La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Quando Egwene montò sul roano, Myrelle sospirò e la imitò rassegnata. Gli schermi erano svaniti anche se il bagliore di saidar avviluppava ancora le due Adunanti che la guardavano immobili, perfette immagini della frustrazione. Egwene indossò velocemente il mantello contro la polvere appoggiato sulla sella del suo castrone e i guanti per cavalcare infilati in una tasca del mantello. Dal pomello della sella penzolava il cappello a falde larghe, azzurro scuro abbinato al vestito e con delle piume bianche fissate da una spilla che scendevano sul busto, di sicuro un tocco di Chesa. Il caldo poteva ignorarlo, ma un colpo di sole era un’altra faccenda. Tolse piume e spilla, riponendole nella bisaccia, si mise il cappello e legò il nastro sotto il mento.
«Andiamo, Madre?» chiese Bryne. Era già a cavallo, e indossava l’elmo che prima era appeso alla sella, il volto nascosto dietro le barre d’acciaio. Su di lui sembrava naturale, come se quell’uomo fosse nato per indossare un’armatura.
Egwene annuì. Non ci fu alcun tentativo di fermarli. Lelaine non si sarebbe abbassata a gridare in pubblico, ma Romanda... Egwene provò una sensazione di sollievo mentre si allontanavano a cavallo, ma aveva l’impressione che la sua testa stesse per spaccarsi in due. Cosa doveva fare con Delana? Cosa poteva fare?
La strada principale in quella regione, una fascia di terra battuta talmente dura che non si sollevava nemmeno la polvere, attraversava l’accampamento dell’esercito fino al varco che lo separava da quello delle Aes Sedai. Bryne la imboccò, avviandosi verso le tende dei soldati.
Benché questi fossero trenta volte più numerosi delle Aes Sedai, c’erano meno tende di quelle delle Sorelle e i loro servitori, ed erano tutte sparpagliate fra le colline. La maggior parte dei soldati dormiva all’aperto, ma in fondo era difficile ricordare l’ultima volta che avesse piovuto e non c’era nemmeno una nuvola in vista. Stranamente c’erano più donne che nell’accampamento delle Sorelle, anche se a prima vista non lo si sarebbe detto, fra tanti uomini. Le cuoche erano ai fornelli e le lavandaie stendevano i panni, mentre altre badavano ai cavalli e ai carri. Alcune dovevano essere le mogli di qualche soldato; stavano sedute a lavorare a maglia o rammendare vestiti e camicie, oppure cucinavano in dei pentolini. I fabbri erano ovunque, i martelli facevano risuonare l’acciaio sulle incudini e i costruttori di frecce continuavano ad ammonticchiare le armi ai loro piedi, mentre i maniscalchi controllavano i cavalli. Dappertutto erano visibili carri e calessi di ogni tipo e dimensione, centinaia, forse migliaia; l’esercito sembrava impossessarsi di ogni carro che trovava lungo il suo cammino. La maggior parte dei foraggieri erano già usciti in missione, e alcuni calessi dalle ruote alte si stavano dirigendo verso le fattorie in cerca di provviste. Di tanto in tanto, i soldati acclamavano al loro passaggio: «Lord Bryne!» e «Il Toro! Il Toro!» Era il suo stendardo. Nessun commento sulle Aes Sedai o l’Amyrlin Seat.
Egwene si voltò per accertarsi che Myrelle fosse ancora con loro. C’era, stava lasciando che il cavallo la seguisse al suo passo, e il suo volto pareva distante, con un’espressione di lieve disgusto. Siuan era in fondo al corteo, pastorella della pecora solitaria. O forse aveva solo paura di spronare il cavallo. L’animale era molto grasso, ma con ogni probabilità Siuan avrebbe trattato anche un pony come fosse uno stallone da combattimento.
Egwene provò una fitta di rabbia pensando al proprio animale. Si chiamava Daishar, Gloria nella lingua antica. Avrebbe preferito cavalcare Bela, la piccola giumenta pelosa non molto più magra di quella di Siuan che aveva usato per lasciare i Fiumi Gemelli. Talvolta pensava di somigliare a una bambola, in cima a un castrone che poteva essere scambiato per un cavallo da combattimento, ma l’Amyrlin doveva avere un animale decoroso. Non una pelosa giumenta da traino. Anche se era stata lei stessa a stabilire questa regola, si sentiva limitata come una novizia.
Si voltò e chiese: «Ti aspetti di trovare nemici lungo il nostro cammino, lord Bryne?»
L’uomo la guardò di sottecchi. Gli aveva già rivolto la stessa domanda una volta, prima di lasciare Salidar e due volte mentre attraversavano l’Altara. Non abbastanza da farlo insospettire, pensava.
«Il Murandy è come l’Altara, Madre. Sono troppo impegnati a complottare contro i propri vicini o a combatterli apertamente per unirsi, a meno che non ci sia una guerra e forse nemmeno in quel caso.» Il tono di voce di Bryne era molto asciutto. Era stato capitano generale delle guardie della regina di Andor, e aveva alle spalle anni di dispute di confine contro il Murandy. «Temo che Andor sarà diversa. Non sono impaziente di arrivarci.» Svoltò risalendo un pendio non troppo ripido per evitare tre carri che procedevano nella stessa direzione.
Egwene cercò di non fare una smorfia. Andor. Prima le aveva solo risposto di no. Questi erano gli ultimi due promontori della catena delle colline di Cumbar, a sud di Lugard, la capitale del Murandy. Anche se avessero avuto molta fortuna, i confini di Andor si trovavano ad almeno dieci giorni di marcia.
«E quando raggiungeremo Tar Valon, lord Bryne? Come hai progettato di conquistare la città?»
«Non me l’ha ancora chiesto nessuno, Madre.» Egwene aveva pensato che prima la voce dell’uomo fosse asciutta, ma adesso lo era anche di più. «Quando raggiungeremo Tar Valon, se la Luce ci assiste, avrò un esercito due o tre volte più grande.» Egwene trasalì all’idea di dover pagare un tale numero di soldati, ma Bryne non parve farci caso. «Allora potrò preparare un assedio. La parte più difficile sarà reperire le imbarcazioni da affondare per bloccare il porto nord e quello sud. I porti sono una chiave importante quanto i ponti della città, Madre. Tar Valon è più grande di Cairhien e Caemlyn messe insieme. Quando non riceveranno più cibo...» Bryne si strinse nelle spalle. «Il più delle volte, fare il soldato significa aspettare, quando non si tratta di marciare.»
«E se non riesci a trovare tutti quei soldati?» Egwene non aveva mai pensato a tutte quelle persone affamate, donne e bambini. Non aveva mai pensato al coinvolgimento di qualcuno che non fosse Aes Sedai o soldato. Come aveva potuto essere tanto sciocca? A Cairhien aveva visto i risultati della guerra. Bryne sembrava prenderla molto alla leggera, ma in fondo era un guerriero; le privazioni e la morte dovevano essere il suo pane quotidiano. «Cosa farai se rimani con... diciamo... quelli che hai ora?»
«Assedio?» Finalmente i loro argomenti avevano fatto presa su Myrelle, distogliendola dai suoi pensieri. La donna spronò il cavallo facendo saltare di lato diversi uomini, alcuni dei quali caddero a terra. Qualcuno aprì la bocca per protestare, ma quando videro i lineamenti dall’età indefinibile la richiusero senza dire nulla, torvi in volto. Per quanto riguardava Myrelle, era come se non esistessero. «Artur Hawkwing ha assediato Tar Valon per vent’anni e ha fallito.» Si accorse d’un tratto che altre persone stavano sentendo e abbassò la voce, ma il suo tono rimase acido. «Pensi di aspettare vent’anni?»
Il suo tono di voce parve non toccare neppure Gareth Bryne. «Preferisci un attacco diretto, Myrelle Sedai?» Sembrava le stesse chiedendo se voleva il tè dolce o amaro. «Ci provarono diversi generali di Hawkwing, e i loro uomini furono sterminati. Nessun esercito è mai riuscito ad aprire una breccia nelle mura di Tar Valon.»
Egwene sapeva che non era del tutto vero. Durante le Guerre Trolloc, un esercito di Signori del Terrore a capo di quelle bestie aveva saccheggiato e incendiato una parte della Torre Bianca. Anche alla fine della Guerra del Secondo Drago, l’esercito che stava cercando di liberare Guaire Amalasan prima che venisse domato era riuscito a raggiungere la Torre. Myrelle non poteva saperlo, e tanto meno Bryne. L’accesso a questi segreti, nascosti gelosamente nella biblioteca della Torre, era regolato da una legge a sua volta segreta, e rivelare l’esistenza, di quei registri come della legge stessa, era considerato un atto di tradimento. Siuan le aveva detto inoltre che, leggendo fra le righe, era possibile trovare accenni a eventi che non erano riportati nemmeno in quei testi. Le Aes Sedai erano molto brave nel nascondere la verità anche a sé stesse, quando lo reputavano necessario.