La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Per la Luce e la mia speranza di salvezza e rinascita, io, Faolain Orande...»
Tutto ciò che aveva desiderato e anche di più. Anche se quelle due Sorelle godevano di scarsissima considerazione da parte delle altre Aes Sedai.
Quando Faolain ebbe finito rimase in ginocchio, ma rigida. «Madre, dobbiamo discutere la mia punizione. Per ciò che ti ho detto, sul fatto che non mi piaci. Se vuoi la decido da sola, ma è un tuo diritto.» La voce era rigida quanto la posizione, ma non per la paura. Quella donna era pronta a guardare negli occhi un leone. Sembrava quasi che lo desiderasse.
Egwene si morse il labbro e scoppiò quasi a ridere. Fu uno sforzo rimanere inespressiva; forse avrebbero pensato che aveva il singhiozzo. Per quanto dicesse di non essere davvero Aes Sedai, Faolain aveva appena dimostrato di esserlo. Talvolta le Sorelle si imponevano da sole delle punizioni, per mantenere l’equilibrio fra orgoglio e umiltà — quell’equilibrio era tenuto in alta considerazione, ed era il solo motivo di penitenza — ma di sicuro nessuna si andava a cercare una punizione. Se a sceglierla doveva essere un’altra Sorella, poteva essere molto dura, e l’Amyrlin in teoria doveva essere più dura delle altre Aes Sedai. In ogni caso, molte Sorelle facevano altezzosamente mostra di sottomettersi alla volontà delle loro pari e sventolavano con arroganza la loro umiltà. Siuan parlava infatti di umiltà orgogliosa. Egwene prese in considerazione l’idea di suggerire a Faolain di mangiare sapone, solo per vedere la sua espressione — quella donna aveva una lingua molto acida...
«Non assegno una punizione perché mi è stata detta la verità, figlia. O perché non piaccio a qualcuna. Disprezzami quanto vuoi, l’importante è che tieni fede al tuo giuramento.» Nessuno, se non un Amico delle Tenebre, avrebbe spezzato quel tipo di voto, ma c’era il modo di aggirare quasi tutto. Avere un bastone debole era meglio che non averne nessuno quando ci si doveva difendere da un orso.
Faolain sgranò gli occhi. Egwene sospirò e le fece cenno di alzarsi. Se si fosse trovata al suo posto, Faolain avrebbe di sicuro escogitato una punizione assai pesante.
«Voglio assegnarvi il vostro primo incarico, figlie» proseguì Egwene. Le due ascoltarono con attenzione. Faolain non batté ciglio. Theodrin, pensierosa, si portò un dito alle labbra e poi, quando Egwene le congedò, risposero all’unisono: «Ai tuoi ordini, Madre.» Quindi le fecero la riverenza.
Il buonumore di Egwene però non durò a lungo. Meri arrivò con la colazione su un vassoio mentre Faolain e Theodrin andavano via, e quando Egwene la ringraziò per il sacchetto profumato con i petali di rosa, rispose: «Avevo del tempo libero, Madre.» A giudicare dall’espressione del suo volto, anche quella poteva essere un’accusa: Egwene la faceva lavorare troppo duramente, o Egwene non lavorava abbastanza. La presenza di Meri non era un condimento gradevole per lo stufato. In realtà, il volto di quella donna avrebbe fatto inacidire il tè alla menta e trasformato il panino croccante e caldo in un pezzo di pietra. Egwene la congedò prima di iniziare a mangiare. Il tè sapeva poco più di una tazza di acqua calda. Le erbe necessarie a prepararlo cominciavano a scarseggiare.
La nota riposta sotto il flacone d’inchiostro si rivelò ancora peggiore come accompagnamento per il pasto. «Nulla di interessante nel sogno» diceva la delicata grafia di Siuan. E così Siuan era nel tel’aran’rhiod la scorsa notte, insieme a lei. Ci andava spesso. Non era importante sapere se l’aveva fatto per trovare tracce di Moghedien, anche se sarebbe stato molto stupido, o per qualche altro motivò. Il risultato era lo stesso: nulla.
Egwene fece una smorfia, e non solo per quel ‘nulla’. Se Siuan era stata nel tel’aran’rhiod la notte precedente, allora oggi lei avrebbe ricevuto una visita da Leane, con delle lamentele. A Siuan non era più permesso usare i ter’angreal per sognare, da quando aveva cercato di dare lezione sul Mondo dei Sogni alle altre Sorelle. E non perché in realtà Siuan ne sapesse ben poco più delle altre, e nemmeno perché quasi tutte le Sorelle fossero convinte di non aver bisogno di nessuno per imparare. Il motivo era che Siuan aveva una lingua tagliente e nessuna pazienza. Di solito riusciva a controllare il suo carattere irascibile, ma in alcune situazioni si era lasciata andare a sfuriate e minacce, e poteva ritenersi fortunata se si erano limitate a vietarle l’accesso ai ter’angreal. A Leane ne veniva dato uno ogni volta che lo chiedeva, e spesso Siuan lo usava di nascosto. Era uno dei pochi veri motivi di discussione fra le due donne; se avessero potuto, entrambe avrebbero visitato il tel’aran’rhiod ogni notte.
Egwene fece un’altra smorfia e incanalò una scintilla di fuoco per incendiare un angolo della pergamena, tenendo poi la lettera in mano fino quasi a bruciarsi la punta delle dita. Se qualcuno avesse frugato tra le sue cose non avrebbe trovato nulla di sospetto.
Aveva quasi finito di fare colazione ed era ancora da sola, e questo non era normale. Forse Sheriam la stava evitando, ma Siuan avrebbe dovuto presentarsi. Mangiò l’ultimo pezzo di panino e bevve l’ultimo sorso di tè, quindi si alzò per andare a cercarla, ma proprio in quel momento lei entrò impettita nella tenda. Se Siuan avesse avuto la coda, l’avrebbe agitata furiosamente nell’aria.
«Dove sei stata?» chiese Egwene, intessendo uno schermo contro ogni tentativo di ascolto dall’esterno.
«Aeldene mi ha tirato giù dal letto» si lamentò Siuan, accasciandosi su uno degli sgabelli. «Crede ancora di potermi estorcere i nomi degli informatori dell’Amyrlin. Nessuna ci riuscirà! Nessuna!»
Quando Siuan era appena arrivata a Salidar era solo una donna quietata in fuga, un’Amyrlin deposta che il mondo credeva morta: le Sorelle non l’avrebbero tenuta con loro se non fosse stata l’unica a conoscere non solo gli agenti segreti dell’Amyrlin Seat, ma anche quelli dell’Ajah Azzurra, che era rimasta sotto il suo comando fin quando non le era stata assegnata la stola. Queste conoscenze le avevano dato una certa influenza, e gli agenti dentro Tar Valon erano lo stesso tipo di risorsa per Leane. L’arrivo di Aeldene Stonebridge, che aveva preso il controllo della rete di informatori delle Azzurre, aveva cambiato la situazione. Aeldene si era infuriata quando i rapporti dei pochi agenti delle Azzurre che Sian era riuscita a raggiungere erano stati mostrati a donne che non appartenevano a quell’Ajah. Quando poi la sua stessa posizione era stata resa pubblica — anche fra le Azzurre, solo due Sorelle avrebbero dovuto sapere che Aeldene era a capo degli agenti — la rabbia l’aveva fatta quasi esplodere. Non solo aveva ripreso il controllo della rete delle Azzurre rimproverando Siuan a voce così alta che avrebbero potuto sentirla a chilometri di distanza, ma l’aveva quasi strangolata. Aeldene era originaria di un villaggio di minatori in Andor, fra le Montagne di Nebbia, e si diceva che il suo naso storto fosse dovuto alle risse che aveva fatto quando era ragazza. Le azioni di Aeldene avevano dato il via alle altre Sorelle, che avevano iniziato ad avanzare altre richieste.
Egwene tornò alla sua sedia instabile e mise via il vassoio della colazione. «Aeldene non ti toglierà nulla, Siuan. Né lei né nessun’altra.» Quando Aeldene aveva reclamato gli informatori delle Azzurre, altre avevano iniziato a pensare che le Azzurre non dovevano avere anche le spie dell’Amyrlin. Nessuna però aveva suggerito di affidarne il controllo a Egwene. Se ne sarebbe occupato il Consiglio. Così volevano Romanda e Lelaine. Ognuna delle due voleva essere al comando, voleva essere la prima a leggere i rapporti, la prima a sfruttarne i vantaggi. Aeldene pensava invece che quegli agenti dovevano rientrare tra quelli delle Azzurre, visto che Siuan aveva fatto parte di quell’Ajah. Sheriam almeno si accontentava di vedere tutti i rapporti che riceveva Siuan. «Non possono costringerti a cedere la tua rete.»
Egwene riempì di nuovo la tazza, poggiandola poi in un angolo del tavolo vicino a Siuan, insieme al vasetto blu. L’altra però si limitò a fissare quegli oggetti. Non era più arrabbiata e aveva incurvato le spalle. «Non pensi mai direttamente alla forza» disse, come parlando a sé stessa. «Ne sei consapevole, ti rendi conto che sei più forte o più debole di un’altra Sorella, ma non ci pensi. Sai solo che l’altra ti deve rispettare, o tu devi rispettare lei. Prima nessuna era più forte di me. Nessuna, sin da...» Fissò le proprie mani e cambiò posizione a disagio. «Talvolta, quando Romanda o Lelaine mi mettono sotto torchio, l’idea mi travolge di colpo come una raffica di vento. Adesso sono molto più forti di me, e io dovrei tenere a freno la lingua fino a quando non mi viene dato il permesso di parlare. Anche Aeldene è più forte di me, e lei è appena mediocre nell’uso del Potere.» Siuan si costrinse ad alzare la testa. Aveva le labbra tese e la voce amareggiata. «Immagino che comincio ad adattarmi a questa nuova realtà. Anche questo è un talento fortemente radicato in noi Aes Sedai, prima ancora che veniamo esaminate e riceviamo lo scialle, ma non mi piace. Non mi piace!»