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La corona di spade

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La corona di spade
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Quello era un argomento pericoloso. Per quanto Egwene fosse contenta di aver in qualche modo evitato le domande sulla preoccupazione di Talmanes nei suoi confronti — il solo fatto che Talmanes aveva parlato di lei le faceva digrignare i denti — era talmente stupita che rimase seduta in sella dritta come una lancia. «Diecimila? Ne sei sicuro?» La Banda ne aveva poco più della metà quando Mat era arrivato a Salidar alla ricerca di lei ed Elayne.

Bryne si strinse nelle spalle. «Io raccolgo reclute man mano che procediamo, e lo stesso fa lui. Noi non ne abbiamo così tante, ma alcuni uomini hanno dei pregiudizi sulle Aes Sedai.» Chiunque altro si sarebbe sentito a disagio nel dire una cosa del genere a tre Sorelle, lui invece aveva parlato sorridente. «Inoltre, sembra che la Banda abbia una certa reputazione dopo i combattimenti a Cairhien. Si dice che Shen an Calhar non perde mai, qualsiasi siano le circostanze.» Ecco cosa spingeva gli uomini a unirsi a lui, lì come in Altara: il pensiero che la presenza di due eserciti avrebbe di sicuro portato a una battaglia. Cercare di restarne fuori alla fine poteva risultare duro come schierarsi dalla parte sbagliata; per chi rimaneva neutrale non vi sarebbe stato alcun guadagno. «Fra i nuovi arruolati di Talmanes ci sono stati alcuni disertori; a quanto pare credono che la fortuna della banda sia legata a Mat Cauthon, e se non c’è lui non c’è fortuna.»

Myrelle ghignò, storcendo le labbra. «Le paure di questi sciocchi del Murandy sono di certo utili, ma non pensavo che anche tu fossi uno sciocco. Talmanes ci segue perché teme che possiamo rivoltarci contro il suo prezioso lord Drago, ma se davvero voleva attaccarci, non credi che ormai lo avrebbe già fatto? Potremo occuparci di questi fautori del Drago una volta che le questioni più importanti saranno risolte. In ogni caso possiamo comunque comunicare con lui...»

Myrelle si scosse e recuperò parte della propria serenità. Almeno all’apparenza. Il tono di voce avrebbe ancora potuto scorticare gli alberi. «Stammi bene a sentire, lord Bryne...»

Egwene non prestò attenzione alle parole della Aes Sedai. Bryne l’aveva guardata quando aveva fatto il nome di Mat. Le Sorelle pensavano di sapere tutto sulla Banda e Mat e non se ne preoccupavano troppo, mentre per il capitano la questione era palesemente più importante. Egwene chinò il capo in modo che la falda del cappello le nascondesse il viso e studiò Bryne con la coda dell’occhio. Aveva giurato di mettere insieme un esercito e guidarlo fino a quando non avessero deposto Elaida, ma perché? Di sicuro avrebbe potuto prendersi un impegno meno solenne e le Sorelle lo avrebbero accettato lo stesso, poiché volevano solo usare tutti quei soldati come una mascherata per spaventare Elaida.

Averlo dalla loro parte era di certo rassicurante per Egwene, e anche le altre Aes Sedai sembravano dello stesso parere. Proprio come suo padre, Bryne era il tipo d’uomo capace di far credere a tutti che non c’era motivo d’allarmarsi, qualsiasi fosse la situazione. Egwene si accorse d’improvviso che averlo come oppositore sarebbe stato pessimo, come avere contro il Consiglio, e questo senza tener conto dell’esercito. L’unica volta che Siuan aveva parlato bene di lui lo aveva definito formidabile, anche se poi aveva subito provato a ribaltare il senso di quella sua osservazione. Qualsiasi uomo che Siuan Sanche ritenesse formidabile era uno da tenere a mente.

Attraversarono un piccolo torrente che arrivava appena a bagnare gli zoccoli dei cavalli. Un corvo malandato stava mangiando un pesce che si era arenato in quelle acque troppo basse per nuotare; l’uccello agitò le ali come se volesse volare via, quindi si rimise a mangiare.

Anche Siuan stava studiando lord Bryne — la giumenta aveva un passo molto più regolare quando lei dimenticava di strattonare le redini o di affondare i talloni proprio nel momento sbagliato. Egwene le aveva chiesto se conoscesse i motivi di lord Bryne, ma il complesso legame che Siuan aveva con quell’uomo la rendeva incapace di essere amara quando parlava di lui. O odiava Gareth Bryne con tutto il cuore oppure lo amava, e immaginare Siuan innamorata era come immaginare un corvo che nuota.

L’altura sulla quale prima si trovavano i soldati della Banda adesso mostrava solo una linea irregolare di conifere smorte. Egwene non si era accorta di aver percorso tanta strada. Mat un abile stratega? Neppure vedere i corvi nuotare sarebbe risultato così assurdo. Lei aveva creduto che fosse al comando di quell’esercito solo per volere di Rand, e anche quello era stato difficile da digerire. Convincersi di una cosa perché si crede di sapere tutto può essere pericoloso, si rammentò guardando Bryne.

«...essere frustato!» La voce di Myrelle era ancora infuocata. «Ti avviso, se sento che ti sei incontrato di nuovo con i fautori del Drago...»

La pioggia ancora scivolava su quel masso, su lord Bryne, o almeno così sembrava. L’uomo cavalcava a suo agio e talvolta mormorava «Sì, Myrelle Sedai», o «No, Myrelle Sedai» senza alcuna emozione, e senza smettere di guardare con attenzione il territorio circostante. Lui senza dubbio aveva visto i soldati andare via. Non importava come lord Bryne riuscisse a essere così paziente — Egwene era sicura che non si trattasse di paura —, lei non era dell’umore giusto per sentire certe cose.

«Fai silenzio, Myrelle! Nessuno farà nulla a lord Bryne.» Si massaggiò le tempie e pensò di chiedere a una delle Sorelle dell’accampamento di guarirla. Né Siuan né Myrelle ne avevano la capacità. La guarigione comunque non le avrebbe fatto un gran bene. Si trattava solo di preoccupazioni e mancanza di sonno, e non voleva che si spargesse la voce che per lei il fardello stava diventando troppo pesante. E poi c’erano altri sistemi oltre la guarigione per vedersela con il mal di testa, anche se lì non ne aveva a portata di mano.

La bocca di Myrelle si tese per un istante. Voltò il capo di scatto, il volto in fiamme, mentre Bryne sembrò improvvisamente assorto a esaminare un falco dalle ali rosse che volteggiava in aria alla loro sinistra. Anche un uomo coraggioso sapeva quando essere discreto. Il falco chiuse le ali e si gettò in picchiata verso una preda invisibile nascosta dietro alcune eriche. Egwene si sentiva simile a quel rapace. Scendeva in picchiata su bersagli che non poteva vedere, sperando di aver scelto quello giusto, sperando che ve ne fosse uno da colpire.

Sospirò, incerta. «In ogni caso, lord Bryne, penso sia meglio che non incontri più lord Talmanes. Di sicuro adesso ne sai quanto basta sulle sue intenzioni.» Sperando, per la Luce, che Talmanes non gli avesse già rivelato troppo. Era un peccato che non potesse inviare Siuan o Leane a metterlo in guardia, sempre che lui avesse dato ascolto a quelle donne, ma visto come la pensavano le Sorelle, tanto valeva che lei stessa corresse il rischio di andare a trovare Rand.

Bryne le fece un inchino dalla sella. «Come ordini, Madre.» Non aveva un tono derisorio, non lo usava mai. Ovviamente aveva imparato a controllare la propria voce, trovandosi in compagnia di Aes Sedai. Siuan rimase indietro guardandolo torva. Forse avrebbe potuto scoprire a chi era leale quell’uomo. Anche se gli era ostile, passava molto tempo in sua compagnia, più di quanto in realtà dovesse.

Egwene fece lo sforzo di lasciare le mani sulle redini di Daishar, di non portarsele alle tempie. «Quanto manca, lord Bryne?» Non far trapelare l’impazienza dalla voce fu anche più difficile.

«Non molto, Madre.» Per qualche motivo, l’uomo si voltò verso Myrelle. «Siamo vicini, ormai.»

Adesso erano visibili più fattorie, e sorgevano sia sulle colline che in pianura, anche se la donna di Emond’s Field che era ancora in Egwene non capiva che senso avesse una fattoria su un’altura. Case basse e fienili di pietra grigia, pascoli senza recinzione con poche vacche magre e pecore dalla coda nera e lo sguardo triste. Non tutte le costruzioni erano state incendiate. Quelle distrutte dovevano servire da monito, per dimostrare agli altri cosa succedeva a chi non si schierava con il Drago Rinato.

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