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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Jon Snow rimase in silenzio. “O sarà il nemico a trovare noi.”

ARYA

Sotto il riverbero del sole, il fiume era uno scintillante nastro verde azzurro. Nelle anse dalla corrente impercettibilmente lenta lungo le sue rive, le canne crescevano fitte. Arya notò un serpente d’acqua che scivolava sinuoso poco sotto la superficie, esili increspature a tracciarne la scia. In alto, un falco roteava a cerchi lenti. Sembrava un luogo ameno, tranquillo… fino a quando Koss non vide l’uomo morto.

«Là, tra quelle canne» esclamò, indicandolo con il braccio teso.

Anche Arya lo vide. Era il cadavere di un soldato, gonfio e deformato dall’immersione. La sua cappa verde, fradicia, era impigliata in un ramo macerato. Un branco di piccoli pesci argentei stava banchettando con i resti della sua faccia.

«Ve l’avevo detto io che c’erano dei cadaveri» disse trionfante Lommy Maniverdi. «Lo sentivo dal sapore dell’acqua.»

«Dobber, guarda un po’ se ha addosso niente che vale la pena di prendere» ordinò Yoren. «Maglia di ferro, coltello, monete, quello che trovi.»

L’anziano confratello nero diede di speroni e s’inoltrò nell’acqua, ma non fece molta strada: ben presto il suo cavallo si ritrovò a lottare contro il fango molle del fondale più profondo oltre le canne. Yoren fu costretto a desistere. Quando raggiunse la sponda, del tutto inferocito, il suo cavallo era coperto di melma fino alle giunture.

«Di qui non si passa. Koss, tu vieni con me a monte a cercare un guado. Woth e Garren, voi scendete a valle. Il resto di voialtri, aspettate qua. E mettete le sentinelle a guardia.»

Nella cintura del morto, Dobber trovò una sacca di cuoio. Dentro c’erano quattro monete di rame e una ciocca di capelli biondi legata da un piccolo nastro rosso. Lommy e Tarber si spogliarono nudi e andarono a farsi una nuotata. Lommy raccolse una manciata di melma e la lanciò verso Frittella.

«Frittella di fango!» gridò. «Frittella di fango!»

Nel carro di coda, Rorge imprecò e minacciò e urlò di toglierlo dai ceppi mentre Yoren era via, ma nessuno gli diede retta. Kurz prese un pesce a mani nude. Arya vide come aveva fatto: si era messo su una delle pozze più basse, immobile come acqua stagnante; quando il pesce gli era passato vicino, la sua mano era scattata ad afferrarlo, rapida come una vipera. Non sembrava difficile quanto prendere gatti. In fondo, i pesci non hanno unghie.

Era mezzogiorno quando gli altri ritornarono. Woth segnalò un ponte di legno circa mezzo miglio più a valle, ma qualcuno lo aveva bruciato.

«Forse riusciamo a far passare i cavalli a nuoto.» Yoren staccò un’ennesima foglia amara dalla balla sul carro. «Magari anche i somari, ma i carri, nemmeno a pensarci. C’è fumo a nord e a ovest, altri incendi. Può darsi che è questo qua il lato del fiume dove ci conviene stare.» Con un lungo bastone, tracciò un cerchio nel fango, con una linea che scendeva dal bordo. «Questo è l’Occhio degli Dei, con il fiume che scorre verso sud.» Poi fece un buco sotto il cerchio, a fianco della linea che indicava il fiume. «Noi siamo qui. Non possiamo andare a ovest del lago, come avevo pensato. E andando a est, torniamo sulla strada del Re.» Spostò il bastone nel punto d’incontro tra il cerchio e la linea. «Se ricordo bene, qui c’è una città. Il fortino è fatto di pietra, e lì sta anche un qualche signorotto. Un solo torrione, ma avrà delle guardie, e magari anche un cavaliere o due. Seguiamo il fiume in direzione nord e ci arriviamo prima del tramonto. Avranno delle barche, per cui sto pensando di venderci tutto quello che abbiamo per prenderne una.» Tracciò una diagonale da una parte del cerchio all’altra, da sud verso nord. «Se gli dei ci assistono, i venti saranno favorevoli e le vele ci porteranno attraverso l’Occhio degli Dei fino a Harrentown.» Conficcò la punta alla sommità del cerchio. «Qui possiamo comprare altri cavalli, oppure trovare rifugio a Harrenhal. È la dimora di lady Whent, e lei è sempre stata amica dei confratelli.»

«Harrenhal…» Gli occhi di Frittella si dilatarono. «Ci sono i fantasmi a Harrenhal.»

Yoren sputò. «Che si prendano questo, i tuoi fantasmi.» Buttò il bastone nel fango. «In sella.»

Arya ricordava bene le storie che la vecchia Nan raccontava su Harrenhal. Il malvagio re Harren il Nero si era asserragliato entro le mura della sua fortezza, così Aegon aveva scatenato i suoi draghi e tramutato il maniero in un enorme rogo. Nan diceva, però, che gli spiriti infuocati continuavano a infestare le torri annerite. Uomini andavano a dormire nei loro letti e alla mattina dopo venivano trovati morti, bruciati come tizzoni. A tutto questo, Arya non credeva veramente e, in ogni caso, era accaduto tantissimo tempo prima. Frittella stava comportandosi da sciocco: non c’erano fantasmi a Harrenhal, c’erano cavalieri. Arya avrebbe potuto rivelare a lady Whent la sua vera identità, i suoi cavalieri l’avrebbero protetta e scortata fino a casa. Perché era questo che facevano i cavalieri: proteggevano la gente, soprattutto le donne. Forse la stessa lady Whent avrebbe aiutato anche la bimba in lacrime.

La pista lungo il fiume non era certo la strada del Re, ma non era nemmeno così malridotta e, per una volta tanto, i carri avanzavano senza problemi. Arrivarono in vista della prima casa a un’ora dal tramonto, una piccola fattoria dal tetto di paglia circondata da campi d’avena. Yoren andò avanti alla colonna, gridando, ma non ottenne alcuna risposta.

«Forse sono morti. O forse si nascondono. Dobber, Rey: con me.»

I tre uomini entrarono nella casa. Non ci rimasero per molto.

«Le pentole non ci sono più, e niente monete» mugugnò Yoren. «Niente animali. Scappati, mi sa. Forse sono fra quelli che abbiamo incontrato sulla strada del Re.»

Per lo meno, la casa e l’avena non erano state date alle fiamme e intorno non c’erano cadaveri. Sul retro, Tarber trovò un orto. Prima di rimettersi in marcia, riempirono i sacchi di cipolle, tuberi e cavoli.

Più avanti lungo la strada, individuarono il capanno di qualcuno che viveva nei boschi. Era circondato da vecchi alberi e da tronchi ordinatamente sistemati, pronti per essere tagliati a ciocchi. Ancora più avanti, incontrarono una malconcia casa su palafitte, la quale pencolava pericolosamente sulla riva del fiume, su pali alti dieci piedi. Entrambe le abitazioni erano deserte. Superarono altri campi di grano, d’orzo e d’avena le cui spighe scintillavano mature sotto il sole. Ma di uomini seduti all’ombra degli alberi o in movimento tra i filari con le falci, nessuna traccia. Alla fine, arrivarono in vista della città, un gruppo di case dipinte di bianco aggrappate alla muraglia del fortino, un grosso tempio dal tetto ricoperto di assi di legno, il torrione, dimora del lord del posto, sulla sommità di una piccola altura a occidente. Ma anche qui, nessuna traccia di persone.

«Non mi piace, ma ecco che cosa faremo…» Yoren rimase in sella, l’espressione corrucciata sotto il groviglio della barba. «Andremo a dare un’occhiata, con molta cautela. Forse si nascondono, forse hanno lasciato indietro una barca, o magari delle armi che possiamo usare.»

Il confratello in nero mise dieci uomini a guardia dei carri e della bambina che continuava a piangere, e suddivise il resto di loro in quattro gruppi di cinque per esplorare il villaggio. «Tenete occhi e orecchie bene aperte» avvertì prima di dirigersi verso il torrione, alla ricerca del lord del posto e dei suoi armigeri.

Arya si ritrovò insieme a Gendry, Frittella e Lommy. Woth, un individuo tozzo, dal ventre prominente, era stato rematore su una galea e quindi era quanto di più prossimo a un marinaio avessero a disposizione. Yoren gli disse di portarli sulla riva del lago a cercare una barca. Cavalcarono fra le case bianche deserte, e il silenzio sinistro dava ad Arya la pelle d’oca. Questa città vuota la spaventava quasi quanto il fortino distrutto e bruciato in cui avevano trovato la bambina piangente e la donna mutilata. Che cosa poteva aver spinto questa gente a scappare in fretta e furia abbandonando le loro case, abbandonando tutto quanto? Che cosa poteva averli terrorizzati fino a quel punto?

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