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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Non posso ancora dirlo, Nynaeve. Durante la Guerra dell’Ombra complottavano sempre, anche tra sé, ma la loro opera non ha mai preannunciato nulla di buono per il mondo, dei sogni o reale.»

«Cerca di scoprirlo, Birgitte. Tutto quello che puoi restando al sicuro. Non correre alcun rischio.» L’espressione dell’altra donna non cambiò, ma Nynaeve pensò che fosse divertita. Quella sciocca donna sottovalutava i pericoli come faceva Lan. Le sarebbe piaciuto chiederle della Torre Bianca, di cosa stesse progettando Siuan, ma Birgitte non poteva vedere o toccare il modo reale a meno che non vi fosse richiamata dal Corno. Stai solo cercando di evitare di chiedere ciò che ti interessa davvero, si rimproverò. «Hai visto Moghedien?»

«No» sospirò Birgitte, «ma non perché non ci abbia provato. Di solito posso trovare chiunque sappia di trovarsi nel Mondo dei Sogni, c’è una sensazione, come delle onde che si diramano nell’aria da loro. O forse perché ne sono consapevoli, non conosco il motivo. Sono un soldato, non una studentessa. O non è entrata in tel’aran’rhiod da quando l’hai sconfitta, o...» Birgitte esitò e Nynaeve avrebbe voluto fermarla prima che dicesse quanto stava per dire, ma Birgitte era troppo forte per evitare alternative spiacevoli. «Oppure sa che la sto cercando. Quella sa come nascondersi.

Non la chiamano il ragno per nulla.» Ciò che era stata durante l’Epoca Leggendaria, un ragnetto che tesseva le tele in luoghi segreti, dal morso abbastanza velenoso da uccidere in un istante.

Di colpo estremamente consapevole della presenza di occhi invisibili, Nynaeve fu scossa dai brividi. Non era un tremito, ma rabbrividì. Eppure mantenne il lucente abito di Tarabon fisso nella mente, per non ritrovarsi d’improvviso a indossare un’armatura. Era già abbastanza imbarazzante che quel tipo di cose le accadesse quando era da sola, sarebbe stato anche peggio dinanzi ai freddi occhi azzurri di una donna abbastanza valorosa da essere la compagna giusta per Gaidal Cain.

«Puoi trovarla anche quando vuole rimanere nascosta, Birgitte?» Era una cosa molto impegnativa da chiedere, se Moghedien sapeva di essere cacciata. Era come cercare un leone in mezzo all’erba alta armati solo di un bastoncino.

L’altra donna non esitò. «Forse. Ci proverò.» Sollevando l’arco aggiunse, «Adesso devo andare. Non voglio correre il rischio di essere vista dalle altre quando arriveranno.»

Nynaeve le appoggiò una mano sul braccio per fermarla. «Mi sarebbe di aiuto se mi consentissi di riferirlo anche a loro. In quel modo potrei condividere quanto mi hai detto dei Reietti con Egwene e le Sapienti e loro potrebbero dirlo a Rand. Birgitte, lui deve sapere...»

«Me lo hai promesso, Nynaeve.» Quegli occhi azzurro chiaro erano inflessibili come il ghiaccio. «Le nostre disposizioni spiegano che non dobbiamo rivelare a nessuno che risiediamo nel tel’aran’rhiod. Ne ho infrante molte parlando con te, anche di più aiutandoti, perché non posso restare in disparte a guardarti mentre lotti contro l’Ombra — ho combattuto quella battaglia in più vite di quante possa rammentare — ma ne rispetterò il maggior numero possibile. Devi mantenere la tua promessa.»

«Certo che lo farò» rispose indignata, «a meno che tu non mi dia il permesso di parlare. E io ti chiedo di...»

«No.»

E con quello Birgitte scomparve. Un momento prima la mano di Nynaeve era appoggiata sulla manica bianca della giacca, quello successivo era libera nell’aria. Mentalmente ripassò alcune imprecazioni sentite da Thom e Juilin, per le quali avrebbe rimproverato Elayne se le avesse ascoltate, peggio ancora se le avesse usate. Non aveva senso invocare di nuovo l’intervento di Birgitte. Probabilmente non sarebbe venuta. Nynaeve sperava solo che avrebbe risposto la prossima volta che lei o Elayne l’avessero chiamata. «Birgitte! Manterrò la mia promessa. Birgitte!»

Questo lo avrebbe sentito. Forse al prossimo incontro avrebbe saputo dirle qualcosa delle attività di Moghedien. Nynaeve sperava quasi che non lo avrebbe fatto. Altrimenti, significava davvero che Moghedien si aggirava furtiva nel tel’aran’rhiod.

Donna sciocca! si disse. Se non fai attenzione ai serpenti, non lamentarti se uno ti morde. Un giorno avrebbe davvero voluto incontrare questa Lini di Elayne.

Il vuoto della vasta stanza la opprimeva, tutte quelle grandi colonne lucide e la sensazione di essere spiata dall’oscurità fra di esse. Se lì ci fosse stato davvero qualcuno Birgitte lo avrebbe saputo.

Si accorse che stava carezzando l’abito di seta sui fianchi e per distogliere la mente dal pensiero di occhi inesistenti si concentrò sul vestito. Quando Lan l’aveva vista per la prima volta indossava un abito di resistente lana dei Fiumi Gemelli, e aveva un semplice vestito ricamato quando l’uomo le confessò di amarla, ma voleva che la vedesse con indumenti di questo tipo. Non sarebbe stato indecente se fosse stato lui a guardarla.

Apparve un alto specchio che rifletteva la sua immagine mentre si voltava da un lato e dall’altro, o mentre si guardava dietro le spalle. Le pieghe gialle le aderivano al corpo, suggerendo quanto nascondevano. La Cerchia delle Donne di Emond’s Field l’avrebbe presa da parte per un discorsetto confidenziale, Sapiente o non Sapiente. Eppure era bello. Qui, da sola, poteva ammettere che si era più che abituata a indossare un abito del genere in pubblico. Ti piaceva, si disse. Sei altrettanto sfacciata quanto sembra che stia diventando Elayne! Ma era davvero bello. Forse nemmeno tanto indecoroso come diceva sempre. Per esempio non aveva la scollatura profondissima come la Prima di Mayene. Be’, forse quelle di Berelain non erano tanto profonde, ma sempre più di quanto richiedesse la decenza.

Aveva anche sentito parlare di ciò che indossavano le Domanesi. Perfino i Taraboniani lo definivano sconveniente. A quel pensiero la seta gialla pieghettata divenne una pioggia di veli e in vita si ritrovò una sortile cintura d’oro. Il tessuto era fine. Nynaeve arrossì. Molto fine. Quasi trasparente. L’abito certamente era più che rivelatore. Se Lan l’avesse vista con quello indosso non avrebbe farfugliato che il suo amore per lei era senza speranza e che non avrebbe offerto abiti da lutto come dono nuziale. Una sola occhiata e il sangue dell’uomo avrebbe cominciato a ribollire. Lan avrebbe...

«Per la Luce! Che cosa stai indossando, Nynaeve?» chiese Egwene scandalizzata.

Nynaeve si voltò velocemente, e quando si trovò di fronte a Egwene e Melaine — doveva essere Melaine, anche se nessuna delle Sapienti era facile da riconoscere — lo specchio era scomparso e Nynaeve indossava un vestito di lana scura dei Fiumi Gemelli che sarebbe andato bene per il pieno inverno. Mortificata per essere stata sorpresa più che per il resto — era soprattutto per il fatto di essere stata scoperta — cambiò subito gli abiti senza pensarvi, ritornando nel sottilissimo abito domanese e ancor più velocemente in quello giallo pieghettato alla moda di Tarabon.

Aveva il volto in fiamme. Probabilmente le donne pensavano che fosse del tutto sciocca. Davanti a Melaine. La Sapiente era bellissima, con i lunghi capelli rossi e i chiari occhi verdi. Non che le importasse minimamente il suo aspetto, ma Melaine era stata presente all’ultimo incontro con Egwene e si era mostrata sarcastica con lei riguardo Lan. Nynaeve in quel frangente aveva perso la calma. Egwene sosteneva che non erano battute ironiche, non fra le donne aiel, ma Melaine aveva lodato le spalle di Lan, le mani e gli occhi. Che diritto aveva quella gatta dagli occhi verdi di guardare le spalle di Lan? Non che dubitasse della fedeltà dell’uomo. Ma era pur sempre un uomo e molto lontano da lei, Melaine era lì e... con fermezza si impose di interrompere quella linea di pensiero.

«Lan sta...?» Aveva la sensazione di essere avvampata in viso. Non riesci a controllare la lingua, donna? si disse. Ma non si sarebbe — non poteva — tirata indietro, non con Melaine presente. Il sorriso confuso di Egwene era un problema, ma Melaine osò assumere un’espressione comprensiva. «Sta bene?» Nynaeve cercò di essere fredda e composta, ma la voce era tesa.

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