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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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— Di che cosa sta parlando, signor Riggs? — chiese LuAnn con espressione confusa.

— Ma dell’auto che la stava inseguendo…

LuAnn e Charlie si scambiarono un’occhiata. Riggs non riuscì a notare alcun tacito segnale fluire tra loro.

— Tutto quello che ho visto io — disse LuAnn indicando il pick-up danneggiato — erano quel veicolo e un’altra macchina che ne facevano di tutti i colori su una strada di collina. Ma non mi sono fermata a fare domande, non era nulla che mi riguardasse.

— Intendiamoci su un punto, signora. — Riggs non riusciva a crederci. — Quella Honda stava cercando di far finire lei e la sua bella macchinetta fuori strada. E c’è anche mancato poco che ci entrassi io al suo posto nel Guinness dei primati come relitto automobilistico più irriconoscibile della storia.

— Glielo ripeto, signor Riggs: non so di che cosa lei stia parlando. Non crede che se qualcuno avesse cercato di farmi finire fuori strada, io me ne sarei accorta?

— Quindi lei mi sta dicendo che normalmente guida a centoquaranta all’ora su una stradina tutta curve, solo per divertimento?

— Non credo proprio che il mio modo di guidare la riguardi — ribatté duramente LuAnn. — Al contrario, considerando che lei in questo momento si trova sulla mia proprietà privata, riguarda me sapere perché lei è qui.

— È il tizio incaricato di costruire la recinzione — intervenne Charlie.

— In tal caso, signor Riggs, suggerisco che lei torni a concentrarsi sul suo lavoro ed eviti di venire qui a esibire storie su chissà quale fantasioso inseguimento.

Per un momento, Matthew Riggs fu sul punto di esplodere. Poi deglutì a forza e si limitò a un saluto a denti stretti. — Buona giornata, signora — e si avviò verso il suo pick-up.

LuAnn superò Charlie ed entrò in casa senza voltarsi. Charlie allungò a Riggs un’ultima occhiata ambigua prima di chiudere la porta.

Mentre lui risaliva sul pick-up, un’altra auto arrivò di fronte a Wicken’s Hunt. La guidava una donna più anziana di nome Sally Beecham. Era la domestica fissa di LuAnn, di ritorno dalla spesa. Parecchie borse del supermarket si ammucchiavano sul sedile posteriore. Sally fece un frettoloso cenno di saluto all’indirizzo di Riggs, e lui contraccambiò non celando il proprio umore nero, poi eseguì un’inversione a U con i pneumatici che facevano schizzare raffiche di ghiaia. Sally non ci fece troppo caso e premette un pulsante sul comando a distanza sistemato contro l’aletta parasole. La porta del garage laterale di Wicken’s Hunt si sollevò e rivelò un accesso in comunicazione interna con la cucina. Sally Beecham detestava gli sprechi di energia.

Nello specchietto retrovisore, Riggs gettò un ultimo sguardo alla villa. Non vide LuAnn Tyler che lo osservava da una delle molte finestre, le braccia incrociate sul petto e un’espressione determinata, ma anche piena di inquietudine e senso di colpa.

24

La Honda nera deviò dalla strada fra le colline, superò un vecchio ponte di legno che attraversava un torrente gonfiato dalle piogge e svanì tra le ombre della foresta della Virginia. L’antenna della radio urtò contro un ramo più basso e una dispersione di goccioline di rugiada velò il parabrezza. Senza rallentare, Thomas Donovan arrivò a una radura dove sorgeva un malridotto villino di legno, e infilò la macchina nel capanno cadente che sorgeva sul retro. Poi smontò, richiuse le porte di legno scricchiolanti, vi applicò un lucchetto ed entrò in casa. L’interno era saturo dell’odore del legno bagnato.

Si sbarazzò della giacca. Dopo il suo incontro ravvicinato con quel furgone da due tonnellate e mezzo, Donovan si sentiva ancora malfermo sulle gambe. La schiena e il collo gli dolevano sempre più, e cercò di massaggiarseli come poté per trarne qualche sollievo. Poi mise a bollire un bricco d’acqua per il caffè e si accese una sigaretta. Inalò boccate rapide, cariche di nervosismo, guardando fuori dai vetri sporchi e incrinati di una delle basse finestre del villino. Massicci tronchi d’albero, denso sottobosco color verde profondo, la strada che si perdeva nel folto. Nessun movimento, nessuna presenza umana. Si passò una mano sulla fronte. Difficile che fosse stato seguito. Il villino era in un posto isolato e a chi gliel’aveva affittato Donovan non aveva detto il suo vero nome, né perché volesse starci.

Non aveva dato il suo vero nome nemmeno all’agenzia di autonoleggio presso la quale aveva noleggiato la Honda. E meno male. Però era quasi certo che il tizio del furgone avesse preso il numero della targa. Già, e chi era quello lì, un amico di LuAnn Tyler oppure un fortuito cavaliere errante?

Adesso Donovan sarebbe stato costretto a liquidare la Honda. Ma tornare in città per scaricarla all’agenzia, magari scucendo anche i soldi dei danni, sarebbe stato troppo rischioso. E poi tutte le domande ingombranti che sarebbero seguite e le troppe risposte che lui non aveva… No, sarebbe stato costretto a rientrare a Charlottesville in autobus e a prendere una seconda macchina presso un’altra agenzia. E siccome era stato visto, avrebbe dovuto cambiare qualcosa del suo aspetto. Quanto meno, tagliarsi la barba e tingersi i capelli.

Si versò una tazza di caffè fumante ed entrò nell’ambiente principale del villino, nel quale aveva allestito il suo centro operativo. Computer, stampante, telefono e fax occupavano il tavolo. Parecchi scatoloni pieni di documenti erano ordinatamente allineati e impilati in un angolo. Larghe bacheche di sughero con ritagli di giornale, fotografie e annotazioni erano affisse alle pareti.

L’inseguimento in macchina era stato semplicemente stupido, Donovan fu costretto ad ammetterlo con se stesso. Roba da finire disintegrati in mille pezzi in fondo a un burrone. La reazione della Tyler era stata folle, ma forse neanche tanto. Lei era spaventata, e ne aveva tutte le ragioni: cento milioni di dollari, niente tasse pagate per nove anni, una duplice accusa di omicidio, un nome falso… In effetti bastava e avanzava per non volere ficcanaso fra i piedi. Donovan mandò giù una lunga sorsata di caffè, cercando di valutare il tutto a mente fredda.

E se ora LuAnn Tyler fosse sparita di nuovo? L’averla rintracciata dopo dieci anni era stato per metà duro lavoro e per l’altra metà cieca fortuna. E sulla fortuna non poteva contare in futuro. Quanto alla fortuna, be’, è cieca. La sola strategia che gli restava era continuare la sorveglianza, aspettare i prossimi eventi e vedere quale piega avrebbero preso.

Il suo piccolo sistema personale di allarme era in funzione. All’aeroporto di Charlottesville, qualcuno lo avrebbe avvertito in caso una donna che rispondesse alla descrizione di LuAnn Tyler fosse partita a nome Catherine Savage. A meno che lei non avesse una seconda identità falsa già pronta, le sarebbe stato molto difficile muoversi in fretta se non come Catherine Savage. E questo avrebbe lasciato tracce. L’altra possibilità era che la Tyler cercasse di squagliarsela via terra, quindi Donovan era costretto a tenere d’occhio Wicken’s Hunt. Solo che non poteva farlo ventiquattr’ore su ventiquattro. Avvertire il Washington Tribune per chiamare rinforzi non era la più brillante delle idee, specie per uno come lui, abituato a lavorare da solo da trent’anni.

No, avrebbe continuato ad andare avanti senza aiuto, standole addosso come un cane da punta e dandoci dentro per organizzare un altro faccia a faccia. L’avrebbe convinta a passare dalla sua parte, a fidarsi di lui e a collaborare. A dispetto delle convinzioni dello sceriffo Harvey, Donovan non credeva che LuAnn Tyler avesse effettivamente fatto fuori qualcuno. Di una cosa però era certo: LuAnn Tyler, e forse anche altri di quei dodici supervincitori della Lotteria Nazionale di dieci anni prima, aveva qualcosa da nascondere. Era questa la storia che Thomas Donovan voleva. E avrebbe fatto di tutto per averla.

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