I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Brontolando Nynaeve prese un sacchetto dalla cintura e vi frugò. Si sporse abbastanza dalla carrozza per stringere la mano di Luca attorno a quanto stava offrendo. Sembrò stupito quando questa disse: «Se ti trovassi un lavoro decente, non dovresti elemosinare. Vai avanti, Thom!»
La frusta di Thom schioccò ed Elayne ricadde indietro sul sedile. «Non dovevi essere sgarbata» disse. «O così brutale. Che cosa gli hai dato?»
«Una moneta d’argento» rispose Nynaeve con calma, rimettendo a posto il sacchetto col denaro. «Più di quanto si meritava.»
«Nynaeve» si lamentò Elayne. «Adesso l’uomo penserà che ci stavamo prendendo gioco di lui.»
Nynaeve tirò su con il naso. «Con quelle spalle una buona giornata di lavoro non lo ucciderà.»
Elayne rimase in silenzio, ma non era d’accordo. Non del tutto. Di sicuro il lavoro non avrebbe nuociuto all’uomo, ma non credeva che ce ne fosse molto. Non che mastro Luca accetterebbe un’occupazione che non gli permettesse di indossare quella mantella, pensò. Se ne avesse parlato però probabilmente Nynaeve avrebbe iniziato una discussione. Quando le faceva gentilmente presenti cose che lei ignorava, la donna si metteva ad accusarla di avere delle maniere arroganti, o di salire in cattedra, e Valan Luca non valeva un altro alterco immediatamente dopo aver regolato il precedente.
Quando raggiunsero Sienda le ombre si allungavano su un grande villaggio con due locande e le case di pietra coi tetti in paglia. La prima locanda, Il lanciere del re, aveva uno squarcio al posto della porta anteriore e una folla stava osservando i muratori che eseguivano le riparazioni. Forse al ‘cinghiale-cavallo’ di mastro Luca non era piaciuta l’insegna, che adesso era appoggiata di fianco all’apertura, con l’immagine di un soldato alla carica con una lancia abbassata. Sembrava che fosse stata divelta.
Sorprendentemente c’erano anche più Manti Bianchi fra le strade polverose e affollate che a Mardecin, e anche altri soldati, con la cotta di maglia ed elmetti conici di acciaio, sui mantelli blu avevano ricamata la stella e il cardo dell’Amadicia. Probabilmente da qualche parte c’era una guarnigione. Gli uomini del re e i Manti Bianchi non sembravano piacersi a vicenda. O si muovevano come se colui che indossava il mantello del colore sbagliato non esistesse, oppure si scambiano sguardi di sfida e poco mancava che impugnassero le spade. Alcuni uomini con i mantelli bianchi avevano dei pastorali rossi dietro il ricamo del sole raggiato. La Mano della Luce, così si facevano chiamare, la mano che ricercava la verità, ma tutti gli altri li chiamavano gli Inquisitori. Anche gli altri Manti Bianchi si tenevano alla larga da loro.
Quello spettacolo fu sufficiente a far contorcere lo stomaco di Elayne. Rimaneva probabilmente un’altra ora di luce, forse nemmeno quella, anche considerando che era estate e il sole tramontava più tardi. Se pure avessero viaggiato per metà della notte non avevano garanzie di trovare un’altra locanda, e avrebbero potuto attirare l’attenzione, e inoltre quel giorno avevano dei buoni motivi per fermarsi presto.
Scambiò un’occhiata con Nynaeve e, dopo un momento, l’atra donna annuì e disse: «Dobbiamo fermarci.»
Quando la carrozza si arrestò davanti alla Luce della verità, Juilin scese agilmente per aprire la portiera e Nynaeve attese con sguardo deferente che aiutasse Elayne a scendere. Nynaeve lanciò un sorriso a Elayne, non si sarebbe rimessa a fare i capricci. La sacca di pelle che si gettò dietro le spalle sembrava inappropriata, ma non troppo, almeno così sperava Elayne. Adesso che Nynaeve aveva di nuovo acquistato erbe e unguenti, non voleva perderli d’occhio.
Dopo aver visto l’insegna della locanda — un sole dorato ardente come quello che avevano i Figli sul petto — provò il desiderio che il ‘cinghiale-cavallo’ avesse causato l’incidente in questo posto invece che nell’altro. Almeno dietro di esso non vi era un pastorale. La metà degli uomini che riempivano la sala comune indossavano mantelli bianchi candidi e gli elmetti erano appoggiati sui tavoli di fronte a loro. La donna inspirò profondamente e dovette mantenere saldo il controllo per non girare su se stessa e correre via.
A parte i soldati, era una locanda piacevole, con alti soffitti a travi e dei pannelli scuri lucidati. Dei rami verdi decoravano i due grandi camini spenti e un buon odore di cibo proveniva dalle cucine. Le inservienti con i grembiuli bianchi sembravano ospitali mentre si affrettavano fra i tavoli con vassoi pieni di vino, birra e cibo.
L’arrivo di una dama aveva creato poca agitazione, così vicino alla capitale. O forse dipendeva dal fatto che ci fosse la residenza del lord. Alcuni uomini la guardarono, la maggior parte manifestando interesse per la ‘cameriera’, anche se lo sguardo severo di Nynaeve li fece voltare velocemente verso i loro tavoli. Nynaeve pareva convinta che un uomo commettesse un crimine a guardarla, anche se non diceva nulla e non le rivolgeva occhiate maliziose. Dato che la pensava a questo modo, Elayne a volte si chiedeva perché l’amica non indossasse abiti meno provocanti. Aveva dovuto lavorare parecchio per accertarsi che il semplice abito grigio le calzasse a pennello. Nynaeve non era brava con l’ago quando doveva fare lavori di fino.
La locandiera, comare Jharen, era una donna paffuta con dei lunghi riccioli grigi, un sorriso caldo e scuri occhi indagatori. Elayne sospettava che avrebbe notato un orlo consumato o un sacchetto di denaro vuoto a dieci passi di distanza.
Avevano ovviamente superato l’esame perché la donna rivolse loro una profonda riverenza, allargando la gonna bigia, e le accolse calorosamente, chiedendo se la signora si stesse dirigendo ad Amador, o ne provenisse.
«Ne proveniamo» rispose Elayne con languida fierezza. «Nella città c’erano bei ricevimenti e re Ailron è attraente come si dice, cosa che non è sempre vera per i re, ma devo tornare alla mia residenza. Desidero avere una stanza per me e Nana e qualcosa per il maggiordomo e il conducente.» Pensando a Nynaeve e al lettino dell’altra locanda aggiunse, «Voglio due letti grandi. Ho bisogno che Nana mi sia vicina e se viene confinata in un lettino mi terrà sveglia con il suo russare.» L’espressione rispettosa di Nynaeve vacillò, fortunatamente solo per una frazione di secondo, ma era proprio così. La donna aveva russato in modo terribile.
«Ma certo, mia signora,» rispose la paffuta locandiera. «Ho proprio quello che ti serve. Però i tuoi uomini dovranno accontentarsi del fienile nella stalla. La locanda è piena, come puoi vedere. Un gruppo di vagabondi ieri ha portato degli orribili grossi animali nel villaggio e uno di loro ha praticamente distrutto la locanda de Il lanciere del re. Il povero Sim ha perso più della metà dei clienti e sono venuti tutti qui.» Il sorriso di comare Jharen era più di soddisfazione che di commiserazione. «Comunque mi è rimasta una stanza libera.»
«Sono sicura che andrà benissimo. Se mi mandi in camera un pasto leggero e dell’acqua per lavarmi, credo che mi ritirerò presto.» Dalle finestre filtrava ancora la luce del sole, ma Elayne si portò delicatamente una mano davanti alla bocca come per voler trattenere uno sbadiglio.
«Ma certo, mia signora, come desideri. Da questa parte.»
Comare Jharen sembrava convinta di dover intrattenere Elayne mentre la accompagnava al secondo piano. Continuò a parlare tutto il tempo della folla nella locanda e di quanto fosse miracoloso che le fosse rimasta una stanza, dei nomadi con gli animali e di come li avevano inseguiti fuori dalla città per liberarsene, dei nobili che erano scesi alla sua locanda durante gli anni, una volta addirittura il lord capitano Comandante dei Figli. Il giorno prima si era fermato un Cercatore del Corno che stava recandosi a Tear, dove si diceva la Pietra di Tear fosse caduta nelle mani di un falso Drago, non era altamente immorale che gli uomini potessero fare una cosa simile?
«Spero che non lo trovino mai.» I ricci della locandiera ondeggiarono mentre scuoteva il capo.
«Il Corno di Valere?» chiese Elayne. «Perché no?»