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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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Donovan aveva scoperto che la maggior parte delle linee aeree conservava le liste dei passeggeri per cinque anni, dopo di che venivano archiviate nei computer. Un grosso ostacolo era emerso quando si era trattato di mettere le mani sugli elenchi passeggeri vecchi di dieci anni. Solamente l’Fbi era autorizzato a esaminare quel tipo di dati, e solamente con un’ingiunzione del tribunale.

Ma non si lavora nel giornalismo investigativo per trent’anni senza farsi degli amici. E uno di questi amici era nel Bureau. Senza entrare nel dettaglio e senza fare nomi, Donovan gli aveva comunicato che la donna sulla quale stava indagando aveva verosimilmente viaggiato con un passaporto appena rilasciato, e che aveva con sé una bambina piccola. L’ambito della ricerca si era così ulteriormente ristretto: solo tre donne rispondevano a quei parametri altamente selettivi. Ed erano i loro tre nomi che Donovan aveva sotto gli occhi in quel momento, con il loro ultimo domicilio conosciuto. L’uomo prese la propria agendina, cercò il numero della Best Data e chiamò.

Si trattava di una delle più grosse società di verifica del credito su scala nazionale. Negli anni, la Best Data aveva messo insieme un mastodontico archivio di nomi, indirizzi e, elemento molto più cruciale, numeri della Sicurezza Sociale. La Best Data forniva quel genere d’informazioni alle società che le richiedevano, generalmente agenzie di collocamento e istituti bancari. In pochi minuti Donovan ottenne i numeri della Sicurezza Sociale delle tre donne, il loro ultimo domicilio conosciuto, più cinque indirizzi di vicini di casa. Confrontò questi dati con quelli delle compagnie aeree. Due delle donne si erano trasferite, e considerando l’età di allora e la possibilità di carriere e matrimoni, ciò non rappresentava una sorpresa. In dieci anni, soltanto la terza donna non aveva cambiato indirizzo. Catherine Savage era tuttora registrata come abitante a Charlottesville, in Virginia.

Ma qui la traccia cominciava a farsi incerta. La funzionaria del Dipartimento della Motorizzazione Civile dello Stato della Virginia si rifiutò di dare a Donovan l’indirizzo della donna. Confermò soltanto che Catherine Savage aveva una patente valida il cui numero, per la legge dello Stato, era anche il numero della Sicurezza Sociale. Nella sua carriera, questo non era il primo vicolo cieco nel quale Donovan incappava e di certo non sarebbe stato l’ultimo. Almeno ora sapeva che Catherine Savage aveva una residenza in Virginia, o quanto meno una patente della Virginia. Ma dove si trovava fisicamente? Prima di andare più a fondo in quella direzione, Donovan decise di indagare sulla vita della donna.

Tornò alla redazione del Tribune, si collegò a Internet e raggiunse il sito della Sicurezza Sociale contenente la banca dati sugli introiti personali e i contributi versati dai possessori della tessera. Donovan apparteneva alla vecchia guardia, e di solito conduceva le sue ricerche usando gli strumenti tradizionali, quali telefono, carta stampata e incontri con informatori. Ma in certe circostanze, un po’ di tecnologia avanzata non guastava e questa era esattamente una di quelle circostanze. Bastava conoscere il numero della Sicurezza Sociale, il nome da nubile della madre e la data di nascita di una persona per ottenere dal sito informazioni su di lei.

Thomas Donovan aveva già questi tre elementi. LuAnn Tyler era nata in Georgia. Le prime tre cifre del numero della Sicurezza Sociale che gli era stato dato identificavano Catherine Savage come nata in Virginia. Se LuAnn Tyler e Catherine Savage erano la stessa persona, significava che la Tyler era entrata in possesso di un numero falso. Non era poi così difficile riuscirci, il problema era avere i contatti giusti. Di ciascun soggetto nel proprio archivio informatico, la banca dati elencava i guadagni a partire dagli anni Cinquanta, i contributi erogati al fondo della Sicurezza Sociale, e infine una proiezione dei pagamenti pensionistici sulla base di quei contributi. Donovan si trovò di fronte a una schermata vuota. Catherine Savage non aveva guadagni, di nessun tipo, in nessun passato. LuAnn Tyler aveva svolto diversi lavori, l’ultimo dei quali come cameriera in una tavola calda per camionisti. Se avesse ricevuto una busta paga, il suo datore di lavoro avrebbe operato una ritenuta fiscale sul suo salario, che inglobava i versamenti per la Sicurezza Sociale. Le possibilità erano due: o il datore di lavoro non lo aveva fatto o LuAnn Tyler non aveva all’epoca un numero della Sicurezza Sociale. O entrambe le cose. Donovan si rimise in contatto con la Best Data e ripeté la trafila. Questa volta, la risposta fu diversa. Per quanto concerneva l’Amministrazione, LuAnn Tyler non era mai esistita. Cioè, non aveva mai avuto un suo numero della Sicurezza Sociale. Secondo vicolo cieco. Fu a quel punto che Thomas Donovan decise che era arrivato il momento di affondare il colpo.

Quando tornò a casa quella sera, prese da un dossier il modulo IRS 2848. L’intestazione recitava: Conferimento di procura legale e rappresentanza. Considerando la bizantina complessità di quasi tutti i documenti relativi all’Ufficio Federale delle Imposte, il 2848 era relativamente semplice, ma il suo potere era straordinario. Il 2848 consentiva a terzi di ottenere i più riservati documenti fiscali relativi alla persona la cui firma era apposta in calce. D’accordo, si trattava di commettere una piccola illegalità, un po’ di dati inventati qui, un po’ di firme falsificate là, ma in fondo le intenzioni di Donovan erano nobili, e la sua coscienza tranquilla. Inoltre egli sapeva che l’Ufficio Federale delle Imposte riceveva ogni anno milioni di domande da parte di contribuenti che volevano chiarimenti sui meccanismi di tassazione. Le probabilità che qualcuno si prendesse la briga di controllare l’autenticità di quelle firme erano inferiori a quelle di vincere la Lotteria Nazionale. A quel pensiero, Donovan si lasciò scappare una risatina.

Riempì il modulo a nome Catherine Savage, scrisse il suo numero della Sicurezza Sociale insieme all’ultimo domicilio conosciuto e, dulcis in fundo, indicò se stesso come procuratore ai fini fiscali. Naturalmente sotto falso nome. Infine richiese che il fisco gli spedisse le dichiarazioni dei redditi di Catherine Savage degli ultimi tre anni.

Due mesi dopo aver spedito la domanda, e a seguito di numerose telefonate, Thomas Donovan poteva dirsi soddisfatto dei risultati. A giudicare dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, quaranta pagine zeppe di cifre con tanti zeri, Catherine Savage era una donna dalla ricchezza favolosa. Donovan aveva richiesto le dichiarazioni degli ultimi tre anni, ma il fisco gli aveva mandato solo quella dell’ultimo perché era l’unica che Catherine Savage avesse presentato. L’unica in assoluto. Donovan, quale procuratore legale della contribuente in questione, non ci aveva messo molto ad aprirsi la strada in quel labirinto per addetti ai lavori. Un funzionario cordiale e disponibile aveva risposto a tutte le sue domande.

Nell’ambito dell’Ufficio Federale delle Imposte, Catherine Savage era una specie di superstar. Una cittadina americana che presentava la sua prima dichiarazione dei redditi all’età di trent’anni denunciando guadagni per centinaia di milioni di dollari bastava e avanzava per scuotere dal proprio letargo perfino il più anonimo burocrate. Ma nel caso di Catherine Savage, tutte le indagini e gli accertamenti del fisco si erano conclusi in fretta. Questo perché, venne detto a Donovan, tutte le loro domande avevano ricevuto risposte perfettamente logiche ed esaurienti.

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