L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
Per fare la pirossilina basta esporre per un quarto d’ora della cellulosa ai vapori di acido nitrico, poi lavarla in molta acqua e farla asciugare. Come si vede, nulla di più semplice.
Cyrus Smith aveva a sua disposizione solo dell’acido nitrico ordinario e non dell’acido nitrico fumante o monoidrato, cioè dell’acido che emette dei vapori biancastri a contatto dell’aria umida; ma sostituendo a quest’ultimo dell’acido nitrico ordinario mescolato nella proporzione di tre a cinque volumi di acido solforico concentrato, l’ingegnere avrebbe ottenuto il medesimo risultato; e infatti l’ottenne. I cacciatori dell’isola ebbero, dunque, in breve a loro disposizione una sostanza preparata perfettamente e che, adoperata con discrezione, diede risultati eccellenti.
In quegli stessi giorni, i coloni dissodarono tre acri (Nota: L’acro equivale a 0,4046 ettari. Fine nota) dell’altipiano di Bellavista, il resto fu conservato allo stato di praterie per il pascolo degli onagri. Parecchie escursioni furono fatte nelle foreste dello Jacamar e del Far West, e ne fu riportata una vera raccolta di vegetali selvatici: spinaci, crescioni, ravanelli, rape, che una coltivazione intelligente avrebbe presto modificati e che avrebbero temperato il regime d’alimentazione azotata, al quale erano stati sino allora sottoposti i coloni dell’isola di Lincoln. Per mezzo del carro furono trasportate pure notevoli quantità di legna e di carbone. Ogni escursione era, nello stesso tempo, un mezzo per migliorare le strade, che si appianavano a poco a poco sotto le ruote del carro.
La garenna forniva sempre il suo contingente di conigli alle dispense di GraniteHouse. Siccome era situata un po’ al di fuori del punto ove cominciava il Creek Glicerina, i suoi ospiti non potevano penetrare nell’altipiano riservato, né, per conseguenza, danneggiare le piantagioni fatte di recente. Quanto al banco di ostriche, situato in mezzo alle rocce della spiaggia e i cui prodotti erano frequentemente rinnovati, dava quotidianamente degli eccellenti molluschi. Inoltre, la pesca, sia nelle acque del lago, sia nella corrente del Mercy, non tardò a essere fruttuosa, poiché Pencroff aveva preparato delle lenze armate di ami di ferro, con i quali si prendevano spesso belle trote e certi pesci, straordinariamente saporiti, i cui fianchi argentati erano sparsi di piccole macchie giallastre. Mastro Nab, incaricato della cucina, poteva così variare piacevolmente le vivande di ogni pasto. Solo il pane mancava ancora alla tavola dei coloni e, come s’è detto, era una privazione veramente sentita.
In quel tempo, si diede pure la caccia alle testuggini marine, che frequentavano le spiagge del capo Mandibola. In quel punto, la spiaggia era irta di piccoli rigonfiamenti, contenenti delle uova perfettamente sferiche, dal guscio bianco e duro, e la cui albumina ha la proprietà di non coagularsi come quella delle uova d’uccelli. Il sole s’incaricava di farle schiudere e il loro numero era, naturalmente, notevolissimo, poiché ogni testuggine può deporne annualmente perfino duecentocinquanta.
«Un vero campo d’uova» fece osservare Gedeon Spilett. «Non c’è che da raccoglierle.»
Ma gli abitanti dell’isola di Lincoln non si accontentarono dei prodotti e diedero la caccia anche ai produttori, caccia che permise di portare a GraniteHouse una dozzina di quei cheloni, pregevolissimi dal punto di vista alimentare. Il brodo di tartaruga, reso più saporito da alcune erbe aromatiche e da qualche crocifera, attirò spesso meritati elogi a Nab, che ne era il preparatore.
Bisogna ancora ricordare un’altra lieta circostanza, che permise di fare nuove riserve per l’inverno. Dei salmoni vennero in gruppi numerosi ad avventurarsi nel Mercy, e ne risalirono il corso per parecchie miglia. Era l’epoca in cui le femmine, andando alla ricerca di luoghi adatti a procreare, precedevano i maschi e facevano gran rumore attraverso le acque dolci. Un migliaio di questi pesci, che misuravano fino a due piedi e mezzo di lunghezza, entrò così nel fiume, e bastò mettere degli sbarramenti per trattenerne una grande quantità. Se ne presero così parecchie centinaia, che furono salati e messi in serbo per quando l’inverno, gelandosi i corsi d’acqua, avrebbe reso impossibile la pesca.
Fu allora che l’intelligentissimo Jup venne elevato alle funzioni di cameriere. Era stato rivestito d’una giacchetta, di calzoni corti di tela bianca e di un grembiule, le cui tasche facevano la sua felicità, giacché egli vi ficcava le mani e non permetteva che alcuno vi frugasse dentro. Lo scaltro orango era stato meravigliosamente addestrato da Nab, e si sarebbe detto che il negro e la scimmia si comprendessero quando conversavano insieme. D’altronde, Jup aveva per Nab una vera simpatia e Nab gliela ricambiava. A meno che non si avesse bisogno dei suoi servigi, sia per trainare carri di legna, sia per farlo arrampicare sulla cima di qualche albero, Jup passava la maggior parte del tempo in cucina e cercava d’imitare Nab in tutto quello che gli vedeva fare. Il maestro, del resto, mostrava una pazienza e anche uno zelo estremo nell’istruire il suo allievo e l’allievo spiegava un’intelligenza notevole nell’approfittare delle lezioni che il maestro gli dava.
Si può, dunque, immaginare la soddisfazione che mastro Jup procurò un giorno ai commensali di GraniteHouse, quando con il tovagliolo sul braccio, venne a servirli a tavola, senza ch’essi se l’aspettassero. Accorto e attento, egli disimpegnò il suo servizio con perfetta abilità, cambiando i piatti, portando i vassoi, versando da bere, tutto con una serietà, che diverti al massimo grado i coloni ed entusiasmò soprattutto Pencroff.
«Jup, un po’ di minestra!»
«Jup, un po’ di aguti!»
«Jup, un piatto!»
«Jup, bravo Jup! Com’è garbato Jup!»
Non si sentiva che questo coro di lodi, mentre Jup, senza mai sconcertarsi, rispondeva a tutto, badava a tutto. Scrollò la testa intelligente quando Pencroff, ripetendo lo scherzo del primo giorno, gli disse:
«Caro Jup, bisognerà proprio raddoppiarti il salario!»
È inutile dire che l’orango era allora completamente addomesticato e accompagnava spesso i suoi padroni nella foresta, senza mai manifestare alcuna voglia di fuggire. Bisognava vederlo, camminare nel modo più divertente, con un bastone preparatogli da Pencroff, ch’egli portava sulla spalla come un fucile! Se c’era bisogno di cogliere qualche frutto sulla cima di un albero, com’era presto in cima! Se accadeva che la ruota del carro s’incagliasse nel fango, con quale vigore Jup la rimetteva, d’un sol colpo di spalla, sulla buona via!
«Com’è robusto!» esclamava spesso Pencroff. «Se fosse cattivo quanto è buono, non ci sarebbe modo di venirne a capo!»
Verso la fine di gennaio i coloni intrapresero importanti lavori nella parte centrale dell’isola. Era stato deciso che verso le fonti del Creek Rosso, ai piedi del monte Franklin, sarebbe stato costruito un corral (recinto) per i ruminanti, la cui presenza era d’impaccio a GraniteHouse, e più precisamente per quei mufloni che dovevano fornire la lana destinata alla confezione dei vestiti invernali.
Ogni mattina la colonia, talvolta tutta intera, ma più spesso rappresentata solamente da Cyrus Smith, Harbert e Pencroff, si recava alle sorgenti del rivo; con l’aiuto degli onagri, era una passeggiata di cinque miglia, sotto una volta di verzura, lungo quella strada recentemente tracciata, che prese il nome di «strada del Recinto».
Là era stata scelta una vasta area, al riparo del dorso meridionale della montagna. Era una prateria, sparsa di gruppi d’alberi, situata al piede stesso d’un contrafforte, che la chiudeva da un lato. Un ruscelletto, nato alle sue pendici, dopo averla irrigata diagonalmente, andava a perdersi nel Creek Rosso. L’erba era fresca e gli alberi, che crescevano distanziati fra loro, permettevano all’aria di circolare liberamente in superficie. Bastava, dunque, circondare quella prateria d’una palizzata disposta circolarmente, che venisse ad appoggiarsi sul contrafforte con ogni estremità e abbastanza alta perché gli animali, anche i più agili, non potessero superarla. Quella cinta avrebbe potuto contenere, oltre a un centinaio di animali cornuti, mufloni o capre selvatiche, anche i piccoli che sarebbero nati in seguito.