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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Frutta e acqua e ombra…» Daenerys sentiva le guance appiccicose per il succo della pesca. «Gli dei sono stati generosi a portarci in questo luogo.»

«Dovremmo riposare qui fino a quando non avremo riguadagnato le forze» asserì il cavaliere. «Le terre rosse non hanno riguardo per i deboli.»

«Le mie ancelle sostengono che ci sono gli spettri tra queste pietre.»

«Ci sono spettri dovunque» ribatté ser Jorah a bassa voce. «Ce li portiamo dietro da qualsiasi parte andiamo.»

“È vero” Daenerys lo sapeva bene, questo. “Viserys, khal Drogo, mio figlio Rhaego, sono sempre con me.”

«Dimmi il nome del tuo spettro, Jorah. Tu conosci i nomi di tutti i miei.»

Il volto del cavaliere divenne una maschera immobile. «Il suo nome era Lynesse.»

«Tua moglie?»

«La mia seconda moglie.»

“Parlarne lo fa soffrire.” Daenerys se ne rese conto, ma voleva anche conoscere la verità. «È tutto quello che mi dirai di lei?» La pelle di leone le scivolò giù dalla spalla, lei la rimise a posto, coprendosi. «Era bella?»

«Molto bella.» Ser Jorah spostò lo sguardo dalla spalla nuda al viso di lei. «La prima volta che la vidi, pensai che fosse una dea scesa sulla terra, l’incarnazione stessa della Fanciulla. Il suo lignaggio era molto più alto del mio: la figlia più giovane di lord Leyton Hightower di Vecchia Città. Il Toro bianco che comandava la Guardia reale di tuo padre era il suo prozio. Gli Hightower sono un’antica famiglia, molto ricca e molto orgogliosa.»

«E molto leale» aggiunse Dany. «Questo lo ricordo. Viserys diceva che gli Hightower erano fra coloro che erano sempre rimasti fedeli a mio padre.»

«È così» ammise lui.

«Furono i vostri padri a organizzare il matrimonio?»

«No» rispose ser Jorah. «Il nostro matrimonio… Questa è una storia lunga e noiosa, maestà, con la quale non vorrei tediarti.»

«Non ho fretta di andare da nessuna parte» replicò Daenerys. «Ti prego, parlami.»

«Come la mia regina comanda.» Ser Jorah aggrottò la fronte. «La mia casa… ecco, è necessario che tu comprenda questo per comprendere il resto. L’isola dell’Orso è bella, ma remota. Immagina vecchie querce contorte e alti pini, cespugli irti di spine, pietre grigie coperte di muschio, piccoli torrenti d’acqua gelida che scorrono lungo ripide colline. Il palazzo dei Mormont è fatto di enormi tronchi e costruito con una barriera di terra battuta. A parte pochi ardimentosi che affrontano l’interno, la mia gente dimora sulle coste e vive di pesca. L’isola si trova molto a nord, e i nostri inverni, khaleesi, sono molto più terribili di quanto tu possa immaginare.

«Ma pure con tutto questo, io ero lieto di stare all’isola dell’Orso, e le donne non mi mancarono mai. Ebbi la mia parte di mogli di pescatori e di figlie di braccianti, prima e anche dopo che fui sposato. Mi sposai giovane, con una ragazza scelta da mio padre, una Glover di Deepwood Motte. Per dieci anni fummo marito e moglie, mese più mese meno. Era una donna senza particolari attrattive, eppure gentile. Immagino che, col tempo, abbia imparato ad amarla, a modo mio, anche se i nostri rapporti erano improntati più al dovere che alla passione. Cercando di darmi un erede, per tre volte non fu in grado di portare a termine la gravidanza. Dall’ultima di queste non si riprese. Morì poco dopo.»

«Sono addolorata per te.» Daenerys pose una mano su quella di lui e la strinse. «Sinceramente.»

Ser Jorah annuì. «A quel punto, mio padre era entrato nella confraternita in nero dei Guardiani della notte, per cui ero diventato io, a pieno diritto, il lord dell’isola dell’Orso. Non mi mancavano offerte di matrimonio, ma prima che potessi prendere una decisione, lord Balon Greyjoy si sollevò in rivolta contro l’Usurpatore e Ned Stark chiamò a raccolta i suoi alfieri per aiutare l’amico Robert Baratheon. La battaglia decisiva ebbe luogo a Pyke delle isole di Ferro. Dopo che le catapulte di Robert ebbero fatto breccia nelle mura della Fortezza di Balon, un prete di Mys fu il primo a lanciarsi all’attacco, io però ero subito dietro di lui. Per questo ottenni il cavalierato.

«Per celebrare la vittoria, Robert organizzò un grande torneo poco fuori Lannisport. Fu là che vidi Lynesse, una fanciulla della metà dei miei anni. Era venuta da Vecchia Città insieme al padre per vedere i suoi fratelli scendere in campo. Non riuscii a staccarle gli occhi di dosso. In un impulso di follia, le chiesi un suo pegno da portare con me nel torneo. Mai immaginavo che avrebbe accolto la mia richiesta. Invece Lynesse lo fece.

«Sono un guerriero valoroso, khaleesi, ma non sono mai stato un cavaliere da torneo. Eppure, con il fazzoletto di Lynesse legato al braccio, mi tramutai in un uomo completamente diverso. Vinsi un confronto alla lancia dopo l’altro. Davanti a me cadde lord Jason Mallister, e poi caddero Yohn Royce il Bronzeo, ser Ryman Frey, suo fratello ser Hosteen, lord Whent, perfino ser Boros Blount della Guardia reale. Li disarcionai tutti quanti. Nell’ultimo confronto, spezzai ben nove lance contro Jaime Lannister senza risultato. Ma a quel punto, re Robert diede a me l’alloro del campione. Con esso, incoronai Lynesse regina d’amore e di bellezza. Quella stessa sera, andai da suo padre e gli chiesi la mano della figlia. Ero ubriaco, ebbro di gloria e di vino. Secondo il diritto nobiliare, avrei dovuto ricevere uno sdegnato rifiuto. Nemmeno questo accadde: lord Leyton acconsentì. Lynesse e io ci sposammo là, a Lannisport, e per quindici giorni, fui l’uomo più felice dell’universo.»

«Soltanto quindici giorni?» Dany stentava a crederlo. “Perfino a me è stata concessa una felicità più lunga, con Drogo, il mio sole-e-stelle.”

«Tanto ci volle per salpare da Lannisport e raggiungere l’isola dell’Orso. Per Lynesse, la mia dimora fu un’enorme delusione. Troppo fredda, troppo umida, troppo remota, con un castello niente di più di una lunga sala di tronchi. Non avevamo feste in maschera, né spettacoli di guitti, né balli, né fiere. Intere stagioni potevano passare senza che da noi si fermasse un solo menestrello. E sull’isola non c’è neppure un orafo. Perfino i pasti divennero un tormento. Il mio cuoco sapeva cucinare ben poco oltre arrosti e stufati. In breve, Lynesse perse ogni interesse nel pesce e nella cacciagione.

«Vivevo per i suoi sorrisi. Per cui andai a cercare un nuovo cuoco fino a Vecchia Città e feci venire un arpista da Lannisport. Orafi, gioiellieri, sarti… qualsiasi cosa lei desiderasse, io per lei la trovai. Solo che non era mai abbastanza. L’isola è ricca di orsi e di alberi, ma è povera di tutto quello che resta. Per lei costruii un’ottima nave con la quale ci recammo a Lannisport e a Vecchia Città per i festival e le fiere. E una volta, andammo fino alla città libera di Braavos, dove presi a prestito una grossa somma. Quale campione di torneo, avevo vinto il suo cuore e la sua mano. Così, sempre per lei, entrai in altri tornei. Ma la magia si era dissipata. Non riuscii mai più a distinguermi, e ogni sconfitta significò la perdita di un altro cavallo e di un’altra armatura, che dovevano essere ricomprati o sostituiti. Tutte spese che non ero più in grado di affrontare. Alla fine, insistetti perché tornassimo a casa, ma una volta là, la situazione peggiorò ancora di più. Non potevo più pagare il cuoco e l’arpista, e nel momento in cui parlai d’impegnare i suoi gioielli, Lynesse andò su tutte le furie.

«Il resto… ho fatto cose di cui mi vergogno a parlare. Per ottenere altro oro, in modo che Lynesse potesse tenersi i suoi gioielli, il suo cuoco, il suo arpista. Alla fine persi tutto. Quando seppi che lord Eddard Stark sarebbe venuto all’isola dell’Orso, il mio onore era ormai infangato al punto che preferii fuggire pur di evitare il suo giudizio. Portai Lynesse con me in esilio. Solamente il nostro amore contava, questo continuavo a ripetere a me stesso. Riparammo a Lys, dove vendetti la mia nave per poterci mantenere.»

Nel ricordare, la voce di ser Jorah era incrinata dal dolore. Daenerys era riluttante a fare ulteriori pressioni su di lui perché raccontasse, ma doveva sapere com’era finita. «Fu là che lei morì?» gli domandò gentilmente.

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