L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Il poco sonno che aveva avuto era stato disturbato e irregolare.
Da sveglio aveva visto il volto di Faile, gli occhi scuri che lo accusavano; il dolore che le aveva causato e che vedeva in quegli stessi occhi lo faceva sentire meschino. Quando dormiva, sognava di montare una forca, e Faile lo guardava, o peggio, cercava di aiutarlo, cercava di combattere i Manti Bianchi con le loro lance e spade, e lui gridava mentre gli sistemavano il cappio attorno al collo, gridava perché i Manti Bianchi stavano uccidendo Faile. A volte Faile li stava a guardare mentre lo impiccavano con un sorriso di soddisfazione. Non c’era da meravigliarsi che tali sogni lo facessero svegliare di colpo. Una volta aveva sognato lupi che uscivano di corsa dalla foresta per salvare lui e Faile — solo per essere infilzati dalle lance dei Manti Bianchi o abbattuti dalle frecce. Non era stata una nottata riposante. Lavandosi e vestendosi il più velocemente possibile, uscì dalla stanza nella speranza di lasciarsi alle spalle anche i ricordi dei sogni.
Dell’attacco della notte precedente rimanevano pochi segni: un arazzo tagliato da un colpo di spada, una cassa con un angolo scheggiato da un’ascia o una macchia chiara sul pavimento di pietra da dove era stato rimosso un tappeto intriso di sangue. La majhere aveva il suo esercito in livrea a pieno servizio, anche se molti erano fasciati: chi spazzava, chi lavava i pavimenti, chi rimuoveva e rimpiazzava oggetti. La donna, una figura corpulenta con i capelli grigi raccolti come un cappello rotondo da un bendaggio avvolto attorno al capo, zoppicava appoggiandosi a un bastone, e dava ordini con voce ferma e con la chiara intenzione di eliminare ogni segno della seconda violazione della Pietra. Vide Perrin e gli rivolse una riverenza infinitesimale. Pure i Sommi signori non ottenevano molto da lei, anche quando stava bene. Malgrado tutte le pulizie e lo strofinare, sotto gli odori di cera, lucidi e fluidi detergenti, Perrin poteva ancora cogliere il debole odore del sangue, l’aroma decisamente metallico del sangue umano, il fetido sangue dei Trolloc, il sangue acido dei Myrddraal, con quel fetore peculiare che bruciava le narici. Sarebbe stato felice di abbandonare quel posto.
La porta che immetteva nella stanza di Loial era larga una spanna e alta più di due, con una maniglia eccessivamente grande a forma di viticci aggrovigliati, all’altezza della testa di Perrin. Nella Pietra vi era un numero di stanze usate raramente, apposta per gli Ogier; La Pietra di Tear era più antica anche della famigerata epoca dei lavori di pietra ogier, ma era un segno di prestigio avvalersi di tali artigiani, almeno di tanto in tanto. Perrin bussò, e alla risposta «Avanti» detta con una voce che risuonò come una lenta valanga, sollevò la maniglia ed entrò.
La stanza era proporzionata alla porta, eppure Loial, in piedi in camicia al centro del tappeto decorato con un motivo di foglie, la pipa dal cannello lungo fra i denti, faceva sembrare tutto di dimensioni normali. L’Ogier era più alto di un Trolloc in punta di piedi, e indossava stivali alti, anche se non era grosso come uno di loro. La giubba verde scuro era abbottonata in vita, svasata verso il basso fino al bordo degli stivali come un gonnellino sopra dei pantaloni a sbuffo; tali indumenti non sembravano strani agli occhi di Perrin, ma un’occhiata bastava per dire che questo non era un uomo normale in una stanza ordinaria. Il naso dell’Ogier era così largo da sembrare un muso, e le sopracciglia ricordavano lunghi baffi che pendevano ai lati degli occhi, grandi come piattini. Le orecchie pelose spuntavano fra i capelli ispidi e neri che gli scendevano quasi sulle spalle. Alla vista di Perrin sorrise. «Buongiorno, Perrin» rombò, togliendosi di bocca la pipa. «Hai dormito bene? Non deve essere stato facile, dopo una notte come quella. Io personalmente sono rimasto sveglio metà nottata, scrivendo quanto accaduto.» Loial aveva una penna in mano, e macchie d’inchiostro sulle dita grosse come salsicce. C’erano libri ovunque, appoggiati su sedie a misura di Ogier, sul grosso letto, e sul tavolo che era alto fino al torace di Perrin. Non era una sorpresa, ma il fatto un po’ curioso fu la presenza di fiori. Di ogni tipo e colore. In vasi, cestini, mazzolini legati con fiocchi o anche spaghi, grossi pannelli floreali intrecciati che assomigliavano a pezzi di giardino appoggiati al muro. Perrin di sicuro non aveva mai visto nulla di simile dentro a una stanza. Il profumo colmava l’aria. Eppure ciò che attirò la sua attenzione fu il bozzo sulla testa di Loial, grande come il pugno di un uomo, e l’evidente zoppicare della camminata. Se Loial era stato ferito troppo gravemente per viaggiare... Perrin si vergognò di aver pensato una cosa simile — l’Ogier era un amico — ma doveva farlo.
«Sei stato ferito, Loial? Moiraine poteva guarirti. Sono sicuro che lo farà.»
«Oh, posso andare in giro senza problemi, e c’erano così tante persone che avevano veramente bisogno d’aiuto. Non volevo disturbarla. Di certo non è sufficiente a impedirmi di lavorare.» Loial lanciò un’occhiata al tavolo sul quale era appoggiato un grosso libro rilegato in panno — largo per Perrin, ma giusto della misura del taschino di un Ogier — sistemato accanto a una boccetta aperta di inchiostro. «Spero di aver scritto tutto correttamente. Non ho visto molto la scorsa notte fino a quando è finito tutto.»
«Loial» iniziò a dire Faile dietro a un fascio di fiori con un libro fra le mani, «è un eroe.»
Perrin sobbalzò; i fiori avevano completamente mascherato il profumo della donna.
Loial emise un verso per zittirla, scuotendo le orecchie per l’imbarazzo, e le fece un cenno con le grosse mani, ma la donna proseguì, con la voce fredda e gli occhi roventi puntati sul viso Perrin.
«Ha riunito tutti i bambini che ha potuto — e alcune delle mamme — in una grande stanza, e ha sorvegliato le porte da solo, contro Trolloc e Myrddraal, per tutta la durata del combattimento. Questi fiori sono un regalo delle donne della Pietra, in onore del coraggio di Loial e della sua lealtà.» La voce schioccò come una frusta.
Perrin riuscì appena a non trasalire. Ciò che aveva fatto era giusto, ma non poteva aspettarsi che lei se ne rendesse conto. Anche se Faile avesse saputo la ragione, non avrebbe voluto vederla. Era la cosa giusta. Lo era, ripeté Perrin. Desiderava solamente sentirsi meglio riguardo tutta la faccenda. Non era accettabile che avesse fatto la cosa giusta e si sentisse in torto.
«Non è stato nulla.» Loial scosse selvaggiamente le orecchie. «I bambini non potevano difendersi da soli. Ecco tutto. Non sono un eroe. No.»
«Non dire sciocchezze.» Faile tenne il segno nel libro con un dito e si avvicinò all’Ogier. Non gli arrivava nemmeno al torace. «Non c’è una donna nella Pietra che non ti sposerebbe se fossi umano, e alcune lo farebbero in ogni caso. Loial è un nome appropriato poiché la tua natura è leale. Ogni donna lo amerebbe.»
Le orecchie dell’Ogier divennero rigide per la violenta emozione e Perrin sorrise. Faile aveva chiaramente lisciato Loial tutta la mattina nella speranza che l’Ogier sarebbe stato d’accordo a portarla con loro, non importa cosa volesse Perrin, ma cercare di punzecchiarlo era stato come fargli mangiare un sasso senza che lui lo sapesse. «Hai avuto notizie di tua madre, Loial?» chiese Faile.
«No.» Loial sembrò sollevato e preoccupato allo stesso tempo. «Ma ieri ho visto Laefar in città. Era sorpreso di vedermi quanto io di incontrarlo; noi Ogier non siamo una vista comune a Tear. Era venuto da Stedding Shangtai per negoziare le riparazioni di alcuni lavori di pietra ogier in uno dei palazzi. Non dubito che le prime parole che pronuncerà al ritorno allo stedding saranno tipo ‘Loial a Tear’.»
«Questo è preoccupante» osservò Perrin, e Loial annuì demoralizzato.
«Laefar mi ha detto che gli Anziani mi hanno dichiarato fuggiasco e mia madre ha promesso di farmi sposare e sistemare immediatamente. Ha anche già scelto una ragazza per me. Laefar però non sapeva chi. Almeno mi ha detto di non saperlo. Crede che certe osservazioni siano divertenti. Potrebbe essere qui in un mese.»