I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Sono prudente» disse Nynaeve con voce tesa. Non era venuta per ascoltare una ramanzina da questa bisbetica Aiel dai capelli rossi. «So quello che sto facendo, Melaine.»
«Non sai nulla. Sei testarda come lo era questa quando giunse da noi.» La Sapiente rivolse a Egwene un sorriso che sembrava d’affetto. «Abbiamo domato la sua eccessiva esuberanza e adesso impara velocemente. Anche se commette ancora molti errori.» Lo sguardo compiaciuto di Egwene scomparve. Nynaeve sospettava che quel sorriso fosse il motivo per cui Melaine aveva aggiunto l’ultima frase. «Se desideri andare in giro per il sogno» proseguì la donna Aiel, «vieni da noi. Domeremo il tuo entusiasmo e ti insegneremo.»
«Non ho bisogno di essere domata, grazie molte» rispose Nynaeve con un sorriso educato.
«Aan’allein morirà il giorno che scoprirà che sei morta.» Il cuore di Nynaeve fu trafitto dal ghiaccio. Aan’allein era il nome con cui gli Aiel chiamavano Lan. Nella lingua antica significava Unico Uomo, o Uomo Solitario, o l’Uomo che è tutto il suo Popolo. Traduzioni precise dalla lingua antica erano spesso difficoltose. Gli Aiel avevano gran rispetto per Lan, l’uomo che non voleva rinunciare alla guerra contro l’Ombra, il nemico che aveva distrutto la sua nazione. «Giochi sporco» mormorò Nynaeve.
Melaine sollevò un sopracciglio. «Stiamo combattendo? Se è così, sappi che in battaglia ci sono solo vincitori e sconfitti. Le regole che vietano di danneggiare l’altro valgono solo per i giochi. Voglio che mi prometti che non farai nulla nel sogno senza prima chiedere a noi. So che le Aes Sedai non possono mentire, per cui vorrei sentirti promettere.»
Nynaeve digrignò i denti. Le parole sarebbero state facili da pronunciare. Non doveva mantenere la promessa, non era legata ai Tre Giuramenti. Ma era come ammettere che Melaine avesse ragione. Non lo credeva e non lo avrebbe detto.
«Non te lo prometterà, Melaine» disse alla fine Egwene. «Quando assume quell’espressione da mulo, non uscirebbe da casa nemmeno se le mostrassi il tetto in fiamme.»
Nynaeve rivolse un’occhiata furiosa anche a lei. Un mulo davvero! Quando l’unica cosa che faceva era rifiutare di essere trattata come una bambola di pezza.
Dopo un lungo momento Melaine sospirò. «Molto bene. Ma sarebbe bene che ricordassi, Aes Sedai, che sei solo una bambina nel tel’aran’rhiod. Vieni, Egwene. Dobbiamo andare.» Sul volto di Egwene apparve un sorriso divertito mentre le due scomparivano.
Di colpo Nynaeve si accorse che gli abiti erano cambiati. Erano stati cambiati. Le Sapienti ne sapevano abbastanza del tel’aran’rhiod per poter alterare la realtà attorno agli altri oltre che loro stesse. Adesso indossava una blusa bianca e una gonna scura, ma a differenza di quelle delle due donne, questa arrivava sopra al ginocchio. Non aveva calze né scarpe, e i capelli erano acconciati con dei nastri gialli, in due trecce che ricadevano sulle orecchie. Una bambola di pezza con il viso di legno dipinto era vicino ai piedi di Nynaeve. Poteva sentire il rumore che faceva digrignando i denti. Era già successo una volta in precedenza e lei era riuscita a frasi spiegare da Egwene che era il modo in cui gli Aiel vestivano le bambine.
Furiosa ritornò nel vestito di seta gialla di Tarabon — stavolta era anche più aderente — e spinse via con un calcio la bambola. Fluttuò lontano svanendo a mezz’aria. Quella Melaine probabilmente aveva messo gli occhi su Lan. Gli Aiel sembravano tutti del parere che fosse una specie di eroe. Il collo alto divenne un colletto di merletto e la profonda scollatura mostrava l’incavo dei seni. Se quella donna si fosse solo azzardata a sorridergli...! Se lui...! Si accorse all’improvviso che la scollatura continuava a scendere ampliandosi velocemente e la riportò su. Non troppo, ma abbastanza da non arrossire. Il. vestito adesso era così stretto che non riusciva a muoversi, si occupò anche di quello.
Per cui adesso doveva chiedere il permesso, vero? Andare a implorare le Sapienti prima di fare qualsiasi cosa? Non aveva forse sconfitto Moghedien? A quel tempo erano rimaste colpite, ma adesso sembrava che avessero dimenticato.
Se non poteva usare Birgitte per scoprire cosa stava succedendo nella Torre, forse avrebbe potuto trovare il sistema di farlo da sola.
15
Cosa si può imparare nei sogni
Nynaeve formò con prudenza l’immagine mentale dello studio dell’Amyrlin, proprio come aveva visualizzato il Cuore della Pietra quando era andata a dormire. Non accadde nulla e aggrottò le sopracciglia. Avrebbe dovuto trovarsi nella Torre Bianca, nella stanza che aveva visualizzato. Provando nuovamente visualizzò una camera che aveva frequentato molto più spesso, anche se non con gioia.
Il Cuore della Pietra divenne lo studio della maestra delle novizie, una piccola stanza con dei pannelli di legno, arredata con i mobili semplici e robusti usati dalle generazioni di donne che avevano occupato quella posizione. Quando le inadempienze delle novizie erano tali che le ore in più a pulire i pavimenti o a rastrellare i sentieri non erano sufficienti, era qui che venivano mandate. Per un’Ammessa ricevere quella convocazione richiedeva una trasgressione più grande, eppure si muoveva con i piedi di piombo, nella consapevolezza che il risultato sarebbe stato altrettanto doloroso, forse anche di più.
Nynaeve non voleva guardare la stanza — Sheriam l’aveva chiamata testarda e ostinata durante le sue numerose visite — ma si trovò a osservare lo specchio appeso alla parete, dove le novizie e le Ammesse dovevano guardare i loro volti in lacrime mentre ascoltavano la ramanzina di Sheriam sull’obbedire alle regole, mostrare il giusto rispetto o altro.
Obbedire alle regole degli altri e mostrare il dovuto rispetto era sempre stato un problema per Nynaeve. I vaghi residui della doratura sulla cornice dicevano che era stato appeso in quel punto fin dalla Guerra dei Cento Anni se non dalla Frattura.
Il vestito taraboniano era bellissimo, ma chiunque l’avesse vista con quello addosso sarebbe stato sospettoso. Anche le Domanesi vestivano modestamente quando visitavano la Torre e tutte nella Torre adottavano il comportamento migliore. Non che avrebbe incontrato qualcuno tranne visitatrici occasionali che si erano sognate di essere nel tel’aran’rhiod per qualche attimo. Prima di Egwene non c’era stata una donna nella Torre in grado di accedere al Mondo dei Sogni senza aiuto dopo Corianin Nedeal, oltre quattrocento anni prima. Ma, d’altro canto, dei ter’angreal rubati dalla Torre che erano ancora fra le mani di Liandrin e le sue amiche, almeno undici erano stati studiati da Corianin. Gli altri due studiati da Corianin e adesso nelle mani sue e di Elayne davano entrambi accesso al tel’aran’rhiod, per cui era meglio supporre che lo facessero anche gli altri. C’erano poche possibilità che Liandrin o le altre si sognassero della Torre dalla quale erano fuggite, ma era comunque un rischio troppo grande se poteva subire un agguato. Per la verità non era nemmeno sicura che i ter’angreal rubati fossero i soli che Corianin aveva studiato. I rapporti erano spesso vaghi riguardo a quegli oggetti che nessuna capiva e altri potevano benissimo essere in possesso delle Sorelle Nere ancora presenti nella Torre.
Il vestito cambiò completamente, divenne di lana bianca, morbido ma di nessuna particolare qualità, con delle bande colorate in fondo all’orlo, una per ogni Ajah. Se avesse visto qualcuna che non fosse scomparsa dopo qualche momento, sarebbe tornata a Sienda e avrebbero pensato che era solo una delle Ammesse che aveva toccato tel’aran’rhiod nei sogni. No. Non la locanda ma lo studio di Sheriam. Una qualsiasi di quelle sarebbe appartenuta all’Ajah Nera e comunque lei in teoria doveva dar loro la caccia.
Per completare la mascherata afferrò la treccia rosso oro e fece una smorfia vedendo il volto di Melaine riflesso nello specchio. Questa sì che era una donna che le sarebbe piaciuto mandare da Sheriam.