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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Ma certo. Molto bene, Nynaeve. Non me ne ero accorta.»

Il sorriso di Egwene era così gradevole che Nynaeve lo ricambiò. «C’è un rapporto sulla scrivania di Siu... sul tavolo dell’Amyrlin che parla di una riunione di Azzurre. Lo stavo leggendo quando hai gridato. Scommetto che le Azzurre non la hanno sostenuta.» Fra le Ajah Azzurra e Rossa c’era una specie di tregua nei tempi migliori mentre nei peggiori quasi si avventavano l’una alla gola dell’altra.

Quando però ritornarono nello studio non trovarono il rapporto. C’erano molti documenti, era riapparsa la lettera di Joline, Egwene la scorse velocemente e sollevò le sopracciglia, ma non quello che volevano.

«Ti ricordi cosa diceva?» chiese Egwene.

«Avevo letto solo alcune righe quando hai gridato... non ricordo.»

«Provaci, Nynaeve. Provaci seriamente.»

«Ci sto provando, ma non mi viene in mente. Ci sto provando.»

Quello che aveva appena detto colpì Nynaeve come una martellata fra gli occhi. Stava scusandosi. Con Egwene. Una ragazza che aveva sculacciato per aver fatto i capricci non più di due anni prima. E un momento fa era stata orgogliosa come una gallina che ha appena fatto l’uovo perché Egwene era soddisfatta di lei. Si ricordava molto bene il giorno il cui l’equilibrio fra loro era mutato, quando avevano smesso di essere la Sapiente e la ragazza che scattava ogni volta che lei lo chiedeva, per diventare invece solo due donne lontane da casa. Adesso sembrava che anche quel nuovo rapporto fosse ulteriormente mutato, e non le piaceva affatto. Doveva fare qualcosa per riportare tutto allo stato originale.

La bugia. Oggi aveva apertamente mentito a Egwene per la prima volta. Per quello la sua autorità morale era cambiata, e lei si agitava tanto, incapace di imporsi a dovere. «Ho bevuto l’infuso, Egwene.» Si costrinse a pronunciare quelle parole. «La bevanda di radice biforcuta di Macura. Lei e Luci ci hanno portate al piano superiore come dei sacchi di piume. Era tutta la forza che avevamo io ed Elayne assieme. Se Thom e Juilin non fossero arrivati a riprenderci per la collottola, probabilmente saremmo ancora lì. O forse sulla via della Torre, così piene di infuso di radice biforcuta che non ci saremmo svegliate fino al nostro arrivo.» Inspirando profondamente cercò di assumere un tono di voce fermo e deciso, ma era difficile quando avevi appena confessato di esserti comportata da sciocca completa. Esitò nel parlare molto più di quanto volesse. «Se lo racconti alle Sapienti, in particolar modo a Melaine, ti strappo le orecchie.»

Qualcosa in quella frase avrebbe dovuto far infuriare Egwene. Sembrava strano voler iniziare una discussione; di solito cominciavano con Egwene che non voleva ragionare e di rado finivano, fin da quando la ragazza aveva preso a fare l’ostinata, ma era certamente meglio della situazione attuale. Egwene però si limitò a sorriderle. Un sorriso divertito. Divertito e accondiscendente.

«Lo avevo più che sospettato, Nynaeve. Parlavi sempre di erbe giorno e notte, ma non hai mai nominato una pianta chiamata radice biforcuta. Ero sicura che non l’avevi mai sentita fino al tuo incontro con quella donna. Hai sempre cercato di edulcorare i fatti. Se cadessi di testa in un porcile, cercheresti di convincere tutti che è avvenuto intenzionalmente. Adesso ciò che dobbiamo decidere...»

«Non faccio certe cose» farfugliò Nynaeve.

«Le fai eccome. I fatti sono fatti. Tanto vale che la smetti di lamentarti e mi aiuti a decidere...»

Lamentarmi! Questa faccenda non stava andando per niente come voleva lei. «Non sono così. I fatti intendo. Non ho mai agito come dici tu.»

Per un momento Egwene la fissò in silenzio. «Non la smetterai, vero? Molto bene. Mi hai mentito...»

«Non era una bugia» mormorò Nynaeve. «Non esattamente.»

L’altra donna l’interruzione. «E menti a te stessa. Ti ricordi cosa mi hai fatto bere l’ultima volta che ti ho detto una menzogna?» Improvvisamente si ritrovò una tazza fra le mani, colma di un liquido vischioso e verde. Sembrava acqua raccolta da uno stagno. «La sola volta che ti ho mentito. Il ricordo di quel sapore è stato molto efficace per dissuadermi. Se non riesci a dire la verità nemmeno a te stessa...»

Nynaeve fece un passo indietro prima di trattenersi. Felcegatta bollita e foglia dell’intenditore in polvere; le si ritrasse la lingua al solo pensiero di quel sapore. «Non ho proprio mentito.» Perché stava scusandosi? «Solo non ti ho raccontato tutta la verità.» Sono la Sapiente! Ero la Sapiente, ma dovrebbe comunque contare, pensò. «Non puoi credere davvero...» Diglielo e basta. Non sei tu la bambina qui, e certamente non berrai, rifletté. «Egwene, io...» Egwene le mise la tazza sotto al naso. Nynaeve ne sentiva l’odore acre. «Va bene» disse velocemente. Non sta succedendo! tentò di autoconvincersi. Ma non riusciva a distogliere lo sguardo dalla tazza colma né a trattenere le parole.

«A volte cerco di far sembrare migliori le cose per me. A volte. Ma mai nulla di importante. Io non ho mai... mentito... su niente di importante. Mai, lo giuro. Solo sulle piccolezze.» La tazza svanì e Nynaeve emise un sospiro di sollievo. Sciocca, sciocca donna! Non te lo avrebbe fatto bere! Che cos’hai adesso? si chiese.

«Quello che bisogna decidere» disse Egwene come se non fosse accaduto nulla «è a chi riferirlo. Moiraine certamente deve essere messa al corrente e Rand, ma se qualcun altro lo viene a sapere... Gli Aiel sono particolari riguardo alle Aes Sedai come per ogni altra cosa. Credo che seguirebbero Colui che viene con l’Alba malgrado tutto, ma se si accorgono che la Torre è contro di lui forse non saranno così ferventi.»

«Prima o poi lo scopriranno» mormorò Nynaeve. Non me lo avrebbe fatto bere! pensò.

«Poi è meglio di prima, Nynaeve. Per cui non perdere la pazienza per raccontarlo alle Sapienti durante il prossimo incontro. Anzi, sarebbe preferibile se non parlassi affatto di questa visita alla Torre. Forse in questo modo riuscirai a mantenere il segreto.»

«Non sono una sciocca» rispose acida Nynaeve e si sentì avvampare in viso quando Egwene sollevò un sopracciglio. Non avrebbe parlato di questo incontro con le Sapienti. Non che fosse facile opporre loro resistenza. Nulla di simile. E non cercava di edulcorare le cose. Egwene se ne poteva andare in giro per tel’aran’rhiod come voleva mentre lei doveva vedersela con le ramanzine e le prepotenze.

«Lo so che non lo sei» rispose Egwene. «Quando non lasci che il tuo umore prenda il sopravvento. Devi controllare i nervi e stare calma se hai ragione riguardo ai Reietti, specialmente Moghedien.» Nynaeve la guardò furiosa, a bocca aperta; voleva rispondere che riusciva benissimo a tenere a bada il carattere e che le avrebbe tirato le orecchie se pensava il contrario, ma l’altra non gliene diede la possibilità. «Dobbiamo trovare quel gruppo di Azzurre, Nynaeve. Se si oppongono a Elaida, forse, dico forse, sosterranno Rand come faceva Siuan. Parlava di una città o un villaggio quella lettera? Magari una nazione?»

«Credo... non mi ricordo.» Faticò a non far sembrare il tono di voce difensivo. Luce, ho confessato tutto, mi sono resa ridicola e ho solo peggiorato la situazione! pensò. «Continuerò a provare.»

«Bene, dobbiamo trovarle, Nynaeve.» Per un momento Egwene la studiò mentre si rifiutava di ripetersi. «Nynaeve, fai attenzione a Moghedien. Non andartene in giro come un orso a primavera solo perché a Tanchico è andata via.»

«Non sono una sciocca, Egwene» puntualizzò Nynaeve con cautela. Era frustrante dover controllare i nervi, ma se tutto quello che avrebbe fatto Egwene era ignorarla o rimproverarla, non c’era nulla da guadagnare nell’apparire più testarda di quel che sembrava.

«Lo so, l’hai detto. Cerca solo di ricordarlo. Sii prudente.» Stavolta Egwene non scomparve gradualmente ma all’improvviso, come Birgitte.

Nynaeve fissò il punto dove si trovava l’amica, ripensando a tutte le cose che c’erano da dire. Alla fine si rese conto che avrebbe potuto restare là in piedi tutta la notte, stava ripetendosi, e il tempo per dire le cose giuste era passato. Borbottando sottovoce uscì dal tel’aran’rhiod per tornare nel suo letto a Sienda.

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