I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
«Veleno?» Si informò Joe.
Hableyat scosse gravemente la testa. «Solo un ottimo brandy.»
Il capitano del vascello indisse un incontro dei passeggeri. Era un uomo grosso e pesante con capelli bianchissimi, una faccia piatta e bianca, liquidi occhi verdi, una bocca rosa e sottile. Indossava l’attillato indumento dei Beland, colore verde scuro con spalline di vetro e una fascia scarlatta sopra ogni gomito.
I passeggeri sedevano affondati nei divani: i due Mang civili; la donna, con gli occhi rossi per il gran piangere; Erru Kametin; Hableyat, sereno e pacato in un’ampia veste di bianco tessuto opaco, e Joe accanto a lui; accanto a Joe era seduta la donna calva e sparuta nel suo abito nero, che emanava un odore dolciastro che non era né floreale né animale; poi venivano i Cil, poi i due Druidi, placidi e tranquilli, poi Elfane e per ultimo Manaolo, che indossava uno strabiliante indumento di raso verde chiaro con strisce d’oro sulle gambe. Un leggero elmo piatto era disinvoltamente appollaiato sui riccioli scuri.
Il capitano parlò con tranquillità: «Sono consapevole che esiste uno stato di tensione tra i mondi di Kyril e Mangtse. Ma questa nave è proprietà di Beland, e noi siamo decisi a rimanere disinteressati e neutrali.
«Questa mattina c’è stato un omicidio. Per quanto sono stato in grado di scoprire, Erru Ex Amma è stato scoperto a perquisire la cabina del Signore Smith, e quando è stato colto sul fatto ha spinto Smith nella cabina della Sacerdotessa Alnietho,» usò il nome con il quale Elfane aveva firmato sulla lista dei passeggeri, «dove ha minacciato di ucciderli entrambi. Il Signore Hableyat, nel lodevole sforzo di evitare un incidente interplanetario, è arrivato e ha ucciso il suo compatriota Erru Ex Amma.
«Gli altri Mang hanno protestato, e sono stati coinvolti in una lotta violenta dall’Ecclesiarca Manaolo, che ha anche tentato di aggredire il Signore Hableyat. Il Signore Smith, preoccupato che Manaolo, nella sua ignoranza del reale stato della situazione, ferisse il Signore Hableyat, ha colpito Manaolo con un pugno. Io credo che questo sia essenzialmente il nocciolo della faccenda.»
Fece una pausa. Nessuno parlò. Hableyat si gingillava girando gli indici uno attorno all’altro, con il turgido labbro inferiore rilassato, pendulo. Joe era conscio di Elfane seduta rigida e silenziosa, e sentì una lenta occhiata di Manaolo vagare su di lui, sulla faccia, le spalle, le gambe.
Il capitano continuò: «Per quanto ho appurato, il colpevole, in questo caso Erru Ex Amma, è stato punito con la morte. Gli altri sono colpevoli solo di carattere irascibile. Ma non intendo certo incoraggiare ulteriori incidenti. In una eventuale simile occasione i protagonisti verranno ipnotizzati e assicurati alle loro amache per tutta la durata del viaggio.
«Secondo la tradizione di Beland le nostre navi sono terreno neutrale, e la nostra attività fiorente nasce da questa reputazione. Non tollererò che venga messa a rischio. Le liti, personali o interplanetarie, devono attendere che vi troviate affrancati dalla mia autorità.» Si inchinò pesantemente. «Grazie per la vostra attenzione.»
I Mang immediatamente si alzarono, la donna diretta alla sua cabina a piangere, e i tre uomini al loro gioco con i bastoncini colorati; Hableyat alla passeggiata. La donna alta e magra rimase seduta senza muoversi fissando il punto da dove fino a poco prima aveva parlato il capitano. I Cil si avviarono verso la biblioteca della nave. I missionari Druidi si avvicinarono a Manaolo.
Elfane si alzò, stiracchiò le braccia giovani e sottili, lanciò una rapida occhiata a Joe, poi all’ampia schiena di Manaolo. Infine si decise, attraversò la stanza fino a Joe, si accomodò sul divano accanto a lui. «Dimmi, Signore Smith, di che cosa ti ha parlato Hableyat quando ti ha portato nella sua stanza?»
Joe si mosse a disagio al suo posto. «Sacerdotessa, io non posso essere una spia maldicente tra Druidi e Mang. In questo caso particolare non abbiamo parlato di nulla di molto importante. Mi ha chiesto della mia vita sulla Terra, era interessato all’uomo che sono venuto a cercare fin qui. Gli ho descritto qualcuno dei pianeti su cui mi sono fermato. Abbiamo bevuto una generosa dose di brandy, e questo è praticamente tutto.»
Elfane si morse un labbro con impazienza. «Non riesco a capire perché Hableyat ci ha protetti dal giovane Mang… Cosa ci guadagna? È un Mang proprio come gli altri. Morirebbe piuttosto che permettere ai Druidi di conquistare la sovranità su Ballenkarch.»
Joe disse: «Tu e Manaolo non starete andando a conquistare la sovranità su Ballenkarch?»
Elfane lo fissò con gli occhi spalancati, poi tamburellò con le dita su una gamba. Joe sorrise fra sé. La presunzione di chiunque altro di avere un’autorità illimitata avrebbe suscitato in lui una seria irritazione. La presunzione di Elfane… Joe, incantato e stregato, la considerava un’intrigante leziosaggine. Rise.
«Perché ridi?» gli chiese lei sospettosa.
«Mi ricordi una gattina vestita con gli abiti della bambola… molto orgogliosa di se stessa.»
Elfane avvampò, i suoi occhi mandarono scintille. «Così… tu ridi di me!»
Dopo un istante di contemplazione, Joe le chiese: «Non ridi mai di te stessa?»
«No. Certo che no.»
«Provaci qualche volta.» Si alzò in piedi e andò in palestra.
Joe si fece una bella sudata in una corsa a ostacoli sul cilindro rotante, poi saltò giù e si sedette ansimando sulla panca. Manaolo entrò lentamente nella palestra, percorse il pavimento con lo sguardo, poi si soffermò su Joe. Ecco che arrivano i guai, pensò Joe.
Manaolo si guardò alle spalle, poi si girò, attraversò la stanza in tre passi. Si fermò fissando Joe dall’alto. La sua faccia non era la faccia di un uomo, ma un’immagine fugace e irreale scorta negli inferi.
Disse: «Ti mi hai toccato con le tue mani.»
«Toccato, per l’inferno!» disse Joe. «Ti ho mandato gambe all’aria.»
La bocca di Manaolo, tanto tenera da potere essere quella di una donna, ma anche dura e muscolosa, si abbassò agli angoli; le spalle fremettero. Si chinò in avanti e sferrò un calcio. Joe si piegò in due in silenziosa agonia, stringendosi il basso ventre. Manaolo indietreggiò leggermente, mollò un altro calcio sotto la mascella di Joe.
Joe scivolò lento e fiacco a terra. Manaolo si chinò velocemente, un piccolo aggeggio metallico gli scintillava in mano. Joe sollevò debolmente il braccio, Manaolo lo allontanò con un calcio. Agganciò lo strumento di metallo nelle narici di Joe, lo fece scattare. Due coltellini a uncino tagliarono la cartilagine. Una nuvola di polvere ustionò la carne.
Manaolo saltò indietro, gli angoli della bocca ancora più bassi e rientranti. Girò sui tacchi e uscì baldanzosamente dalla stanza.
Il dottore di bordo disse: «Ecco, non è troppo grave. Avrai le due cicatrici per un po’, ma non dovrebbero vedersi molto.»
Joe esaminò il proprio riflesso nello specchio, il mento contuso, il naso incerottato. «Insomma… ho ancora un naso.»
«Hai ancora un naso,» confermò legnosamente il dottore. «Fortuna che ti ho curato in tempo. Ho già avuto qualche esperienza con quella polvere. È un ormone che favorisce la crescita della pelle. Se non l’avessi eliminato, le spaccature sarebbero state permanenti, e avresti tre lembi di pelle in mezzo alla faccia.»
«Spero che sia chiaro,» disse Joe, «che è stato un incidente. Non vorrei disturbare il capitano con un rapporto, e spero che nemmeno tu lo farai.»
Il dottore si strinse nelle spalle, si girò e ripose gli strumenti. «Strano incidente.»
Joe ritornò nel salone. I Cil stavano imparando il gioco con i bastoncini colorati, e chiacchieravano allegramente con i Mang. I missionari Druidi, uno vicino all’altro, stavano eseguendo un complicato rito sull’altare portatile. Hableyat era sdraiato comodamente su un divano, esaminandosi le unghie con ogni evidente soddisfazione. La porta della cabina di Elfane si aprì, Manaolo uscì, percorse con agio la balconata e scese le scale. Rivolse a Joe un’occhiata inespressiva, e svoltò verso la passeggiata.