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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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— Chi sta cercando?

— LuAnn Tyler, di Rikersville, in Georgia.

La donna divenne terrea, contrasse le dita sul volante e si sentì mancare il fiato. In quello stesso istante Thomas Donovan seppe di aver fatto centro. Si sporse con le labbra quasi a contatto con il cristallo. — Okay, LuAnn mi ascolti! Devo parlarle! È molto import…

LuAnn schiacciò l’acceleratore a tavoletta e Donovan dovette schizzare indietro, per evitare che due tonnellate d’acciaio tedesco gli passassero sui piedi. — Ehi! — riuscì appena a gridarle dietro mentre la BMW si allontanava a tutta velocità. Si precipitò al volante della Honda, avviò il motore e partì all’inseguimento.

Donovan aveva controllato l’elenco degli abbonati telefonici di Charlottesville, ma non risultava nessuna Catherine Savage. Non che ci contasse molto. Così aveva deciso un approccio frontale, forse non il più discreto, di certo il più efficace. Aveva sorvegliato la casa per giorni e giorni, prendendo nota delle uscite in macchina che la donna faceva ogni mattina presto fino a stabilire il giorno del contatto. Sparare a bruciapelo quel nome e cognome era l’unico modo per sapere subito la verità. E ora Thomas Donovan sapeva che LuAnn Tyler era Catherine Savage.

Dall’epoca delle foto e della videocassetta relativi alla conferenza stampa di dieci anni prima, LuAnn Tyler era cambiata di parecchio. Tante piccole metamorfosi che avevano creato una donna completamente diversa. Se Donovan non l’avesse vista impallidire e fuggire spaventata, ora non avrebbe avuto quella fondamentale certezza.

La BMW era un’ombra argentea in rapido movimento sul nastro scuro della strada. Donovan scalò marcia e affrontò una delle curve strette inerpicandosi su un ennesimo crinale, mentre la sua Honda, più piccola e maneggevole, guadagnava terreno. Non gli era mai piaciuto giocare a fare il temerario, neanche durante i suoi anni da reporter in prima linea, tanto meno adesso. In ogni caso, doveva fare in modo che LuAnn Tyler lo ascoltasse, e farsi raccontare la sua storia. Per trovarla, Thomas Donovan aveva impiegato mesi interi, e davvero non poteva permettersi di lasciarsela sfuggire.

Matthew Riggs si fermò un momento e studiò nuovamente il terreno. Quell’aria era così pura, quel cielo così azzurro e quella quiete così eterea che ancora stentava a rendersi conto del perché avesse aspettato tanto per voltare le spalle alla nevrosi della grande città. Con tutti quegli anni passati in mezzo a milioni di individui troppo frenetici e troppo aggressivi, avere ora l’impressione di essere l’unico uomo rimasto sulla faccia della Terra era molto più rilassante di quanto avrebbe mai potuto immaginare. Si frugò nelle tasche del giaccone, alla ricerca della mappa della proprietà.

Nel silenzio di quel paesaggio, il ruggito dei motori su di giri gli parve l’esplosione di una bomba. Due auto, ombre metalliche seminascoste dagli alberi, erano lanciate lungo la strada fra le colline. Una piccola vettura nera, di potenza inferiore ma più maneggevole, era all’inseguimento di una grossa BMW berlina. Considerando la velocità alla quale stavano andando, Matt Riggs era pronto a scommettere che sarebbero entrambe finite a schiantarsi contro un albero o a cappottarsi in uno dei ripidi fossati a lato della strada.

Riggs puntò il binocolo sulla BMW e sulla donna che era alla guida. Notò l’espressione di cieco terrore che le alterava i lineamenti. L’uomo nella Honda inseguitrice era più calmo e molto più determinato. Tutta una serie di circuiti si chiusero nella mente di Matt Riggs, echi di qualcosa che lui stesso aveva vissuto in un passato perduto ma mai dimenticato.

Tornò di corsa al furgone, saltò al volante e avviò il motore. Non aveva un piano d’azione preciso, né tempo per elaborarlo. Di solito aveva un calibro 12 a pompa nella rastrelliera del lunotto posteriore, per tenere a bada i serpenti, ma quel giorno l’aveva dimenticato. Nel retro del veicolo aveva comunque un piede di porco e delle pale, ma si augurò di non doverli usare.

Mentre procedeva a tutta velocità sulla strada principale, le due macchine gli sbucarono davanti svoltando dalla strada privata. La BMW aveva fatto la curva al limite della tenuta di strada, praticamente su due ruote sole. Nel rettilineo successivo, i suoi trecento cavalli e oltre aprirono un varco di oltre duecento metri rispetto alla macchina inseguitrice. Non sarebbe durato, Riggs questo lo sapeva, e si augurò che anche la donna alla guida della BMW lo sapesse. C’era un’altra curva appena più avanti, una pericolosissima curva a gomito. Affrontarla oltre i cinquanta orari significava finire dritti fuori strada giù per uno strapiombo o alla meglio contro uno sbarramento di alberi secolari.

Riggs schiacciò sull’acceleratore, con il suo furgone che divorava l’asfalto, riducendo la distanza con la Honda nera. Il guidatore non lo vide arrivare, concentrato com’era sulla sua preda. Riggs lo superò agevolmente sulla sinistra e gli si piazzò davanti, rallentando fin sotto i trenta chilometri orari. Il guidatore della Honda si attaccò al clacson, agitando il pugno fuori dal finestrino. Riggs non se ne curò, e continuò a occupare il centro della corsia, bloccando il passo alla Honda. Riggs ebbe l’impressione che la donna nella BMW si fosse accorta di quella manovra e cercò anche di farle capire di rallentare, prima che la BMW scomparisse al di là di un altro dosso.

Il furgone e la Honda continuarono a lottare per il possesso della strada. I pneumatici di sinistra del veicolo di Riggs affondarono spesso nella banchina sul lato opposto della carreggiata, mandando raffiche di pietrisco nel fossato. L’inseguitore cercava di infilarsi in ogni possibile corridoio, ma Riggs sbandando bruscamente e ricorrendo al controsterzo chiudeva prontamente ogni varco, attingendo all’esperienza che aveva maturato in condizioni ben più pericolose di questa. Poco dopo i due veicoli affrontarono la temuta curva a gomito. C’era un baratro sulla destra: sessanta metri di strapiombo su un fondo irto di rocce. Riggs allungò il collo e pregò di non vedere il rottame della BMW. Non lo vide. Ciò che vide fu il breve, folgorante riflesso del sole sui cristalli della veloce auto tedesca, almeno due chilometri più avanti, prima che scomparisse definitivamente dal paesaggio. Quella donna non aveva certo bisogno di lezioni di guida ad alta velocità.

Riggs aprì il cassetto del cruscotto e prese il telefono cellulare. Stava cominciando a comporre il numero della polizia quando un forte impatto scosse il pick-up. Il cellulare gli volò di mano, picchiò contro il bordo del cruscotto e si aprì in due. L’uomo della Honda lo aveva tamponato.

Riggs bestemmiò a denti stretti, serrando le dita sul volante, come per scuotersi di dosso la botta. La Honda si fece sentire di nuovo, ancora più duramente, ma stavolta i due paraurti finirono per agganciarsi uno all’altro in uno stridente abbraccio meccanico. Nello specchietto, Riggs vide l’uomo allungare a sua volta una mano verso il cassetto della plancia. Non attese di scoprire quello che ne avrebbe tirato fuori, si bloccò, innestò la retromarcia e diede piena potenza. Il pick-up adesso stava spingendo la Honda in una improvvisa e sussultante ritirata lungo la strada, di nuovo verso la curva a gomito. E non c’erano più rabbia e frustrazione sulla faccia barbuta del guidatore della Honda. C’era panico.

Giunti alla curva, Riggs rallentò, dando nel contempo un solido colpo di sterzo verso la parete di roccia a lato della strada. Nel forte impatto, il paraurti frontale della Honda venne strappato via e l’abbraccio meccanico dei due veicoli si spezzò.

Dopo essersi assicurato con un’occhiata che il guidatore della Honda non fosse ferito, Riggs innestò la prima e accelerò, per tornare nella scia della BMW. La Honda non aveva ripreso l’inseguimento. O era stata messa fuori combattimento, o il suo pilota aveva rinunciato.

La scarica di adrenalina ci mise un po’ per esaurirsi. Il passato perduto ma non dimenticato di Matt Riggs era lontano cinque anni. Ma quegli ultimi cinque minuti avevano ridestato il ricordo di quante volte lui stesso era andato fin troppo vicino al limite estremo. Là, nelle verdi e umide colline della Virginia, avrebbe onestamente preferito evitare di rinfrescare quel tipo di ricordi.

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