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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Perché, mia signora, se lo trovano significa che l’Ultima Battaglia è vicina. Che il Tenebroso sta liberandosi.» Comare Jharen rabbrividì.

«La Luce voglia che il Corno non venga mai ritrovato. In questo modo non potrà mai esserci l’Ultima Battaglia, giusto?» Non sembrava vi fosse risposta per una tale logica curiosa.

La camera era piccola, ma non minuscola. Due letti angusti con le coperte a righe si trovavano ai lati di una finestra che si affacciava sulla strada, con poco più di un passo a separarli tra loro e dalle pareti intonacate. Su un tavolino erano poggiate una lampada e una scatola con l’acciarino, proprio fra i due letti, un sottile tappeto con motivi floreali e un lavabo sormontato da un piccolo specchio a completare l’arredamento. Quantomeno tutto era pulito e ben lucidato.

La locandiera rimise in forma i cuscini e sistemò i copriletti, spiegando che i materassi erano delle migliori piume d’oca e che gli uomini della signora le avrebbero dovuto portare i bagagli usando le scale posteriori, una questione di riservatezza. Se la signora avesse aperto la finestra e lasciato la porta socchiusa, di notte sarebbe entrata una piacevole brezza. Come se Elayne potesse dormire con la porta aperta in un luogo pubblico! Due ragazze con i grembiuli arrivarono recando una grande brocca blu di acqua fumante e un ampio vassoio laccato coperto da un panno bianco prima che Elayne riuscisse a liberarsi di comare Jharen. Sotto il panno si intravedevano le sagome di una caraffa di vino e due tazze.

«Penso abbia creduto che saremmo andate al lanciere del re anche con un buco nel muro» disse, una volta che la porta fu chiusa. Guardandosi attorno nella stanza fece una smorfia. Non c’era abbastanza posto per loro e il bagaglio. «Non sono sicura che non dovremmo farlo.»

«Io non russo» fu la risposta di Nynaeve con la voce tesa.

«Certo che no. Ma dovevo pur dire qualcosa.»

Nynaeve sbuffò, ma si limitò a replicare: «Sono contenta di essere abbastanza stanca da riuscire a dormire. A parte la radice biforcuta non ho riconosciuto nulla che conciliasse il sonno fra le erbe che aveva quella Macura.»

Thom e Juilin furono costretti a fare tre viaggi per portare su i bauli, sempre borbottando, come facevano gli uomini, perché ci fu da trasportarli per delle scale strette sul retro della locanda. Stavano lamentandosi anche di dover dormire nelle stalle quando portarono il primo baule con le maniglie a forma di foglia. Conteneva i soldi e gli oggetti di valore, inclusi i ter’angreal che avevano recuperato, ma dopo aver dato un’occhiata alla stanza si scambiarono uno sguardo di intesa e tacquero. Almeno su questo.

«Andiamo a vedere se c’è qualcosa di interessante nella sala comune» annunciò Thom una volta che l’ultimo baule fu nella stanza. Adesso era rimasto poco spazio per raggiungere il lavabo.

«Forse faremo anche un giro per il villaggio» aggiunse Juilin. «Gli uomini parlano quando il tipo di scontento che ho visto è così diffuso.»

«Benissimo» rispose Elayne. Volevano davvero credere di avere altro da fare che trasportare bagagli. Era andata così a Tanchico — e a Mardecin — e forse sarebbe accaduto ancora, ma non qui. «Attenzione a non cacciarvi nei guai con i Manti Bianchi.» I due uomini si scambiarono una lunga occhiata sofferente, come se Elayne non li avesse visti tornare entrambi con i lividi e i volti sanguinanti dalle loro sortite alla ricerca di informazioni, ma li aveva perdonati e sorrise a Thom. «Non vedo l’ora di sentire cosa hai scoperto.»

«Domattina» intervenne Nynaeve con fermezza. Si sforzava tanto di non guardare Elayne che probabilmente aveva lo sguardo furioso. «Se ci disturbi prima che sia giorno per qualcosa di meno grave dei Trolloc, peggio per voi.»

L’occhiata che si scambiarono i due uomini fu più che eloquente — Nynaeve sollevò il sopracciglio — ma una volta date loro con riluttanza alcune monete, i due andarono via concordando che le avrebbero lasciate dormire indisturbate.

«Se non posso nemmeno parlare a Thom...» iniziò Elayne quando i due si furono allontanati, ma Nynaeve la interruppe.

«Non voglio che entrino mentre dormo e sono in camicia da notte.» La donna stava sbottonandosi goffamente l’abito dietro le spalle. Elayne avanzò per aiutarla e questa le disse: «Posso continuare da sola. Prendi l’anello per me.»

Tirando su con il naso, Elayne sollevò la gonna per raggiungere la piccola tasca che aveva cucito all’interno. Se Nynaeve voleva essere scontrosa, che lo facesse. Non avrebbe risposto alla provocazione nemmeno se avesse ricominciato a lamentarsi. Nella tasca c’erano due anelli. Lasciò il Gran Serpente d’oro che aveva ricevuto quando era stata promossa Ammessa e prese quello di pietra.

Era tutto punteggiato e a strisce azzurre, marroni e rosse, troppo largo per essere un anello da dito, oltre a essere piatto e ritorto. Per quanto sembrasse strano, l’anello aveva un solo bordo. Un dito fatto scorrere su di esso sarebbe passato all’esterno e all’interno prima di ritornare al punto di partenza. Era un ter’angreal e permetteva l’accesso al tel’aran’rhiod, anche per chi non aveva il talento di Egwene e le camminatrici dei sogni aiel. Dovevano solo dormire con l’oggetto a contatto della pelle. A differenza dei due ter’angreal che avevano recuperato dall’Ajala Nera, non richiedeva che incanalassero. Per quanto ne sapeva Elayne, anche un uomo avrebbe potuto usarlo.

Con indosso solo la camicia da notte di lino, Nynaeve unì l’anello di pietra al laccio dal quale pendevano l’anello d’oro a sigillo di Lan e il Gran Serpente, quindi rifece il nodo e se lo rimise al collo prima di sdraiarsi su uno dei letti. Sistemando con cura l’anello a contatto con la pelle, appoggiò la testa sul cuscino.

«Abbiamo tempo prima che Egwene e le Sapienti giungano?» chiese Elayne. «Non riesco mai a calcolare che ora è nel deserto.»

«Abbiamo tempo a meno che non arrivi prima, cosa che non avverrà. Il guinzaglio delle Sapienti è molto corto. Le farà bene, a lungo termine. È sempre stata testarda.» Nynaeve aprì gli occhi, guardandola come se valesse anche per lei.

«Ricorda a Egwene di riferire a Rand che lo penso.» Non avrebbe lasciato che la donna iniziasse una lite. «Raccomandale di... riferire che lo amo, lui e solo lui.» Ecco. L’aveva detto.

Nynaeve roteò gli occhi verso l’alto in maniera molto offensiva. «Se lo desideri» rispose acida, sistemandosi sul cuscino.

Mentre il respiro dell’altra si placava, Elayne mise uno dei bauli contro la porta e si sedette ad aspettare. Odiava farlo. Se lo meritava Nynaeve se se ne fosse andata nella sala comune. Probabilmente Thom era ancora lì e... e niente. In teoria era il conducente della carrozza. Si chiese se Nynaeve ci avesse pensato prima di accettare di fare la cameriera. Sospirando si appoggiò alla porta. Odiava davvero aspettare.

14

Incontri

L’effetto dell’anello ter’angreal non stupiva più Nynaeve. Adesso si trovava nel luogo al quale aveva pensato mentre si addormentava, nella grande sala a Tear chiamata il Cuore della Pietra, dentro la massiccia fortezza nota come la Pietra di Tear. Le lampade verticali dorate erano spente, ma da qualsiasi punto e da nessuno sembrava provenisse una pallida luce, esisteva e basta, tutto attorno a lei, che sfumava in lontananza fra le ombre vaghe. Almeno non faceva caldo. Nel tel’aran’rhiod non sembrava mai caldo o freddo.

Delle enormi colonne di granito si stagliavano in ogni direzione, la cupola a volta era alta, persa fra ombre tenui con altre lampade che pendevano da catene dorate. Il pavimento di pallida pietra era consumato, i sommi signori di Tear erano entrati in questa stanza — nel mondo reale naturalmente — solo quando lo richiedevano le loro leggi e usanze, ma lo avevano fatto fin dalla Frattura del Mondo. Al centro sotto alla cupola era piantata Callandor, una spada rilucente apparentemente di cristallo, affondata per metà della lunghezza nel pavimento di pietra. Proprio come l’aveva lasciata Rand.

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