L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
«Ma è la nostra piroga! Ha rotto l’ormeggio e ha seguito la corrente! Bisogna riconoscere che giunge a proposito!»
«La nostra piroga?…» mormorò l’ingegnere.
Pencroff aveva ragione. Era proprio la piroga, la cui barbetta si era indubbiamente spezzata e che veniva da sola dalla sorgente del Mercy. Bisognava dunque afferrarla al passaggio, prima che fosse trascinata oltre la foce dalla rapida corrente del fiume, e questo appunto fecero abilmente Nab e Pencroff per mezzo di una lunga pertica.
La barca accostò la riva. L’ingegnere, imbarcandosi per primo, ne prese la codetta, e si assicurò ch’essa fosse stata veramente logorata dall’attrito sulle rocce.
«Ecco,» gli disse a bassa voce il giornalista «ecco quello che si può chiamare una circostanza…»
«Strana!» rispose Cyrus Smith.
Strana o no, essa era lieta! Harbert, il giornalista, Nab e Pencroff s’imbarcarono a loro volta. Non mettevano in dubbio che l’ormeggio non si fosse logorato; ma la cosa più straordinaria era che la piroga fosse arrivata proprio al momento in cui i coloni si trovavano lì per prenderla al passaggio, giacché un quarto d’ora più tardi sarebbe andata perduta in mare.
Se fosse stato il tempo dei geni, quell’avvenimento avrebbe dato il diritto di pensare che l’isola era abitata da un essere soprannaturale, che metteva il suo potere al servizio dei naufraghi!
In pochi colpi di remo arrivarono alla foce del Mercy. L’imbarcazione venne tratta in secco fino nei pressi dei Camini, e tutti si diressero verso la scala di GraniteHouse.
Ma in quel momento Top abbaiò di collera e Nab, che cercava il primo piolo, cacciò un grido…
La scala non c’era più.
CAPITOLO VI
I RICHIAMI DI PENCROFF «UNA NOTTE NEI CAMINI» LA FRECCIA DI HARBERT «PROGETTO DI CYRUS SMITH» UNA SOLUZIONE INATTESA «CIÒ CHE ERA AVVENUTO A GRANITEHOUSE» COME UN NUOVO DOMESTICO ENTRA AL SERVIZIO DEI COLONI
CYRUS SMITH s’era fermato senza dir parola. I suoi compagni cercarono nell’oscurità, tanto lungo le pareti della muraglia, nel caso che il vento avesse rimosso la scala, quanto a terra nel caso ch’essa si fosse staccata… Ma la scala era sparita. Quanto a vedere se una burrasca l’avesse portata su fino al primo pianerottolo, a metà della parete, era una cosa veramente impossibile in quella notte profonda.
«Se è una burla,» gridò Pencroff «è una burla di cattivo gusto! Arrivare a casa e non trovar più la scala per salire nella propria camera, non è cosa che possa far ridere della gente stanca!»
Nab si perdeva in esclamazioni!
«Eppure non c’è stato vento!» fece osservare Harbert.
«Comincio a trovare che succedono strane cose nell’isola di Lincoln!» disse Pencroff.
«Strane?» rispose Gedeon Spilett «ma no, Pencroff, nulla di più naturale. Qualcuno è venuto durante la nostra assenza, ha preso possesso della dimora e ha ritirato la scala!»
«Qualcuno!» esclamò il marinaio. «E chi, dunque?»
«Ma! Il cacciatore del pallino di piombo, per esempio» rispose il giornalista. «A che cosa servirebbe, se non a spiegare la nostra disavventura?»
«Orbene, se c’è qualcuno lassù,» rispose Pencroff bestemmiando, poiché cominciava a spazientirsi «proverò a chiamarlo e bisognerà pure ch’egli risponda.»
E con voce tonante, il marinaio emise un «Ohe!» prolungato, che l’eco rimandò con forza.
I coloni tesero l’orecchio e parve loro di udire, all’altezza di GraniteHouse, una specie di riso beffardo, di cui non riuscirono a indovinare l’origine. Ma nessuna voce rispose alla voce di Pencroff, che ricominciò inutilmente il suo vigoroso richiamo.
C’era in quell’incidente di che meravigliare gli uomini più indifferenti del mondo; e i coloni non erano certo degli indifferenti. Nella situazione in cui si trovavano, ogni avvenimento aveva la sua gravità, e certamente, da sette mesi che abitavano l’isola,» nessuno si era loro presentato con carattere tanto sorprendente.
Comunque fosse, dimenticando le loro fatiche e dominati dalla singolarità del fatto, restavano ai piedi di GraniteHouse, non sapendo che cosa pensare, né che cosa fare, interrogandosi a vicenda senza potersi rispondere, moltiplicando svariate ipotesi, l’una più inammissibile dell’altra. Nab si lamentava, contrariato di non poter rientrare nella sua cucina, tanto più che le provviste di viaggio erano esaurite e per il momento non c’era alcun mezzo per procurarsene.
«Amici miei,» disse allora Cyrus Smith «non ci rimane altro da fare che attendere il giorno e agire allora secondo le circostanze. Ma, nell’attesa, andiamo ai Camini. Là saremo al coperto, e se non potremo cenare, potremo almeno dormire.»
«Ma chi è lo sfacciato che ci ha giocato questo tiro?» chiese ancora una volta Pencroff, incapace di adattarsi all’avventura.
Chiunque fosse lo «sfacciato», la sola cosa da fare era, come aveva detto l’ingegnere, di tornare ai Camini per aspettarvi il giorno. Ma fu dato ordine a Top di rimanere sotto le finestre di GraniteHouse: e quando Top riceveva un ordine, lo eseguiva senza fare osservazioni. Il bravo cane restò, dunque, ai piedi della muraglia, mentre il suo padrone con i compagni si rifugiavano fra le rocce.
Dire che i coloni, malgrado la loro stanchezza, dormirono bene sulla sabbia dei Camini, sarebbe falsare la verità. Non solo essi erano molto ansiosi di conoscere l’importanza del nuovo incidente, sia che fosse il risultato d’un caso, i cui motivi naturali si sarebbero rivelati con il sorgere del giorno, sia, invece, che fosse opera di un essere umano. Inoltre, erano malissimo sistemati. Comunque, la loro casa per il momento era occupata, e non potevano disporne.
Ora, GraniteHouse era più che la loro dimora: era il loro deposito. Là dentro c’era tutto il materiale della colonia: armi, strumenti, attrezzi, munizioni, riserve di viveri, ecc. Se tutto questo fosse stato rubato, i coloni avrebbero dovuto ricominciare da capo, rifacendo armi e attrezzi. Cosa grave! Perciò, cedendo all’inquietudine, l’uno o l’altro usciva ogni tanto, per vedere se Top faceva buona guardia. Solamente Cyrus Smith aspettava con la sua pazienza abituale, per quanto il suo fermo ed energico temperamento si esasperasse, sentendosi di fronte a un fatto assolutamente inesplicabile e s’indignasse pensando che attorno a sé, al di sopra di sé, forse, esisteva un’influenza alla quale egli non poteva dare un nome. Gedeon Spilett condivideva interamente l’opinione dell’ingegnere a questo proposito, e ambedue parlarono a più riprese, ma sottovoce, delle circostanze inesplicabili, a comprendere le quali la loro perspicacia e la loro esperienza erano insufficienti. Vi era, certo, un mistero sull’isola: ma come scoprirlo? Harbert non sapeva che cosa pensare e gli sarebbe piaciuto interrogare Cyrus Smith. Quanto a Nab, aveva finito per dirsi che tutto quanto avveniva non lo riguardava, ma riguardava il suo padrone, e se non avesse creduto di usare scortesia ai suoi compagni, quella notte il bravo negro avrebbe dormito coscienziosamente, come se avesse riposato nel suo lettuccio di GraniteHouse.
Insomma, il più stizzito di tutti era Pencroff, che si sentiva davvero molto in collera.
«È uno scherzo» diceva; «ci hanno fatto uno scherzo! Orbene, a me non piacciono le buffonate, e guai al burlone, se mi capita fra le mani!»
Appena i primi chiarori del giorno si mostrarono a est, i coloni, convenientemente armati, si recarono sulla spiaggia, al limite dei frangenti. GraniteHouse, colpita direttamente dal sole nascente, non doveva tardare a essere illuminata dalle luci dell’alba, e infatti, prima delle cinque, le finestre, le cui imposte erano chiuse, apparvero attraverso le loro tendine di fogliame.
Da quella parte tutto era in ordine; ma un grido sfuggì dal petto dei coloni quando scorsero spalancata la porta, che essi avevano chiusa prima di partire.