durante la prima settimana di marzo. Era stata luna piena al principio del mese e il caldo era sempre eccessivo. Si sentiva che l’atmosfera era impregnata d’elettricità e un periodo più o meno lungo di tempo burrascoso era veramente da temere.

Infatti, il giorno 2, il tuono rombò con violenza estrema. Il vento soffiava da est e la grandine imperversò sulla facciata di GraniteHouse, crepitando come una scarica di mitraglia. Bisognò chiudere ermeticamente la porta e le imposte delle finestre, altrimenti nell’interno delle camere tutto sarebbe stato inondato.

Vedendo cadere quegli eccezionali chicchi di grandine, alcuni dei quali avevano la grossezza di un uovo di piccione, Pencroff non ebbe che un pensiero: che il suo campo di grano correva il più serio pericolo.

Corse tosto al suo campo, ove le spighe cominciavano già ad alzare la loro testina verde, e, per mezzo di un telone, riuscì a proteggere il suo raccolto. Invece del grano, fu lui a esser preso di mira dalla grandine, ma non se ne dolse.

Il maltempo continuò per otto giorni, durante i quali il tuono non cessò di rombare nelle profondità del cielo. Fra due temporali lo si sentiva ancora brontolare sordamente oltre l’orizzonte; poi riprendeva con rinnovata furia. Il cielo era attraversato da innumerevoli lampi, e la folgore colpì parecchi alberi dell’isola, fra cui un pino enorme, che sporgeva vicino al lago, all’estremo limite della foresta. Anche la spiaggia fu due o tre volte raggiunta dal fluido elettrico, che la fuse e la vetrificò. Trovando quei folgoriti, l’ingegnere fu indotto a credere che sarebbe stato possibile munire le finestre di grosse e solide vetrate, atte a sfidare il vento, la pioggia e la grandine.

I coloni, non avendo lavori urgenti da fare all’aperto, approfittarono del brutto tempo per lavorare all’interno di GraniteHouse, il cui arredamento si perfezionava e si completava di giorno in giorno. L’ingegnere impiantò un tornio, che gli permise di tornire alcuni utensili da toeletta e per la cucina, e particolarmente dei bottoni, la cui mancanza si faceva vivamente sentire. Una rastrelliera era stata installata per le armi, che erano tenute con estrema cura, e né le scansie né gli armadi lasciavano a desiderare. Se segava, si piallava, si limava, si torniva, e durante tutto quel periodo di cattivo tempo non si sentì che lo stridore degli utensili da lavoro e il rumore del tornio, che rispondevano ai brontolii del tuono.

Mastro Jup non era stato dimenticato; esso occupava una stanza a parte, presso il magazzino generale, una specie di cabina, con cuccetta sempre piena di buon strame, che gli conveniva a meraviglia.

«Con questo bravo Jup non ci sono mai recriminazioni,» ripeteva spesso Pencroff; «mai risposte scorrette! Che domestico, Nab, che domestico!»

«Mio allievo,» rispondeva Nab «e fra poco mio pari!»

«È superiore a te,» rispondeva ridendo il marinaio «giacché, alla fin fine, tu, Nab, parli, mentre lui non parla!»

È sottinteso che Jup era ormai al corrente del servizio. Batteva i vestiti, girava lo spiedo, spazzava le camere, serviva in tavola, metteva in ordine la legna, e, particolare che entusiasmava Pencroff, non si coricava mai senza essere andato a rimboccare il letto del bravo marinaio.

Quanto alla salute dei membri della colonia, bipedi o bimani, quadrumani o quadrupedi, non lasciava affatto a desiderare. Con quella vita all’aria aperta, su quel suolo salubre, in zona temperata, lavorando intellettualmente e manualmente, essi potevano sperare di non cader mai malati.

Infatti, tutti stavano meravigliosamente bene. Harbert era già cresciuto due pollici in altezza in un anno. La sua persona si formava e diventava più maschia, e prometteva d’essere presto un uomo compiuto nel fisico e nel morale. D’altronde, egli approfittava per istruirsi di tutti i momenti d’ozio che le occupazioni manuali gli lasciavano, leggeva i libri trovati nella cassa, e dopo le lezioni pratiche, che le necessità stesse della sua condizione gli offrivano continuamente, trovava, nell’ingegnere per le scienze, nel giornalista per le lingue, dei maestri che si dilettavano a completare la sua educazione.

L’idea fissa dell’ingegnere era di trasmettere al ragazzo tutto quanto egli sapeva, di istruirlo con l’esempio e con la parola; e Harbert approfittava largamente delle lezioni del suo professore.

«Se muoio,» pensava Cyrus Smith «egli mi sostituirà!»

I temporali ebbero fine verso il 9 marzo; ma il cielo rimase coperto dalle nubi durante tutto quell’ultimo mese dell’estate. L’atmosfera, violentemente turbata da tutte quelle scariche elettriche, non poté ricuperare la sua precedente purezza e vi furono quasi invariabilmente, piogge e nebbie, salvo tre o quattro belle giornate, che favorirono escursioni d’ogni sorta.

In quel tempo l’onagro femmina partorì un piccolo, appartenente allo stesso sesso della madre e che crebbe a meraviglia. Nel recinto vi fu, in identiche circostanze, accrescimento del gregge dei mufloni e parecchi agnelli belavano già sotto le tettoie, con gran gioia di Nab e di Harbert, che avevano ciascuno il loro favorito fra i neonati.

Fu tentato pure l’addomesticamento dei pecari, che riuscì pienamente. Una stalla venne costruita accanto al pollaio e in breve essa ospitò parecchi nati in via d’addomesticarsi, cioè d’ingrassarsi mediante le cure di Nab. Mastro Jup, incaricato di portar loro il nutrimento quotidiano, risciacquature dei piatti, rimasugli di cucina, ecc., adempiva coscienziosamente al suo compito. Gli accadeva, sì, talvolta, di divertirsi a spese dei suoi piccoli pensionanti, tirando loro la coda; ma era per scherzo e non per cattiveria, perché quei codini attorcigliati lo divertivano come un balocco, e il suo istinto era quello di un bambino.

Un giorno di quello stesso mese di marzo, Pencroff, conversando con l’ingegnere, ricordò a Cyrus Smith una promessa, che questi non aveva ancora avuto il tempo di mantenere.

«Avevate pariate d’un apparecchio atto a sopprimere le lunghe scale di GraniteHouse, signor Cyrus» gli disse. «Non Io farete, dunque, un giorno o l’altro?»

«Volete parlare d’una specie d’ascensore!» rispose Cyrus Smith. «Chiamiamolo ascensore, se volete» rispose il marinaio. «Il nome»

non ha importanza, purché esso ci sollevi senza fatica sino alla nostra dimora. «Sarà una cosa facilissima, Pencroff, ma la credete utile?»

«Certo, signor Cyrus. Dopo esserci provveduti del necessario, pensiamo un po’ alle comodità. Per le persone sarà forse un lusso, se volete; ma per le cose è indispensabile! Non è molto comodo arrampicarsi su per una lunga scala, quando si è pesantemente carichi!»

«Bene, Pencroff, vedremo di accontentarvi» rispose Cyrus Smith.

«Ma non avete una macchina adatta a vostra disposizione.»

«La faremo.»

«Una macchina a vapore?»

«No, una macchina idraulica.»

E, infatti, una forza naturale per manovrare il suo apparecchio era là a disposizione dell’ingegnere, ed egli poteva utilizzarla senza grande difficoltà.

Per questo, bastava aumentare l’afflusso d’acqua della piccola derivazione del lago che giungeva sin nell’interno di GraniteHouse. L’apertura, posta fra le pietre e le erbe all’estremità superiore dello scarico, fu dunque ingrandita e ciò produsse una forte caduta d’acqua, la cui eccedenza si scaricò per il pozzo interno. Sotto la cascata medesima, l’ingegnere collocò un cilindro a palette, che si collegava all’esterno con una ruota, intorno alla quale si avvolgeva un robusto cavo sostenente un grosso paniere. In questo modo, per mezzo di una lunga corda che cadeva sino a terra e permetteva di innestare e disinnestare il motore idraulico, si poteva salire nel paniere fino alla porta di GraniteHouse.

1 ... 72 73 74 75 76 77 78 79 80 ... 159
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)