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La corona di spade

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La corona di spade
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Il tono di Bryne era cauto — quasi di sicuro non capiva bene cosa stava succedendo tra le Sorelle o quanto poteva fidarsi di Myrelle —, ed Egwene ci mise un po’ a capire ciò che quell’uomo aveva appena detto. Rimase senza fiato. Forse si stava abituando un po’ troppo alle parole fumose delle Aes Sedai, ma... Bryne aveva appena dichiarato che l’esercito era suo. Ne era sicura. Non del Consiglio o di Sheriam, ma di Egwene.

«Grazie, lord Bryne.» Questa sua risposta le sembrò appena sufficiente, soprattutto quando l’uomo rispose con un cauto cenno del capo, lo sguardo fisso negli occhi di lei che sembrava confermare le sue convinzioni. Improvvisamene a Egwene vennero in mente altre mille domande. La maggior parte delle quali non avrebbe potuto rivolgergliele nemmeno quando fossero stati soli. Era un peccato che non potesse confidarsi con lui. ‘Sii cauta fino a quando non sarai sicura, e poi continua con la cautela’: era un vecchio proverbio che si adattava bene a ogni tipo di accordo che riguardava le Aes Sedai, e anche l’uomo migliore del mondo avrebbe parlato di certe cose con gli amici, forse soprattutto se si trattava di segreti. «Sono sicura che devi occuparti di mille dettagli, per quel che resta del mattino» disse a lord Bryne raccogliendo le redini. «Tu torna indietro, noi cavalcheremo un altro po’.»

Bryne naturalmente protestò. Si espresse quasi come un Custode, parlando dell’impossibilità di guardare da tutte le parti e di come una freccia nella schiena poteva uccidere un’Aes Sedai come chiunque altro. Egwene decise che il prossimo uomo che le avesse detto una cosa simile l’avrebbe pagata. Tre Aes Sedai di sicuro eguagliavano trecento uomini. Alla fine, nonostante tutte le proteste e gli sguardi torvi, Bryne non poté fare altro che obbedire. Indossò l’elmo, spronò il cavallo giù per il pendio irregolare e, invece di tornare verso l’accampamento, si diresse verso la carovana dei mercanti. Per Egwene era anche meglio.

«Siuan, vorresti fare strada?» disse quando l’uomo si fu allontanato un po’.

Siuan continuò a guardare Bryne in con un’espressione truce, come se l’uomo l’avesse tormentata tutto il tempo, quindi sbuffò, si sistemò il cappello di paglia, fece voltare la giumenta — trascinandola — e la spronò per farla camminare. Egwene fece cenno a Myrelle di seguirla. Come Bryne, la donna non poté che obbedire.

All’inizio Myrelle rivolse a Egwene delle occhiate furtive, aspettandosi chiaramente che parlasse delle Sorelle inviate alla Torre Bianca e cercando, ovviamente, tutte le scuse possibili sul perché l’avevano tenuto nascosto anche al Consiglio. Più Egwene cavalcava in silenzio, più l’altra si sentiva a disagio. Myrelle si inumidì le labbra, e la sua calma da Aes Sedai cominciò a incrinarsi. Il silenzio era davvero uno strumento molto utile.

Per un po’, il solo rumore fu quello degli zoccoli dei cavalli e le grida sporadiche degli uccelli nei cespugli, ma quando la direzione presa da Siuan divenne chiara — si stavano spostando leggermente verso ovest rispetto alla strada di ritorno all’accampamento — il disagio di Myrelle aumentò e a un certo punto sembrò che la donna fosse seduta su un letto di chiodi. Forse dopo tutto quei frammenti di notizie che aveva raccolto Siuan avevano davvero un senso.

Quando Siuan svoltò di nuovo verso ovest passando fra due colline irregolari che pendevano una verso l’altra, Myrelle tirò le redini. «In quella direzione c’è... c’è una cascata» disse, indicando verso est. «Non era molto grande anche prima della siccità, ma è ancora abbastanza gradevole.» Siuan si fermò e guardò indietro sorridendo. Cosa stava nascondendo Myrelle? Egwene era curiosa. Lanciò un’occhiata alla Sorella Verde e sussultò nel vedere sulla sua fronte una goccia di sudore, che risplendeva nell’ombra ai margini della falda del cappello grigio. Doveva assolutamente scoprire cosa poteva sconvolgere un’Aes Sedai al punto tale da farla sudare.

«Credo che la via scelta da Siuan offrirà vedute anche più interessanti, non pensi?» rispose Egwene guidando Daishar verso Siuan, e Myrelle sembrò accasciarsi su sé stessa. «Andiamo.»

«Sai tutto, vero?» mormorò la Verde sconvolta mentre passavano fra le due colline. Adesso il volto era imperlato di sudore. Era scossa fino alla punta dei capelli. «Tutto. Come hai potuto...» A un tratto si raddrizzò, fissando la schiena di Siuan. «Lei! Siuan è stata una tua creatura fin dall’inizio!» Sembrava quasi indignata. «Come abbiamo fatto a essere tanto cieche? Ma ancora non capisco. Abbiamo usato ogni accorgimento.»

«Se vuoi tenere qualcosa nascosto,» rispose sprezzante Siuan girandosi indietro «non cercare di comprare peperoni a moneta così a sud.»

Cosa potevano mai essere i peperoni a moneta? E di cosa stavano parlando quelle due? Myrelle rabbrividì. Il fatto che non aveva risposto con livore a Siuan dava la misura di quanto fosse sconvolta. La Sorella Verde si inumidì le labbra come se si fossero seccate di colpo.

«Madre, devi capire perché l’ho fatto, perché l’abbiamo fatto.» Quel tono concitato e deciso sarebbe stato efficace anche se in quel momento Myrelle si fosse trovata in sottoveste contro dei Reietti. «Non solo perché me l’ha chiesto Moiraine, o perché era mia amica. Odio lasciarli morire. Lo odio! Di tanto in tanto l’accordo che prendemmo ha pesato molto su di noi, ma per loro è anche più duro. Devi capire. Devi!»

Proprio quando Egwene credeva che la donna stesse per confessare tutto, Siuan fece fermare la giumenta e si girò verso di loro. Egwene avrebbe voluto prenderla a schiaffi. «Forse per te sarebbe più facile, Myrelle, se facessi strada per il resto del percorso» disse con freddezza. Anzi, con disprezzo. «Se collabori la punizione forse sarà più mite. Anche se di poco.»

«Sì» annuì Myrelle, con le mani che si agitavano nervose. «Certo, naturalmente.»

Sembrava stesse per scoppiare in lacrime quando prese il comando della piccola processione. Siuan, che si mise in coda, parve leggermente sollevata. Egwene si sentiva prossima a esplodere. Di quale accordo stava parlando? Con chi? Lasciar morire chi? E chi erano le persone coinvolte? Sheriam e le altre? Ma se l’avesse chiesto a Siuan, anche Myrelle avrebbe sentito e manifestare in quel momento la sua ignoranza non era un’ottima idea. ‘L’ignorante che tiene la bocca chiusa verrà scambiato per saggio’, diceva il proverbio. Ce n’era anche un altro: ‘Mantenere un segreto significa sempre doverne mantenere degli altri’. Non poté fare altro che seguire la corrente tenendosi tutto dentro. In un secondo momento avrebbe fatto un discorsetto con Siuan. Quella donna non doveva tenerle nascoste le cose. Digrignò i denti e cercò di smebrare paziente, distaccata. Saggia.

Erano quasi tornate sulla strada che portava all’accampamento, alcuni chilometri a ovest, e Myrelle le condusse verso una collina piatta coperta da pini ed eriche. Due enormi querce bloccavano la crescita di qualsiasi altra pianta sulla sommità desolata. Sotto a degli spessi rami intrecciati erano visibili tre tende di tela, una fila di cavalli legati ai picchetti con un carro di fianco e altri cinque cavalli da combattimento, ognuno impastoiato ben lontano dall’altro. Nisao Dachen, che indossava un semplice abito da cavallo color bronzo, aspettava sotto la veranda davanti a una delle tende come se volesse dare il benvenuto alle ospiti, e al suo fianco c’era Sarin Hoigan, con indosso la giubba verde oliva che indossavano molti Gaidin. Tozzo e calvo con una folta barba nera, il Custode di Nisao era comunque più alto di lei. A pochi passi di distanza, due dei tre Gaidin di Myrelle guardarono circospetti il gruppo di donne che scendeva nella conca. I due Custodi erano Croi Makin, snello e biondo, e Nuhel Dromand, scuro e massiccio, con una barba che lasciava scoperto il labbro superiore. Non sembravano affatto sorpresi. Evidentemente, uno dei Custodi era rimasto di guardia e aveva avvisato gli altri. Nulla di ciò che era visibile giustificava tanta segretezza o il nervosismo con cui Myrelle continuava a inumidirsi le labbra. Ma se Nisao voleva dar loro il benvenuto, perché continuava a muovere irrequieta le mani sulla gonna? Sembrava che avrebbe preferito farsi schermare e affrontare Elaida.

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