L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
Jup non fu dimenticato e mangiò anch’esso con appetito dei pinoli e dei rizomi, di cui fu abbondantemente fornito. Pencroff gli aveva slegato le braccia, ma reputò opportuno lasciargli le pastoie alle gambe, sino al momento in cui avrebbe potuto contare sulla sua rassegnazione.
Poi, prima di coricarsi, Cyrus Smith e i suoi compagni, seduti intorno alla tavola, discussero alcuni progetti, la cui attuazione era urgente.
I più importanti e di maggior premura erano: la costruzione di un ponte sul Mercy, allo scopo di mettere in comunicazione la parte sud dell’isola con GraniteHouse; poi la sistemazione d’un recinto destinato ad accogliere i mufloni o altri animali da lana, che conveniva catturare.
Come si vede, questi due progetti tendevano a risolvere la questione degli abiti, ch’era allora la più seria. Infatti, il ponte avrebbe reso facile il trasporto dell’involucro del pallone, che avrebbe fornito la biancheria, e il recinto doveva render possibile la raccolta di lana, per gli abiti d’inverno.
Quanto al recinto, l’intenzione di Cyrus Smith era di costruirlo alle sorgenti stesse del Creek Rosso, laddove i ruminanti avrebbero trovato pascoli freschi e abbondanti. La strada fra l’altipiano di Bellavista e le sorgenti del fiume era già in parte tracciata, e con un carro meglio costruito del primo i trasporti dei materiali sarebbero stati più facili, soprattutto se fosse stato possibile catturare qualche animale da tiro.
Ma, se la lontananza del recinto da GraniteHouse non presentava nessun inconveniente, non sarebbe stato lo stesso per il pollaio, sul quale Nab richiamò l’attenzione dei coloni. Bisognava, infatti, che i volatili fossero alla portata del capocuoco, e nessun posto parve più adatto all’installazione di detto pollaio di quella parte delle rive del lago, che confinava con l’antico sbocco. Gli uccelli acquatici vi avrebbero potuto prosperare quanto gli altri e la coppia di tinamù, presa nell’ultima escursione, doveva servire a un primo tentativo di addomesticamento.
L’indomani, 3 novembre, furono intrapresi i nuovi lavori per la costruzione del ponte e tutte le braccia furono richieste per quella importante bisogna. Seghe, accette, cesoie, martelli furono caricati sulle spalle dei coloni, i quali, trasformati in carpentieri, discesero sul greto.
Là giunti, Pencroff fece una riflessione:
«E se, durante la nostra assenza, a mastro Jup venisse il capriccio di ritirare quella scala, che ci ha tanto cortesemente restituita ieri?»
«Assicuriamola per la sua estremità inferiore» rispose Cyrus Smith.
Ciò fu fatto mediante due pali solidamente confitti nella sabbia. Poi, i coloni, risalendo la riva sinistra del Mercy, arrivarono presto al gomito formato dal fiume.
Ivi si fermarono, allo scopo d’esaminare se il ponte dovesse essere gettato in quel punto. Il luogo parve adatto.
Infatti, da lì a Porto Pallone, scoperto il giorno prima sulla costa meridionale, non c’era che una distanza di tre miglia e mezzo, e dal ponte al porto sarebbe stato facile tracciare una strada carrabile, che avrebbe reso facili le comunicazioni tra GraniteHouse e il sud dell’isola.
Allora Cyrus Smith comunicò ai suoi compagni un progetto molto semplice e vantaggioso, ch’egli meditava già da qualche tempo. Si trattava d’isolare completamente l’altipiano di Bellavista, così da metterlo al sicuro da ogni attacco di quadrupedi o di quadrumani. In questo modo, GraniteHouse, i Camini, il pollaio e tutta la parte superiore dell’altipiano destinata alle seminagioni, sarebbero stati protetti contro le incursioni di animali predaci.
Nulla di più facile che attuare quel progetto; ed ecco come l’ingegnere proponeva di fare.
L’altipiano si trovava già difeso su tre lati da corsi d’acqua artificiali o naturali: a nordovest, a partire dall’angolo che dava sull’apertura dell’antico scarico, fino alla spaccatura della riva est per lo sfogo delle acque, vi era la riva del lago Grant; a nord, da questa apertura fino al mare, vi era il nuovo corso d’acqua, che s’era scavato un letto sull’altipiano e sul greto, a valle e a monte della cascata; bastava, infatti, scavare ancora di più il letto di quel rivo, per renderne il passaggio impraticabile agli animali. Lungo tutto il confine orientale, vi era il mare stesso, partendo dalla foce del suddetto rivo fino alla foce del Mercy. A sud, finalmente, dalla foce del Mercy fino al gomito formato dal medesimo, vi era il fiume su cui sarebbe stato costruito il ponte.
Rimaneva, dunque, la parte ovest dell’altipiano, compresa tra il gomito del fiume e l’angolo sud del lago, per un tratto inferiore a un miglio, accessibile al primo venuto. Ma niente di più facile che scavare un fosso, largo e profondo, che si sarebbe riempito con le acque del lago la cui eccedenza sarebbe andata a gettarsi nel letto del Mercy, formando una seconda cascata. Il livello del lago si sarebbe abbassato un poco, in seguito a questo nuovo straripamento delle acque; ma Cyrus Smith aveva constatato che il tributo del Creek Rosso era abbastanza notevole per permettere l’esecuzione del progetto.
«Così, dunque,» aggiunse l’ingegnere «l’altipiano di Bellavista diventerà una vera isola, essendo circondato dall’acqua da tutte le parti, e non comunicherà con il resto del nostro dominio se non per mezzo del ponte che stiamo gettando sul Mercy, dei due ponticelli eretti a monte e a valle della cascata, e infine di due altri ponticelli da costruirsi, uno sul fossato che vi propongo di scavare e l’altro sulla riva sinistra del Mercy. Ora, se questo ponte e questi ponticelli potranno essere alzati a volontà, l’altipiano di Bellavista sarà al sicuro da ogni sorpresa.»
Cyrus Smith, allo scopo di farsi meglio capire dai compagni, aveva disegnato una carta topografica dell’altipiano, e così il suo progetto fu immediatamente capito in tutto il suo insieme. Esso fu unanimemente approvato, e Pencroff, brandendo la sua accetta da carpentiere, esclamò:
«Il ponte, prima di tutto!»
Era il lavoro più urgente. Furono scelti degli alberi, abbattuti, spogliati dei rami, segati in travi, tavole e assi. Il ponte, fisso nella parte che poggiava sulla riva destra del Mercy, doveva invece essere mobile nella parte che si sarebbe congiunta alla riva sinistra, in guisa da poter essere rialzato per mezzo di contrappesi, come certi ponti di chiusa.
Come si capisce, fu un lavoro considerevole, e se fu abilmente condotto, richiese però un certo tempo, poiché il Mercy era largo ottanta piedi circa. Bisognò, dunque, conficcare dei pali nel letto del fiume, allo scopo di sostenere il piano fisso del ponte, e impiantare un maglio per colpire le testate dei pali, che dovevano formare così due campate e permettere al ponte di sopportare pesanti carichi.
Fortunatamente non mancavano né gli attrezzi per lavorare il legnane le armature di ferro per consolidarlo, né l’ingegnosità di un uomo meravigliosamente pratico di quei lavori, né infine lo zelo dei suoi compagni che, dopo sette mesi, avevano necessariamente acquistato una grande abilità manuale. E, bisogna riconoscerlo, Gedeon Spilett non era il più maldestro e gareggiava in abilità con lo stesso marinaio, «che non si sarebbe mai aspettato tanto da un semplice giornalista!»
La costruzione del ponte sul Mercy durò tre settimane, durante le quali si lavorò molto duramente. I coloni facevano colazione sul luogo stesso dei lavori, e il tempo essendo magnifico, non si rientrava a GraniteHouse che per la cena.
Durante questo periodo fu constatato che mastro Jup s’acclimatava facilmente e familiarizzava con i suoi nuovi padroni, che guardava sempre con occhio estremamente curioso. Nondimeno, per misura precauzionale, Pencroff non gli lasciava ancora assoluta libertà di movimenti, volendo aspettare, con ragione, che i confini dell’altipiano diventassero insormontabili, in seguito ai lavori progettati. Top e Jup se la intendevano a meraviglia e giocavano volentieri insieme, ma Jup faceva tutto con gravità.