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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Tre paia di occhi dalle pupille a taglio si sollevarono da lui — sembravano riluttanti — e studiarono l’aria sopra la sua testa. Alla fine la donna alla sinistra disse. «Devi recarti nel Rhuidean.»

Non appena parlò tutti gli occhi ricaddero nuovamente su di lui e si inchinarono in avanti, respirando di nuovo profondamente, ma in quel momento suonò una campana, un sonoro rumore di ottone che echeggiò nella stanza. Le creature ondeggiarono nel tirarsi su, guardandosi l’uno con l’altro, quindi nuovamente portarono gli occhi nell’aria sopra la testa di Mat.

«È un altro» sussurrò la donna alla sinistra. «La tensione. La tensione.»

«Il sapore» aggiunse l’uomo «è passato così tanto tempo.»

«C’è ancora tempo» aggiunse infine l’ultima donna. Sembrava calma — tutti lo sembravano — ma c’era una certa determinazione nella voce quando si rivolse nuovamente a Mat. «Chiedi. Chiedi.»

Mat li guardò furiosamente. Rhuidean? Luce! Un posto in mezzo al deserto, solo la Luce e gli Aiel sapevano dove. Questo era tutto quello che sapeva. Nel deserto! La rabbia fece scappar via le domande su come liberarsi delle Aes Sedai e come recuperare la memoria perduta. «Rhuidean!» sbraitò. «Che la luce mi riduca le ossa in cenere se voglio andare nel Rhuidean! E che sia dissanguato se lo farò! Perché dovrei? Non state rispondendo alle mie domande. Voi dovreste rispondere, non sottopormi degli indovinelli!»

«Se non ti rechi nel Rhuidean» rispose la donna sulla destra «morirai.»

La campana rintoccò nuovamente, stavolta più forte; Mat ne percepì il tremito attraverso gli stivali. Gli sguardi che sì scambiarono i tre erano chiaramente ansiosi. Mat aprì la bocca, ma le creature erano solamente preoccupate una dell’altra.

«La tensione» osservò frettolosamente una delle donne. «È troppo forte.»

«Il suo sapore» aggiunse senza pausa l’altra donna. «È passato così tanto tempo.»

Prima che avesse finito l’uomo parlò. «La tensione è troppo forte. Troppo forte. Chiedi. Chiedi!»

«Che la vostra anima bruci per essere così vigliacchi» gridò Mat. «Lo farò! Perché morirò se non vado nel Rhuidean? È molto probabile che morirò se ci provo. Non ha sen...»

L’uomo lo interruppe e parlò velocemente. «In quel caso avresti evitato il filo del fato, lasciato il tuo destino alla deriva nei venti del tempo e verresti ucciso da quelli che non vogliono che il destino si compia. Adesso vai. Devi andare. Veloce!»

La guida vestita di giallo fu improvvisamente presente al fianco di Mat tirandolo per la manica con le lunghe mani affusolate.

Mat lo scansò. «No! Non andrò via! Mi hai portato qui per le domande che volevo porre e ho ricevuto risposte insensate. Non lascerete tutto così in sospeso. Di che destino state parlando? Avrò almeno una risposta chiara da voi!»

La campana suonò una terza volta dolorosamente, e l’intera stanza tremò.

«Vai!» gridò l’uomo. «Hai avuto le tue risposte. Devi andartene prima che sia troppo tardi!»

Di colpo una dozzina di uomini vestiti di giallo si trovò attorno a Mat, come sbucati dall’aria, e tutti cercavano di tirarlo verso la porta. Mat combatté con i pugni, i gomiti e le ginocchia. «Quale destino? Che i vostri cuori brucino, quale destino?» Fu la stanza stessa stavolta a rimbombare, pareti e pavimento che tremavano, facendo quasi cadere Mat e chi gli stava addosso. «Quale destino?»

I tre si trovavano in piedi sui piedistalli e non riuscì a capire quale di loro gridò e rispose.

«Sposare la Figlia delle Nove Lune!»

«Morire e vivere nuovamente, e vivere ancora una volta una parte di ciò che fu!»

«Rinunciare a metà della luce del mondo per salvarlo!»

Tutti insieme si lamentavano come il vapore rilasciato da una forte pressione. «Vai nel Rhuidean, figlio delle battaglie! Vai nel Rhuidean, imbroglione! Vai, giocatore d’azzardo! Vai!»

Gli uomini in giallo lo afferrarono per le braccia e le gambe e corsero, tenendolo alto sopra le teste. «Lasciatemi, figli di capre smidollati!» gridò dibattendosi. «Che siano bruciati i vostri occhi! Che l’Ombra si prenda le vostre anime, lasciatemi! Userò i vostri intestini per fabbricarmi un sottopancia per il cavallo!» Ma per quanto si dimenasse e imprecasse, la presa di quelle dita affusolate era ferrea.

La campana rintoccò altre due volte, o forse fu il palazzo. Tutto tremava come durante un terremoto; le mura risuonavano con riverberi assordanti, ognuno più forte del precedente. Gli uomini proseguivano inciampando, quasi cadendo ma senza mai fermare quella corsa precipitosa. Mat non vide nemmeno dove lo stessero portando fino a quando si fermarono di colpo sollevandolo in aria. A quel punto vide la soglia ritorta, il ter’angreal, mentre vi volava attraverso.

La luce bianca lo accecò; il boato gli colmò la testa fino a rimuovergli tutti i pensieri.

Cadde pesantemente sul pavimento impolverato, nella luce fioca, e rotolò contro il barile sul quale era appoggiata la lampada all’interno della Grande Proprietà. Il barile ondeggiò, pacchetti e figurine caddero in terra rompendosi fragorosamente e lanciando in giro frammenti di pietra, avorio e porcellana. Rimbalzando in piedi Mat si scagliò verso la soglia di pietra. «Che siate folgorati, non potete lanciarmi come un...!»

Si lanciò precipitosamente attraverso la soglia e ricadde contro i barili e le ceste dall’altro lato. Senza fermarsi, si voltò e lo fece nuovamente. Con lo stesso risultato. Stavolta afferrò il barile sul quale era appoggiata la lampada, che per poco non cadde sugli oggetti rotti che ricoprivano il pavimento. La afferrò bruciandosi le mani e la spostò in un punto più stabile. Che io sia folgorato se voglio restare quaggiù al buio, pensò, succhiandosi le dita. Luce, nel modo in cui sta andando la mia fortuna, probabilmente avrebbe avviato un incendio e sarei morto carbonizzato!

Guardò il ter’angreal pieno di rabbia. Perché non funzionava? Forse la gente dall’altro lato lo aveva in qualche modo chiuso. Non capiva praticamente nulla di quanto era accaduto. Quella campana, e il loro panico. Avresti detto che avevano paura che il tetto gli cadesse in testa. A pensarci bene, era quasi successo. E il Rhuidean e tutto il resto. Il deserto era già abbastanza brutto, ma avevano detto che era destinato a sposare qualcuna chiamata la Figlia delle Nove Lune. Sposare! E una nobile per giunta, da come suonava il nome. Avrebbe sposato un maiale piuttosto che una nobile. E quell’affare di morire e vivere nuovamente. Molto gentile da parte loro aggiungere quell’ultimo dettaglio! pensò. Se qualche Aiel velato di nero lo uccideva mentre si recava nel Rhuidean, avrebbe scoperto quanto era vera la risposta. Niente di tutto ciò aveva senso, e non credeva a una parola. Però... la maledetta soglia lo aveva portato da qualche parte e avevano risposto a tre domande, proprio come aveva detto Egwene.

«Non sposerò nessuna maledetta nobildonna!» gridò rivolgendosi al ter’angreal. «Mi sposerò quando sarò troppo vecchio per divertirmi, ecco! Rhuidean il mio maledetto...!»

Dalla soglia ritorta sbucò uno stivale seguito dal resto di Rand, con quella sua spada fiammeggiante. La spada svanì non appena fu fuori dalla soglia, e mandò un sospiro di sollievo. Anche nella luce fioca Mat poteva vedere che era preoccupato. Rand sobbalzò quando vide Mat. «Stai solamente ficcanasando, Mat, o anche tu lo hai attraversato?»

Mat lo guardò preoccupato per un momento, ma almeno quella spada era sparita. Non sembrava che stesse incanalando — come avrebbe potuto dirlo? — e non assomigliava affatto a un pazzo. Aveva esattamente l’aspetto che Mat si ricordava. Doveva ripetersi che non si trovavano più a casa e Rand non era chi si ricordava. «Oh, sono passato attraverso, ma è andato tutto bene. Un mucchio di maledetti bugiardi, se proprio vuoi saperlo! Cosa sono? Mi fanno pensare a dei serpenti.»

«Non credo che siano bugiardi.» Sembrava che Rand desiderasse che lo fossero. «No. Non quello. Mi temevano, fin dall’inizio. E quando quella campana ha iniziato a suonare... solo la spada li ha tenuti indietro; non volevano nemmeno guardarla. Sfuggivano. Si coprivano gli occhi. Hai ottenuto le risposte?»

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