L’altra lettera era riposta nel sacchetto di Egwene, anche se nessuna di loro era certa di quanto le sarebbe servita nel luogo dove stava recandosi.
«Ma questa ti permette di fare quello che vuoi» protestò Lan. «Puoi parlare in nome dell’Amyrlin. Perché avrebbe dato una simile lettera a un’Ammessa?»
«Non fare domande alle quali non posso rispondere» puntualizzò Nynaeve, quindi aggiunse con l’ombra di un sorriso: «Considerati fortunato che non ti chieda di ballare per me.»
Elayne represse un sorriso. Egwene emise un verso strozzato e inghiottì una risata. Era ciò che aveva detto Nynaeve la prima volta, quando l’Amyrlin aveva dato loro le lettere. Con questa potrei far ballare un Custode. Nessuna di loro aveva dubitato su quale Custode fosse.
«Non lo farai? Hai disposto di me molto bene. Il mio legame, e i miei giuramenti. Questa lettera.» Negli occhi di Lan c’era un bagliore pericoloso che Nynaeve non sembrò notare mentre riprendeva la lettera e la riponeva nel sacchetto appeso alla cintura.
«Sei pieno di te, al’Lan Mandragoran. Noi facciamo quel che dobbiamo, proprio come te.»
«Pieno di me stesso, Nynaeve al’Meara? ‘Io’ sono pieno di me?» Lan si mosse con tale velocità verso Nynaeve che Elayne lo avvolse quasi in alcuni flussi di Aria prima di poter pensare. Un momento Nynaeve era lì in piedi, con appena il tempo di restare a bocca aperta davanti all’uomo che si precipitava contro di lei; il momento successivo si ritrovò con i piedi sospesi a trenta centimetri dal suolo mentre veniva baciata profondamente. All’iniziò lo scalciò negli stinchi e lo prese a pugni, facendo versi frenetici, protestando furiosamente, ma i calci rallentarono, quindi si fermarono, alla fine rimase aggrappata alle sue spalle senza protestare.
Egwene abbassò gli occhi imbarazzata, ma Elayne guardava con interesse. Era così che appariva quando Rand... No! Non penserò a lui, si disse. Si chiese se aveva tempo di scrivere un’altra lettera, per ritirare tutto ciò che aveva detto nella prima, per fargli sapere che non era seria. Ma voleva?
Dopo un po’ Lan rimise a terra Nynaeve, la quale oscillò leggermente mentre si lisciava il vestito e si sistemava furiosamente i capelli.
«Non avevi il diritto di...» iniziò a dire senza voce, quindi si fermò a deglutire. «Non ti permetto di trattarmi a questo modo davanti a tutti. Non posso!»
«Non è l’intero mondo» rispose Lan. «Ma se le tue amiche possono guardare, possono anche sentire. Ti sei creata un posto nel mio cuore dove credevo non ci fosse spazio per altro. Hai fatto crescere fiori dove coltivavo polvere e pietre. Ricordatelo, durante questo viaggio che insisti nel voler affrontare. Se morirai, non ti sopravviverò a lungo.» Regalò a Nynaeve uno dei suoi rari sorrisi, che non ammorbidì quel volto, ma almeno lo rese meno duro. «E ricorda anche che non è sempre così facile darmi degli ordini, anche con le lettere dell’Amyrlin.» Fece un elegante inchino e per un momento Elayne pensò che avrebbe baciato l’anello con il Gran Serpente. «Come tu ordini» mormorò «io obbedisco.» Era difficile capire se intendeva prenderla in giro o no.
Non appena la porta si chiuse alle sue spalle, Nynaeve si lanciò lungo il bordo del letto come se finalmente avesse concesso alle ginocchia di cedere e fissò la porta pensierosa.
«Pungola il cane più mite una volta di troppo» citò Elayne «e morderà. Non che Lan sia mite.» Nynaeve la ricambiò con uno sguardo pungente e tirando su con il naso.
«È insopportabile» osservò Egwene. «A volte lo è, Nynaeve, perché hai fatto una simile cosa? Era pronto a seguirti. So che non vuoi niente di più che liberarlo da Moiraine. Non cercare di negarlo.»
Nynaeve non lo fece. Al contrario giocherellò con il vestito e sistemò il copriletto. «Non in quel modo» rispose alla fine. «Voglio che sia mio. In tutto. Non voglio che ricordi un giuramento non mantenuto con Moiraine. Non permetterò che una simile cosa si frapponga fra noi. Per lui e per me.»
«Ma sarà diverso se lo porterai a chiedere a Moiraine di rilasciarlo dal legame?» le domandò Egwene. «Lan è il tipo d’uomo per cui sarebbe la stessa cosa. L’unica soluzione è che sia Moiraine a liberarlo dall’impegno. Come potrai riuscirci?»
«Non lo so.» Nynaeve rese la voce più ferma. «Eppure ciò che va fatto, può essere fatto. C’è sempre un sistema, ma sarà per un’altra volta. Adesso abbiamo del lavoro da svolgere e ce ne stiamo qui a parlare di uomini. Sei sicura di avere tutto ciò che ti potrà servire nel deserto, Egwene?»
«Aviendha sta preparando tutto» rispose la ragazza. «Sembra ancora infelice, ma ha detto che possiamo raggiungere il Rhuidean in poco più di un mese, se siamo fortunate. Per quel momento voi sarete già a Tanchico.»
«Forse anche prima» intervenne Elayne «se quel che dicono riguardo i perlustratoli del Popolo del Mare è vero. Sarai prudente, vero Egwene? Anche con Aviendha come guida, il deserto non può essere sicuro.»
«Lo farò. Anche voi due, siate prudenti. Tanchico non è un posto più sicuro del deserto, adesso.»
Di colpo si abbracciarono, ripetendo delle raccomandazioni, ricordando gli appuntamenti per gli incontri nella Pietra del Tel’aran’rhiod.
Elayne si strofinò via le lacrime dalla guancia. «Meno male che Lan è andato via» rise tremando. «Penserebbe che ci stiamo comportando tutte da sciocche.»
«No, non lo farebbe» rispose Nynaeve, tirandosi su la gonna per sistemare un sacchetto d’oro nella tasca. «Potrà essere un uomo, ma non è uno zuccone integrale.»
C’era ancora tempo, decise Elayne, prima che giungesse la carrozza, per trovare carta e penna. Lo avrebbe trovato. Nynaeve aveva ragione. Gli uomini avevano bisogno di una mano ferma. Rand avrebbe scoperto che non poteva liberarsi di lei con tanta facilità. E lui non avrebbe trovato facile rientrare nelle sue grazie.
17
Inganni
Facendo un favore alla gamba destra irrigidita, Thom si inchinò con uno svolazzo del mantello da menestrello per far sventolare le pezze colorate. Aveva gli occhi pesanti, ma parlò con leggerezza. «Buongiorno.» Tirandosi su toccò grandiosamente i baffi bianchi.
Il servo vestito di nero e oro sembrava sorpreso. I due ragazzi muscolosi usciti da sotto la cassapanca laccata di rosso e borchiata con il coperchio dissestato, che stavano quasi per sollevare del tutto, e le tre donne presenti si bloccarono davanti alla scena. A parte loro il corridoio era vuoto, e ogni scusa per interrompere il lavoro era buona, in particolare a quest’ora. Sembravano tutti stanchi come si sentiva Thom, con le spalle incurvate e gli occhi cerchiati di nero.