La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Mi dispiace che abbiate incontrato delle difficoltà, figlie.» Erano state promosse Aes Sedai grazie a un suo decreto quando era stata eletta Amyrlin e stavano vivendo la sua stessa imbarazzante situazione, non avendo neppure la protezione della stola dell’Amyrlin, per quanto questa si fosse rivelata un debole scudo. Quasi tutte le Sorelle si comportavano come se Faolain e Theodrin fossero ancora solo delle Ammesse. Ciò che accadeva nell’ambito di un’Ajah non veniva divulgato spesso all’esterno, ma si diceva che le due avessero davvero dovuto implorare per essere accettate e che erano state elette delle guardiane per controllare il loro comportamento. Nessuno aveva mai sentito parlare di una cosa simile, ma tutte lo davano per scontato. Egwene non aveva certo fatto un favore a quelle due ragazze. Era però stata un’altra di quelle azioni necessarie. «Parlerò con liana.» Forse sarebbe servito a qualcosa. Per un giorno, o magari un’ora.
«Grazie, Madre,» rispose Theodrin «ma non è necessario che tu ti prenda il disturbo.» Eppure anche lei si toccò lo scialle, indugiando. «Tiana voleva sapere perché eravamo in piedi a quell’ora,» aggiunse dopo un momento «ma non glielo abbiamo detto.»
«Non c’era bisogno di mantenere il segreto, figlie.» Era un peccato che non avessero trovato un testimone. Il salvatore di Moghedien sarebbe rimasto un’ombra appena intravista. Il tipo di nemico più spaventoso. Egwene lanciò un’occhiata all’angolo della pergamena. Voleva davvero leggerla. Forse Siuan aveva scoperto qualcosa. «Grazie a tutte e due.» Theodrin comprese che era un modo per congedarsi e fece l’inchino prima di andare via, ma si fermò quando vide che Faolain era rimasta lì.
«Mi spiace non aver ancora impugnato il Bastone dei Giuramenti,» disse Faolain a Egwene in tono frustrato «così sapresti che quanto sto per dirti è la verità.»
«Non è il momento di infastidire l’Amyrlin» iniziò a dirle Theodrin, ma poi incrociò le braccia al petto e spostò l’attenzione su Egwene. Sul viso aveva un misto di pazienza e qualcos’altro. Era chiaramente la più forte delle due nell’uso del Potere e riusciva sempre a imporsi sull’altra, eppure questa volta era pronta a farsi indietro. Egwene si chiese per cosa.
«Non è il Bastone dei Giuramenti a fare di una donna un’Aes Sedai, figlia.» Qualsiasi cosa pensassero le altre. «Dimmi la verità, e io ti crederò.»
«Non mi piaci.» I ricci scuri di Faolain ondeggiarono quando mosse il capo per enfatizzare il concetto. «Devi saperlo. Con ogni probabilità credi che io sia stata malvagia ai tempi in cui eri una novizia, quando tornasti alla Torre dopo essere fuggita, ma io sono ancora convinta che tu non abbia ricevuto nemmeno la metà della punizione che meritavi. Forse questa mia ammissione ti aiuterà a capire che sto dicendo la verità. La nostra situazione non è disperata. Romanda si è offerta di prenderci sotto la sua protezione, e anche Lelaine. Hanno detto che si occuperanno di farci esaminare e promuovere correttamente non appena faremo ritorno alla Torre.» Il volto di Faolain diventava sempre più tetro.
Theodrin sollevò gli occhi al cielo e intervenne. «Madre, ciò che Faolain sta cercando di dire senza giungere al punto è che non ci siamo legate a te perché non avevamo scelta e nemmeno in segno di gratitudine per lo scialle.» Si inumidì le labbra, come se pensasse che la promozione ad Aes Sedai decisa da Egwene non era stato un regalo da ispirare tanta gratitudine.
«Allora perché?» chiese Egwene appoggiandosi allo schienale. La sedia vacillò, ma resse.
Faolain riprese a parlare prima che Theodrin potesse aprire bocca. «Perché sei l’Amyrlin Seat.» Il tono di voce era ancora adirato. «E ci rendiamo conto di quello che sta accadendo. Alcune delle Sorelle pensano che tu sia un pupazzo nelle mani di Sheriam, ma la maggior parte crede che Romanda o Lelaine ti dicano quando e dove camminare. Non è giusto.» Il volto era deformato dalla rabbia. «Ho lasciato la Torre perché ciò che ha fatto Elaida non era corretto. Adesso tu sei stata eletta Amyrlin, per cui io sono al tuo servizio. Se lo desideri. Puoi fidarti di me anche senza il Bastone dei Giuramenti. Devi credermi.»
«E tu, Theodrin?» chiese subito Egwene, mantenendosi inespressiva. Sapere cosa provavano le Sorelle era già terribile, ma sentirselo dire era... doloroso.
«Anche io sono con te,» sospirò Theodrin «se lo desideri.» Allargò le mani, sprezzante. «So che non siamo un gran guadagno, ma, a quanto pare tu non hai altro. Devo ammettere di aver esitato, Madre. È stata Faolain a insistere che facessimo questo passo. Francamente...» Sistemò di nuovo lo scialle anche se non era necessario, e la sua voce divenne più ferma. «Francamente non vedo come tu possa vincere contro Romanda e Lelaine, ma stiamo cercando di comportarci da Aes Sedai, anche se non lo siamo ancora. E non lo saremo, Madre, qualsiasi cosa tu dica, fino a quando le altre Aes Sedai non ci vedranno come tali, e questo non accadrà finché non verremo esaminate e presteremo i Tre Giuramenti.»
Egwene estrasse il foglio di pergamena che stava sotto il flacone d’inchiostro e se lo fece girare fra le mani mentre rifletteva. Dietro tutto questo c’era Faolain? Sembrava improbabile come un lupo che diventava amico di un pastore. Egwene sospettava che questo ‘non mi piaci’ fosse un modo delicato per definire i sentimenti di Faolain nei suoi confronti, e di sicuro anche Faolain doveva sapere che lei non la vedeva come una potenziale amica. Se avevano accettato le proposte di una o l’altra Adunante, parlare di quell’offerta poteva essere un buon sistema per evitare i sospetti di Egwene.
«Madre» disse Faolain, quindi si fermò, con un’espressione di sorpresa in volto. Era la prima volta che si rivolgeva a Egwene in quel modo. Dopo aver sospirato profondamente, proseguì: «Madre, so che per te è difficile crederci, visto che non abbiamo mai impugnato il Bastone dei Giuramenti, ma...»
«Vorrei che smettessi di ripeterlo» osservò Egwene. Faceva bene a essere prudente, ma non poteva permettersi di rifiutare ogni proposta di aiuto per paura di complotti segreti. «Pensi che la gente creda alle Aes Sedai perché queste hanno prestato i Tre Giuramenti? Chi ci conosce davvero sa che una Sorella può dire la verità e rigirarla come meglio crede. Io personalmente ritengo che i Tre Giuramenti possono essere anche nocivi. Anzi, soprattutto nocivi. Vi crederò finché non scoprirò che mi avete mentito, e smetterò di fidarmi di voi solo se mi dimostrerete che non ve lo meritate. Come si fa con ogni altra persona.» Adesso che ci pensava bene, i Tre Giuramenti non cambiavano davvero la situazione. Il più delle volte non si poteva fare altro che fidarsi di una Sorella. I Giuramenti contribuivano solo ad accrescere i sospetti, spingevano la gente a chiedersi se e come era manipolata. «Un’altra cosa: voi due siete Aes Sedai. Non voglio più sentirvi parlare di esami, Bastone dei Giuramenti o cose simili. Già non è bene che dobbiate sentire queste sciocchezze, non c’è bisogno che le ripetiate meccanicamente. Sono stata chiara?»
Le due donne in piedi dall’altro lato del tavolo mormorarono che avevano capito, quindi si scambiarono delle occhiate. Stavolta era Faolain a sembrare indecisa. Alla fine Theodrin girò intorno al tavolo e s’inginocchiò accanto a Egwene per baciarle l’anello. «Per la Luce e la mia speranza di salvezza e rinascita, io, Theodrin Dabei, ti giuro fedeltà, Egwene al’Vere. Giuro di servirti fedelmente e di obbedirti, a costo della mia vita e del mio onore.» Guardò Egwene con espressione interrogativa.
Egwene poté solo annuire. Questo non faceva parte del rituale delle Aes Sedai; era il modo in cui i nobili prestavano fedeltà a un governante. Nemmeno alcuni re ricevevano un giuramento tanto impegnativo, ma non appena Theodrin si alzò con un sorriso di sollievo sul volto, Faolain prese il suo posto.