L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
Ne ha già in abbondanza per i fatti suoi. Lord Guillaume non è ancora giunto, il suo privé è innamorato di lei e sta per arrivare il Natale. Eliwys ha reclutato metà della gente del villaggio per usarla come servitù e cuochi, e Imeyne continua ad insistere perché si mandi qualcuno ad Oxford o a Courcy per procurare una certa quantità di provviste essenziali. Agnes inoltre complica le cose essendo sempre in mezzo ai piedi e sfuggendo di continuo alla sorveglianza di Maisry.
— Devi mandare qualcuno da Sir Bloet perché ci procuri una dama di compagnia — ha dichiarato Imeyne, una volta che infine hanno ritrovato la bambina rintanata in solaio a giocare. — E per procurarci dello zucchero… non ne abbiamo a sufficienza per i dolci.
— Mio marito ci ha ordinato… — ha cominciato a ripetere Eliwys, in tono esasperato.
— Sorveglierò io Agnes — sono intervenuta, nella speranza che il traduttore avesse reso nel modo giusto il termine «dama di compagnia» e che i video di storia avessero avuto ragione nell'affermare che a volte la posizione di bambinaia era rivestita da donne di nobile nascita. In ogni caso Eliwys è parsa davvero grata e Imeyne non mi ha guardata peggio del solito… così ora sono responsabile di Agnes e anche di Rosemund, a quanto pare, visto che stamattina mi ha chiesto di aiutarla con il suo ricamo.
Il vantaggio di essere la loro bambinaia è che posso porre tutte le domande che voglio sui loro genitori e sul villaggio in generale e posso andare nelle stalle e in chiesa alla ricerca di Padre Roche e di Gawyn, mentre lo svantaggio è che alle bambine vengono tenute nascoste molte cose: già una volta Eliwys ha smesso di parlare con Imeyne non appena Agnes e io siamo entrate nella sala, e quando ho chiesto a Rosemund perché fossero venuti ad abitare lì lei ha risposto che suo padre ritiene che qui ad Ashencote l'aria sia più salubre.
Questa è stata la prima volta che qualcuno ha menzionato il nome del villaggio, e dal momento che non esiste nessun Ashencote sulla mappa o sul Libro del Catasto, suppongo che si tratti di un altro «villaggio perduto»: avendo una popolazione di appena quaranta anime, è facile che la Morte Nera lo abbia distrutto o che sia stato in seguito assorbito da una delle città vicine. Io però penso ancora che si tratti di Skendgate.
Quando ho chiesto alle bambine se conoscevano un villaggio chiamato Skendgate, Rosemund mi ha risposto negativamente… il che non prova nulla visto che non sono native di queste parti… ma pare che Agnes abbia chiesto a sua volta a Maisry e che neppure lei abbia mai sentito questo nome. A dire il vero i primi riferimenti scritti in cui compare il termine «gate» (che significa porta ma che era usato allora nell'accezione di diga) sono databili a non prima del 1360, e inoltre molti nomi di luoghi in lingua anglosassone sono in seguito stati sostituiti da altri normannizzati o dal nome di chi possedeva quelle terre… il che fa presagire male per Guillaume d'Iverie e per il processo da cui non ha fatto ritorno. A meno che, naturalmente, questo non sia un altro villaggio… il che farebbe presagire male per me.
A quanto pare i sentimenti d'amor cortese che Gawyn nutre nei confronti di Eliwys non gli impediscono saltuarie avventure con la servitù. Ho chiesto ad Agnes di portarmi nelle stalle a vedere il suo pony, sperando che Gawyn potesse trovarsi lì… e in effetti era in uno degli stalli insieme a Maisry, e i gemiti che stava emettendo erano tutto meno che un simbolo di amor cortese. Maisry non sembrava più terrorizzata dei solito e dal momento che le sue mani erano impegnate a tenere le gonne raccolte all'altezza della vita invece che a proteggere gli orecchi ho dedotto che non doveva trattarsi di stupro. Però non era neanche l'amour courtois.
Ho dovuto affrettarmi a distrarre Agnes e a portarla fuori della stalla, quindi le ho detto che volevo attraversare la piazza per vedere la torre campanaria. Siamo andate dentro e abbiamo guardato la pesante corda della campana.
— Quando qualcuno muore Padre Roche suona la campana — ha spiegato Agnes. — Se non lo facesse, il diavolo verrebbe a prendere l'anima di chi è morto e gli impedirebbe di entrare in paradiso.
Suppongo che questo faccia parte delle stupidaggini superstiziose che tanto irritano Lady Imeyne.
Agnes voleva suonare la campana ma io l'ho convinta ad andare invece in chiesa per cercare Padre Roche.
Il prete però non c'era e Agnes mi ha detto che probabilmente doveva essere ancora con il contadino malato «che non muore anche se è stato mondato dei peccati» o da qualche parte a pregare.
— Padre Roche ha l'abitudine di andare a pregare nei boschi — ha aggiunto, sbirciando in direzione dell'altare attraverso la parete divisoria fra la navata e il coro.
La chiesa è di stile normanno, con una navata centrale, pilastri di arenaria e il pavimento di lastre di pietra. Le finestre di vetro colorato sono molto strette e piccole, e hanno colori cupi, quindi lasciano entrare ben poca luce. A metà della navata c'è una singola tomba che potrebbe essere proprio quella a cui ho lavorato quando sono andata agli scavi, perché sul coperchio c'è l'effigie di un cavaliere con le mani guantate incrociate sul petto e la spada al fianco. L'incisione sul lato dice: «Requiescat cum Sanctis tuis in aeternum»… possa egli riposare in eterno con i Tuoi santi. Anche la tomba trovata agli scavi aveva sul fianco un'iscrizione che cominciava con la parola «Requiescat», ma quando ci sono andata io il resto della scritta non era ancora stato riportato alla luce.
Agnes mi ha detto che questa è la tomba di suo nonno, che è morto di febbre «molto tempo fa» ma a me il sarcofago sembra quasi nuovo e quindi assai diverso da quello che ho visto agli scavi. Presenta una quantità di decorazioni che mancavano a quello di Skendgate, ma con il tempo potrebbero essersi staccate o consumate.
Tranne che per la tomba e per una rozza statua, la navata è del tutto vuota: dal momento che in quest'epoca la gente restava in piedi durante i servizi religiosi non ci sono panche di sorta e la pratica di riempire le navate delle chiese di monumenti e di effigi di santi ha avuto inizio soltanto a partire dal 1500.
Una parete divisoria di legno intagliato del dodicesimo secolo separa la navata dagli ombrosi recessi del coro e dell'altare. Sopra di essa, su entrambi i lati del crocifisso, ci sono due rozzi dipinti del Giudizio Universale. Uno mostra i fedeli che vengono accolti in cielo e l'altro i peccatori che vengono consegnati all'inferno, ma a me sembrano quasi uguali perché sono realizzati entrambi con vivide tinte rosse e azzurre e perché le figure hanno la stessa espressione sgomenta.
L'altare è semplice, coperto con un panno di lino bianco e con due candelabri d'argento, uno per lato. La statua rozzamente intagliata non è quella della Vergine, come io avevo supposto, ma rappresenta invece Santa Caterina di Alessandria. Il corpo sproporzionato ha il busto troppo corto e la testa grande propri della scultura prerinascimentale, e sul capo la santa ha una strana cuffia squadrata che le scende fin sotto gli orecchi. Santa Caterina è raffigurata in piedi con un braccio intorno ad un bambino delle dimensioni di una bambola e l'altra mano che regge una ruota; una corta candela giallastra e due lampade a olio sono posate per terra davanti ad essa.
— Lady Kivrin, sai che Padre Roche afferma che tu sei una santa? — ha commentato Agnes, quando siamo tornate fuori.
Questa volta mi è stato facile capire cosa l'avesse indotta a confondersi, e mi sono chiesta se avesse fatto lo stesso con la faccenda del Diavolo sul cavallo nero e del perché si suonassero le campane alla morte di qualcuno.
— Mi è stato dato il nome di Santa Caterina di Alessandria — le ho risposto, — come a te quello di Santa Agnese, ma nessuna di noi due è una santa.
— Lui dice che negli ultimi giorni Dio manderà i suoi santi fra i peccatori — ha però insistito la bambina, scuotendo il capo. — Dice che quando preghi tu parli nella lingua stessa di Dio.