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L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]

Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:

Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione è press’a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un’isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l’uomo del ‘700, che si industria come può, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell’uomo «scientifico» qual era concepito nella seconda metà dell’800, l’uomo che domina ormai la natura in virtù di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un’isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson è un uomo comune, un marinaio, ed è solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo dì fronte a una vera e propria équipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith…
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Il 20 novembre il ponte fu finito. La sua parte mobile, equilibrata da contrappesi, girava facilmente, e bastava un lieve sforzo per sollevarla; tra i cardini e l’ultima traversa sulla quale andava ad appoggiarsi, quando era abbassata, vi era uno spazio di venti piedi, sufficiente perché gli animali non potessero varcarlo.

Si trattò allora d’andare a cercare l’involucro dell’aerostato, che i coloni avevano fretta di mettere completamente al sicuro; ma per trasportarlo era necessario portare un carro fino a Porto Pallone, e, di conseguenza, bisognava aprire una strada attraverso le folte boscaglie del Far West. Ciò richiedeva un certo tempo. Così Nab e Pencroff si spinsero prima in ricognizione sino al porto, e siccome constatarono che la tela non soffriva in nessun modo nella grotta ov’era stata immagazzinata, fu deciso che i lavori relativi all’altipiano di Bellavista sarebbero proseguiti senza interruzione.

«Questo,» fece osservare Pencroff «ci permetterà di costruire il nostro pollaio in migliori condizioni, poiché non avremo da temere né la visita delle volpi, né l’aggressione d’altre bestie nocive.»

«Senza contare,» aggiunse Nab «che potremo dissodare il terreno dell’altipiano, trapiantarvi le piante selvatiche…»

«E preparare il nostro secondo campo di grano!» esclamò il marinaio con aria trionfante.

E infatti, il primo campo di grano, seminato con un unico chicco, aveva mirabilmente prosperato, grazie alle cure di Pencroff. Esso aveva prodotto le dieci spighe annunciate dall’ingegnere, e, poiché ogni spiga portava ottanta chicchi, la colonia si trovava in possesso di ottocento chicchi in sei mesi, il che prometteva per ogni anno un doppio raccolto.

Quegli ottocento chicchi, meno una cinquantina, che vennero conservati per prudenza, dovevano, dunque, essere seminati in un nuovo campo, con cura non minore di quella riservata all’unico chicco.

Il campo fu preparato, poi venne circondato da una palizzata, alta e munita di punte, che i quadrupedi avrebbero molto difficilmente superata. Quanto agli uccelli, bastarono, a tenerli lontani, alcune raganelle e degli spaventapasseri, dovuti all’immaginazione fantastica di Pencroff. I settecentocinquanta chicchi furono allora deposti in piccoli solchi regolari, e si lasciò che la natura facesse il resto.

Il 21 novembre, Cyrus Smith cominciò a disegnare il fossato, che doveva chiudere l’altipiano a ovest, dall’angolo sud del lago Grant fino alla svolta del Mercy. C’erano due o tre piedi di humus, e al di sotto il granito. Bisognò, dunque, fabbricare nuovamente della nitroglicerina, la quale fece il suo consueto effetto. In meno di quindici giorni, un fossato largo dodici piedi e profondo sei, fu scavato nel duro suolo dell’altipiano. Una nuova apertura fu, con lo stesso mezzo, praticata nell’orlo roccioso del lago, e le acque si precipitarono in quel nuovo letto, formando un piccolo corso d’acqua al quale fu dato il nome di Creek Glicerina, che divenne un affluente del Mercy. Come l’ingegnere aveva previsto, il livello del lago si abbassò, ma quasi impercettibilmente. Infine, per completare la chiusura, il letto del rigagnolo del greto fu notevolmente allargato e le sabbie furono contenute per mezzo di una doppia palizzata.

Con la prima quindicina di dicembre, i lavori furono finiti, e l’altipiano di Bellavista, vale a dire una specie di pentagono irregolare, che aveva un perimetro di quattro miglia circa, circondato da una cinta liquida, fu assolutamente al sicuro da ogni aggressione.

Durante quel mese di dicembre, il caldo fu intenso. Ciò non ostante, i coloni non vollero sospendere l’esecuzione dei loro progetti; e siccome si rendeva sempre più urgente la costruzione della corte per gli animali domestici, si accinsero senz’altro a questo lavoro.

È inutile dire che, dopo la chiusura completa dell’altipiano, mastro jup era stato messo in libertà. Egli non lasciava più i suoi padroni e non manifestava alcun desiderio di fuggire. Era un animale docile, vigorosissimo nello stesso tempo e di un’agilità sorprendente. Ah! Quando si trattava di arrampicarsi sulla scala di GraniteHouse, nessuno avrebbe potuto rivaleggiare con lui. Veniva già adibito ad alcuni lavori: trainava dei carichi di legna e di pietre estratte dall’alveo del Creek Glicerina.

«Non è ancora un muratore, ma è già una «scimmia»«diceva scherzosamente Harbert, alludendo al soprannome di scimmia, che i muratori danno ai loro apprendisti. E mai nome fu meglio appropriato di quello.

La corte occupò un’area di ben duecento iarde quadrate, che fu scelta sulla riva sudest del lago. Essa venne cinta d’una palizzata e vi furono costruiti diversi ricoveri per i vari animali che dovevano popolarla. Erano capanne di frasche, divise in scompartimenti, cui non rimase in breve che aspettare gli ospiti.

I primi furono la coppia di tinamù, che non tardarono molto a prolificare abbondantemente. Essi ebbero in seguito per compagni una mezza dozzina di anatre, che frequentavano le rive del lago. Alcune appartenevano a quella specie cinese, le cui ali s’aprono a ventaglio e che, per lo splendore e la vivacità delle piume, rivaleggiano con i fagiani dorati. Pochi giorni dopo, Harbert s’impadronì di una coppia di gallinacei dalla coda rotonda e costituita di lunghe penne, dei magnifici alettori, che s’addomesticarono assai presto. Quanto ai pellicani, ai martinpescatori, alle gallinelle, vennero spontaneamente al pollaio e tutto quel piccolo mondo, dopo alquante dispute, tubando, pigolando, chiocciando, finì per intendersi e s’accrebbe in proporzioni rassicuranti per l’alimentazione futura della colonia.

Cyrus Smith, volendo completare la sua opera, installò una piccionaia in un angolo del cortile. Vi furono accolti una dozzina di quei piccioni, che frequentavano i picchi dell’altipiano. Questi uccelli s’abituarono facilmente a rientrare ogni sera alla loro nuova dimora e mostrarono più inclinazione ad addomesticarsi dei colombi selvatici, loro congeneri, che, d’altronde, si riproducono soltanto allo stato selvaggio. Finalmente, era venuto il momento di utilizzare l’involucro dell’aerostato per la confezione della biancheria, giacché conservarlo così com’era e arrischiarsi ad abbandonare l’isola in un pallone ad aria calda, sopra un mare per così dire senza limiti, sarebbe stato giustificabile soltanto per gente mancante di tutto, e Cyrus Smith, spirito pratico, non poteva pensare a questo.

Si trattava, dunque, di portare l’involucro a GraniteHouse, e i coloni cercarono per questo di rendere più maneggevole e leggero il loro pesante carro. Ma, se il veicolo non mancava, il motore non c’era ancora. Non esisteva, dunque, nell’isola qualche ruminante di specie indigena, che potesse sostituire il cavallo, l’asino, il bue o la vacca? Questo era il problema.

«In verità,» diceva Pencroff «una bestia da tiro ci sarebbe molto utile, in attesa che il signor Cyrus ci costruisca un carro a vapore, o anche una locomotiva, poiché, certamente, verrà il giorno che avremo una ferrovia da GraniteHouse a Porto Pallone, con diramazione sul monte Franklin!»

E l’onesto marinaio, parlando così, credeva veramente a quello che diceva! Oh, l’immaginazione, quando è accompagnata dalla fede!

Ma, per non esagerare, un semplice quadrupede da tiro sarebbe stato l’ideale per Pencroff, e siccome la Provvidenza aveva un debole per lui, non lo fece troppo sospirare.

Un giorno, il 23 dicembre, i coloni udirono Nab e Top che facevano a gara l’uno a gridare e l’altro ad abbaiare contemporaneamente. Gli altri, occupati ai Camini, accorsero subito, temendo qualche spiacevole incidente.

Che cosa videro? Due begli animali di grandi dimensioni, che s’erano imprudentemente avventurati sull’altipiano attraverso i ponticelli rimasti abbassati. Si sarebbero detti due cavalli, o almeno due asini, maschio e femmina, eleganti di forme, mantello color isabella, gambe e coda bianche, testa, collo e tronco a righe nere come le zebre. Essi avanzavano tranquillamente, senza manifestare alcuna inquietudine e guardavano con occhio vivo quegli uomini, nei quali non potevano ancora riconoscere dei padroni.

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