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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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LuAnn le sorrise, toccandole una spalla con affetto. — E io che pensavo che dopo tutti i dieci che hai preso, avessi smesso di essere nervosa.

I loro sguardi s’incontrarono nello specchio. Anche LuAnn era in grado di sentirsi a proprio agio in ogni angolo del mondo. In dieci anni, aveva vissuto molte vite. Una buona cosa, vista all’ombra inquietante degli eventi di quel mattino, e considerando che forse il suo conto alla rovescia stava per finire.

— Non so proprio che cosa farci, mamma…

Lisa finì di prepararsi e sedette sul letto a sua volta, rivolgendo a LuAnn la schiena. LuAnn prese a spazzolarle i capelli, una sorta di rituale quotidiano che consentiva loro di sentirsi più intime, di comunicare.

— Se mi sento nervosa mi sento nervosa. Non è facile, sai?

— Ben poche cose sono facili a questo mondo. Ma l’importante è che tu ci dia dentro e faccia del tuo meglio, voti o non voti. — LuAnn le sistemò i capelli in una spessa treccia che fissò con un fiocco. — Ma se mi porti a casa un nove, vedi quello che ti succede, signorinella…

Risero entrambe e si avviarono insieme al piano inferiore.

— Chi era quell’uomo, mamma?

— Quale uomo?

— Quello con cui tu e zio Charlie stavate parlando, questa mattina.

— Eri già alzata? — LuAnn nascose la propria apprensione.

— Ero nervosa per l’interrogazione. Te l’ho già detto.

— Vero, me lo hai già detto.

— Allora, chi era?

— Costruirà la recinzione e i cancelli di sicurezza di accesso attorno alla proprietà. Aveva alcuni aspetti tecnici da chiarire.

— Recinzione e cancelli di sicurezza… Ne abbiamo davvero bisogno?

— Abbiamo già parlato di questo, Lisa — disse LuAnn prendendole la mano. — Economicamente, noi stiamo bene, molto bene. Lo sai, no? E ci sono persone cattive, là fuori, che potrebbero voler prendere le nostre cose o i nostri soldi.

— Tipo rapinarci?

— Non solamente quello.

— Che altro?

LuAnn si fermò e sedette su uno dei gradini, facendo cenno a Lisa di fare altrettanto. — Lisa, hai presente quando ti dico di fare sempre attenzione, di non fidarti di nessuno?

La ragazza annuì.

— Te lo dico perché quella gente cattiva potrebbe volerti portare via da me.

Sul viso di Lisa apparve un’espressione spaventata.

— Non voglio farti paura, tesoro… Ma voglio metterti in guardia. Voglio che tu sia consapevole della realtà che ci circonda. Tieni la testa a posto e gli occhi bene aperti, e tutto andrà bene. Lo zio Charlie e io non permetteremo che ti accada nulla di male. Promesso. D’accordo?

Lisa annuì convinta. Tenendosi per mano, madre e figlia tornarono a scendere le scale.

Charlie le incrociò nel corridoio del pianterreno. — Santo cielo! — esclamò sorridendo a Lisa. — Ma come siamo carine oggi, cosa succede?

— Ho un’interrogazione.

— Come se non lo sapessi. Non sono forse stato alzato con te fino alle dieci e mezzo di ieri sera a farti ripassare la lezione? Io dico che te la bevi come acqua fresca, questa interrogazione. Dai, prendi la giacca che ti porto a scuola.

— Ma oggi non doveva portarmi la mamma?

— Oggi alla mamma diamo la libera uscita. E così ne approfitteremo per dare un’ultima ripassata, giusto o no?

Lisa sorrise. — Giusto.

Charlie attese che la ragazzina fosse fuori portata prima di rivolgersi a LuAnn, mortalmente serio: — Prima la porto a scuola, poi controllo alcune cose.

— Pensi davvero di riuscire a trovarlo?

— Forse sì, forse no — rispose Charlie abbottonandosi il soprabito. — Charlottesville non è una metropoli, ma ha comunque un sacco di posti per nascondersi. Non è per questo che anche noi l’abbiamo scelta?

LuAnn annuì. — E Riggs?

— Dopo. Se vado a bussare alla sua porta adesso, potrebbe insospettirsi ancora di più. Se scopro qualcosa, ti chiamo dal cellulare.

LuAnn li osservò salire sulla Range Rover di Charlie e scomparire nel bosco. Poi indossò una giacca imbottita e uscì dalla porta posteriore. Superò la piscina olimpionica, completa di patio in granito e di muretto perimetrale in mattoni crudi. In quella stagione la vasca era vuota e coperta da un telo protettivo. Quanto al campo da tennis, lo avrebbe fatto costruire l’anno successivo.

Se nei duri anni passati a Rikersville, Georgia, LuAnn non aveva mai avuto la possibilità di correre dietro a una pallina gialla, né quella di oziare in acqua clorata, tennis e nuoto non l’avevano interessata nemmeno dopo. Per contro, Lisa si era rivelata un’eccellente nuotatrice e un’ottima tennista. Aveva cominciato a supplicare per un campo da tennis nel momento stesso in cui aveva messo piede a Wicken’s Hunt. In realtà, era piacevole accarezzare l’idea di rimanere nel medesimo posto abbastanza a lungo da poter considerare la costruzione di qualcosa.

Era un diverso sport quello a cui LuAnn si era dedicata durante le sue peregrinazioni per il mondo. La stalla con i cavalli, circondata da fitti alberi su tre lati, si trovava a circa mezzo chilometro dalla villa. Giardinieri e stallieri non erano ancora al lavoro. LuAnn prelevò una sella dalla rimessa e la sistemò con destrezza su Joy, il cavallo cosi chiamato in onore di sua madre. Si mise un cappello da cow boy, infilò un paio di guanti di pelle e montò. Aveva Joy da molto tempo, e portarlo da continente a continente, da città a città era stata davvero un’impresa consentita da un portafoglio pressoché senza fondo. Mentre LuAnn, Lisa e Charlie erano tornati negli Stati Uniti in aereo, Joy aveva compiuto il viaggio in nave.

Uno dei fattori determinanti nella scelta di Wicken’s Hunt era stato la miriade di piste che solcavano quei centoventi ettari di colline e di boschi, molte delle quali probabilmente risalenti all’epoca di Thomas Jefferson.

LuAnn e Joy, il respiro della donna e dell’animale che si condensava nell’aria fredda del mattino, si lasciarono rapidamente la grande casa alle spalle. LuAnn cavalcò giù per un lieve pendio, andando a immettersi nella curva di una delle piste, con una fila di alberi su ambo i lati. Aveva bisogno di restare sola. E di pensare.

Non conosceva l’uomo della Honda, ma lui conosceva lei. E il suo vero nome. Impossibile stabilire quando lo aveva scoperto. Molte volte LuAnn aveva considerato l’idea di fare ritorno in Georgia, per raccontare la verità e togliersi quella pietra dal cuore.

Hai fatto la cretinata di scappare.

Le parole dell’individuo che si era fatto chiamare Arcobaleno tornarono a riecheggiarle nella mente.

E quando scappi, i poliziotti pensano subito che sei colpevole.

Erano state quelle martellanti parole a bloccarla. In più, adesso LuAnn Tyler, alias Catherine Savage, era una donna d’immensa ricchezza, e nessuno prova simpatia o compassione per chi scivola spudoratamente da un albergo a cinque stelle a un Concorde, a una villa con piscina olimpionica, a una cavalcata tra le verdi colline della Virginia. Ma soprattutto, nessuno l’avrebbe assolta per avere messo le mani su quella immensa ricchezza attraverso una frode fredda e premeditata. Di certo non l’avrebbe assolta la gente di Rikersville. Il mondo era pieno di esseri come Shirley Watson, solo che questa volta avevano ragione in pieno. Gli abiti che LuAnn indossava, la macchina che guidava, la casa in cui viveva, il benessere di cui aveva circondato sé e sua figlia, ogni frammento dell’esistenza di LuAnn Tyler era stato ottenuto attraverso denaro originato da un reato. In termini strettamente fiscali, LuAnn Tyler era uno dei più grossi delinquenti della storia.

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