Il biglietto vincente [The Winner - it]
- Автор: Балдаччи Дэвид
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-47086-0
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
— Posso esserle d’aiuto?
La voce pareva quella di un uomo grande e massiccio. Forse anche minaccioso.
— Mi chiamo Matthew Riggs. La mia ditta è stata incaricata di costruire la recinzione lungo il perimetro di questa proprietà.
— Congratulazioni.
La porta restava chiusa. Riggs corrugò la fronte. Arretrando di un passo prese a studiare il monumentale ingresso. Sistemata sulla chiave di volta, notò la telecamera di sorveglianza a circuito chiuso. Salutò con la mano.
— Posso esserle d’aiuto? — ripeté la voce di prima.
— Vorrei usare il telefono.
— Non credo sia possibile.
— Io direi che dovrebbe essere possibile — riprese Matthew Riggs un tantino scocciato. — Poco fa ho mezzo sfondato il mio furgone per liquidare una macchina che stava dando la caccia a una lussuosa BMW la quale, a meno che non abbia le traveggole, è spuntata proprio da questa bella casa. Tutto quello che voglio è assicurarmi che la donna che guidava la BMW stia bene. Aveva un’aria decisamente spaventata l’ultima volta che l’ho vista.
Questa volta la serratura elettrica scattò, e finalmente il portone di Wicken’s Hunt si aprì. L’uomo che apparve sulla soglia era alto quanto Riggs, ma di spalle era largo il doppio. Un uomo ben oltre la sessantina, leggermente zoppicante, come se gli stessero progressivamente cedendo le ginocchia. Con il suo metro e ottantacinque per novanta chili di peso, Riggs non era esattamente un fuscello. Eppure quell’uomo dai lineamenti marcati non avrebbe avuto difficoltà a spezzargli la schiena. Evidentemente doveva essere il tizio anziano che si presentava a scuola a prendere Lisa Marie Savage.
— Di che diavolo parla?
— Stavo compiendo un sopralluogo tecnico lungo il perimetro della proprietà — iniziò Riggs indicando le colline con un gesto vago — quando a un certo punto è saltata fuori questa BMW, con al volante una bionda spaventata a morte. Aveva alle calcagna una Honda Accord nera del ’92 o ’93. La guidava un tizio che doveva avere le idee molto chiare.
— E la donna? — domandò l’altro protendendosi un poco. — Stava bene, la donna?
Riggs arretrò d’istinto, improvvisamente guardingo. Voleva capirci qualcosa prima di lasciarlo avvicinare troppo. Per quanto ne sapeva, questo tizio e il balordo della Honda potevano essere in combutta.
— Credo di sì. Mi sono messo tra le due auto e alla fine mi sono ritrovato il furgone ridotto a un catorcio. — Riggs si massaggiò il collo che stava cominciando a irrigidirsi per effetto dei tamponamenti. Quella sera avrebbe dovuto metterci su qualcosa.
— Penseremo noi al suo furgone. Dov’è la donna?
— Mi stia a sentire, non sono venuto qui per chiedere i danni, signor…
— Charlie — il tizio gli offrì la destra. — Può chiamarmi Charlie.
Riggs accettò la stretta, e subito si rese conto di aver fatto un gran bene a non sottovalutare la forza dell’uomo: la sua stretta pareva quella di una pinza meccanica. Difficile dire se fosse solo teso per la sorte della donna o se invece fosse sua abitudine stritolare regolarmente le mani dei visitatori.
— E lei può chiamarmi Matt. Da quanto ho potuto vedere, la donna stava bene. Ma volevo fare una telefonata in ogni caso.
— Che telefonata?
— Alla polizia. Quel tipo della Honda se n’è infischiato di un bel po’ di norme del codice della strada. Completando il tutto con almeno un paio di reati penali. È un vero peccato che io non sia riuscito a leggergli i suoi diritti.
Charlie parve oscurarsi. — Parla come un agente, Matt.
— Facevo qualcosa del genere, un po’ di tempo fa. Comunque ho preso le targhe di entrambe le auto — si affrettò ad aggiungere Riggs sorvolando su quel commento. — E ho supposto che la donna nella BMW provenisse da qui.
Rimasero a fissarsi, Charlie nella sua maschera di inespressività, Riggs che cercava di vedere oltre.
— È lei la proprietaria di questa casa — disse infine Charlie.
— Cosa mi dice della Honda?
— Mai vista nessuna Honda.
— Forse il tizio la stava aspettando un po’ più giù sulla strada privata — Riggs fece un cenno dietro di sé. — Non c’è nessuna barriera.
— È per questo che le abbiamo affidato l’incarico di costruire recinzione e cancelli. — C’era una certa durezza negli occhi di Charlie.
— Ottima idea, considerando gli eventi di oggi. Il punto è che ho ricevuto il contratto firmato soltanto ieri. Io lavoro in fretta, questo è vero, ma non così in fretta.
Charlie annui lentamente alla logica replica di Riggs, e distolse lo sguardo.
— Allora, Charlie, come la mettiamo con quella telefonata? — riattaccò Riggs avanzando di un passo. — So riconoscere un tentativo di rapimento quando ne vedo uno. — Alzò gli occhi sulla principesca facciata di Wicken’s Hunt. — E non mi stupisce che a qualcuno sia venuta questa idea…
Charlie sospirò: si ritrovava di fronte a un bivio. Era carico di angoscia alla sola idea che fosse accaduto qualcosa a LuAnn… Catherine, si corresse mentalmente; a dispetto dei dieci anni ormai trascorsi, continuava a non avere dimestichezza con il nome falso di lei. Ma non meno angosciante era l’idea di mettere di mezzo la polizia.
— Chi è lei, Charlie — domandò improvvisamente Riggs. — Un amico, un parente?
— Un po’ l’uno, un po’ l’altro… — disse Charlie con una certa fierezza, mentre il suo sguardo si spostava oltre le spalle di Riggs e un ampio sorriso inondava il suo volto. Riggs si girò a sua volta. La BMW era apparsa sul vialetto di accesso alla villa. Entrambi osservarono LuAnn Tyler scendere dall’auto, scoccare una rapida occhiata al paraurti malconcio del pick-up di Riggs e raggiungere l’ingresso a passi rapidi.
— Quest’uomo — Charlie accennò a Riggs — sostiene che hai avuto qualche problema.
L’uomo in questione le offrì la mano. — Matt Riggs.
Lei la strinse, in modo deciso. Una stretta appena meno forte di quella di Charlie.
Con i tacchi degli stivali era alta quasi quanto lui. Attraverso le lenti del binocolo telemetrico, Riggs aveva avuto l’immagine di una donna molto bella, ma a distanza ravvicinata, era da mozzare il fiato. I capelli, lunghi e serici, erano striati di biondo, e la luce del sole che spioveva dalle colline pareva accendere quelle ciocche come se fossero di filigrana dorata. Il volto e la carnagione erano dotate di una perfezione che pareva innaturale, eppure quella donna era troppo giovane perché un chirurgo plastico vi avesse già messo mano. E poi nessun chirurgo plastico avrebbe tralasciato quella cicatrice sul mento. Un elemento deviante, fuori posto in una donna tanto perfetta. Matt Riggs ne rimase al contempo sorpreso e incuriosito: di quelle cicatrici ne aveva viste a sufficienza per sapere che erano dovute a un coltello a lama seghettata. La maggior parte delle donne che Riggs aveva incontrato, specialmente se danarose come lei, avrebbero speso tutto quello che c’era da spendere per farla sparire. Ma questa donna era diversa. Ogni cosa in lei, a partire dai calmi e determinati occhi azzurri che incontrarono quelli di Riggs dopo averne valutato il corpo atletico, era diversa.
— Lieto di vedere che sta bene — disse Riggs. — Ho preso il numero di targa della Honda. Volevo chiamare la polizia, ma quel fesso mi è venuto addosso e il mio telefono cellulare è andato in mille pezzi. In ogni caso, doveva essere una macchina rubata. Però sono riuscito a dare una buona occhiata a quel tipo. Charlottesville è un posto piccolo e se ci muoviamo in fretta dovremmo essere in grado d’inchiodarlo.