I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Egwene aprì gli occhi nella quasi totale oscurità, alleviata solo dalla fievole luce lunare che filtrava dal buco per il fumo. Era contenta di trovarsi sotto un cumulo di coperte, il fuoco era spento e la tenda gelida. Il fiato si condensava in nuvolette davanti alla bocca. Senza alzare la testa guardò verso l’interno. Non c’erano Sapienti. Era ancora sola.
Era la paura più grande durante le escursioni solitarie nel tel’aran’rhiod. Ritornare trovando Amys o una della altre che la aspettavano. Be’, forse non era la più grande, i pericoli nel Mondo dei Sogni erano seri come aveva spiegato a Nynaeve, ma era comunque una fra le più grandi. Non era la punizione a spaventarla, non del tipo che assegnava Bair. Se si fosse svegliata trovando una Sapiente che la fissava, lo avrebbe accettato serenamente; ma Amys le aveva detto, quasi all’inizio, che se fosse entrata nel tel’aran’rhiod senza essere accompagnata da una di loro, l’avrebbero mandata via, rifiutandosi di procedere nell’istruzione. Questo la demoralizzava più di qualsiasi altra cosa potessero farle. Ma anche così, doveva andare avanti per conto suo. Le insegnavano velocemente, ma non abbastanza per lei. Voleva sapere subito, doveva sapere tutto.
Incanalando accese una lampada e il fuoco. Non c’era nulla che potesse bruciare ma Egwene legò i flussi in ogni caso. Rimase distesa a guardare l’alito che le si condensava e aspettando di scaldarsi abbastanza per vestirsi. Era tardi, ma forse Moiraine era sveglia.
Quanto accaduto con Nynaeve ancora la stupiva. Avrebbe bevuto se le avessi porto la tazza, pensò. Aveva avuto molta paura che Nynaeve venisse a sapere che non aveva il permesso delle Sapienti di andarsene in giro nel Mondo dei Sogni da sola, sicura che sarebbe arrossita se si fosse fatta scoprire; aveva pensato quindi di evitare che Nynaeve parlasse, arrivando alla verità. E sarebbe stata capace di fare la spia dicendo che era per il suo bene; per cui tutto quello che poteva fare era parlare, per mantenere l’attenzione di Nynaeve su quanto aveva fatto di sbagliato. Non importava quanto la stesse facendo arrabbiare, Nynaeve non riusciva a gridare. E in qualche modo Egwene aveva preso il sopravvento.
A pensarci bene, Moiraine raramente alzava la voce e quando lo faceva otteneva risultati inferiori. Era stato così anche prima che iniziasse a comportarsi stranamente con Rand. Le Sapienti non gridavano mai tranne fra loro e, anche se si lamentavano che i capi non ascoltavano più, sembravano comunque avere la meglio il più delle volte. C’era un vecchio detto che non aveva mai capito prima di allora; ‘si sforza di sentire un sussurro colui che rifiuta di ascoltare un grido’. Non avrebbe urlato di nuovo con Rand. Avrebbe usato una voce tranquilla, ferma e femminile, era quello il trucco. Non doveva nemmeno gridare con Nynaeve, era una donna, non una ragazzina capricciosa.
Si accorse che stava ridacchiando. In particolare non doveva alzare la voce con Nynaeve se parlare con calma produceva quel tipo di risultato.
Finalmente la tenda sembrò abbastanza calda ed Egwene uscì da sotto alle coperte vestendosi in fretta. Dovette comunque spezzare il ghiaccio nel lavabo prima di potersi sciacquare la bocca. Mettendosi il mantello di lana scura sulle spalle slegò i flussi di Fuoco, che era pericoloso lasciare legati e incustoditi, le fiamme svanirono e la ragazza uscì dalla tenda. Il freddo la strinse come una morsa di ghiaccio mentre si affrettava ad attraversare l’accampamento.
Solo le tende più vicine erano visibili, basse sagome in ombra che avrebbero potuto far parte di quel paesaggio frastagliato, se non fosse stato per il fatto che il campo si estendeva per chilometri fra la terra montagnosa da entrambi i lati. Questi alti picchi dentati non erano la Dorsale del Mondo, quella era molto più alta e si trovava a giorni di marcia verso est.
Si avvicinò alla tenda di Rand con esitazione. Dall’apertura si vedeva filtrare la luce. Una Fanciulla sembrò emergere dal terreno mentre Egwene si avvicinava, con l’arco di corno dietro le spalle, la faretra in vita, lance e scudo in mano. Egwene non riusciva a vedere nessun’altra nell’oscurità, ma sapeva che erano lì, anche ora, circondate da sei clan che avevano dichiarato fedeltà al Car’a’carn. I Miagoma si trovavano da qualche parte a nord, affiancandoli nella marcia. Timolan non voleva dichiarare quali fossero le sue intenzioni. Dove fossero gli altri clan non sembrava interessare Rand. La sua attenzione era tutta concentrata a raggiungere il passo di Jangai.
«È sveglio, Enaila?» chiese Egwene.
Le ombre proiettate dalla luna scivolarono sul viso della donna aiel mentre annuiva. «Non dorme abbastanza. Un uomo non può resistere senza riposo.» Sembrava proprio una madre che si preoccupava per il figlio.
Una sagoma di fianco alla tenda si mosse, e si rivelò come Aviendha, con lo scialle avvolto attorno alle spalle. Non pareva soffrire il freddo, ma l’ora tarda. «Gli canterei una ninna nanna se pensassi che servisse a qualcosa. Ho sentito parlare di donne tenute sveglie tutta la notte da un poppante, ma un uomo adulto dovrebbe sapere che agli altri piacerebbe riposare.» Lei ed Enaila risero sommessamente.
Scuotendo il capo per le stranezze aiel, Egwene si inchinò a guardare nella tenda. All’interno erano accese alcune lampade e Rand non era solo. Natael mostrava stanchezza negli occhi scuri e trattenne uno sbadiglio. Almeno lui voleva dormire. Rand era seduto in modo scomposto vicino a una delle lampade a olio dorate e leggeva un libro malconcio rilegato in pelle. Una traduzione qualsiasi delle Profezie del Drago, se lo conosceva.
Di colpo Rand scorse le pagine indietro, le esaminò e rise. Egwene cercò di convincersi che non c’erano tracce di follia in quella risata, solo amarezza. «Una bella battuta» si rivolse a Natael, chiudendo il libro di scatto e lanciandoglielo. «Leggi a pagina duecentottantasette e pagina quattrocento, poi dimmi che non sei d’accordo.»
Egwene tese le labbra mentre si tirava su. Avrebbe davvero fatto meglio a essere più cauto con quel libro. Non poteva parlargli, non davanti al menestrello. Era un peccato che dovesse avvalersi della compagnia di un uomo che conosceva a malapena. No. Aveva Aviendha e i capi, Lan tutti i giorni e a volte Mat. «Perché non ti unisci a loro, Aviendha? Se tu fossi presente forse parlerebbe di altro che del libro.»
«Voleva parlare con il menestrello, Egwene, e di rado ciò avviene davanti a me o altri. Se non fossi andata via io, lo avrebbero fatto lui e Natael.»
«Ho sentito dire che i bambini sono una grande preoccupazione» rise Enaila. «I maschi sono i peggiori. Potrai scoprirlo al posto mio adesso che hai rinunciato alla lancia.» Aviendha le rivolse un’occhiata cupa e tornò al suo posto di fianco alla tenda, come un gatto offeso. A Enaila sembrò divertente e rise ancora di più.
Borbottando fra sé sul senso dell’umorismo aiel — non lo capiva quasi mai — Egwene si avviò verso la tenda di Moiraine, non lontano da quella di Rand. Anche qui si vedeva la luce ed Egwene sapeva che l’Aes Sedai era sveglia. Moiraine stava incanalando, solo piccole quantità di Potere, ma abbastanza perché Egwene lo percepisse. Lan dormiva piuttosto vicino, avvolto nel mantello da Custode. Tranne la testa e gli stivali, il resto del corpo sembrava appartenere alla notte. Tenendosi il mantello sollevò la gonna e camminò in punta dei piedi per non svegliarlo.
Il respiro dell’uomo non mutò, ma qualcosa la spinse a guardarlo di nuovo. La luce della luna brillava negli occhi azzurri, aperti mentre la osservavano. Quando Egwene voltò la testa li chiuse di nuovo. Non mosse un solo muscolo. Poteva anche darsi che non si fosse svegliato. A volte l’uomo la innervosiva. Qualsiasi cosa Nynaeve vedesse in lui, lei non lo vedeva.
Inginocchiatasi vicino all’apertura della tenda guardò dentro. Moiraine era seduta circondata dal bagliore di saldar, la piccola pietra azzurra che di solito le pendeva sulla fronte stavolta la teneva in mano, davanti al viso. Risplendeva, aggiungendo un vago bagliore alla luce della lampada. Nella fossa per il fuoco non vi erano ceneri, anche l’odore era svanito.