La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Prima che Lelaine potesse aprire bocca, apparve Romanda. Emanava una tale aria di comando che all’inizio Egwene non si accorse che con lei c’era Varilin, nonostante la snella Grigia dai capelli rossi fosse più alta di molti uomini. La sola sorpresa era che Romanda non fosse arrivata prima. Lei e Lelaine si tenevano d’occhio a vicenda come due predatori, nessuna delle due permetteva all’altra di avvicinarsi da sola a Egwene. Il bagliore di saidar le circondò entrambe simultaneamente, e tutte e due eressero uno schermo attorno a loro cinque per impedire a chiunque di origliare. Romanda e Lelaine si fissarono, espressioni di sfida anche se fredde e controllate, ma nessuna delle due lasciò cadere il proprio schermo.
Egwene si morse la lingua. In un luogo pubblico era compito della Sorella più forte stabilire se una conversazione doveva essere schermata o meno, e il protocollo diceva che doveva essere l’Amyrlin a decidere, ogni volta che era presente. Egwene però non aveva alcuna voglia di sentire le risposte che le avrebbero dato. Se avesse insistito avrebbero ceduto, comportandosi come se stessero assecondando un bambino petulante. Si morse la lingua, cercando di controllare la propria agitazione. Dov’era Siuan? Non era giusto — far sellare i cavalli richiedeva più di qualche momento —, ma Egwene aveva voglia di cavalcare per sgombrare la mente.
Romanda fu la prima ad abbandonare il duello di sguardi, ma non perché si ritenesse sconfitta. Si voltò verso Egwene così di colpo che Lelaine rimase con lo sguardo fisso davanti a sé, cosa che la fece sembrare sciocca. «Delana sta di nuovo creando problemi.» La voce acuta della donna era quasi dolce, ma nascondeva una durezza che sottolineava come non avesse usato nessuno titolo onorifico nei confronti di Egwene. I capelli di Romanda erano tutti grigi, raccolti in una crocchia dietro la nuca, ma l’età non l’aveva di certo addolcita. Takima, con i capelli neri lunghi e la carnagione color avorio, era stata un’Adunante delle Marroni per quasi nove anni, valida nel Consiglio come in classe quando insegnava, ma rimase in silenzio, un passo indietro, con le mani incrociate in vita. Romanda guidava la sua fazione con la stessa fermezza di Sorilea. Per lei contava solo la forza, e Lelaine non sembrava molto diversa.
«Vuole presentare una proposta al Consiglio» intervenne acida, adesso rifiutandosi anche solo di guardare Romanda. Essere d’accordo con lei di sicuro la irritava almeno quanto il dover parlare per seconda. Consapevole di aver guadagnato un certo vantaggio, Romanda sorrise; una leggera incurvatura delle labbra.
«Su cosa?» chiese Egwene, stando per ora al loro gioco. Era sicura di saperlo, e le risultò molto difficile non sospirare. Ancora più difficile fu non portarsi le mani alle tempie.
«Sull’Ajah Nera naturalmente, Madre» rispose Varilin, sollevando il capo come se sorpresa dalla domanda. Be’, forse lo era; Delana era ossessionata da quell’argomento. «Vuole che il Consiglio accusi apertamente Elaida di farne parte.» Si fermò di colpo quando Lelaine sollevò una mano. Lelaine concedeva alle sue seguaci più spazio rispetto a Romanda, o forse semplicemente non aveva la stessa fermezza, ma la sua presa era comunque salda.
«Devi parlarle, Madre.» Lelaine aveva un sorriso caldo, quando decideva di usarlo. Siuan le aveva raccontato che una volta erano state amiche — Lelaine aveva accolto il suo ritorno con una sorta di benvenuto —, ma Egwene credeva che quel sorriso fosse uno strumento affinato da molto tempo.
«Per dirle cosa?» Egwene aveva davvero voglia di massaggiarsi le tempie. Quelle due donne facevano sempre in modo che il Consiglio accettasse solo ciò che volevano loro, e non certo le idee suggerite da Egwene, con il risultato che non erano molte le proposte approvate. Perché adesso volevano che fosse lei a intercedere con un’Adunante? Certo, Delana sembrava essere dalla sua parte — quando le faceva comodo. Era una banderuola, cambiava direzione a seconda di come soffiava il vento, e anche se di recente si era schierata spesso con Egwene, non voleva dire che l’avrebbe fatto sempre. L’Ajah Nera sembrava il suo unico punto fisso. Come mai Siuan ci stava mettendo tanto?
«Dille che deve farla finita, Madre.» Il sorriso e il tono di Lelaine la facevano sembrare una madre che stesse dando consigli a una figlia. «Questa immensa sciocchezza sta nuocendo a tutte noi. Alcune Sorelle hanno addirittura cominciato a crederci, Madre. Non passerà molto tempo prima che quest’idea raggiunga servitori e soldati.» Lo sguardo che diresse a Bryne era pieno di dubbi. Sembrava che quell’uomo stesse cercando di fare conversazione con Myrelle, che fissava il gruppo dietro lo schermo e giocava nervosamente con le redini.
«Credere in ciò che è ovvio non è così sciocco» rispose Romanda acida. «Madre...» detto da lei suonava come ‘bambina’ «...il motivo per cui Delana deve essere fermata è che non ci sta facendo alcun bene. Anzi, danneggia tutto. Forse Elaida appartiene all’Ajah Nera, anche se io ho seri dubbi, nonostante i pettegolezzi che può aver riferito quella sgualdrina di Halima. Elaida è ingiusta oltre ogni limite, ma non credo sia malvagia. In ogni caso, anche se fosse una Nera, strombazzarlo a questo modo renderebbe la gente sospettosa nei confronti di tutte le Aes Sedai, e spingerebbe le Nere a nascondersi ancora meglio. Ci sono dei sistemi per stanarle, se non le spaventiamo inducendole a fuggire.»
Lelaine tirò su con il naso, ma pareva quasi uno sbuffo. «Anche se quest’idiozia fosse vera, nessuna Sorella rispettabile accetterebbe i tuoi ‘sistemi’, Romanda. Ciò che hai appena suggerito si avvicina terribilmente a un’inquisizione.»
Egwene batté le palpebre, confusa. Né Siuan né Leane le avevano mai parlato di questo problema. Per fortuna le Adunanti non le stavano prestando troppa attenzione. Come sempre.
Romanda poggiò le mani sui fianchi e si girò verso Lelaine. «Momenti disperati richiedono azioni disperate. Qualcuno potrebbe chiedersi che senso ha anteporre la propria dignità al bisogno di smascherare le serve del Tenebroso.»
«Questo suona pericolosamente come un’accusa» rispose Lelaine, socchiudendo gli occhi.
Adesso fu Romanda a sorridere, un sorriso freddo e duro. «Io sarò la prima a sottopormi ai miei ‘sistemi’, Lelaine, se tu sarai la seconda.»
Lelaine ringhiò facendo un passo verso l’altra Sorella, e Romanda le andò incontro a mento alto. Parevano pronte a strapparsi i capelli e rotolarsi a terra, tralasciando del tutto la dignità di Aes Sedai. Varilin e Takima si guardarono in cagnesco, come due cameriere che sostenessero le proprie padrone: un trampoliere che stava avendo un duello di sguardi con uno scricciolo. Tutte sembravano aver dimenticato la presenza di Egwene.
Siuan arrivò di corsa con un cappello di paglia a falde larghe e portando con sé una grassa giumenta marrone con le zampe posteriori bianche, e si fermò di colpo quando vide il gruppo dietro lo schermo protettivo. Uno degli stallieri era venuto con lei, un uomo dinoccolato che indossava una lunga veste logora e una camicia macchiata e conduceva un alto roano. Per lui lo schermo era invisibile, ma saidar non gli impediva di vedere le espressioni di quelle donne. Lo stalliere sgranò gli occhi e cominciò a inumidirsi le labbra. I passanti giravano al largo dal gruppo e facevano finta di non vedere, Aes Sedai, Custodi, servitori. Solo Bryne le guardava corrucciato come se si chiedesse di cosa mai stavano parlando. Myrelle era impegnata a sistemare le bisacce da sella, ovviamente sul punto di andare via.
«Quando avrete deciso cosa dovrei dire,» annunciò Egwene «allora potrò decidere se farlo o meno.» L’avevano davvero dimenticata. La fissarono tutte e quattro stupite mentre Egwene passava fra Romanda e Lelaine, varcando il doppio schermo protettivo. Non sentì nulla quando lo oltrepassò, non era stato eretto per bloccare qualcosa di solido come un corpo umano.