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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Lini è una donna saggia» osservò Nynaeve. «Potremmo capire di più se vedremo un altro mazzo di fiori gialli appesi sottosopra, ma fino a quel momento credo che dovremmo comportarci come se fosse l’Ajah Nera che ha in pugno la Torre.»

«Ormai comare Macura avrà inviato un altro piccione a Narenwin. Con la descrizione di questa carrozza, gli abiti che abbiamo preso e probabilmente anche quella di Thom e Juilin.»

«Non possiamo farci nulla. Non sarebbe accaduto se non ce ne fossimo andate in giro per Tarabon. Avremmo dovuto prendere una nave.» Elayne la guardò a bocca aperta a quel tono accusatorio e Nynaeve ebbe la grazia di arrossire di nuovo. «Be’, quel che è fatto è fatto. Moiraine conosce Siuan Sanche. Egwene potrebbe chiederle se...»

La carrozza si fermò di colpo, scaraventando Elayne in avanti, addosso a Nynaeve. Avvertiva il nitrito dei cavalli e l’agitazione mentre si alzava convulsamente, come anche Nynaeve.

Abbracciando saidar sporse il capo dal finestrino e rilasciò, di nuovo sollevata. C’era qualcosa di simile a quanto aveva visto attraversando Caemlyn più di una volta. Un serraglio ambulante era accampato fra le ombre pomeridiane in un’ampia radura di fianco alla strada. Un grande leone con il manto nero era mezzo addormentato in una gabbia che occupava tutto il retro di un carro, mentre le due compagne si muovevano in un’altra. Una terza gabbia era aperta e davanti a essa una donna faceva stare in equilibrio su una grande palla rossa due orsi neri con il muso bianco. In un’altra c’era quello che sembrava un grosso cinghiale irsuto, a parte il muso troppo appuntito e gli artigli alle zampe. Proveniva dal deserto aiel, questo lo sapeva, e si chiamava capar. In ulteriori gabbie vi erano ancora animali e uccelli variopinti, ma a differenza degli altri serragli, questo viaggiava anche con degli artisti. Due uomini facevano roteare fra loro dei cerchi di vimini con dei nastri intrecciati, quattro acrobati si esercitavano a stare in piedi uno sulle spalle dell’altro fino a formare un’alta colonna e una donna dava da mangiare a una dozzina di cani che camminavano sulle zampe posteriori ed eseguivano dei salti all’indietro a comando. Più indietro altri uomini stavano montando due alti pali, ma non aveva idea a cosa servissero.

Non era stato questo a far imbizzarrire i cavalli, a fargli roteare gli occhi malgrado il controllo che aveva Thom con le redini. Anche lei poteva sentire l’odore dei leoni, ma erano i tre enormi animali grigi e rugosi che i cavalli guardavano con espressione selvaggia. Due erano alti come la carrozza, con grandi orecchie e delle lunghe zanne arcuate ai lati di un lungo naso che pendeva verso il suolo.

Il terzo, più piccolo dei cavalli anche se più pesante, non aveva le zanne. Forse un cucciolo. Una donna con i capelli biondo chiaro lo stava grattando dietro l’orecchio con un bastone uncinato. Anche Elayne aveva visto creature simili prima d’ora, ma non si aspettava di rivederli.

Un uomo alto dai capelli scuri uscì dal campo, con tutto quel caldo indossava un mantello di seta rossa che svolazzò mentre lui rivolgeva loro un elegante inchino. Era di bell’aspetto, con le gambe robuste e ben consapevole della bellezza delle due donne. «Perdonami mia signora, se i giganteschi cinghiali-cavalli hanno spaventato i tuoi animali.» Mentre si raddrizzava fece cenno a due uomini di aiutare a calmare i cavalli, quindi si fermò un istante a fissarla e mormorò, «Resta immobile, cuor mio.» Lo disse a voce abbastanza alta per essere certo che Elayne sentisse. «Mi chiamo Valan Luca, mia signora, un eccezionale impresario. La tua presenza mi travolge.» Fece un altro inchino, anche più elaborato del primo.

Elayne scambiò un’occhiata con Nynaeve, scorgendo lo stesso sorriso divertito. Un uomo molto pieno di sé, questo Valan Luca. I suoi aiutanti sembravano molto bravi a calmare i cavalli, che ancora sbuffavano e scalciavano, ma non avevano più gli occhi sgranati. Thom e Juilin fissavano gli strani animali quasi allo stesso modo dei cavalli.

«Cinghiali-cavalli, mastro Luca?» chiese Elayne. «Da dove provengono?»

«Cinghiali-cavalli giganti, mia signora» fu la pronta risposta, «dalla favolosa Shara, dove io in persona ho guidato una spedizione in una foresta selvaggia popolata da strane civiltà e paesaggi anche più strani, solo per catturarli. Sarei lieto di poterti raccontare di loro. Gente gigantesca, grande due volte un Ogier.» Accompagnò la frase con un ampio gesto. «Creature senza testa. Uccelli così enormi da poter trasportare un toro adulto. Serpenti in grado di ingoiare un uomo. Città d’oro. Scendi mia signora, e lascia che ti racconti.»

Elayne non aveva dubbi che Luca fosse estasiato dalle proprie storie, ma dubitava che quegli animali provenissero da Shara. Per prima cosa, anche il Popolo del Mare non vedeva di Shara altro che le mura e i cancelli dietro ai quali era confinato. Chiunque li oltrepassasse non faceva ritorno. Gli Aiel ne sapevano poco di più. Inoltre lei e Nynaeve avevano incontrato creature simili a Falme, durante l’invasione seanchan. Quelli li usavano come animali da lavoro e da combattimento.

«Non credo, mastro Luca» rispose Elayne.

«Allora lasciaci esibire per te» ribatté rapido. «Come puoi vedere non è un serraglio ambulante ordinario, ma qualcosa di completamente nuovo. Un’esibizione privata. Acrobati, giocolieri, animali ammaestrati, l’uomo più forte del mondo. Anche i fuochi d’artificio. Abbiamo un Illuminatore con noi. Ci stiamo dirigendo nel Ghealdan e domani saremo lontani. Ma per una miseria...»

«La mia padrona ha detto che non crede di volerlo» intervenne Nynaeve. «Ci sono modi migliori in cui intende spendere i suoi soldi, piuttosto che guardare qualche animale.» In realtà era lei ad amministrare il denaro, spendendo con riluttanza solo quando serviva. Sembrava del parere che tutto dovesse costare come nei Fiumi Gemelli.

«Perché vuoi andare nel Ghealdan, mastro Luca?» chiese Elayne. L’altra donna aveva creato un clima teso e adesso toccava a lei appianare tutto. «Ho sentito dire che la situazione è brutta da quelle parti. Pare che l’esercito non abbia fermato l’uomo che si fa chiamare il Profeta, con le sue prediche sul Drago Rinato. Certamente non vorrai viaggiare attraverso delle sommosse.»

«Credo che sia un’esagerazione, mia signora. Un’esagerazione. Dove ci sono delle folle, la gente vuole essere intrattenuta, e dove la gente vuole essere intrattenuta, il mio spettacolo è sempre il benvenuto.» Luca esitò, quindi avanzò di un passo per avvicinarsi alla carrozza. Negli occhi c’era dell’imbarazzo, mentre guardava Elayne. «Mia signora, la verità è che mi faresti un gran favore permettendomi di eseguire lo spettacolo per te. Il fatto è che uno dei cinghiali-cavalli ha causato qualche problema nella città all’inizio della strada. È stato un incidente» aggiunse velocemente. «Te lo garantisco. Sono creature gentili. Niente affatto pericolose. Ma non solo la gente di Sienda non vuole che allestisca lo spettacolo, o venire qui... be’, ho dovuto spendere tatto il denaro che avevo per pagare i danni e le multe.» Valan trasalì. «In particolar modo le multe. Se mi consenti di intrattenerti, davvero per una cifra ridicola, ti nominerò patrocinatrice del mio spettacolo anche se attraversassimo il mondo, diffondendo la fama della tua generosità, mia signora...»

«Morelin» rispose. «Lady Morelin della casata Samared.» Con i capelli di un altro colore poteva passare per Cairhienese. Non aveva il tempo di assistere allo spettacolo, anche se in un altro momento lo avrebbe gradito, per cui glielo disse aggiungendo, «Ma voglio venirti incontro, se non hai denaro. Dagli qualcosa, Nana, per aiutarlo ad arrivare nel Ghealdan.» L’ultima cosa che desiderava era che l’uomo diffondesse la sua fama, ma soccorreva i poveri e i bisognosi era un dovere a cui non si sarebbe sottratta quando aveva i mezzi per intervenire, anche in una terra straniera.

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