I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Sta bene» rispose Egwene. «Si preoccupa se tu sia al sicuro o meno.»
Nynaeve respirò senza rendersi conto che aveva trattenuto il fiato. Il deserto era un luogo pericoloso anche senza tipi come Couladin e gli Shaido e quell’uomo non conosceva il significato della parola cautela. Si preoccupava della sua sicurezza? Quello sciocco di un uomo credeva che lei non sapesse badare a se stessa?
«Abbiamo finalmente raggiunto l’Amadicia» disse velocemente, sperando di nascondere l’imbarazzo. Parole a ruota libera e poi sospiri! Quell’uomo mi ha rubato lo spirito! pensò. Non c’era modo di capire dall’espressione delle altre due se stava avendo successo o meno. «Un villaggio chiamato Sienda a est di Amador. Ci sono Manti Bianchi ovunque, ma non ci guardano due volte. È di altri che bisogna preoccuparsi.» Davanti a Melaine doveva essere prudente — alterare un po’ i fatti, qui e là — ma raccontò di Ronde Macura, del suo strano messaggio e del tentativo di drogarle. Tentativo, perché non poteva ammettere davanti a Melaine che la donna vi era riuscita. Luce, cosa sto facendo? Non ho mai mentito a Egwene prima d’ora! si disse.
L’ipotetico motivo — il ritorno di un’Ammessa fuggita — di certo non poteva essere menzionato, non davanti a una delle Sapienti. Credevano che lei ed Elayne fossero Aes Sedai. Ma doveva fare in modo che Egwene sapesse la verità. «Potrebbe essere connesso con qualche complotto che riguarda Andor, ma Elayne, tu e io abbiamo cose in comune, Egwene, e credo che dovremmo essere prudenti quanto Elayne.» La ragazza annuì lentamente, sembrava stupita, come era logico che fosse, ma pareva aver capito. «È stato un bene che il sapore di quell’infuso mi abbia resa sospettosa. Immagina di cercare di somministrare radice biforcuta a qualcuna che conosce le erbe bene come me.»
«Schemi negli schemi» mormorò Melaine. «Il Gran Serpente è un simbolo giusto per voi Aes Sedai, credo. Un giorno potreste ingoiarvi da sole per sbaglio.»
«Anche noi abbiamo delle novità» rispose Egwene.
Nynaeve non capiva perché la ragazza avesse fretta. Certamente non lascerò che questa donna mi faccia perdere la pazienza, e certamente non intendo arrabbiarmi per un insulto contro la Torre Bianca, pensò. Allontanò la mano dalla treccia. Quello che Egwene aveva da dire era più importante.
Couladin che stava oltrepassando la Dorsale del Mondo era un fatto grave e Rand che lo seguiva poco meno, stava marciando a ritmo serrato verso il Passo Jangai, dalle prime luci dell’alba fino al crepuscolo, e Melaine sosteneva che lo avrebbero raggiunto presto. Le condizioni a Cairhien erano molto dure senza una guerra fra Aiel nello stesso territorio. E di certo ci sarebbe stata una nuova Guerra Aiel, se Rand avesse cercato di portare avanti il suo folle piano. Folle. Sinceramente non ancora. Doveva restare sano di mente in qualche modo.
Quanto tempo è passato da quando mi preoccupavo di come proteggerlo? si chiese Nynaeve amareggiata. Adesso voglio solo che resti lucido per combattere l’Ultima Battaglia. Non solo per quel motivo, ma ‘anche’ per quello. Rand era ciò che era. Che la Luce mi folgori, sono malvagia come Siuan Sanche o una qualsiasi di loro! pensò.
Fu quanto Egwene raccontò di Moiraine che la colpì. «Obbedisce a Rand?» ripeté incredula.
Egwene annuì vigorosamente con quella ridicola fascia aiel sui capelli. «La scorsa notte hanno discusso — sta ancora cercando di convincerlo a non valicare il Muro del Drago — e alla fine Rand le ha detto di restare in disparte fino a quando non si fosse calmata. Sembrava che Moiraine stesse per ingoiarsi la lingua, ma ha obbedito. È rimasta fuori nella notte per un’ora.»
«Non va bene» intervenne Melaine, sistemandosi lo scialle. «Gli uomini non hanno alcun diritto di dare ordini alle Aes Sedai come non possono farlo con le Sapienti. Anche il Car’a’carn.»
«Certo che no» concordò Nynaeve, quindi dovette mettersi una mano davanti alla bocca per evitare di spalancarla. Che cosa mi importa se la fa ballare al suono della sua musica? Ci ha fatto ballare tutti per lei abbastanza spesso, si rammentò. Ma non andava bene. Non voglio essere Aes Sedai, solo imparare di più sulla guarigione. Voglio restare quello che sono. Che lei dia pure gli ordini! Però non andava bene.
«Almeno adesso le parla» proseguì Egwene. «Prima diventava acido non appena la donna si trovava a tre metri di distanza. Nynaeve, diventa sempre più borioso.»
«Quando pensavo che mi avresti seguita come Sapiente» le disse secca Nynaeve, «ho creduto che sapessi come ridurre l’arroganza. È meglio per lui se lo fai, anche se è diventato il re dei tori del pascolo. Forse per via di quello che è. Mi sembra che i re e le regine siano degli sciocchi quando dimenticano cosa rappresentano continuando a comportarsi da sovrani, ma fanno di peggio quando ricordano solo cosa rappresentano senza saper governare. Ad alcuni potrebbe servire se qualcun altro rammentasse loro che mangiano, sudano e piangono come un qualsiasi contadino.»
Melaine si avvolse lo scialle attorno alle spalle, apparentemente incerta se concordare o meno, ma Egwene disse: «Ci provo, ma a volte non sembra affatto lui e, anche quando lo è, la sua protervia è veramente insopportabile.»
«Cerca di fare del tuo meglio. Aiutarlo a restare quel che è, potrebbe essere la cosa migliore. Per lui e per il resto del mondo.»
A questa frase seguì il silenzio. A lei ed Egwene certamente non piaceva parlare della possibilità che Rand impazzisse e a Melaine non poteva piacere di più.
«Ho qualcos’altro di importante da dirti» proseguì dopo un momento. «Credo che i Reietti stiano architettando qualcosa.» Non era come rivelarle di Birgitte. Fece sembrare che fosse stata lei a scorgere Lanfear e gli altri. In verità Moghedien era la sola che poteva riconoscere, forse Asmodean anche se lo aveva visto solo una volta e da lontano. Sperava che a nessuna delle due venisse in mente di chiederle come aveva fatto a individuarli, o perché pensava che Moghedien stesse nascondendosi. Il problema non era dovuto a quello.
«Te ne sei andata in giro per il Mondo dei Sogni?» Gli occhi di Melaine erano ghiaccio verde.
Nynaeve sostenne lo sguardo, malgrado il mesto scuotere del capo di Egwene.
«Non sarei riuscita a vedere Rahvin e gli altri senza farlo, non ti pare?»
«Aes Sedai, tu conosci poco e azzardi troppo. Non avremmo dovuto insegnarti nemmeno quel minimo che sai. Per quanto mi riguarda, a volte rimpiango di aver acconsentito anche solo a questi incontri. Le donne prive di addestramento non dovrebbero accedere al tel’aran’rhiod.»
«Mi sono addestrata da sola in più cose di quelle che mi avete insegnato.» Nynaeve manteneva la voce fredda con grande sforzo. «Ho imparato a incanalare da sola e non vedo perché il tel’aran’rhiod dovrebbe essere diverso.» Era solo la rabbia ostinata che la faceva parlare in quel modo. Era vero che aveva imparato da sola a incanalare, ma senza sapere cosa stava facendo e solo in maniera limitata. Prima della Torre Bianca aveva guarito qualche volta, ma inconsapevolmente, fino a quando Moiraine l’aveva messa alla prova. Le insegnanti alla Torre sostenevano che doveva essere arrabbiata per incanalare; aveva tenuto la propria capacità nascosta a se stessa, ne aveva timore e solo la furia poteva passare attraverso questa antica paura.
«Allora tu sei una di quelle Aes Sedai che vengono chiamate selvatiche.» C’era qualcosa nell’ultima parola, ma fosse sdegno o compassione, a Nynaeve non piaceva. Alla Torre quel termine era di rado usato come complimento. Naturalmente fra le Aiel non c’erano selvatiche. Le Sapienti che potevano incanalare trovavano tutte le ragazze con la scintilla innata, quelle che prima o poi avrebbero sviluppato la capacità di incanalare, anche se non cercavano di imparare. Sostenevano anche di riuscire a trovare tutte le ragazze senza la scintilla che potevano imparare se addestrate. Nessuna ragazza aiel moriva nel tentativo di imparare da sola. «Conosci il rischio di imparare a usare il Potere senza una guida, Aes Sedai. Non credere che i pericoli del sogno siano inferiori. Sono altrettanto grandi, forse anche di più per quelle che si avventurano senza conoscenza.»