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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Vorrei andare via oggi, Loial» proseguì Perrin, senza guardare Faile.

«Meglio muoversi velocemente» concordò Loial con uno sguardo di rimpianto al libro sul tavolo. «Suppongo di poter riordinare i miei appunti durante il viaggio. Sa la Luce cosa mi perderò, allontanandomi da Rand.»

«Mi hai sentita, Perrin?» chiese Faile.

«Prenderò il cavallo e alcune vettovaglie, Loial. Potremmo essere in cammino per metà mattinata.»

«Che tu sia folgorato, Perrin Aybara. Rispondimi!»

Loial la guardò preoccupato. «Perrin, sei certo che non potresti...»

«No» lo interruppe gentilmente Perrin. «È testarda come un mulo e le piace fare trucchetti. Non ballerò per farla ridere.» Ignorò i versi gutturali che stava facendo Faile, come un gatto che fissava uno strano cane ed era pronto ad attaccare. «Ti avviserò quando sono pronto.» Perrin si avviò verso la porta e la ragazza gridò appresso a lui furiosa.

«‘Quando’ è una mia decisione, Perrin Aybara. Mia e di Loial. Mi hai sentita? Sarà meglio che tu sia pronto in due ore, o ti lasceremo indietro. Puoi incontraci alla stalla vicino al cancello del Muro del Drago, se decidi di venire. Mi hai sentita?»

Perrin percepì il movimento e si chiuse la porta alle spalle proprio mentre qualcosa vi sbatteva contro. Un libro, pensò. Loial l’avrebbe fatta nera per questo. Preferiva essere colpito sulla testa che vedere danneggiato uno dei suoi libri.

Per un momento Perrin si accostò alla porta, disperato. Tutto quello che aveva fatto, tutto ciò che aveva passato per far sì che lei lo odiasse, e alla fine sarebbe stata presente in ogni caso per vederlo morire. Forse adesso si sarebbe goduta lo spettacolo. Testarda donna ostinata! pensò.

Quando si voltò per andare via, uno degli Aiel stava avvicinandosi, un uomo alto con i capelli rossicci e gli occhi verdi che avrebbe potuto essere il cugino più grande di Rand, o un giovane zio. Perrin conosceva quell’uomo e gli piaceva, fosse anche solamente perché Gaul non aveva mai accennato di aver notato gli occhi gialli. «Che tu possa trovare l’ombra stamattina, Perrin. La majhere mi aveva detto che ti eri recato da questa parte, anche se credo che avesse voglia di mettermi in mano una scopa. Quella donna è dura come una Sapiente.»

«Che tu possa trovare ombra questa mattina, Gaul. Le donne sono tutte teste dure, se proprio vuoi saperlo.»

«Forse, se non sai come aggirarle. Ho sentito dire che partirai alla volta dei Fiumi Gemelli.»

«Luce!» Perrin ruggì prima che l’Aiel potesse aggiungere altro. «Lo sa tutta la Pietra?» Se Moiraine avesse scoperto...

Gaul scosse il capo. «Rand al’Thor mi ha preso da parte e mi ha parlato, chiedendomi di non dirlo a nessuno. Credo che abbia anche parlato con altri, ma non so quanti vorranno venire con te. Ci troviamo da questo lato del Muro del Drago da molto tempo, e parecchi scalpitano per tornare nella terra delle Tre Piegature.»

«Venire con me?» Perrin era colpito. Se gli Aiel andavano con lui... C’erano possibilità che non aveva osato prendere in considerazione prima di quel momento. «Rand ti ha chiesto di venire con me? Nei Fiumi Gemelli?» Gaul scosse nuovamente la testa. «Ha detto solamente che stavi andando via e che c’erano uomini che avrebbero potuto tentare di ucciderti. Io voglio accompagnarti, se mi accetterai al tuo fianco.»

«Se io voglio?» Perrin si mise quasi a ridere. «Certo. Viaggeremo attraverso le Vie in circa due ore.»

«Le Vie?» L’espressione di Gaul non cambiò, ma batté le palpebre.

«Fa differenza?»

«La morte giunge per tutti gli uomini, Perrin.» Non era una risposta molto consolatoria.

«Non posso credere che Rand sia così crudele» osservò Egwene, e Nynaeve aggiunse: «Almeno non ha provato a fermarti.» Appoggiate sul letto di Nynaeve. stavano finendo la divisione dell’oro che Moiraine aveva dato loro. Quattro sacchetti di monete da nascondere nelle tasche cucite sotto le gonne di Elayne e Nynaeve, e un altro più piccolo per non attirare attenzioni indesiderate, da portare appeso alla cintura. Egwene ne aveva presi di meno, poiché nel deserto non poteva farne grande uso. Elayne guardò accigliata i due fagotti ben chiusi e il documento manoscritto nella custodia di cuoio appoggiata vicino alla porla. C’erano dentro tutti i suoi abiti e altre cose. Forchetta e coltello, spazzola e pettine, aghi, spille, filo, ditale, forbici. Un’esca e un secondo pugnale, più piccolo di quello che portava alla cintura. Sapone, polvere da bagno e... era ridicolo ricontrollare tutto ancora una volta. L’anello di pietra di Egwene era ben riposto nel sacchetto. Era pronta a partire. Non c’era nulla che la trattenesse.

«No, non ci ha provato.» Elayne era fiera di come appariva calma e raccolta. Rand sembrava quasi sollevato! E gli ho dato quella lettera deponendogli il cuore davanti ai piedi, sincero come quello di una stupida cieca! Almeno non l’aprirà fino a quando non sarò andata via, si disse Elayne. Sussultò quando Nynaeve le appoggiò una mano sulla spalla.

«Volevi che ti chiedesse di restare? Sai quale sarebbe stata la tua risposta. Lo volevi, vero?»

Elayne serrò le labbra. «Certo. Ma non doveva sembrare addirittura felice.» Elayne si era lasciata sfuggire quest’ultima frase.

Nynaeve la guardò comprensiva. «Gli uomini sono a dir poco difficili.»

«Ancora non riesco a credere che sia stato così... così...» iniziò a mormorare Egwene. Elayne non scoprì cosa intendeva dire, perché in quel momento qualcuno aprì la porta con tale forza che rimbalzò sul muro.

Elayne aveva abbracciato saldar prima ancora di smettere di arretrare, quindi provò un momento di imbarazzo quando la porta rimbalzò forte contro la mano aperta e protesa in avanti di Lan. Ma decise di mantenere il contatto con la Fonte ancora per un altro po’. Il Custode riempiva la soglia con le spalle ampie, il viso era cupo; se con quegli occhi azzurri avesse davvero potuto scagliare i fulmini che minacciavano, avrebbero fatto esplodere Nynaeve. Il bagliore di saidar circondò anche Egwene e non scomparve.

Lan non sembrò notare altre se non Nynaeve. «Mi hai lasciato credere che stavi tornando a Tar Valon» si rivolse graffiante a Nynaeve.

«Forse lo hai creduto» rispose la ragazza con calma «ma io non l’ho mai detto.»

«Mai detto? Mai detto! Hai parlato di andare via oggi, e hai sempre collegato la tua partenza con quella delle Amiche delle Tenebre che dovevano essere imbarcate per Tar Valon. Sempre! Cosa volevi che pensassi?»

«Ma non ho mai detto...»

«Luce, donna!» gridò. «Non fare giochi di parole con me!»

Elayne scambiò degli sguardi preoccupati con Egwene. Quest’uomo aveva un autocontrollo ferreo, ma adesso era sul punto di rottura. Nynaeve era quella che lasciava trasparire spesso le proprie emozioni, eppure lo stava affrontando freddamente, a testa alta e con gli occhi sereni, le mani ancora adagiate sul vestito di seta verde.

Lan stava cercando di dominarsi con notevole sforzo. Il viso era duro come sempre, sotto controllo, ma Elayne era certa che fosse solo apparenza. «Non avrei saputo dove ti stai dirigendo se non avessi sentito che avete richiesto una carrozza. Per portarvi a un’imbarcazione in rotta verso Tanchico. Tanto per cominciare non so perché l’Amyrlin vi abbia permesso di lasciare la Torre, o perché Moiraine vi abbia coinvolte nell’interrogatorio di quelle Sorelle Nere, ma siete solamente tre Ammesse. Ammesse, non Aes Sedai. Tanchico adesso non è un luogo sicuro se non per un’Aes Sedai con un Custode che le guardi le spalle. Non ti lascerò andare laggiù!»

«Quindi» rispose con leggerezza Nynaeve «stai dubitando delle decisioni di Moiraine, e anche di quelle dell’Amyrlin. Forse per tutto il tempo ho frainteso i Custodi. Credevo che giuraste di accettare e obbedire, fra le altre cose. Lan, capisco la tua preoccupazione e te ne sono grata — più che grata — ma tutti abbiamo incarichi da portare a termine. Noi partiamo; devi rassegnarti.»

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